31. Le corde più vitali

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Descrivendo la persona, don Mario Torregrossa considera le tre dimensioni del corpo, della mente e dello spirito.
Per lui, in ogni uomo è presente, per natura, l’elemento dello spirito, che genera attrazione verso l’uno, il bello, il buono e il vero.
Non è detto che queste potenzialità si traducano necessariamente in atto, perché tutto passa per la scelta libera dell’uomo.
La natura, quindi, orienta agli attributi dell’essere, ma senza automatismi, come avviene nel caso dei bisogni fisiologici.
L’educazione ricevuta nell’infanzia è decisiva, in questo senso, perché quanto i genitori insegnano ai bambini, e soprattutto l’esempio dato loro, influirà sullo sviluppo delle potenzialità, dando luogo a persone equilibrate o carenziali. Le esigenze dallo spirito sono meno immediate di quelle del corpo e della psiche, ma altrettanto imprescindibili: il trascurarle impoverisce la persona e ne rende impossibile la realizzazione. Bello, buono, vero e uno sono valori primari come quelli materiali, e si dovrebbe abituare il bambino a coltivarli con la stessa cura assegnata all’igiene, allo sport, all’istruzione.
La visione di don Mario richiama da vicino autori ben noti della psicologia umanistica, quali Rogers, Frankl e Maslow, e ha punti di contatto col metodo analitico junghiano. Colpisce, in lui, l’impostazione logica e apparentemente schematica, che si rivela, alla lunga, un punto forte: la semplicità dei passaggi favorisce un approccio naturale alla molteplicità e contradditorietà dell’esperienza, per coglierne, in uno sguardo d’insieme, il senso e la coerenza superiori.

4 pensieri su “31. Le corde più vitali

  1. ema

    Ode alla semplicità

    Semplicità, io ti domando,
    mi hai sempre accompagnato?
    E ora, di nuovo t’incontro
    seduta sulla mia sedia?
    Oggi giorno
    non vogliono più accettarmi
    con te,
    mi guardano di sbieco,
    si domandano chi è
    la chioma rossa.
    Il mondo,
    mentre ci incontravamo
    e ci riconoscevamo,
    si riempiva di stupidi
    tenebrosi,
    di figli di frutta pieni
    di parole
    come i dizionari,
    pieni di vento
    come un ventre che ci vuol giocare
    un brutto tiro,
    e ora che arriviamo
    dopo tanti viaggi
    siamo fuori posto
    nella poesia.
    Semplicità, che cosa terribile ciò che ci succede:
    non vogliono riceverci
    nei salotti,
    i caffè sono pieni
    dei più squisiti
    pederasti,
    e io e te ci guardiamo in faccia,
    non ci vogliono.
    Allora
    ce ne andiamo
    sulla spiaggia,
    nei boschi, di notte
    l’oscurità è nuova,
    ardono appena lavate
    le stelle, il cielo
    è un campo di trifoglio
    turgido, scosso
    dal suo sangue
    ombroso.
    Di mattina
    andiamo in panetteria,
    il pane è tiepido come un seno,
    odora
    il mondo di fresco
    pane appena sfornato.
    Romero, Ruiz, Nemesio,
    Rojas, Manuel Antonio,
    panettieri.
    Come sono simili
    il pane e il panettiere,
    com’è semplice la terra
    di mattina,
    più tardi è ancora più semplice,
    e di notte
    è trasparente.
    Per questo
    cerco
    nomi
    fra l’erba.
    Come ti chiami?
    chiedo
    a una corolla
    che d’improvviso
    piegata a terra fra le pietre povere
    s’è arsa come un lampo.
    E così, semplicità, andiamo
    a conoscere
    gli esseri nascosti, il segreto
    coraggio di altri metalli,
    a guardare la bellezza delle foglie
    a conversare con uomini e donne
    che soltanto per essere tali
    sono insigni,
    e di tutto,
    di tutti,
    semplicità, mi fai innamorare.
    Vengo con te,
    mi immergo nel tuo torrente
    di acqua chiara.
    E allora protestano:
    Chi è costei
    che va con il poeta?
    Noi non vogliamo avere
    nulla a che fare
    con quella provinciale.
    Ma se è aria, è lei
    il cielo che respiro.
    Io non la conoscevo o non la ricordavo.
    Se mi hanno visto
    una volta
    andare con misteriose
    odalische,
    si è trattato soltanto di tenebrose
    distrazioni.
    Ora,
    amor mio,
    acqua,
    tenerezza,
    luce luminosa o ombra
    trasparente,
    semplicità,
    vieni con me per aiutarmi a nascere,
    per insegnarmi
    un’altra volta a cantare,
    verità, virtù, fonte,
    vittoria cristallina.

    Pablo Neruda

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  2. agnese

    Siamo divisi tra il bene e il male, ascoltiamo sussurri del bene e del male e dipende da noi cosa vogliamo seguire, quale strada scegliere, il bene o il male.

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  3. agnese

    A volte si definisce una persona che è cattiva dalla natura, ma non è così, questo è una persona che ha scelto di seguire il male, e spesso senza rendersi conto dal suo incubo.

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  4. Ernesta Scappaticci

    Lo Spirito, mi ha fatto questo miracolo: ” CI VEDO, io ci vedo!”

    “La semplicità dei passaggi favorisce un approccio naturale alla molteplicità e contradditorietà dell’esperienza, per coglierne, in uno sguardo d’insieme, il senso e la coerenza superiori.”

    ernestina.

    Io credo io amo io spero: Don Mario Torregrossa. Peccato non riaverlo anche solo per un secondo… vorrei dirgli tante cose , ma la prima sarebbe sicuramente, ho un angelo custode che mi insegna la Tua strada, avevi ragione quando gli dicevi:” tu hai un dono sei un grande predicatore!”

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