di Marino Magliani
tener d’occhio tutta la prateria, la notte che ti confonde e libera mille odori, in attesa di farsi rincorrere e intuirla appresso, la belva che graffia l’aria, te l’avessero detto che eri solo perché dovevi sfamare qualcuno, e corri con gli zoccoli dei tuoi simili che ti vengono incontro e scappi ma dentro sai che sei scappata troppo e solo un istante fa avevi pensato che non vuoi più scappare ma ora rimandi, scappi e scappate in mille ma tu scappi di più perché sai che gli artigli cercano te e allora basta cosí, dici a chi ti ha gettato in quest’erba, e lo dici intanto che corri, lo dici intanto che ti passano davanti i tuoi simili, lo dici intanto che vedi che sono quelli che nessuna fiera prenderà mai per un pezzo, lo dici mentre ti gettano un’occhiata tra lo spavento e la coscienza di sapersi dotati d’eccezionale falcata e una volta passati loro ti dici che ora provi a starci al fianco, ma ti perdono, perché tu sei nata per sentir da vicino il graffio nell’aria, scatta e vai a zig zag, non voltarti e sai che se fra poco non sentirai le urla di qualche essere lento che ti assomiglia il pericolo aumenterà, poi ció che attendevi e non giungeva mai ti entra dentro, l’urlo di chi aveva corso troppo ha riempito la notte, e bastarda, ridi come una gazzella e corri ancora un pezzo rifiatando, ansante ti dici che la notte é andata e mentre masticherai una manciata d’erba arriverà l’alba e di nuovo all’orizzonte ci sarà da tener d’occhio la polvere e più vicino l’erba alta che si muove, ora non pensarci ancora


Ci vedo un’interessante metafora della vita intesa come ricerca della verità sfidando “l’ignoto”, un’incontro-scontro tra noi stessi e ciò che la notte ci svela.
ognuno può leggervi un messaggio!
Nel finale però avrei troncato con la sospensione: l’erba alta che si muove.
ciao
carla
Grazie Carla, il fatto é che l’ignoto, come giustamente lo chiami tu, per la gazzella ha sempre la forma di artiglio di
ghepardo.
un caro saluto
marino
splendido debutto da queste parti, Marino. il Franz mi aveva detto del tuo talento naturale. ora lo vedo.
fabrizio
Magliani per me è stata una grande scoperta. Lo adoro quasi fisicamente (scherzo, non ci siamo mai incontrati…:-))
Potrebbe essere preso per un erede di Biamonti; lui semplicemente cita il finissimo ligure per parlare sui tornanti della sua propria lingua; Marino ha nella sua scrittura il Sudamerica, la Liguria ovviamente – quella di Ponente, che io amo anche perchè un pizzico di sangue “sanremasco” ce l’ho, nelle vene -, l’Olanda; soprattutto, insomma, le sue esperienze, la sua vita di gentiluomo; sulla pagina si sente a pelo di cellulosa. Non è vero che bisogna essere cattivi per scrivere ottima letteratura; o meglio, un po’ di sana cattiveria a mio avviso ci vuole, ma ci vuole anche altro. “Quattro giorni per non morire” è il suo ultimo, per Sironi; uno de pochi libri che mi è capitato di recensire, quest’anno, entusiasmandomi; è così che sono entrato in contatto con lui.
Siamo solo all’inizio, qui.
Saluti a tutti,
Franz
eh, Biamonti nelle sue pagine é riuscito a umanizzare rocce e ulivi e mineralizzare gli umani, un giorno Franz mi piacerebbe
portarti a bere il vermentino nella cantina del fratello Giancarlo. Grazie Fabrizio, un saluto dal nord
marino
Marino, con piacere. Ciao dal centro.
Marino l’ho conosciuto e apprezzato (e anche follemente pubblicizzato) prima che diventasse famosissimo. Perché lo diventerà, statene certi!!! 😉
bellissimo pezzo, un saluto di parte mia e della gazzella!