1. L’ora

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da qui

La torre, in fondo, segnava le diciannove e trenta.
Pensai alla curiosa annotazione di Giovanni sull’ora dell’incontro col Signore: come avrebbe potuto ricordare, dopo anni, il momento preciso dell’evento? Eppure sì, lo intuivo nuovamente, inondato com’ero dalle stesse sensazioni di quando cenavamo alla Nuova Capricciosa, mentre lui, come sempre, estraeva la Marlboro rossa dal pacchetto e la metteva tra le labbra, infilando la mano nella tasca per pescare l’accendino; e ogni movimento era l’appello a una memoria sepolta in un passato remotissimo, prima che il mondo fosse, quando qualcuno stabiliva che ci saremmo trovati proprio là, sotto il telo biancolatte della zona all’aperto, su uno dei tanti tavolini sistemati come coppie in una sala da ballo; e mentre lui fumava, le parole s’inseguivano, per scoprire un segreto che giaceva in fondo al cuore dai secoli dei secoli. Il risotto, la frittura di pesce e le patate facevano risorgere sapori seppelliti; la schiuma della birra era il velo che si apriva a poco a poco, mentre in petto sentivo qualcosa che incubava una vita destinata a intrecciarsi, per la prima volta, con la vita di un altro. Il cameriere ci guardava curioso, percependo che a quel tavolo, a quell’ora precisa, in quell’attimo esatto dello spazio e del tempo, si stava consumando un evento irripetibile, il venire alla luce dello Spirito.
La stessa cosa capitava qui: vortici di fumo che fluttuavano lenti, dissolvendosi nel vuoto della piazza dal lastricato rosso, dalle case abbracciate l’una all’altra, come mute spettatrici di un miracolo che adesso – proprio adesso – aveva deciso di accadere. Chissà che meccanismo aveva acceso la memoria, riportando a galla le stesse sensazioni che provavo mentre lui fumava e la sala pareva l’universo nei giorni in cui Dio gli dava forma, insieme alla Sapienza che danzava, danzava, come i cerchi di fumo della Marlboro, come il cuore che non aveva mai pulsato con quella convinzione, come gli occhi concentrati nelle righe del libro che nasceva con lo stesso colore dei tavoli sparsi nella sala, delle cozze e dei gamberi dell’ennesimo risotto, della torre, laggiù, che segnava le ore che non possono più dimenticarsi.

10 pensieri su “1. L’ora

  1. ema

    INDIZI

    Come spostando pietre:
    geme ogni giuntura! Riconosco
    l’amore dal dolore
    lungo tutto il corpo.

    Come un immenso campo aperto
    alle bufere. Riconosco
    l’amore dal lontano
    di chi mi è accanto.

    Come se mi avessero scavato
    dentro fino al midollo. Riconosco
    l’amore dal pianto delle vene
    lungo tutto il corpo.

    Vandalo in un’aureola
    di vento! Riconosco
    l’amore dallo strappo
    delle più fedeli corde
    vocali: ruggine, crudo sale
    nella strettoia della gola.

    Riconosco l’amore dal boato
    – dal trillo beato –
    lungo tutto il corpo!

    di Marina Ivanovna Cvetaeva

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  2. agnese

    EVVIVA ! Ricominciamo! Ci speravo proprio!
    Ho visto il titolo: “Sotto il suo sguardo” – ma non si tratta di questo triangolo con l’occhio di Dio che vede tutto?!
    Buon viaggio con nuove avventure di questo libro.

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  3. agnese

    “come avrebbe potuto ricordare,dopo anni, il momento preciso dell’evento?”

    è possibile.Se qualcosa entra per cambiare tua vita, ricordi precisamente.
    Per esempio io ricordo che don Fabrizio per la prima volta ho incontrato venerdì verso le 11.00 mattina, ricordo anche se sono passati quindici anni; don Mario- era domenica alle 19.10 (perché sono arrivata ritardo alla messa, e ricordo precisamente il punto dove stavo durante la messa)
    Eventi importanti nella vita è difficile dimenticare.

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  4. F

    Il tempo uscito dall’eterno: l’abbraccio dell’Amore alle sue creature nell’ universo tra il deserto e il lago di Galilea, dove una “barca, una duna è la sua casa” e il cuore del suo cuore: l’umanità
    Perfezione e bellezza, nel tempo, l’Emmanuele: Parola divina in parabole “di gigli e spiga di grano che muore per non morire”, senza neppure la tana di una volpe.
    Luce da Luce, ogni tempo è suo, tutte sue le ore, sostanza d’eternità non gli è stata data la sazietà degli anni dei patriarchi, poca cosa il suo tempo.
    Il nostro tempo è la sua attesa,
    il tempo: sorriso di Dio,
    “Sotto il suo sguardo”,
    “L’ora” è sempre quella decisiva.

    Grazie, d. Fabrizio, che sfami col Pane di vita eterna.

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  5. maria grazia

    La compagnia del Signore dovrebbe essere certa ma no credo che possiamo dimenticare addirittura l’attimo che abbiamo vissuto con chi Lui ci ha messo vicino nel nostro cammino terreno!

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  6. RossellaT

    La descrizione intensa di un attimo indimenticabile che cambia la piega del destino, un nuovo inizio, nuove strade, nuove pagine tutte da vivere. Grazie!

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  7. francesca

    È proprio così…La nostra mente riesce a rimuovere tante cose e allo stesso tempo scolpire momenti che porteremo sempre con noi nel nostro cuore..grazie Fabry

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  8. robysda

    L’ora. La sento scandita dalla campana, della torre. Mentre annuncia la messa, rafforza la solennità dei sacramenti, col suo rintocco più acuto o più grave, richiamo dello Spirito, sera e mattina, energico e delicato ricordo di un evento. Che non si dimentica.

    Le campane delle chiese, aiutano a non dimenticare la domenica come il giorno del Signore, rappresentano la “voce di Dio” per chi crede e sono annuncio per chi non crede. È una bella cosa ascoltare il suono delle campane, che cantano la gloria del Signore da parte di tutte le creature. Lo scandire di rintocchi da parte di migliaia di campanili in tutto il mondo, è come una liturgia celeste che non può identificarsi nel segnare semplicemente le ore, ma nel colmare il tempo della sacralità e consacrarlo a Cristo, pienezza e Signore del tempo. Ciascuno di noi porta in sé una campana, molto sensibile. Questa campana si chiama cuore. Questo cuore suona e mi auguro che il vostro cuore suoni sempre delle belle melodie.
    San Giovanni Paolo II

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  9. pam

    Piatto ricco e gustoso, quello dell’Amore. Si può, magari, perdere qualche colpo su date e ore, non sui sapori di una pietanza fragrante che ci è stata offerta nella tavola della vita. Val la pena fare della memoria non un semplice ricordo, ma una ricetta per ritrovarsi, sempre e comunque, al banchetto della gioia e della condivisione.

    “La preghiera mattutina ebraica delle Diciotto benedizioni recita : ‘Il Signore fa risorgere i morti’, non dice gli uomini morti. Alcuni maestri sostengono che si tratta dei ‘significati morti’, ovvero le parole esauste e stinte.[ ] Tutte le volte che per stanchezza, pigrizia, paura entreremo nella necrosi del senso.. basterà allargare il cuore e la passione per riascoltare…per dar vita una resurrezione.”
    (Moni Ovadia, in “Vivo e vegeto”)

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