Avete mai sentito nominare André Rieu? No? Be’, avete perso qualcosa. Ma ve ne parlo più avanti, perché il discorso va preso da lontano.
Forse avete visto in televisione il concerto di Capodanno della Filarmonica di Vienna. I professori della più famosa orchestra sinfonica del mondo si riuniscono tradizionalmente la mattina di Capodanno sotto la bacchetta di un grande direttore per suonare, non musica classica, ma i valzer di Strauss. Come mai?
Vienna è un posto tutto particolare. È vero che i viennesi parlano tedesco, ma per certi aspetti somigliano ai napoletani. Non c’è poi da meravigliarsene gran che. Vienna non è in Austria: è in Kakania (come Musil chiamava l’Impero Asburgico) e probabilmente non smetterà mai di starci. Tanto l’Austria è montanara e provinciale (e se non ci credete chiedetelo a Thomas Bernhard), tanto Vienna è cosmopolita. Un esempio: se ci andate in auto e uscite dall’autostrada a Schoenbrunn, scendendo verso il centro percorrerete la Mariahilfer (Maria dell’Aiuto), uno stradone pieno di negozi di tappeti. Sono tutti gestiti da ungheresi scappati a ovest ai tempi della cortina di ferro, e i viennesi hanno cambiato nome alla strada: la chiamano Magyarhilfer (Aiuto per i Magiari). Altro esempio: la chiesa più veneranda di Vienna è la cattedrale di Santo Stefano, ma quella che i viennesi sentono più propria è la chiesa di San Carlo (che è poi san Carlo Borromeo; proprio lui, il Sancarlone di Arona). Continua a leggere
André Rieu e la sopravvivenza del mito
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