
Uno si domanda: a che servono i piccioni? In genere, su di loro, si sentono solo lamentele. Occupano proditoriamente i terrazzi e lasciano tracce tutt’altro che desiderate. Ingorgano le piazze di città prestigiose, al punto da surclassare il numero, pur spropositato, dei turisti. Non parliamo delle chiazze biancastre con cui guarniscono carrozzerie e vetri di automobili appena uscite dal lavaggio.
So di alcuni che hanno dichiarato ai piccioni una vera e propria guerra, con trappole, veleni e oggetti che, in teoria, dovrebbero costringerli alla fuga.
Il piccione, però, resiste: è un soldato di trincea, un fante d’altri tempi, di quelli che stanno come d’autunno sugli alberi le foglie. Con la differenza che le foglie cadono, i militi s’immolano, ma i piccioni, che te lo dico a fare, restano lì, trionfanti, sulle ceneri degli strumenti di sterminio predisposti invano.
Dunque: a che servono i piccioni? Certamente, se ci sono, una funzione specifica l’avranno. Io, tuttavia, ho trovato una giustificazione personale: quando uno di loro si posa sulla ringhiera del balcone e comincia a guardarsi intorno, girando il collo a scatti e, a forza di voltarsi, il suo sguardo rossastro s’incontra con il mio e mi fissa come a dire: eccomi qua; be’, non trovo più ragioni per negarne l’esistenza. È facile diventare amici, in questo grumo di sabbia che rotola nel cosmo.

Potremmo dire: fidarsi o non fidarsi? Il piccione si fida.
“Sono qui di fronte a te
con la mia finta felicità,
i miei falsi sorrisi,
che non possono nascondere
il desiderio che ho di te…”
Pablo Neruda
“Il poeta è il medium
della Natura
che spiega la sua grandezza
con delle parole.”
Federico Garcia Lorca
Non è sempre scontato, ma tutto sommato l’umanità pare essersi persuasa che a questo mondo ci sia posto per tutti e che più o meno tutti, quindi, abbiano diritto di ESSERE.
Il problema sorge quando l’altro, specie se diverso, voglia anche AVERE. Il piccione, ad esempio, più che amicizia, probabilmente vuole soprattutto avere del cibo; e se poi avesse la sfrontatezza di entrare in casa, improvvisamente non avremmo più tanta sicurezza sulla nostro desiderio di fare amicizia.
Insomma, i piccioni aiutiamoli a casa loro.