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da qui
Il nostro incontro, dunque, dava frutto. Rimaneva la parte più difficile, la rinascita interiore che avrebbe consentito al prete di sentirsi sereno nel rapporto con le donne, nella misura in cui è possibile ad un uomo. Distinguere, insomma, le persone per lui pericolose da quelle con cui intrattenere rapporti costruttivi, le donne sincere da quelle che celavano intenzioni assai diverse.
Nonostante i progressi, era il tema più pressante, e nella lotta veniva investita una quantità enorme di energie. Avrebbe ottenuto, don Mario, il miracolo di farlo ritornare allo stato di grazia di anni prima? Su questo, soprattutto, si concentrava la preghiera.
C’erano sorprendenti analogie con l’Agostino delle Confessioni , soprattutto col brano in cui sembra descrivere alla lettera la condizione esistenziale del nostro sacerdote: la volontà orientata in direzione della nuova identità e le abitudini contratte in tanti anni, che impediscono di risolvere i problemi. Solo la Grazia l’avrebbe traghettato all’altra riva, com’era già accaduto al vescovo d’Ippona.
Paure e resistenze permanevano, ma una fase diversa si era aperta. L’ascesi e la preghiera si facevano più intense, si acuiva la coscienza di sé e il demonio veniva smascherato. Gesù era una persona in carne e ossa, con cui relazionarsi intimamente. Non restava che attendere gli sviluppi successivi.
Mi chiedevo in che maniera la nostra collaborazione dovesse proseguire. Il prete era convinto che la sua concezione del rapporto restasse più completa della mia, di conoscere il modo in cui nel tempo si sarebbe evoluta, e che questo avrebbe fatto superare le incertezze del presente.
Faticavo a fare mia la sua visione: sapevo che i miei mezzi erano del tutto inadeguati. Si profilava ancora la questione dell’amore divino e dell’amore umano e la distanza incolmabile tra l’oblatività di don Mario e quella mia. Inoltre ero una donna, un dettaglio non certo trascurabile. Nulla è impossibile a Dio, ma avrebbe dovuto dispensare una dose di Grazia eccezionale perché in noi si realizzasse tutto ciò che prometteva dai tempi del biglietto rosa.

Mi riesce difficile comprendere come la Grazia possa essere quantificata e qualificata in dosi. A me sembra che lo stato di Grazia nella sua “normalita’ ” possa essere sempre considerato totalizzante e senza risparmio alcuno.
“Gesù era una persona in carne e ossa, con cui relazionarsi intimamente”.
“Quando però a mia insaputa prendesti il mio capo tra le tue braccia e -chiudesti i miei occhi per togliere loro la vista delle cose vane- mi ritrassi un poco da me, la mia follia si assopì. Mi risvegliai in Te e ti vidi, infinito ma diversamente, visione non prodotta dalla carne” .
(S.Agostino)
“Gesù una persona in carne ed ossa”
Che Tu parli o non parli che io ti senta o meno, Tu sei l’eterno Amore che riempie di sè il cielo dei cieli e l’universo del mio cuore; che Tu sia silenzio inintelligibile, Tu trascorri soave sopra il mio limite e ti propaghi dolcissimo e impetuoso; che ti veda o non ti veda, Tu sei l’invisibile presenza che mi abita e che non sò come possa mai contenere, non parte di Te nè atomo che non potrei neppure racchiudere, ma pienezza divina, un avvenimento al di fuori di ogni mia portata ma così celeste la coscienza di questo prodigio!
Allora che Tu sia voce senza parole, o silenzio che parla inintelligibile, o presenza senza visione: Tu sei.
Ed è così sovrabbondante questo paradiso divino che posa nell’anima .
Altro giorno ero disperata, avevo i dubbi se decisione che ho preso era giusta, che tanti mi hanno detto che sbagliavo. Girando le pagine mi ha colpita la frase:
“Abbi fede!!!
Le promesse di Dio sono più grandi della situazione che stai vivendo.”
Abbi fede! e ci arrivi all’altra riva.
“Quando l’Amore vi chiama, seguitelo, anche se le sue vie sono ardue e ripide.”
K. Gibran
“Rimaneva la parte più difficile, la rinascita interiore”
“Signore, libera l’anima mia avvinta dalle perplessità di questo secolo e trafitta dalle spine dei laceranti desideri, nell’atto stesso in cui si converte”.
(S.Agostino, in Ps.6,5)
Penso, oggi, che sia proprio della logica “umana” definire dosi e quantità di un Essere che è senza confini e misura;
“Tu conosci meglio di me ciò in cui sono mancante; accrescimi in ciò di cui ho bisogno e come Tu sai. Aiutami a trovare o ritrovare la luce. Sono qui, mi fido di Te e attendo.”
A proposito di attesa, ho scoperto che la parola “desiderio” ha un’etimologia bellissima, che contiene l’orizzonte aperto della volta celeste. I desiderantes (De Bello Gallico, Giulio Cesare) erano i soldati che aspettavano sotto le stelle i compagni che non erano ancora tornati dal campo di battaglia. Stare sotto il cielo ad osservare le stelle ed attendere. Nella consapevolezza della propria offerta limitata, dei propri mezzi nulli, magari rozzi, ma di cuore, il rimanere di un sincero desiderio del Bene è anche confidare che la rotta giusta si apra.
vivere come Gesù,nella verità assoluta unica, senza condizionarsi dal altri, proseguire la strada nonostante tutti ostacoli, difficoltà, andare sempre dritto affindandosi pienamente al Padre. Solo così si arriva felici alla meta. Vivere come Gesù.