Paola Castagna è nata a Mantova nel 1969 dove vive e lavora.
Inizia a scrivere intorno ai quattordici anni, in questa tenerissima età il suo era un gesto meccanico, scontato ma negli anni la scrittura diviene parte integrante del suo vivere.
Vi si rifugia, diventa il suo segreto, la sua intimità chiusa in un cassetto:attraverso la poesia si sente salva e viva.
Solo all’inizio del 2002 ( e di anni ne sono passati e di poesie ne sono state scritte da riempire un intera libreria) prende consapevolezza del suo fare poetico, ci crede e non necessitando più un “salvataggio” trova la sua massima ispirazione scrivendo in qualsiasi contesto, la poesia non è più solo tormento, sofferenza o agonia bensì rapporto con se stessa, con gli altri, i figli, anche quelli non suoi che considera i figli della terra.
La sua poesia è prevalentemente una poesia di incontro, uomini, donne, una ricerca continua, ostinata verso una perfezione di amplesso di parole.
Nel 2003 pubblica un cd (Orme in ombra) di poesie e musica dove, con un attore e un musicista, interpreta le sue poesie. Collabora per la pubblicazione della rivista letteraria laciodrom, e verbaMarket ( vetrina di giovani scrittori Mantovani)
Nel 2005 pubblica il suo primo libro “ Figli come cotone al vento” (Fara editore) e successivamente, sempre per la stessa casa editrice, una sua raccolta è in un antologia di poeti. Fara Poesia ne è il titolo. Nel 2005 compare sul diario poetico Il segreto delle fragole 2006 (lietocolle). Alcuni suoi versi sono presenti sul sito “melus l’altra poesia” e sue recensioni letterarie e artistiche su Fara editore e Villafranceschi.
Sempre nel 2006 pubblica “Scriverti addosso” per “I Manifesti” della Coen Tanugi Editore(Milano)
Si occupa inoltre dell’allestimento di mostre in un agriturismo della sua città, selezionando i vari artisti e curandone le recensioni.
Di seguito inediti prossimi ad una pubblicazione, frutto di un percorso diverso sia poetico che di vissuto.
«Già dalla raccolta di esordio Figli (Fara, 2005) la poetica di Paola Castagna si connota per un uso ritmato, denudante e denudato della parola: versi brevi, quasi stoccate, immagini vivide, brani di vita esposta sulla pagina in maniera anche carnale e cruda, ma priva di vezzosità ed esibizionismi. La sua poesia è una analisi del mondo, degli eventi, degli incontri, delle scelte, degli errori, dell’angoscia, del sé, della bellezza: “Straccia di me il ricordo / (lo sai fare bene) // costantemente legato / ad ali spezzate // vibrata in volo / come fosse cosa nuova // precipitata a terra / come cosa da non dimenticare” (ivi, p. 53)» Alessandro Ramberti
DA “LETTERA”
Lettera allo psicologo del profondo
Voleva una bambina
eppure nasco trasgressiva:
primo obbiettivo
scansare l’essere nata femmina
la vita consuma il pudore degli uomini
in piedi
non posso
urinare
i giochi da maschio
m’invitavano
a banchetti deliziosi
con i quali condivo le giornate
poche frasi per riempirci di suoni
non bastava
la mascolinità che possedevo
mischiata
ad una femminilità che primeggiava
le pazzie ricorrenti primizie da fuori stagione
il desiderio inebriava
costantemente il vivere
conoscere la propria pelle
toccare e scoprire
piacere
intrinseco e primordiale
periodo da delitto perfetto
crescendo
era inevitabile indossare una gonna
Femmina
a tutti gli effetti
mancavo di consapevolezza
rinnegavo l’amarezza
portandola sulle spalle
come si porta una divisa logora
prendere a bastonate il proprio dolore
cercavo
in una costante caccia al tesoro
dove nascondevo i preziosi
e io, sempre io,
dovevo tentare di ritrovarli
uno strapiombo sul mare non nasconde segreti
è lì che compresi
di essere sbadata
disattenta
assente
distrazioni unite a ecchimosi
in tanti anni
possedere un fallo
è stato fattibile
se non attaccato all’involucro
incastonato nel vuoto fisico del mio corpo.
Lettera al profondo dello psicologo
Facile
troppo facile estirparmi lemmi
racconti
vissuto
inchiodare le verità sulle parole
non aspettavo altro
che parlare
no, non proprio
ricerco da anni il silenzio
stanca di rumori di voci
conosco il nulla ai quali portano
il profondo
e lì
tutto è li
fermo immobile
già lo so di mio
fingo di emozionarmi
inizio la recita
tesi di analisi da due soldi
recitare a memoria
come quelle poesie che a scuola mai imparavo
frammenti di cose
raggiungere spazi desolati della memoria
mettendoci del mio
perché il tutto possa apparire
reale e per niente sorprendente
divento una comune mortale
mentre racconto
gesta eroiche di donna
nel profondo il gioco è perverso
intenti di rimando
nell’omaggiare uno stupore
appaio schietta
quanto non saprei
non possiedo metri di misura
fuggo dalla corsa del mio respiro
mi allontano
credendo nella preziosità delle briciole
ripenso a distanza
– dimensione abituale –
alla diabolicità della mente umana
che sia giovinetta
o cresciuta poco importa
la violenza del corpo
è sempre maggiore
possedere
mentre vieni posseduta
immediato silenzio
che consegue e necessità
frenare l’intero ciclo delle cose
vedere la fermata e scendere
alla prossima
quel biglietto ferroviario è in scadenza
soffio
piano
Eolo in disparte
erosa dai ricordi
la rosa dei venti si rischiara
riesco a non volare via.
Lettera d’appartenenza
Mangio gli avanzi di ieri
già di loro
avanzi dei giorni precedenti
mi nutro di salsedine
che tra le mani ancora porto
dietro il velo di uno sguardo
dritta negl’occhi
il mio parlare inciampa sulle parole
pensi che creda vero il non sentire
mi fai ripetere
più volte aneddoti
fingendoti sordo
la presa dello sguardo
ritto e stabile
replicavo scandendo le sillabe
convinta di essere confusa
limpidezza traspare
nella linea d’ombra
le sovrastrutture mentali
puerili
vili
abbiette
sadicamente unita al colore indaco
di occhi
uno sguardo
come foglie a peso morto
rumorose e secche
sbadiglio al vento soffiando
mi sveglio pensando al giorno
il corpo scolpito
marmoreo
Venere sotto la veste
travestirsi da cavie
per espellere virus contaminanti
è un epoca arida
laggiù…
laggiù, si fermeranno laggiù
i passi scalzi dei pensieri
Lettera all’intesa
Sono spiriti liberi
che attorniano il falò
internati per sconvenienza
un capezzolo si solleva verso il cielo
fumatori d’oppio
girovagano nella mente
mentre il fuoco brucia
è lo stesso capezzolo che verrà succhiato
rabbia che si espande
finalmente nello scrivere
tra le mura mai spoglie
non laverò la pelle per la tua venuta
orgasmi
non più compenso di affanni
sfidando la nebbia col godere
i capelli umidi si stringono tra di loro
uno sguardo all’intesa
grappoli di morsi sulla tua pelle
la sfioro nell’assenza di tempo
fredde la mani poggiano piano sul collo
un capezzolo viene distolto
dal suo stare fermo e statico
rianimato per ridere a fior di labbra
veloce il passaggio transitorio dei demoni
incalzo i minuti in un battito di ciglia
inciampo come di consuetudine
rincorro per non tardare troppo
aggrappandomi alla tua camicia stringo
sarai tu ad aspettarmi
se deciderò di partire
senza dimenticare di averti presente
nel tempo di ieri.
Sintonia
Armonizzare
e dirti che
nel tempo
verrà l’ora lieta
oscena
come mai
si volta
si ferma
mi guarda compiaciuto
continua
nella rincorsa
satura d’affanno
l’irresistibile appartiene
la docilità incrementa
un respiro pacato
nulla dovrebbe
interrompere
tra le pagine
già scritte
i plagi ritrovati
sfido il destino
con un
m’ama non m’ama
al fine io.
Custode
Mi svezza
con le cadenze
i rimandi silenziosi
usando le semplici regole delle stagioni
precario equilibrio
un bagaglio zeppo d’immagini scomode
prudenze che una volta erano paure
sono occhi che ormai sanno pesare bene
lo sguardo leggero
dominatore taciturno
aberrante la sua appartenenza
lo stringo
provo un senso d’ incombenza
una responsabilità sui respiri
attimi come di velluto pettinato
piccole cripte in superficie svelano intimità
ginocchia pigiate contro il cuore
scrosciano i baci affilati
fino a lambire i fianchi
si assottigliano nel crearmi fumosa
lasciandomi inventare nuove strade da percorrere
distanze da colmare tra me e il Signore
tempo
lo dilato a dismisura
infarcendolo di vuota attesa
l’organismo assorbisce lentamente
l’alchimia dell’intruglio
concedendo calma e sicurezza
con il voluttuoso e fiero lassismo
trasudare dalle grinze della terra
annuso le nostre paure
rubo gli incubi per farmi custode attenta
delle tue notti insonni.
Terapia
Come tutti
i principi senzienti
si contrappone
a quello raziocinante
ricettivo il calore a distanza
basata
sul semplice gesto
di respirare
l’origine mia
è nel soffio divino
incorporea
plasmare
sdoppiamento concluso
non più
Anima superiore
legata al divino
e quella inferiore
legata al corpo
l’unico vero nodo
oggi
è l’approssimarsi del giorno.
Lettera alla libertà
Perciò tutto
non può essere
ordinato e misurato
niente lasciato
ad una scelta
azzardata
di chicchessia
porterebbe ad un caos maggiore
a quello che già regna
non v’ è margine
di libertà individuale
non sarei qui altrimenti
scrivere parole
dissonanti
fra gli arbusti fuori stagione
una convinzione opinabile
il fatto è che
i fenomeni del vero
del reale
seguono ordini
assolutamente distinti
faccio parte di un mondo
inconfondibile
imprevedibile
rispetto al prossimo
i salti che commetto
per sbadataggine
danno un ordine
sono sempre una smentita
alla casualità
non parlatemi di coincidenze
di fortuite …
il poeta
supera alla grande
quel caso
che viene lasciato tale
ti rivelo
il principio di autonomia
la natura nel suo rigido meccanismo
ne conferma l’origine
leggi chimiche e fisiche
irriducibilità della coscienza umana
alla vita animale che insieme viviamo.
Al giorno dopo
Attingo energia dall’inconscio
esiste la distinzione tra reale e fantastico
la parola primordiale
rianimata dal processo uomo
poesia
dire l’indicibile
mi sposto
nel giorno che segue
la coscienza in un tempo
rivela qualcosa
accedere al simbolico
preconscio
ciò che avviene oggi
nel luogo di passaggio
il linguaggio
qui staziona e attende
conosco le leggi
mi avvalgo di sterili idiomi
ogni parola da te
è un’apertura all’ignoto
sei la parte del non detto.
…il poeta
come il danzatore
deve spezzarsi mille volte in segreto le ossa
prima di presentarsi in pubblico…
(da Baudelaire)
Io
Poi ti sparisco
all’improvviso
come l’imbrunire
lento
sembra arrivare
è già il buio attorno.

Fa piacere rileggere queste Lettere. Penso costituiranno una raccolta importante nel percorso di Paola. Le trovo molto dense, pulite (nel senso di pulizia del verso) e che mirano al centro. Complimenti a Franz e Ramberti per la proposta!
Un caro saluto
“il linguaggio / qui staziona e attende” un distico che sarebbe bello tenere sempre presente quando si scrive e si legge poesia. Buoni passi Paola!
Alex
“è un epoca arida
laggiù…
laggiù, si fermeranno laggiù
i passi scalzi dei pensieri”
Come non condividere? La poesia descrive, osserva, medita e si interroga.
Marco
Grazie, Fabrizio, Alessandro, e gli amici che condividono ciò che la poesia trasmette( dirvi poi che le parole m’appartengono senza riguardo…) grazie
La vita consuma il pudore degli uomini.
Che l’incarnazione sia dapprincipio disincanto, e poi la vecchiaia ti apra a una nuova infanzia dello spirito, questo è un mistero su cui non smetto di meditare.
Ottima scelta e ottima proposta.
Vi trovo nomi di scrittori, di poeti, nomi importanti che negli ultimi mesi ho avuto modo di conoscere ” virtualmente ” .
Notare che poche frasi sentite e vissute restano addosso.
Considero da sempre la forza della poesia solo nel momento in cui anche una sola parola riesce ad entrare dentro.
Una vita che consuma, i passi scalzi dei pensieri, grazie Marco per cogliere ciò che pulsa, un Gian Ruggero che considera ottima, un Valter che nel consumo di una vita trova i suoi interrogativi, Ariano mio fedele ” fan ” e il suo piacere di leggermi.
Inediti che ho donato sentendomi lusingata da Alessandro e Fabrizio per avermi cercata.
Grazie compagni di strada, per tortuosa che sia , produce un emozione sempre e comunque della quale fare tesoro.
Grazie.