di Franz Krauspenhaar
Jacobo Cortines, nato nel 1946, è insegnante di Letteratura Spagnola presso l’Università di Siviglia. Poeta profondamente andaluso, la sua opera – il suo esordio risale al 1978 – è sempre pervasa da suggestioni, sapori, immagini di quella terra. Nella sua poesia c’è, al fondo, un costante cercare il proprio io, un’inesausta indagine psicologica su se stesso e le persone che gli stanno vicine. Una poesia profondamente esistenziale che si avvale dell’ utilizzo, spesso, di alcune formule che si rifanno alla tradizione petrarchesca e petrarchista, come nei poeti andalusi del Siglo de oro, dei quali Cortines è il più fulgido erede. Il poeta è uno dei massimi esperti spagnoli di Petrarca e traduttore del Canzoniere in castigliano. Qui di seguito presento tre poesie tratte dalla sua raccolta Carta de junio y otros poemas, edita dalla Editorial Comares di Granada nel 1994.
NEL TUO SGUARDO
Ogni tormenta cessa se i tuoi occhi
spargono il proprio azzurro. Che serena
diventa l’aria allora e che pura
la nuova luce. Quando tu mi guardi
le nubi del pianto, la tristezza,
come la notte, nera, l’incuranza,
i venti dell’angoscia, i dispiaceri
rochi come il tuonare sordo, il tedio
devastante e freddo, l’amarezza
come pioggia di bile, le ire dure,
che mi rodono il cuore, si dileguano
e si inonda di pace l’alma, e nasce
come fiore taciuto l’allegria
di sapersi guardato nel tuo sguardo.
RIFLESSO SULLA FINESTRA
(autoritratto)
Non sono i rami neri dell’arancio
né la torre che spunta tra le mura
ciò che vedo attraverso la finestra,
ma me stesso sui vetri, pensieroso,
senza sapere, con la penna in mano,
chi è colui che io guardo e che mi guarda.
FOGLI IN BIANCO
La morte è nel rintocco di quei passi
che avanzano dai tasti verso il tavolo,
dalla sedia al balcone, alla strada,
ad un cielo di bianche e nere nuvole,
al fondo screpolato e silenzioso
delle ore che oscure e stanche passano.
Una morte tenace, il cui sudario
sono i fogli che in bianco sopravvivono.
(da: Carta de junio y otros poemas, 1994 – trad. di Matteo Lefèvre)


Leggendo queste tre bellissime poesie di Cortines non posso non immergermi nella sua terra, nel suo sentire, nel suo sguardo….mi ricorda la magica poesia “andalusa” del grande Garcìa Lorca….
con venature di tristezza
ma sempre forte di passione!
Ringrazio Franz per questo dono emozionante!
un caro saluto
carla
Segnalo su RADICI DELLE ISOLE la pubblicazione di testi inediti di Antonio Spagnuolo. Per chi avesse piacere di leggerli. Grazie dell’ospitalità.
Sebastiano
http://blog.libero.it/isolae/
bella traduzione
Non lo conoscevo a fondo Cortines, seppure la sua rilevanza quale cultore del Petrarca, quindi grazie di questo ulteriore materiale.
Bellissime poesie e grande traduzione.
Grazie a voi per l’attenzione. Proporrò altri versi, in futuro, di questo poeta.
Un ottimo poeta.
Salve a tutti,
sono Matteo Lefèvre, il traduttore di Jacobo COrtines. SOno contento che le sue liriche vi siano piaciute. Tra l’altro, mi rivolgo al “gestore” del blog, ricordati di segnalare che sono uscite sulla rivista SMerilliana, una delle pubblicazioni più sensibili alla poesia straniera contemporanea.
Recuerdos de mi parte.
ML