
Le ferie d’agosto. A tutti è capitato. Code interminabili in macchina, il sudore tra le cosce e sul volante, il segno rosso degli occhiali da sole sul naso, Onda Verde alla radio, la bottiglia d’acqua minerale a portata di mano.
Un viaggio agostano in autostrada, la distanza d’asfalto a tratti liquefatto che divide e insieme unisce due luoghi, due traguardi agognati di casello. A tutti è capitato. La sosta è obbligata, c’è poco da fare. Autogrill finto rifugio di montagna, o anonima stazione di servizio, la fermata è inevitabile.
Il cesso pubblico. Luogo e non-luogo. Una rimessa di transito, la sospensione rassegnata del senso estetico, e spesso igienico, immolato all’urgenza fisiologica.
Il bagno pubblico che, nelle sue manifestazioni di peggiore, ma comune italico squallore, si fa confessionale, bacheca di annunci e di incontri, estemporanea anticamera di privè. Appare allora, a chi s’avventura oltre lavandini e poco duchampiani orinatoi, un fiorire di scritte a pennarello sui muri a intonaco o piastrella: dichiarazioni di intenti, proclami di gusti sessuali, profferte esplicite di corpi e prestazioni. Scritte che chiunque può leggere, e puntualmente legge. In una commistione simultanea di attitudini e sensazioni: imbarazzo, curiosità, ironia, compassione. E, sopra tutte, il sospetto. Anzi, la vaga, sibilante intuizione. Che siano state scritte da persone qualunque, dal vicino di casa, dal cognato, dal figlio, dal marito. Dalla moglie.
Un invito volgare, un numero di cellulare, qualche volta un nome. Più spesso un soprannome, un nick, un alter ego pensato alla svelta per i momenti di trasgressione.
Luca Vannulli (1971) non è semplicemente l’ennesimo avventore nell’universo sghembo e illuminante delle ritirate pubbliche. Vannulli viaggia e sosta, programmatico, nei giorni delle feste comandate. Giorni sacri, e però intimamente profani, in cui mai si parte, piuttosto si deve sempre essere già arrivati. Per stare in compagnia, per consumare il rito collettivo della festa affissa al calendario. Giorni in cui la solitudine cercata e non più solo subita getta una luce nuova e dilaniante sulla realtà. Un eremitaggio postmoderno che permette di vedere, finalmente, ciò che finora era solo impigliato nella traiettoria dello sguardo. Vannulli, soprattutto, ha con sé il terzo occhio, il filtro, il prisma, la lente fisica e critica attraverso cui queste scritte passano ed escono in qualche modo trasfigurate, estetizzate pur nella fedeltà della riproduzione quasi documentaristica della sua fotografia.
Nelle sue immagini le scritte sui muri giganteggiano nella presa diretta del primo piano, strillone di una voluttà sordida e triviale. Ma per questo tutta vera. E umana, troppo umana.
Il valore aggiunto, nell’opera fotografica di Vannulli, sta nell’accostamento, a tratti surreale (e in effetti vagamente debitore della pratica surrealista sembra anche la titolazione straniante e sorniona che l’artista sceglie per nominare le sue immagini), spesso ironico ma sempre meditato, delle scritte rubate ai muri con scene tratte dalla vita di ogni giorno. Soggetti umani ritratti in spiagge affollate, a passeggio per strada, davanti alle vetrine di un negozio, assorti nella contemplazione passiva di un cartellone pubblicitario. E’ qui che il dilemma, il dubbio si manifesta, si compie e si disvela. E diventa, nostro malgrado, certezza. Il reale, il mondo, è anche questo. Ci è così vicino. Anzi, ci siamo dentro.
Questa volta è Ferragosto. La prossima, promette Vannulli, sarà Pasqua, Natale forse. O Capodanno.
Cristina Babino
(nella foto: Luca Vannulli, “Posso cambiare”)
Luca Vannulli è nato nel 1971 a Milano, dove vive e lavora. La sua opera fotografica è stata esposta in numerose mostre personali e collettive. La sua mostra “Quindicizeroottozeroquattro” (a cura di Maria Grazia Torri) è stata allestita nel marzo 2006 nella Travelling Gallery c/o Studio Tronci di Milano.

Bella presentazione di un fotografo che incuriosisce. Da approfondirne la conoscenza.
Belle foto. Sarei curioso di vederne altre. Quante battute sulle scritte nei servizi degli autogrill. Mi ricordo anche di avervi letto poesie oscene in vernacolo…
Un caro saluto
Sempre brava la nostra Cris.
Grazie a voi! cari saluti, Cris
non so se convenga essere recensiti da cristina.. perche’ e’ talmente brava che rischia di far passare in secondo piano il recensito di turno
Sì, col cavolo che mi farò recensire dalla Babino; sono troppo egocentrico!
🙂
(Scherzo; sulla prima parte – prima del punto e virgola).