di Mauro Baldrati
La mia scoperta di Salinger risale agli anni Ottanta, durante una chiacchierata con Massimo Canalini, che all’epoca era il direttore editoriale di Transeuropa, prima della ri-fondazione degli anni Duemila. Stavo cercando – senza trovarlo – uno stile, che mi permettesse di liberarmi dalle imitazioni degli scrittori che amavo. Canalini mi disse che dovevo leggere alcuni autori il cui stile avrebbe contribuito a ripulire il mio dalle scorie di imitazione, e a scardinare, con la loro leggerezza e apparente semplicità, l’impianto di ridondanze di un brand non ancora personale. Disse: “Devi leggere Hemingway, i quarantanove racconti, è un testo perfetto. E’ l’opera insuperabile di Hemingway. E poi Salinger, Il giovane Holden. Questo è fondamentale. Non si può pretendere di scrivere senza avere letto Salinger.”
