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Fare nuove le cose, fare cose nuove.


In un mondo di false novità, la novità vera è giudicata smarrimento. Si vuole incasellarla in schemi che si ritengono eterni, mentre sono incapaci di aprire uno scenario. Le scoperte scaturiscono da un gesto creativo, incurante dello starnazzare del pollaio. Qualcuno ha il coraggio di una cosa nuova ed è tacciato d’ingenuità e d’incompetenza. Ma c’è chi vive non credendo di dover essere morto  a tutti i costi.
Brindiamo alla pagina inedita: il senso è lì, ma non lo dite a nessuno. Godiamoci gli esiti, che ci ripagano del resto.

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L’altra riva


Siamo nel cuore di Gesù: accorgersene è cominciare a vivere. È Lui l’evento che interrompe l’eterno ritorno, i corsi e ricorsi della storia, la catena di cause ed effetti che non porta a nulla di buono. Ripartire da qui vuol dire riscoprire quella che Lui chiama l’altra riva.

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Nuovo


Ogni giorno è una nuova creazione. Se ci alzassimo con questa coscienza, non potremmo non cambiare il mondo. È il nuovo di cui abbiamo bisogno: non la patacca dei modernisti d’ogni tempo, ma quello che proviene dal cielo.

Perdono

Dio è sempre nuovo. Il perdono, Sua prerogativa, ci rinnova ogni volta, come una fioritura in primavera. Bisogna credere, per sperimentarlo. I Padri dicevano che la fede comincia quando ci sentiamo veramente perdonati. Prima sono premesse.

Il regno

Venga il Tuo regno: non sempre ci rendiamo conto dell’importanza di una richiesta come questa. Il regno di Dio è un’altra vita, che comincia qui, dalle piccole cose. Ogni vittoria sull’egoismo e sull’orgoglio è il regno che avanza, inesorabilmente, è la morte che recede.

La novità possibile

Il nuovo ci attira. Navigando nel web, cerchiamo disperatamente qualcosa che non sia stato detto, la notizia che cambia la giornata, l’informazione che mancava. Giorno dopo giorno, sempre più, troviamo vera l’affermazione di Qoelet: non c’è niente di nuovo sotto il sole. Una bella mattina ci accorgiamo che c’è una sola novità possibile: Dio. Lui è l’eternamente giovane.

Qualcosa è cambiato


Siamo creativi. Abbiamo voglia di cambiare, inventare, dare un colore tutto nostro al mondo, perché dalla pennellata di ciascuno esca fuori un quadro sempre nuovo. In questo, abbiamo preso dal Creatore: ci ha fatti Lui, e qualcosa in comune dobbiamo pure averla.
Eppure, proprio con Lui, siamo piatti, monotoni, ripetitivi. Sempre le stesse formule, gli stessi gesti, l’identico modo di fare e di parlare. E se si stancasse? Se pensasse: ma questo qui, questa qui, incontra me o timbra un cartellino?
La svolta sarebbe alzarsi la mattina e decidere di fargli una sorpresa, regalargli un sorriso, qualcosa che ormai non spera più.
Oggi lo guardo negli occhi e gli dico che mi sta simpatico, più delle suore da cui vado a celebrare.

L’eternamente giovane


Cos’è il nuovo? L’attività umana tende a essere ripetitiva. Quante volte si percorre una strada, s’incontrano le medesime persone, si fanno e dicono le stesse cose? Replica oggi, replica domani, il materiale si accumula nei magazzini polverosi di una memoria sempre uguale. La mattina ci si alza già stanchi, rassegnati a un congegno che esclude sorprese e ricambi di energia. Perfino le cosiddette distrazioni assumono il colore e il ritmo dei gesti proposti all’infinito. C’è una via d’uscita?
La svolta è imbattersi in Dio: è il Creatore, rinnova tutto quello che tocca e ne ricava qualcosa di inatteso. Con Gesù, una catena di montaggio si trasforma in un rosario di epifanie interiori. Anche il dolore e la tristezza si tingono di azzurro, immersi come sono in Colui che è eternamente giovane.