
Tempo perso. Giovanni grida nel deserto. Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Salomè gli fece tagliare la testa. Non lo sanno cos’è l’ego e nemmeno cos’è l’io. A San Gregorio meglio che non ci passi. In altri posti hanno banchi sulla strada pieni di carne di cavallo, poi arrostiscono le cipollate, cipolla lunga e pancetta attorcigliata, ci vai e mangi e sono una delizia, ti devi fare i fatti tuoi però, non devi guardare se vendono altro, se non guardi, se passi e saluti sei rispettato. E’ bella Catania. Piazza Duomo è una meraviglia, il liotro al centro della piazza è suggestivo, ma che ci fa la statua di un elefante in Sicilia? Se passi da Via Etnea puoi vedere l’Etna proprio di fronte a te. Passeggi e ti viene in mente il bell’Antonio, Paolo il caldo, e ti sembra di vederli, lì, reali, belli e caldi. Pensi a Verga, pensi a Capuana. Il Monastero dei Benedettini, sede della Facoltà di Lettere e Filosofia, che per la sua vastità in Europa è ritenuto secondo soltanto a quello portoghese di Mafra, sembra una reggia merlettata. Però appena entri a Catania è meglio che metti le sicure perché ti aprono gli sportelli e ti rubano la borsa da sopra le gambe. La madre fa la prostituta e la sorella anche, il fratello entra ed esce da galera, ora è fuori per l’indulto ma presto lo riprendono. I poliziotti sono cornuti e sbirri, lo Stato è il nemico, in Sicilia è sempre stato così, i Borboni erano gli oppressori ma anche Cavour si prese la Sicilia per saccheggiarla e non fece niente per i siciliani e Garibaldi non è un eroe. Prima il sevizio militare non era obbligatorio e invece Cavour richiamò i giovani alla leva che avrebbero preferito continuare a zappare la terra. Allora meglio l’onorata società che ogni tanto toglieva al ricco per dare al povero, e non i piemontesi che solo prendono. I mafiosi credono in Dio e hanno i covi pieni di immaginette però sciolgono i bambini nell’acido. Gli americani ci hanno fatto le basi missilistiche e i cruise ce li hanno messi per anni sotto casa, dicevano che la nostra zona era scarsamente popolata. Gli extracomunitari arrivano stanchi ed affamati, tremano e sono nervosi, li mettono in fila, la fila dura ore così ogni tanto si ribellano e allungano le mani ai poliziotti, i poliziotti hanno un manganello e li colpiscono per farli stare in fila. I poliziotti sono poveracci, posti non c’è, il mestiere è pericoloso ma almeno è sicuro e se muori in servizio i tuoi figli avranno di che mangiare. I giocatori si arricchiscono e si sposano con le veline, forse pure gli allenatori. Questo calcio cos’è? Con la schedina si vince poco, meglio l’enalotto, meglio il lotto, compriamo il gratta e vinci, 10, 100, 1000 gratta e vinci, giochiamoci la pensione e lo stipendio. Chi vince? Chi perde? Se vince la nostra squadra anche noi siamo vincitori? Tiriamo le pietre, se li colpiamo che vinciamo?
da L’Attenzione

Queste grida dolorose dei siciliani sono tutte riassunte in un libro straordinario L’ULIVO E L’OLIVASTRO di Vincenzo Consolo
Sebastiano Aglieco
e brava antonella
raffiche di pensieri che rendono l’idea una terra torturata, crudele, aspra e sofferente
Di recente ho letto un bel libro di Gianni Bonina (direttore di Stilos – quindicinale catanese di libri), “L’isola che trema”, Avagliano editore. Affronta in vari brani il tema di questo pezzo, che condivido.
Bello, doloroso testo il tuo, eppure credo (“in spe contra spem”)che una profonda vena di ragione e poesia permanga e sia costante in Sicilia, proprio come il sotterraneo fiume Amenano che sgorga prepotente presso l’antico mercato del pesce presso piazza Duomo di Catania.
Ciao, EDL
Avevo commentato ieri notte questo tuo stupendo pezzo, Anto, ricordando anche mio zio siciliano, e non leggo più il commento… va be’ che ero a Pristina e che forse metà della roba che ho inviato via pc portatile sia andata persa nella rete telefonica scalcagnata kosovara, ma questo è sconcertante. Mi era parso anche di averlo visto editato. Non è che l’hai cancellato tu? Sogno o son desto? Forse ero fuso…