[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=IHVv2eIEf0g]
da qui
Cominciavo a capire come arrendersi al volere di Dio fosse l’unico rimedio alle contraddizioni che continuavano a bruciare.
Camminare su una strada come questa, con le mie categorie, non era più possibile. Decisi di compiere il passo e dissi sì, mi sottometto alla tua Sapienza senza condizioni. Il sacerdote che affiancavo si mostrò contento della scelta: era il gesto che mancava, a suo parere. E citò un’altra opera nota di Bonhoeffer, Resistenza e resa, un titolo calzante!
Avevo sempre lottato con la volontà di Dio, ingaggiato corpo a corpo estenuanti, ma quello che più mi logorava era il conflitto interiore: da un lato desideravo comprendere il Progetto e aderirvi il più possibile, dall’altro, le sue vie erano troppo distanti dalle mie. Era lo stesso conflitto che snervava il mio compagno di viaggio, seppur per motivi differenti.
Tutto si giocava sul tema dell’identità. Era questo che don Mario non aveva portato a compimento: l’esigenza di morire a noi stessi nelle attese troppo umane, che avrebbe permesso di apprezzare la bellezza della vocazione e di poterci riconoscere nel dono di una nuova identità, senza languire in struggenti nostalgie per altri modi di essere e di vivere.
Quante energie disperse in conflitti come questi! Era un nodo da sciogliere al più presto. Per lui non era facile: il “successo” della sua predicazione lo esponeva sempre al rischio dell’idolatria; ma per me era ancora più complesso. La presenza di una Grazia che offrisse un orizzonte sempre più spirituale si rivelava indispensabile.
Il prete mi volle confidare che, dopo la morte di don Mario, tentò di proseguire la sua opera, ma il conflitto irrisolto del rapporto con le donne lo frenava. Il cammino insieme a me, mi disse, riportava alla luce il desiderio che il suo amico sacerdote era riuscito ad accendergli nel cuore.
Anch’io ero una donna: ma mentre le altre coinvolgevano il suo cuore, e ciò spegneva l’adesione alla chiamata, la mia presenza lo orientava in modo opposto. Perché accadeva questo? Forse, pensai, perché ciò che mi premeva era il volere di Dio, sebbene fosse tanto doloroso. “La tua vocazione è morire per dar vita”, m’aveva detto il direttore spirituale, e lo toccavo con mano.
Ma l’ultima parola non è mai della morte: ero certa che Dio non avrebbe tardato a liberare il cuore del prete che assistevo, e a rivelare al mio un amore che non avrei sperimentato, se mi fossi rinchiusa in egoismi mascherati da equilibrio e sanità mentale.

L’ha ribloggato su alessandrapeluso.
“Sapremmo assai di più della complessità della vita se ci fossimo applicati a studiare con determinazione le sue contraddizioni, invece di perdere tanto tempo con le identità e le coerenze, le quali hanno il dovere di spiegarsi da sole. ”
José Saramago
….quegli sforzi enormi, quel cercare e cercare, il voler comprendere, scoprire l’anello che ci manca per leggere chi siamo veramente, quella la verità su di noi che ci pare così nascosta mi fanno pensare alla nostra umanità, rumorosa e agitata, che intuisce, e cerca. Magari volgendo lo sguardo un po’ ovunque, in un tutt’intorno colmo di stimoli, di buon fare, anche di possibili risposte, che accade assorbano energie, esauriscano speranze. O facciano pensare di essere rinchiusi in un recinto che sembra non aver uscita. Quello stesso recinto, guardando con altri occhi, dal quale il pastore, chiamate le sue pecore, ciascuna per nome, conduce, anzi spinge fuori.
Dio, veramente “l’Unico e totalmente l’altro”, che io sia in Te, “tenerezza e forza, tenerezza e vigore e bellezza”, che sia nel tuo divino progetto, che lo veda “con gli occhi di chi l’aveva pensato”, dimmi che vuoi da me perchè te lo chieda e Tu me lo conceda sicchè sia in esso in spirito e verità; anche “nel fittissimo buio sento il tuo sguardo sul cuore”, ” ci hai creati celesti e spirituali, aiutaci a pensare e a operare ciò che è celeste e spirituale”. (S. Cipriano).
Quando Tu sarai pienamente in me io sarò altro:
Il già detto è ancora
da ridire,
mai la stessa onda si riversa
nel mare mai
la stessa luce si alza sulla rosa
nè giunge l’alba
che tu non sia
già altro”.
(Turoldo)
Penso che al di là delle forzature dovremmo lasciarci fluttuare rimanendo morbidi, leggeri, senza ostinarci a seguire necessariamente questa o quell’altra via; la nostra vera “natura”, “identità” emergerà, emerge, ed è lei che ci indica la strada da percorrere. Natura, identità o “Cuore”.
Nella vita cerchiamo la nostra strada, nostra identità. Faciamo le ricerce, cadute, sbagli, si alziamo e cerchiami in continuo. A volte si sembra che già abbiamo scoperto tutto, quando conosciamo la nuova strada e la proseguiamo. Nella ricerca di identità
E’ difficile arrendersi al volere di Dio, perché noi abbiamo occhi chiusi con la fascia scura e abbiamo la nostra vista limitata, chiudendo tutto mondo sul nostro sguardo limitato. Non crediamo che esiste qualcosa di più di questo che vediamo noi. E protestiamo finchè dopo ennesima caduta cominciamo capire che siamo noi a sbagliarsi.