
Ti ripenso da qui, come un naufragio
riemerso da un passato ormai remoto:
non hai occhi né orecchi per capire
che cosa ha funzionato, e cosa no.
Ti perdi dentro il rosa condensato
del fragile orizzonte di Sirolo.
Il male ti ha plasmato, come ruggine
lasciata imputridire. Solo quando
sarà venuto l’Angelo vedremo
il tuo volto brillare, come l’oro.

In questo “ti ripenso” la certezza che tutto ha funzionato, tutto sta funzionando ancora nel cuore.
Nelle Sue mani tutto brilla
Così, come il faccione all’alba, stamattina
Un dono, per sempre.
Un rosa che ammalia, benché preludio della notte: lunga, non infinita.
Quella fascia immateriale del colore di Dio che si frappone tra Cielo e terra come memoria immemore, paziente attesa dell’astro nascente.
Poesia lirica. Bellissima!