Chiara De Luca

da invocazione
(poemetto)

… poi che nella sorda lotta notturna
la più potente anima seconda ebbe rotte le nostre catene
Noi ci svegliammo piangendo ed era l’azzurro mattino

Dino Campana

*
Scrivere è incidere sul corpo
sangue dell’anima in inchiostro.

Occorrerà scavarla
fuori dalla cenere ostia scura,

si scuriranno presto le mie dita
che la vita è splendere bruciarsi

concedere del buio la distanza
al sole il privilegio dell’assenza

Dal calco adesso d’ombre
fertile la calce dei ricordi

oggi sono sordi i desideri
l’ansia di non essere

lasciati senza fuoco infine
a dover morire

*
A mani nude occorre brancolare
a mani nude nero rimestare

i resti dell’incendio
la noce sommersa del suo senso.

Scurita ancora tremerà sul palmo
in cerchio sottile l’anima all’inferno

la porterò nei giorni custodendo
il sangue distillato dall’inverno

andremo in giro insieme per le strade
insieme guarderemo ciò che brucia

andando via negli occhi di un passante.

*
Guarda adesso il cielo come apre
indolore a fondo le sue vene,

guarda adesso il mondo che si oscura

le nuvole che invidiano la terra
dove l’acqua è ferma e se ne nutre.

Guarda adesso i vetri come brillano
d’una luce finta nel riverbero del tempo.

Essere al mattino un movimento
generato solo dal contatto di un momento

onda in mezzo al flusso di correnti
auto, mezzi pubblici invadenti.

Guarda siamo libere e vuotate
qui non è più il peso dell’amore

solo il lento scorrere di ore.

Non complicazione di pensiero
cedimento al senso del mistero,

non contorcimento cerebrale
tentativo invano di capire.

S’è spenta finalmente in un silenzio
immenso e sorridente la passione

le mani hanno scordato la mia fame
i gesti hanno strozzato l’ossessione.

Tutto nelle strade fa attenzione
scartare giusto al limite uno scontro

tacere di offese e di catene
parole che per anni simularono

il suo bene

[…]

*
Er spricht
Mit der Grobheit der Grö?e. Ohne Umschweife
Ohne Einleitung
Tritt er auf, gewohnt
Beachtung zu finden, seiner Nützlichkeit wegen.

Parla
Con piglio rude della grandezza. Senza preamboli,
senza introduzione,
si fa avanti, avvezzo
al rispetto dovuto alla sua utilità.

Bertold Brecht

Guarda come siamo in fondo,

se la schiena scorre lungo il muro,
la durezza segna la colonna

– senz’appello giudice condanna questa calma
trafiggi di rancore preso in prestito la vita –.

Guarda come adesso scende il buio
dall’interno, voci, luci e suoni

tutto là continua a funzionare,

nessuno sente e sa se non nel cielo
Dio che ha chiuso gli occhi e accondiscende

all’indistinta immagine di lui che ci stringeva
a sfarsi come un quadro abbandonato

che non restaureremo di pazienza,
emigrata in chissà quale stanza

di quest’infinito aprirsi in alto
oltre la frontiera degli alberi consueta

che prima erano verdi, e all’improvviso
nuda.

29/10/2006

[…]

*
Impara che ad amare
non si viene amati sempre
ma che bisogna farlo
perché questa differenza sola
ricresce gli anni
li fa sposare
figliare tra loro un futuro

Sabrina Foschini

Si sciolgono le bende che hanno stretto
il canto degli uccelli in lacci d’ombra

sembra non siano mai discese
dell’albero divelto sottoterra le radici.

E adesso triste mente volge al cielo
le braccia amputate da un inverno artificiale.

Di foglie è rimasta la parvenza nel ricordo
di linfa disseccarsi incontro al giorno.

Continua acqua a scorrere sciogliendo
la polvere che scende sulla pietra

d’una fontana strana decorata
coi nomi di una banda di ragazzi che è
passata.

4 pensieri su “Chiara De Luca

  1. fabry2007

    “Essere al mattino un movimento
    generato solo dal contatto di un momento”.

    mi pare sia un contatto inedito in più sensi, Chiara. l’abbrivio si avverte nella necessità di versi rinnovati nel crogiuolo di una singolare semplicità.
    una nuova fase della tua scrittura?
    ciao
    fabrizio

    Rispondi
  2. Chiara De Luca

    intanto grazie a tutti dell’ospitalità. siete inarrestabili!
    caro Fabrizio, forse è una nuova fase, perché questo poemetto è tra le ultime cose che ho scritto, o forse è un ritorno e un alternarsi di fasi, nel senso che ho diverse voci, a seconda del momento, e passo da un dire più semplice (e qua e là l’uso della rima)in testi come questo che sono interni/esterni, a un linguaggio più ricco metaforicamente, nei paesaggi interiori, ad una immediatezza e semplicità anche maggiore nelle poesie dedicate a persone… il che potrebbe dare senso di una mancanza di unitarietà di stile, che io cerco proprio nella molteplicità…

    Chiara

    Rispondi

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