di Ade Zeno
Martedì 12 luglio 2005: non ho idea di quanti siano, qualcosa tipo mille o duemila, uno sfacelo di gente affondata sui seggiolini verdi di un’arena rimovibile in preda a zanzare grandi come caccia bombardieri, ma in ogni caso qui e qui soltanto per celebrare uno sparuto gruppo di anziani padri con la musica dentro il sangue e le ossa. In mezzo a questo carnaio di corpi innamorati ci sono anch’io, piazzato in ultima fila, sul punto più alto dell’arena, a due passi dalle nuvole e dall’incedere cieco dei pipistrelli. Continua a leggere

