
Il prestigioso Premio Todaro-Faranda per narrativa inedita, indetto dalla Cassa di Risparmio di Bologna e dall’Università di quella città (in giuria il Prof. Pasquini, ordinario alla Facoltà di Lettere, e gli scrittori Nerino Rossi e Raffaele Nigro – premio che vinsi nel 1996 con il romanzo “Il morbo”, poi edito da Diabasis nel 2002), nel 2006 ha visto come vincitrice-trionfatrice Giovanna Passigato con il romanzo “Il viaggio del re morto”, ora edito dalla Bononia University Press (si veda il sito della casa editrice qui).
Libro totale, libro mondo, il romanzo, che ho avuto il piacere di presentare, è una sorta di ballata-saga medioevale che parla di un viaggio lungo una vita intera (dal 1191 al 1236, durante la seconda Crociata) e vede come voce narrante Cristiano di Freiberg, partito ragazzo per la Terra Santa e fattosi uomo tra avventure picaresche, visioni fantastiche, evocazioni di miti e creazioni di utopie. Romanzo che fin da subito si fa amare per come è scritto, per le descrizioni di caratteri e luoghi, per la metafora che in esso racchiude e per come l’autrice, non nuova a simili prove, riesce a gestire la materia e a darle forma, con la passione che la contraddistingue. Infiniti i personaggi che entrano ed escono di scena, infinite le tipologia psicologiche, ‘globali’ se non ‘cosmici’ gli spazi in cui l’avventura si (s)dipana, dal Medio Oriente all’Europa, dalla terra al cielo, dall’Inferno al Paradiso, in un procedere quasi aristotelico-tolemaico per come l’elevazione esistenziale del protagonista sia sempre unita al suo innalzarsi in volo, merito la conoscenza e il sapere che via via va ad acquisire, per giungere alla vecchiaia e poter, così, raccontare. Affresco-mosaico, “Il viaggio del re morto”, intriso di rimandi biblici, esoterici, storici, filosofici, mistico-religiosi e quanto d’altro vi possa venire in mente. Cristiano, giovane inizialmente rozzo e ignorante, che parte per Gerusalemme con l’ambizione di conoscere la “misura del mondo”, affronterà prove del cuore e dello spirito che infine lo plasmeranno e lo renderanno consapevole del valore dell’uomo e dei limiti della mente. Assieme alle anime inquiete dei suoi compagni incontrerà cavalieri templari e uomini d’arme teutonici, nobili altezzosi e popoli affamati e decimati da epidemie e guerre, frati e monache, guerrieri saraceni, arcangeli, donne stupende o malefiche, prodigi arcani, mari in fiamme, l’amore e l’aridità, il dolore e la colpa, quindi l’incapacità dell’uomo di poter sfuggire al suo destino, poi un falco, una spada, un corno dalle qualità portentose, e infine il Vento, che scava, definisce, corrode, quindi rende polvere ogni simulacro-costruzione del naturale e dell’umano. Stupendo l’insieme, e scritto magistralmente (…e ciò fa subito pensare al come le grosse case editrici italiane continuino a sfornare libri di narrativa di basso profilo, opere inesistenti, compitate da autori inesistenti, senza accorgersi delle vere perle che il nostro panorama letterario può offrire). A fianco di Cristiano, l’altro protagonista è il cadavere del Re cattolico morto durante l’assedio alla città di Acri. Dover riportare la salma del monarca alla sua terra natale, la Boemia, rappresenta l’adempimento di una promessa, il valore che in sé racchiude l’amicizia, il pegno per il riscatto, la catena che lega i personaggi l’uno all’altra dentro il Grande Abaco del Mondo. A fianco di Cristiano troviamo Bertram, un cavaliere crociato monco di una mano, novello Odisseo, la cui colpa involontaria – che egli comunque ritiene necessiti di una espiazione alla stregua di un delitto – cagiona il lungo sperimento nel tempo della comitiva che accompagna la salma. Solo la sofferenza, che coinvolgerà anche gl’innocenti, colmerà il debito. Tale atto di contrizione, al fine di pagare il debito con la vita, con la morte e con Dio, è stato tradotto in pietra da quello sconosciuto scultore che diede figura alla statua del Cavaliere Solitario posto su di un pilastro della cattedrale gotica di Bamberga… statua che ha ispirato la Passigato e che ancora si può ammirare quale monito, eterno, per coloro che pensano si possa evadere da ciò che è il compito che l’esistere ha assegnato ad ognuno di noi. Questa la consapevolezza di Giovanna Passigato e questo il suo stile: “Che devo dire? Non ci sono meraviglie nel mondo, tutto è uguale a sé stesso, dall’inizio del tempo. E si svolge come un rotolo di pergamena su cui tutto sta scritto. Dopo tanto viaggiare e penare, vedi, alla fine ho dovuto concludere che tutto stava scritto. Ci sono meraviglie, forse, solo nel cuore dell’uomo.” – “Non è vero! Non può essere scritto proprio tutto! Ma allora gli uomini che cosa scrivono?” – “Questa è una buona domanda, ragazzo, una disperata domanda.” – “Bene, io ti dico che cancellerò quello che sta scritto e vi scriverò sopra!”

Grazie della segnalazione, Manzoni, e grazie per aver elogiato in NI la lista di libri importanti per me che le ho inviato. Spero ne potremo parlare anche a voce.
Grazie a lei, Soriano, per l’attenzione. Di certo ci sarà occasione. Ma, seppure gliel’abbia chiesto, ancora non mi ha detto dove abita, così da poterla informare se capito da quelle parti. Ha riferito che mi ha sentito parlare a La Sapienza di Roma… è di Roma?
Ordini il libro della Passigato, ne vale la pena.
No, sono di Firenze. Le spedirò mio indirizzo e mio numero tel. via mail. A volte sono solito venire anche in Romagna sfruttando il trenino che parte da Firenze e che attraversa l’Appennino e si ferma a Faenza.
Bella tratta, anche se si viaggia per quasi 4 ore, cmq ne vale la pena. Sembra un trenino dell’ ‘800. Sono venuto a Firenze una volta usandolo. Passa anche per Marradi. Attendo sui dati.
Complimenti a Giovanna!Non sapevo avesse vinto questo premio. Non ho letto il romanzo, lo farò. Io sono un grande amante dei romanzi storici.
Un caro saluto
questo trenino che passa per Marradi mi tocca da vicino: in un seminario che ho tenuto su Campana, alla Sapienza di Roma, mi sono incantato, e sono rimasti incantati anche i ragazzi, di fronte a quel capolavoro della poesia di tutti i tempi che è “La chimera”. una gioia simile a quella che provo leggendo questi post di alta qualità.
un saluto a voi, e in particolare a Stefano, per il dono della sua sensibilità e di una ricerca che per vie diverse ci accomuna.
fabrizio
Fabrizio, mi hai fatto venire in mente frammenti di lettere tratte da …”Un viaggio chiamato amore”….
Fabry, quando verrai a trovarmi in Romagna, ti porterò sul trenino, partiremo da Faenza e arriveremo a Marradi. Era il viaggio che faceva anche Campana, usando la stessa tratta. Marradi è in prov. di Firenze, ma gravita, storicamente, su Faenza, anche i ragazzi vengono alle superiori a Faenza, usando quel treno.
Grazie a Luca e a Carla per il passaggio.
senz’altro, Gian Ruggero. si parlava di stazione, a proposito di questo spazio: un piazzale pieno di vita, in cui da ogni binario può partire un sogno che comincia a realizzarsi.
un viaggio che cerca un nome: grazie, Carla.
fabrizio