
Cercavo dal terrazzo la bellezza,
Lo sguardo perso, fino all’orizzonte,
Dove il mare si fonde con il cielo
E stringe in una morsa le memorie
Di te, e del nostro incontro. Ma da ieri
Ho scoperto che è qui la superficie
Increspata dei pensieri, la roccia
A strapiombo del sogno, l’intrecciarsi
Di cirri di emozioni, nembi e strati
Di ricordi e speranze che si sfanno
Nell’ostia che mi guarda dall’altare:
Come il raggio di sole che perfora
Le foglie della quercia, la ringhiera
Del terrazzo, trasformato in preghiera.

L’ingrediente divino di perforante bellezza, null’altro.
“Venire qui soltanto con un groppo
alla gola, col pianto trattenuto
dei bambini, la fame del tuo volto,
dei tuoi passi sul bianco lastricato
del santuario, sicuro di donarmi
la pace, un’altra volta. Da quest’ombra
ti chiamo come allora, ti domando
un segno di presenza, l’ammissione
che proprio questo è il nodo, solo questo
il ripido passaggio che mi aspetta,
la fitta lancinante di un’assenza.” 😉
Come un cieco avverte il sole senza vederlo, così l’anima Dio.
Hans Urs Von Balthasar