di Franz Krauspenhaar
Non so nulla del Carnevale Cinese ma il Carnevale Ambrosiano è appena scomparso ed è stato seppellito. Al funerale non ho sparso una lacrima. Col calendario Gregoriano in mano attendo con fiducia la Pasqua Universale.
Il TG2 fa esplodere dallo schermo centocinquanta esseri umani di razza caucasica in Ucraina, allaga bastimenti carichi carichi di petrolio greggio nel Mare del Nord, spacca il cranio del buon carabiniere di Parabiago accortosi in ritardo del pericolo mortale, rapisce la bambina di otto anni figlia del facoltoso industriale veronese vero duro. Il Milan vince, l’Inter pareggia, la Puteolana non appare in classifica, e io sono sicuro che se ha pareggiato non ha vinto.
Il mio pensiero vagheggia, si autoscontra, si sconcerta da solo, cade in picchiata, gira di vite, affonda nella crema dei ricordi spremuti. Parole, da lontano, bussano alla mia fronte sudata: Puteolana, letta chissà dove, forse sulla pagina sportiva della Gazzetta del Sud che foderava una cassetta d’uva nera presa all’Ortomercato da mio zio anni secolari fa.
Imperciocché, altra parola giunta fin qua nel mio oggi da una vecchia, accartocciata grammatica di seconda media: ed ecco che immediatamente sento penetrarmi le narici basse dall’odore del cortile di un tempo, l’odore del campo di pallacanestro in cemento raschioso. Riesco a sentire l’odore acre del sudore, sparso in quella partita sul cotone nero della mia canottiera numero dodici. Ero basso un metro e cinquantadue e nella finale riuscii a fare un autocanestro perfetto con un tiro da lontano, un flop da fischi e ululati selvaggi.
Penso al Carnevale trapassato, penso a un vecchio krapfen, rivedo un pomeriggio ad Arona; Lucio Dalla canta 4 Marzo 1943 dall’autoradio Voxson sistemata su una Ford Capri 1700 XLR grigio metallizzata. Io, bambino, passeggio tra le bancarelle della fiera tra mio padre e mia madre, sento il profumo avvincente dei krapfen spruzzati di zucchero Eridania senza risparmio da manone contadinesche mal nettate.
Il ritorno, ma forse è mesi dopo. E’ giugno nel suo inoltrato mietersi. Sento ululare l’autoradio Voxson di mio padre, che odia il calcio ma è un uomo paziente: Ciotti, Ameri, Bortoluzzi, la Lazio segna con Giorgione Chinaglia capovolgendo il fronte, la Lazio vince il suo primo scudetto, percorriamo la discesa, ricordo il sole varesotto a picchiar duro, alle sedici e ventitrè, o al ventitreesimo del secondo tempo.
Strizzo gli occhi più di trent’anni dopo.


Caro Franz,
la Pasqua Universale (se parliamo cocme credo della stessa)va attesa con fiducia ma anche con timore e tremore, perché non sarà una carezza.
Sì, è la stessa. Ma io sono un po’ masochista:-)
Ciao Roberto.
Se hai pazienza di aspettare, la Pasqua Universale arriverà di sicuro. E’ la primavera. Il Natale, invece, Universale lo è già da tempo. Ma siccome quello di quest’anno è già passato, ti avviso che il prossimo arriverà soltanto tra dieci mesi o, se preferisci, tra circa un parto o un raccolto con semina. Per adesso goditi il carnevale e quel cemento raschioso” dove giocavi a pallacanestro. Dice James Hillman: “Ripensiamo a ciò che la psicologia ci ripete da tanti anni: la memoria è all’interno della testa. Il mondo dei ricordi sarebbe interamente nelle nostre teste. E’ una idea incredibilmente strampalata che ci impedisce di accorgerci che la memoria è iscritta nel mondo”. Quel “cemento raschioso” ha parlato, ma chissà quante altre cose potrebbe ancora raccontarci.
Imperciocchè per me è una vecchia Bibbia illustrata dal Dorè, che campeggiava come un angelo polveroso, unica ricchezza di una casa senza libri, quella dei miei nonni.
Grazie Lorpat, anche se quando sento la parola Hillman metto mano alla pistola…
Un caro saluto,
Franz
@ Franz: molto buono; “… vagheggia, si autoscontra, si sconcerta da solo, cade in picchiata, gira di vite, affonda nella crema dei ricordi spremuti” potrebbe accostarsi a un pezzo di PH.
@ Valter: la Bibbia di Dorè.. da perdercisi dentro (ora corro a vedere dove è finita)!
E’vero Immanuel; ora che ci penso somiglia in qualche modo al testo della canzone Sitting Targets, dall’omonimo LP di PH il sommo poeta del rock. Che poi quel disco uscì nell’ 81, anno in cui scrissi questo raccontino, che ho pubblicato qui con qualche piccola, necessaria modifica.
…intendevo anche al modo di muoversi di PH, cioè quelle parole potrebbero essere una recensione di un suo pezzo.. le impennate che trovo nelle sue cazoni (o in quelle dei Van der Graaf), ecco sono cose che cerco anche nella scrittura.
… immagino che una delle “necessarie modifiche” siano quei trent’anni della conclusione. Così, indovinando.
Da bambina detestavo la domenica e i risultati alla radio che ripetevano nell’aria la stessa noia delle mosche.
Franz: che ti ha fatto Hillman?
Ho letto il racconto. Atmosfere, Franz, che ti appartengono per emozionalità.
Ford Capri 1700 XLR : leggi versione all’Europea delle più blasonate Ford americane come l’impareggiabile Ford Mustang modello 1967 che vide l’ingresso nella gamma del motore Big block V8. Su questa vettura venne montato il motore da 6,4 litri (391in3) che forniva 320 hp (239 kW), già montato sulla Ford Thunderbird. Nel 1968 con il Model Year la Mustang montò, invece, il motore Supercobra da 7 litri (427in3) che foniva 410 hp (305 kW)… una bomba! Le ruote, dai cerchioni rigorosamente cromati, erano le Magnum 500 da 15 pollici (380 mm) di diametro, con gomme Goodyear Polyglass anteriori da 225, posteriori da 280. Oppure, altro mito di quegli anni, la Dodge Challenger RT, ulteriore modello emblematico dell’America fine anni ’60 inizio ’70. Basata sulla meccanica della Plymouth Barracuda, la Challenger fu lanciata nel 1969 ed era disponibile con ben nove motorizzazioni tutte V6 o V8 (fino agli 8 litri !!!). L’obbiettivo dichiarato della Dodge era quello di far concorrenza, appunto, alla Ford Mustang.
Ti ricordi il film “Punto Zero” del 1971 di Richard C. Sarafian, con Barry Newman, Dean Jagger e Cleavon Little…? Mitico. Kowalski (B. Newman), ex Marine, ex corridore d’auto, ex poliziotto, scommette di percorrere in 15 ore, a bordo di una Dodge Challenger RT 8 litri col motore super elaborato, il percorso tra Denver (Colorado) e San Francisco, quasi 2000 km in linea d’aria. I poliziotti, sempre più incarogniti dei tre Stati che attraversa cercano di fermarlo. Lo aiuta e lo sostiene a distanza il disc-jockey di una piccola stazione radiofonica (C. Little), nero e cieco, che nei suoi programmi musicali inserisce consigli e incitamenti all’inseguito, irrisioni agli inseguitori. Epilogo letale. La sceneggiatura fu di Guillermo Cain, pseudonimo dello scrittore cubano in esilio (dal 1965) Guillermo Cabrera Infante (1929): un concentrato di controcultura dell’epoca (…ribellismo, polemica contro l’establishment, pacifismo, simboli libertari, culto della trasgressione, elogio dei marginali, disadattati, drop-out, individualismo anarchico, sindrome del veterano dl Vietnam). Il livello visivo e dinamico è turbinoso: il virtuosismo dell’azione e della cinepresa (fotografia di John A. Alonzo) non è quasi mai fine a sé stesso. Da alcuni fu paragonato a Easy Rider e a Zabriskie Point.
Mi ha fatto venire l’angoscia. Tipico degli strizzacervelli.
Ciao Gianruggero. No quel film mi manca. Grazie per le dritte, amo quel genere di pellicole da corsa.
“quando sento la parola Hillman metto mano alla pistola”: non so se è la sede adatta ma la frase mi ha colpito e vorrei capire da che cosa nasce.
Grazie e un saluto,
Roberto
Io alla pistola non ci arriverei, ma quando ho letto “Saggio su Pan” ho pensato che Hillmann è un pazzo pericoloso. C’è un invito a flirtare coi demoni dell’inconscio senza ironia. In Italia il suo corifeo di maggior successo è Galimberti, uno che sta alla filosofia come Moggi al calcio.
James Hillman è un pazzo pericoloso. Ma perchè? Perchè, dice vbinaghi,
“flirta con i demoni dell’inconscio senza ironia”. Peggio per lui, mi verrebbe da dire. E poi, ovviamente, anche peggio per me che, oltre che al celeberrimo nonstrizzacervelli, apprezzo anche le filosofate mondane del Galimberti. Bella l’idea che “Galimberti sta alla filosofia come Moggi sta al calcio”.Guarda che Moggi al calcio ci sta per davvero.E questo, purtroppo, con e senza ironia. Da vecchio milanista, mi sento un pochino a disagio e mi consolo imparando la filosofia da Giovanni Lodetti. Detto con la dovuta leggerezza, non vorrei che questo fatto curioso, insieme con la lucidità di vbinaghi, mi costringesse poi a predicare bene e a razzolare male.
Roberto, anch’io ho letto il Saggio su Pan e un libro intervista nel quale sostanzialmente “abbiginava” il suo pensiero. Penso che Hillman sia un depressivo, come un cocktail di alcol e psicofarmaci. Non chiedermi una risposta esatta, articolata. Il suo sguardo sull’umanità e la società contemporanea è terribile. Nel senso che è più terribile di quanto in realtà, credo, non sia.
Galimberti è un uomo che ha tanto sofferto; e si vede/legge. Ma non venga a scorare anche noi, che magari abbiamo sofferto di meno…
Mia figlia, che studia filosofia a Venezia, stamattina aveva un esame col Galimberti, psicofilosofastro. Guarda un po’…
Caro Lorpat, se sei milanista hai già la tua bella croce da portare con quel cazzo di presidente: lascia perdere Moggi…
Franz: Galimberti ha tanto sofferto… facevi ironia, vero?
Concordo con quello che dice Valter. Con la differenza che con i miei demoni interiori ci vado a nozze.
Su Pan – un po’ meno cupo di Hillman, anzi divertente e a suo modo saggio: qualcuno per caso ha mai letto il dialogo tra Pan e Cristo immaginato da Tom Robbins nel suo primo libro, Uno zoo lungo la strada?
No, Francesca, so che ha avuto un’infanzia povera e molto difficile.