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da qui
Ascoltavo spesso le conferenze dell’autore propostomi dal sacerdote, e ne ero affascinata.
Tra l’altro sosteneva che, accolto il principio della creazione dell’uomo a immagine di Dio, il secondo livello della fede sarà il riconoscimento del peccato, che spiega la condizione umana con le sue lacerazioni e il dramma della morte. La Grazia consiste nel comprendere la colpa come danno all’essenza dell’uomo, ossia all’amore, nel capire che non se ne può uscire da se stessi: il passo necessario è rinunciare all’autosufficienza, aprirsi all’Altro, all’intervento di Dio.
Mi interrogai sui miei egoismi, e chiesi al Signore di rendermeli sempre più evidenti. Vidi chiusure, ripiegamenti su di me e sul mio benessere, e compresi perché il prete m’imputava abitudini che lui definiva “piccolo borghesi”: l’eterna tentazione di scavarsi una nicchia confortevole e di spendersi quel tanto che basta per mettere a posto la coscienza. Se il Signore non m’avesse coinvolta in questa imprevedibile avventura, sarei entrata nella schiera di quei tiepidi su cui, secondo un passo dell’Apocalisse, Egli sta per vomitare.
Che voleva da noi? Verso dove ci portava? Il nostro direttore spirituale era convinto del Progetto e seguitava a incoraggiarci, confermando che stavamo camminando sulla via tracciata dal Signore.
Se Dio è amore, lo erano anche e necessariamente i suoi disegni, benché passassero per strade tanto oscure. In fondo, pensavamo, comunicare realtà così importanti e delicate come i trucchi del demonio, testimoniarne in modo personale, trasmettere verità di fede vissute sulla pelle, sarebbe stato utile anche agli altri, avrebbe messo in luce quanto Dio ci amasse e il nostro bisogno d’essere redenti.
Il sacerdote mi diceva che parte della teologia moderna, con chiavi affascinanti, negava la realtà del peccato originale e della morte salvifica di Cristo, riducendo il diavolo a un’idea: un colpo mortale al nostro credo. Facevo esperienza nella carne di questa presenza pervicace e lui leggeva sempre più chiaramente le dinamiche della tentazione. Capivamo, insomma, quanto fosse fruttuoso il nostro mutuo sostegno: la complementarietà ci consentiva di maturare nell’incontro (e scontro) dei nostri rispettivi modi d’essere.
Comincio a sentirmi più sicuro nel rapporto con le donne, mi diceva, e fiducioso di poter rinnovare l’esperienza dello Spirito, vissuta tempo prima. Desideravo farla anch’io: provata com’ero da vessazioni e sofferenze, mi attraeva l’idea di ritrovarmi liberata e di affiancarlo in un modo più sereno.
Immaginavo il potenziale d’amore e la sua sensibilità così sottile riversarsi sugli altri, emancipati da ogni tipo d’oppressione. La prospettiva mi dava la forza di combattere e sperare: non l’avrei mai data vinta a chi giocava le sue carte per convincermi che non ce l’avrei fatta.

Poesie di Emily Dickinson
La speranza
La «speranza» è quella cosa piumata
che si viene a posare sull’anima
Canta melodie senza parole
e non smette mai
E la senti – dolcissima – nel vento
E dura deve essere la tempesta
capace di intimidire il piccolo uccello
che ha dato calore a tanti
lo l’ho sentito nel paese più gelido
e sui mari più alieni
Eppure mai, nemmeno allo stremo,
ha chiesto una briciola di me.
E. Dickinson
Ho sempre evitato i “tiepidi” e non mi è difficile non esserlo, sono di natura “non tiepida”. A volte non esserlo può risultare essere una persona “scomoda” ma poco importa per me 😉 Le tentazioni sono sempre all’ordine del giorno… quando pensi di aver fatto progressi e stare sulla “retta via” “il portatore di luce” è lì che prova a sedurti… a farti ricadere nel baratro del tuo egoismo, del nervosismo, vuole abbassarti, non vuole elevarti… è dura ma non impossibile! La speranza che cita Ema attraverso Dickinson ci aiuterà a vivere serenamente… e ad allontanarci definitivamente dal maligno.
APRIRSI ALL’INTERVENTO DI DIO
“Per tentare di comprendere che cosa sia il peccato, si deve innanzitutto riconoscere il profondo legame dell’uomo con Dio”
E’ il punto per capire che peccare significa “lacerazione e morte”, significa perpetuare in noi “la nostra stessa diminuizione e impedirci di conseguire la pienezza” e più ancora: separarsi dal nostro divino Principio: “vita rotta, giocata/ dall’onda di giorni/ disumani”.
Eppure anche inconsapevole, tutto il nostro essere è un anelare a Te, un’attesa di ore d’amore, Bellezza e Fiamma di vita, e si muore nel desiderio di riallacciare l’ancestrale amicizia, l’abbraccio , l’ incredibile, misteriosa figliolanza. E poichè noi, divisi tra grazia e colpa siamo come “l’erba che fiorisce al mattino e la sera è falciata e dissecca” e “non avremmo potuto entrare dove abita Dio, Tu stesso sei venuto a noi” che solo -vedi in noi oltre noi-, ci vedi un giardino di possibilità, e vedi la nostra vita -d’ora in avanti- come una vita che va di inizio in inizio”. (Ronchi)
Un’altra pagina impegnativa, in cui i punti su cui riflettere sono diversi . Esame di coscienza, egoismo, apertura all’Altro. Temi “scottanti” quando lo specchio ci chiede di spogliarci di ogni presunzione, volgarità, semplice indifferenza, senza desistere agli standard superficiali imposti dalla società comune; piuttosto, ricercare elementi utili di “attrazione senza distrazione”, segnali di cambiamento, speranza,suggerimenti dall’Altro, da percepire, accogliere – e attuare possibilmente- attraverso incontri, esempi, e… pagine di questo romanzo!
“il dramma della morte”
il vero dramma non è la morte terresta ma la morte d’anima.
Dopo, circa un mese dalla morte di mio padre, una notte mi sono svegliata perché ho sentito la voce di mio padre che mi chiamava dicendo: svegliami! svegliami!… e ho visto lui sdraiato, immobile, come addormentato. Non si poteva muovere, solo con la sua voce mi suplicava di aiutarla.
Lo sapevo che ha bisogno di mio perdono per liberare sua anima.
Nella vita mi ha fatto tanto soffrire, mi ha fatto tante cattiverie, mai chiedermi scusa, e con anni cresceva mio odio, che neanche con la sua morte non riuscivo liberarmi dal questo odio verso lui.
Lo sapevo che lui adesso ha bisogno di mie preghiere, del mio perdono. Non era facile per me pregare, ma volevo comunque perdonarla, anche per me stessa, perché questo odio imprigionava non solo lui,ma anche me, mi schiacciava. Piano, piano sono riuscita con cuore puro perdonarla e pregare per liberare sua anima. Dopo qualche mesi “ho visto” mio padre che si era incontrato con suoi genitori e fratello morti qualche anno prima, mi stavano salutando.
Il vero dramma è con le nostre cattiverie fare morire non nostro corpo ma la nostra anima.
“Che voleva da noi? Verso dove ci portava?”
spesso mi domando: cosa Dio aspetta da me, e se riesco affrontare progetto che ha con me.
Una volta sono “sfuggita” dalla vita, mi sono isolata, chiusa tra i muri, ma Lui mi aveva liberata. E adesso, cosa devo fare?
Il diavolo non è un’idea, ma la realtà, che possiamo sconfiggere con nostra fede, con nostro amore.
“Impariamo la speranza, il mondo non puo’ essere accettato cosi’ com’e”
Ernst Bloch
tempo fa mi sorpresi di leggere :perche’ deve esserci speranza nella religione? cosa potrebbe esserci di più di quel che c’è? cos’altro desiderare se la fede è tutto ? ma se non avessi speranze cosa ne sarebbe del mio tempo futuro? inquietudine, insicurezze, voler sempre qualche certezza e non trovarne mai . …Eppure si può sperare , . Non è un atto di volontà , è un ricordare, di più è un memoriale. Si racconta che un rabbino spiegasse perchè’ Dio apri’ il mar rosso ad un popolo senza via di scampo :il mare davanti e l’esercito egiziano alle spalle. Vi è mai capitato di non avere vie d’uscita ? chi non ricorda di aver avuto una tale esperienza di disperazione ? Il rabbino parla dei sentimenti contrastanti in quel popolo: chi rimpiange la schiavitù e vuole arrendersi , chi si sente di lottare e vuole difendersi fino alla morte e poi … gli anziani ed i bambini che sono i più deboli ,gli indifesi , coloro che hanno tutto da perdere, quelli che stanno in bilico sul vuoto , quelli che non possono far nulla perche’ stanno nel nulla. Per essi, ,concluse il rabbino, Dio apri’ il mare . Ecco che il portare con sè l’altalena dei giorni passati come memoria di una alleanza con Dio che ci accompagna sempre , anche quando non ne vediamo le tracce, e’, appunto, la speranza , il nostro bene .
“Il potenziale d’amore e la sua sensibilità”
..e ne riversa, di sensibilità e di fiducia, questa bella pagina che, scorrendo, apre una finestra sul mondo. Anche quando questo sembra essere rimasto spettatore o fuori dalla stanza, è sempre lì, e dell’ offerta della testimonianza resa con questo diario, ne fa altrettanto cammino, non senza momenti di incontro e divergenza. E’ bello quando il talento dell’amore diviene “capitale di Dio” in circolazione, e quel vento di lotta e speranza che, nella consapevolezza della realtà umana, del suo splendore, delle sue fragilità, della tensione fra energia e il suo contrario, lascia la parola alla vita.
“Se metti Fede in ciche fai, la tua vita avrà una busola che indica la direzione.
Se metti Speranza, ogni tuo giorno sarà illuminato e il tuo orizzonte non sarà più oscuro, ma luminoso.
Se metti Amore, la tua esistenza sarà come una casa costruita sulla roccia, il tuo cammino sarà gioioso, perché incontrerai tanti amici che camminano con te.
Se metti Cristo nella tua vita, troverai un Amico di cui fidarti sempre; se metti Cristo, vedrai crescere le ali della speranza per percorrere con gioia la via del futuro;
se metti Cristo, la tua vita sarà piena del Suo Amore, sarà una vita feconda.”
Papa Francesco
Mi fermo al titolo “la speranza”: Una fiamma sempre accesa contro il vento della caducità. Non è certo una cosa da tiepidi. Camminare sulla via tracciata dal signore senza saperne la lunghezza senza poterne prevedere gli intralci, un percorso accidentato forse privo di una stazione per riposare .e che per compierlo potresti occupare il tempo di una vita intera al pari dii Marco Polo. Se non fossi più che certo della promessa ricevuta lo avresti già abbandonato da un pezzo, come tanti altri viaggiatori che non hanno più voluto farti da compagni. Hanno preferito le vie brevi che portano subito al piacere senza sapere che è proprio li che li attende l’abisso infinito.