[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=g0I26Ia1lD8]
da qui
Fino a Natale, il Signore non si fece più sentire. Un silenzio annunciato – la verità, diceva, dovrà emergere da sola -, che lasciava sospesi sopra il nulla, costringendoci a vivere una prima, acerba autonomia. La messa della notte santa fu un tormento: lei non rispondeva ai miei messaggi, il mal di testa cresceva e mi decisi a prendere una medicina che finì con l’abbattermi del tutto. Arrivai sull’altare come un pugile suonato; l’omelia risultò dura, tagliente, non riuscivo a riconoscermi. Pensai che Dio volesse privarmi anche del porto sicuro della predicazione, in cui mi ritenevo inattaccabile, vincente; la voce era impastata, mi percepivo rigido, incapace di sorridere, come un profeta di sventura che sferza i suoi uditori. Mi accorsi che iniziavo ad affidarmi dal fatto che non m’ero spazientito e cercavo soltanto le possibili ragioni di un’inspiegabile débâcle. Venni a sapere che lei era malata e impedita a leggere messaggi; l’ansia dimostrava quanto fosse divenuto importante, per me, un rapporto nel quale, tuttavia, avvertivo una distanza: perché non aveva guardato nella posta, in un momento in cui, perlomeno, ci si scambiano gli auguri? Il giorno prima c’eravamo accordati: se avessimo notato un certo tipo di distacco, l’avremmo interpretato come effetto involontario causato dagli attacchi del nemico, dai difficili equilibri richiesti dalla storia, dal digiuno dalle attese che evocavano un senso di possesso, un diritto sull’altro o sul Progetto. Io, pensavo, non sarei mai riuscito ad adattarmi: mi sentivo più coinvolto di prima e l’impatto con queste intermittenze e l’incertezza che ne derivava riaccendevano in me la ribellione del passato, come quando col bavero alzato uscii di casa sbattendo la porta e dichiarando qui non mi vedete più. Chissà se un bel giorno si sarebbe avverata quella svolta che m’avrebbe legato al destino nel punto da cui non si ritorna.

http://www.youtube.com/watch?v=OfyVnDiWyoU
Si dice che nostro stato d’anima non si dovrebbe portare nel lavoro, che nostri problemi si lascia a casa e nel lavoro si lavora. Facile a dire. E’ difficile staccarsi dai problemi e vivere solo in “quel” momento, lontano dai problemi personali.
Le certezze. Vogliamo sempre le certezze. E quando mancano le certezze accusiamo altro del tradimento. Vogliamo le certezze perché nostro amore aspetta interessi. In cambio di nostro amore aspettiamo dal altro di essere amati. Ma si può amare senza aspettare niente in cambio, nessun affetto, nessun ringraziamento, nessun dovere,…
Solo…amare per amare.
http://youtu.be/DfopHg0SPhc
Logos: tutte le possibili parole
o forse una sola
essenza del tuo essere?
Nell’alto silenzio,
più soave e seducente
di ogni altro suono,
divina effusione d’amore.
In qualsiasi ambito e a chiunque sia rivolto (un altro essere umano, Dio…), per essere davvero tale l’amore richiede prima di tutto che si “diventi persone” e ciò non può che essere l’obiettivo finale anche di questo “Diario”.
Dunque, non so chi sia ma condivido e mi piace amplificare la scelta di “A”, riportando anch’io le parole del grande Gaber:
(…)
È che l’amore è una parola strana. Vola troppo. Andrebbe sostituita.
Non sarebbe meglio chiamarlo… “La cosa”? Potrebbe diventare più concreto.
All’inizio lei, l’amavo. Voglio dire che ho avuto quegli attimi intensissimi, che al momento sembra che ti lascino dei segni profondi, importanti.
Ma “La cosa” non è questo. O meglio, non è solo questo. “La cosa” è trasformazione, percorso, crescita insieme… È un patto di sangue stipulato tra due persone e forse, prima ancora, dal destino.
“La cosa” è l’amore; no, è un’altra qualità dell’amore. Una qualità che non rimpiange gli attimi perché diventa la vita.
Non so se avrò mai la fortuna di farlo, questo patto di sangue. Forse ci vorrebbe un uomo.
Cento volte ho provato a cambiare. A ricominciare da capo. A reincarnarmi. Ma mi sono sempre reincarnato… senza di me.
Ecco, senza avere avuto una realtà, io passo evanescente tra i sogni di alcune donne che non hanno avuto la possibilità di completarmi.
Ci sarà senz’altro il modo di fare… “La cosa”!
Altrimenti il nostro destino è quello di essere delle scorze di uomini… sì, degli involucri… mai delle persone.
Magari dei personaggi… personaggi affascinanti, simpatici anche… mai persone. Ma se è così… l’amore non sarà mai… “materia”, “terra”, “cosa”… sarà sempre una parola che vola… una farfalla che ti si posa un attimo sulla testa… e ti rende tanto più ridicolo quanto maggiore è la sua bellezza.
Grazie Clown…. il grande e attualissimo Gaber, è sempre un piacere riscoprirlo. Comunque A. sta per Alessandra. Alla prossima!
” ..il Signore non si fece più sentire”
“Dio è la coincidenza degli opposti è perfetta Parola e insieme perfetto Silenzio”
(Cusano)