[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=nTpZ321LcYQ]
da qui
La soluzione arrivò dopo l’ennesimo litigio.
Perché, da qualche tempo, serpeggiavano ansia e nervosismo: la natura della nostra relazione rimaneva misteriosa e finivamo col pensarle tutte. Meccanismi perversi di attese e pretese diventavano frequenti, volavano parole grosse e messaggi fulminanti, per mettere fine a questo strazio. Arrivò un’e-mail che chiariva la sostanza del rapporto, attesa da entrambi con impazienza malcelata. Era l’unico rimedio immaginabile, essendo due persone – ognuna a suo modo – consacrate. Ebbi un istante di sconforto: dopo mesi di ricerca comune e di contatti, s’affacciava l’idea di un amore umano che provocava contrasti e incomprensioni, quasi che pensieri e sentimenti dovessero stiparsi a forza in una forma voluta dal Signore. Ma quel giorno esplose tutto: mi aggiravo come un orso in gabbia, incerto se distruggere le sbarre o cadere in un lunghissimo letargo. Mi vedevo di nuovo sotto i ponti, come Andreas, coperto di carta da giornale, in attesa di un prestito imprevisto. Non ero il poeta maledetto che sfrecciava con l’auto in riva al mare, scambiando la luce della luna coi fari delle auto? Non cercavo vie di fuga da ogni traccia di spirito piccolo borghese che mi fosse rimasto ancora addosso? Volevo sfogare la mia rabbia con stoccate velenose, studiare una vendetta per lenire le sconfitte più cocenti. Eppure, più sbuffavo e davo pugni nell’aria, più capivo che ormai non era l’altro il bersaglio della collera, ma la mia sovrastruttura, di nuovo vacillante e sul punto di franare. Qualcosa doveva morire per decidersi a nascere, pensai.

Morire in levità
Si oscura la vista
la mia forza sono due occulti dardi adamantini,
si confonde l’udito per il tuono lontano
della casa paterna che respira
dei duri muscoli i gambi si infiacchiscono,
come bovi canuti all’aratura
e non più quando è notte alle mie spalle splendono due ali
nella festa, candela, mi sono consumato
all’alba raccogliete la mia disciolta cera
e, lì, leggete chi piangere, di cosa andar superbi
come, donando l’ultima porzione di letizia:
morire in levità
e al riparo d’un tetto di fortuna,
accendersi postumi
come una parola.
Arsenij Tarkovskij
“E così di inizio in inizio
fino all’Inizio senza fine”
(S.Gregorio Nazianzeno)
Anche sotto la neve fiorisce il mandorlo e il tempo libera i giorni dove:
“il corpo si è già trasfigurato,
e si è incarnato lo Spirito Santo,
e, del peccato, non rimane niente”.
(F. Centofanti)
Vero. A volte è difficile. Si mettiamo un pensiero in testa convinti che così è giusto e si aspettiamo che ci sarà la nostra volontà. E quando non ci arriva quello che aspetiamo, diventiamo nervosi e a volte accusiamo altri che sono colpevoli di nostra sventura. A volte è difficile. Però siamo solo umani e umano spesso si può sbagliare.
“Il cristiano non è una persona che ha tutte le risposte, ma uno che ha il coraggio di affrontare gli interrogativi importanti della vita.”
(pultroppo non so chi ha detto)
“Bisogna che l’anima spezzi i tutti legami che la uniscono alle cose finite per scoprire l’infinito, che si distacchi dall’ apparenza per trovare l’essere, e dall’io per trovare Dio.”
Louis Lavelle
Decidersi a nascere – un po’ come lasciare vizi cattivi per diventare nuova persona. Solo che a noi, spesso, vizi piacciono, anche se sappiamo che è sbagliato.
la meditazione come via
vipassana e zazen
home
presentazione
meditare
le lezioni
buddhismo
zen
gli esercizi
testi
bibliografia
insegnante
dizionario zen
links
stampa
cerca nel sito
email
seminari
newsletter
Per prima cosa dipingere una gabbia
che abbia la porta aperta
quindi dipingere
qualcosa di grazioso
qualcosa che sia semplice
qualcosa che sia bello
qualcosa di utile
per l’uccello
mettere poi la tela contro un albero
in un giardino
in un bosco
o in una foresta
nascondersi dietro quell’albero
senza dire niente
e senza muoversi
talvolta l’uccello arriva svelto
ma può anche metterci anni e anni
prima che si decida
Non scoraggiarsi
aspettare
aspettare se occorre anche per anni
la rapidità o la lentezza dell’arrivo dell’uccello
non ha nulla a che fare
con la riuscita del quadro
Quando l’uccello arriva
se arriva
osservare il silenzio più assoluto
aspettare che l’uccello
entri nella gabbia
e quando l’avrà fatto
richiudere dolcemente la porta col pennello
e poi
cancellare una per una tutte le sbarre
avendo cura di non toccare le piume dell’uccello
Fare a questo punto il ritratto dell’albero
scegliendo il suo ramo più bello
per l’uccello
dipingere allora il fogliame verde e la freschezza del vento
il pulviscolo del sole
il rumore degli insetti nascosti nell’erba
nella calura estiva
Poi aspettare che l’uccello abbia voglia di mettersi a cantare
Ma se non canta
è un gran brutto segno
è segno che il quadro è venuto male
Ma se canta invece è un buon segno
segno che il lavoro va firmato
E quindi voi strapperete
con grande dolcezza a quell’uccello
una sua piuma e scriverete
il vostro nome in un angolo del quadro.
J. Prevert
…Naturalmente tutto quello che precede la poesia appena non c’entra nulla… le selezioni con il telefono fanno quello che possono…
La natura delle relazioni, di tutte le relazioni rimane misteriosa,..possiamo chiamarle e pensarle in tanti modi,..coincidenze,..momenti sincronici,..possiamo pensarle tutte,..possiamo pensarne cosa vogliamo,..siamo noi che dobbiamo stare con i nostri pensieri…ed i pensieri non ci portano alla soluzione del mistero..
“Se l’inverno dicesse: Ho nel cuore la primavera, chi gli crederebbe?”
SPECCHIO di Salvatore Quasimodo
Ed ecco sul tronco
si rompono gemme:
un verde piu’ nuovo dell’erba
che il cuore riposa:
il tronco pareva gia’ morto,
piegato sul botro.
E tutto mi sa di miracolo;
e sono quell’acqua di nube
che oggi rispecchia nei fossi
piu’ azzurro il suo pezzo di cielo,
quel verde che spacca la scorza
che pure stanotte non c’era.
“La mia sovrastruttura vacillante”
Sono un fiume impetuoso che cavalca senza riposo, e Tu, Amore, il grande mare; non fai che aspettarmi nella tua pace e dire: “se conoscessi il dono di Dio e chi è che ti sta davanti”.
Lo sò, “Amore dell’anima mia”, chi sei: Gesù-Salvatore.
Sulla parete della mia camera c’è un segno lieve di un pomeriggio della scorsa estate in cui una somma di difficoltà e sofferenze, divenute per me quasi insostenibili, conflagrarono nel lancio di due oggetti contro il muro. Quella traccia, grazie anche a una telefonata che sembrò il segno di una mano provvidenziale, resta anche a memoria di sguardo nuovo e diverso che poteva, anzi, doveva aprirsi, al netto del dolore ( e spero non solamente a beneficio degli altri oggetti della stanza 🙂 ).
Così come credo gli scontri non restano invano, se dalla dissoluzione delle sovrastrutture viene alla luce la struttura essenziale su cui costruire il buono. E magari, l’Amore può anche permettere, un giorno, di sorridere insieme dei conflitti.