Dio non si abitua al nostro amore: è come l’alba, che sorge sempre nuova, l’hai notato? Un dettaglio, una sorpresa, qualcosa che mai è stato e mai sarà.
Se Gesù ci ama con tenerezza speciale è perché la trasmettiamo a nostra volta, in un circolo virtuoso. Il mondo può riempirsi di bene, se non interrompiamo la catena.
A volte, amiamo Gesù per questo e per quello, per l’una o l’altra persona: e se lo amassimo per Lui? La vita è una scoperta: l’essenziale è capire prima dell’ultima puntata.
Abbiamo la possibilità di amare Gesù concretamente, perché è presente negli altri. Ogni incontro è un’occasione per far emergere questa verità. L’Epifania è ogni giorno, ogni momento: oro, incenso e mirra sono ben destinati, in ogni caso.
In questo sta l’amore, che Dio ci ha amati per primo, ricorda nella sua prima lettera Giovanni. Dobbiamo far tesoro di questa precedenza, contare su un amore che ci anticipa e sorprende, questa luce che si accende, quando meno te lo aspetti.
Siamo i piccoli figli di Gesù: nelle Sue mani, tutto è più semplice, possibile. È bello custodire questo abbraccio, non lasciarsi sfuggire questo amore.
Venga il tuo regno: facile a dirsi. È richiesto un nostro contributo: prepararne la venuta con la bontà e la carità. Essere regno, amore, in mezzo al mondo.
La tragedia è non credere all’amore di Dio, perché se ne rimane privi. Chi crede nell’amore di Cristo, sovrabbonda di vita, resiste alla morte, rinasce nella luce.
Quando si ama il prossimo, si apre la finestra sul Dio trino che è in noi. L’anima emerge se si accende la luce dell’amore, se si permette alla Presenza di trovarci.
Fare piacere al prossimo: l’intelligenza ci è donata per questo, se la vediamo nella giusta prospettiva, quella dell’amore. Allora i conti cominciano a tornare, allora vivere ha senso.
Cristo ha abbracciato la croce: è un gesto che penetra la storia, la cambia. Ogni volta che facciamo lo stesso, il potere dell’amore s’irradia nel mondo, trasmette l’energia inesauribile di Dio.
Gesù più dona, più vuole donare. Dio è sovrabbondante, inesauribile. Entrare nel Suo abbraccio significa non avere più sete, realizzare ogni vero desiderio.
Se fossimo coscienti che nella messa, al momento dell’elevazione, il sangue di Gesù cola su noi, ne usciremmo cambiati. Forse per questo evitiamo di pensarci. Perché tutto resti come prima.
La Trinità è in noi: ogni persona si relaziona al nostro io, trasformandolo in amore. È così che persino il dolore può diventare gioia, desiderio di offrire, voglia di darsi.
Gesù è stato l’Uomo dei dolori, dell’abbandono radicale, della solitudine assoluta. La Passione è la tenebra senza consolazione e senza luce, l’espiazione del peccato dell’altro. Non c’è amore più grande di questo, come Lui stesso ha insegnato.
Accrescere l’amore verso Dio e verso il prossimo: è l’opera da compiere. Ogni via è buona se va in questa direzione: ama e fa’ ciò che vuoi, esortava Agostino, uno che se ne intendeva di trasformazioni.
Non conosciamo l’amore di Gesù, altrimenti la vita cambierebbe. Solo l’amore Divino scioglie i nodi, ripara le falle, ritrova la rotta in mare aperto. È lì, perché ignorarlo?
Dobbiamo lavorare per far crescere il regno dell’amore, di cui oggi abbiamo perso il significato anche linguistico, nella babele del soggettivismo. Dall’io al tu, dal tu al noi, dall’ego all’anima: è l’unico modo per fiorire.
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