UN MAESTRO
La certezza di qualcosa
sfuggita alla nostra stessa ragione
un luogo, dove a volte i poeti si ritrovano
il colore di una parola
per dire che questo noi non lo sappiamo
il dolore di una presunzione
l’essere contenuto in un bambino
che ti guarda negli occhi.
Un maestro conosce
il taglio che ci genera e
la spinta per staccarvi tutti
un maestro sa concludere e sa giudicare.
A volte, nelle mani
mi pesavano una caramella ed
era tutto un mondo
un disegno vergato
“per il più bravo maestro del mondo”.
Li contenevo in una bugia
– che era già un’iniziazione –
li preparavo a venire
in una luce sporcata
dalla loro stessa ragione.
Eppure io sapevo
che il dolore si annidava
in quella buca del giardino
in quell’essere nel tempo
e nutrirsi di una fragola
succubi di una valutazione
di un’angoscia di piccole scadenze.
Era per non finire
per misurarsi col gioco.
A volte venivo in voi e mi accoglievate
parole come lame
spilli nella voce
per la vostra richiesta di precisione
ma io v’ingannavo
per lo stesso stupore che porterete
essere i nemici di una parola
che vi perlustrava
di un balbettamento di sensi
prima ancora di ogni certificazione.
Voi passerete in me, nel mondo
e io resterò in questa terra natìa.
Sebastiano Aglieco – rimando a LETTERA AI RAGAZZI, diario semplice e indifeso

“Voi passerete in me, nel mondo
e io resterò in questa terra natìa”.
hai trovato ciò che resta, Sebastiano.
nessun dolore è inutile (anche nel senso che diceva Francesca dall’altra parte).
fabrizio
” Nelle venatura della foglia mostrata / mio padre, maestro di scuola, / maestro anche mio, / diceva: bambini, anche qui, passa / la storia, il vostro futuro di uomini. / Non temeva la seduzione della luce, / ci richiamava alla rara virtù dei sentieri per capre… “.
Scusa se ci piazzo questi versi – è il mio (modesto) plauso alla tua (commovente, essenziale, splendida) poesia.
CIAO EDL
Fabrizio, cercare ciò che resta. Forse è il nostro compito in questo mondo così complicato. Ma cosa resta?
Enrico, mi piacerebbe leggere il resto di questi versi.
Grazie
Sebastiano
Sempre all’altezza.
Sono molto intense i tuoi versi Sebastiano!Mi emozionano sempre molto.
Un caro saluto
Per Luca: Vengono dall’esperienza concreta. Ti invito a leggere un diario di scuola di qualche anno fa, ora pubblicato in rete. E’ già linkato sopra
Grazie
Sebastiano
Grazie Sebastiano, leggerò!Se fatto seriamente, con scrupolo e umanità il mestiere dell’educatore (mi scuso per la citazione ma mi balza alla mente) è un duro importante lavoro!
Un caro saluto
cosa resta? non lo sappiamo. nessuno può dire cos’è stato veramente amore. solo dopo, si sa. quando ogni possibile interesse economicosocialeartisticoburocraticoecc.ecc. è svanito definitivamente nel nulla.
ciao, Sebastiano.
fabrizio
“…li preparavo a venire
in una luce sporcata
dalla loro stessa ragione.
Eppure io sapevo
che il dolore si annidava
in quella buca del giardino
in quell’essere nel tempo…”
Che intensità di sentimento e di contrasto: potessero capirlo fino in fondo i vacui riformisti che antepongono il management ai valori, i consigli di classe all’ascolto autentico degli studenti…
Qui, un maestro, e la consapevolezza acuta di un adulto e, soprattutto, di un poeta, che si dibatte tra “verità” e “protezione”; facendo prevalere, spesso, suppongo, la seconda sulla prima, di fronte a quei sorrisi nivei che si ritrova d fronte ogni giorno, perché s’attardi il sogno, in loro.
“Voi passerete in me, nel mondo
e io resterò in questa terra natìa.”
Versi davvero toccanti dove ci si riconosce transito per altri esseri, in una verticalità filiale e generazionale, forse, prima che pedagocica.
Un caro saluto
Giovanni
“Protezione”, hai detto giusto Giovanni, Ma la si paga: davanti al campo, ai colleghi, davanti a se stessi.
Sebastiano