Intervista ad Andrea B. Nardi

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di Marino Magliani 

– L’ultimo romanzo Andrea B. Nardi lo ha pubblicato con Robin Edizioni intitolandolo ‘Ecce Deus’: il pretesto di un noir ambientato ai tempi di Costantino imperatore e di un intrigo durante il concilio di Nicea nel 325 d. C. in realtà nascondono ben altro, come hanno entusiasticamente affermato critici di testate come il Corriere e Il Giornale.

 

«Il primo a essere sorpreso per la definizione di noir teologico sono stato io, che credevo d’aver scritto un romanzo storico… Ma mi rendo conto che i miei personaggi, le mie scenografie nascono con un’atmosfera epico-cinematografica. In realtà avevo due scopi con questo romanzo, e il primo riguarda il sacro».

– Il rapporto fra la conversione di Costantino e la politica.

«Sì, ma non solo. Mi premeva evidenziare la componente del caso, del clinamen, sui destini umani, anche quando riguardano la storia di milioni di persone, di generazioni».

– Tutta la trama si avvolge sul contrasto fra opposte teorie cristologiche: arianesimo, docetismo, monofisismo e quello che sarà il cattolicesimo.

«E ognuna considerava l’avversaria eretica, e la prevalenza di una piuttosto che di un’altra in ultimo non è dipeso da particolari illuminazioni mistiche ma da un miscuglio di opportunità politiche e di capricci umani. Alla fine l’umanità si trova a pregare – e a morire – per un’idea nata a tavolino dall’alzata di mani di una votazione qualsiasi».

– A morire: oggi è terribilmente attuale.

– Non si cede, così, al relativismo, alla dietrologia, infine al nihil?

«Se storicizzare significa smitizzare, de-idolatrare, mi va benissimo: guardo con ribrezzo chi indossa una maglietta del Che Guevara – per esempio – non rendendosi conto degli orrori concreti, umani, reali compiuti da quell’uomo. Significa voler essere ciechi. Non credo invece che storicizzare faccia perdere i valori, anzi, semmai li rafforza».

– Si spieghi meglio.

«Discutevo una volta con un amico fortemente religioso e fui stupefatto quando mi disse che l’intero cristianesimo crollerebbe se improvvisamente si avesse la prova provata che Gesù – per esempio – non sia risorto. Per me è inconcepibile: io se fossi cristiano lo sarei anche se Gesù non fosse mai esistito. Per me ciò che importa è che esista la sua parola, la sua idea, in questa credo, non in una storia, in un fatto, tanto meno in un mito umano».

– E qui si ritorna alla smitizzazione del sacro maneggiato dagli umani. Nel suo nuovo romanzo è andato oltre.

«Già. Qui sono addirittura degli arcangeli guerrieri a interrogarsi sul senso del sacro, sul mistero. E lo fanno proprio in una New York ferita. Ma per scaramanzia è meglio parlarne quando sarà pubblicato».

– Questi temi li ha riversati anche su un saggio.

«Sì, ‘Altri Dei’, dove mi interrogo su come nella storia l’umanità abbia tentato di risolvere la contraddizione fra bontà divina e male nel mondo. Un libro molto sofferto, credo potente, che tarda a trovare un editore perché li si considera temi troppo lontani dalla gente, invece io credo il contrario, e questo sito ne è la prova».

Andrea B. Nardi – scrittore, giornalista
Ecce Deus – Robin Edizioni
www.andreanardi.it     [email protected]

39 pensieri su “Intervista ad Andrea B. Nardi

  1. Roberto Rossi Testa

    “Discutevo una volta con un amico fortemente religioso e fui stupefatto quando mi disse che l’intero cristianesimo crollerebbe se improvvisamente si avesse la prova provata che Gesù – per esempio – non sia risorto.”
    Questo, condivisibile o meno, non lo dice “un amico fortemente religioso” ma San Paolo. Chi scrive un noir teologico/romanzo storico dovrebbe forse documentarsi meglio.

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  2. ABN

    Caro Roberto, lo so bene anch’io che lo disse san Paolo (minuscolo, non è una chiesa: chi scrive dovrebbe conoscere meglio la grammatica), ma la discussione mi capitò purtroppo non di farla con lui bensì con un amico che lo citava. Grazie davvero per il tuo interessamento.
    Ciao
    Andrea

    Rispondi
  3. Roberto Rossi Testa

    Caro Andrea,
    hai ragione, san Paolo non è una chiesa né una casa editrice, e a me è scivolato il dito mentre battevo. Prendo atto, del resto mi sarei stupito del contrario, che tu conoscessi quel fondamentale passo di Paolo; mi spiace però che il pezzo, così com’è apparso, potesse indurre in confusione qualcuno.
    Ciao,
    Roberto

    Rispondi
  4. domenico

    Caro Andrea,
    apprezzo quello che hai detto nell’intervista, un solo dubbio: anch’io amo il Cristo per la sua parola, ma come credere al messaggio escatologico, alla sua promessa di vita eterna se Lui, infine, non è risorto? Oppure ami solo il messaggio sociale che in effetti rispetto al paganesimo è rivoluzionario?

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  5. vbinaghi

    Il romanzo sembra molto interessante, e forse ancor più “Altri dei”, al quale auguro di trovare senz’altro un editore. Chi dice che i temi religiosi sono lontani dall’interesse del grosso pubblico, sbaglia di grosso. E in ogni caso, anch’io ho “sprecato” due anni di vita per scrivere un romanzo “teologico”: sono più che mai convinto che nemmeno i grandi nodi politici saranno mai sciolti, se non si chiariscono le opzioni religiose più o meno mascherate che essi sottendono. Per valutare l’onnipresenza della religione basta poi girellare sui blog di certi “atei militanti”, più che mai devoti alla propria ossessione titanica.

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  6. Carla

    Valter, mi hai rubato le parole!
    Anche io sono interessata, soprattutto al saggio “Altri Dei”.
    Auguroni!
    carla

    e un saluto a Marino!
    p.s.: aspetto sempre quelle lettere.
    ciao

    Rispondi
  7. Luca Ariano

    Molto interessante deve essere questo romanzo!Me lo procurerò. Io sono ateo, come sapete, ma rimango sempre molto affascinato dalla figura di Gesù Cristo uomo. Non mi addentro certo in disquisiziono teologiche che non saprei sostenere di certo, trovò però vero che senza Cristo divino forse crollerebbe tutto il Cristianesimo. Non sono di quegli atei titani ed integrali, anche perchè sono molto interessato a tutte le religioni come fenomeno antropolgico e sociologico. Non bisogna però cadere (e qui parlo da ateo) nel pensare che operazioni tipo Codice da Vinci svelino poi la verità, ecc…anzi sono mere operazioni commerciali.Parlo da profano.
    Un caro saluto

    Rispondi
  8. ABN

    Cari amici, vi ringrazio davvero per questa discussione, sono molto felice d’essere così bene accolto fra voi. Intanto mi preme segnalare una mia frase dell’intervista che è saltata per questioni di spazio e che forse spiega meglio il mio pensiero. Alla domanda: – A morire: oggi è terribilmente attuale
    rispondo:
    «Già, anche se non pensavo ancora all’11 settembre. Mi sconvolge l’affanno umano nel creare sofferenza in nome della fede. Per questo volevo desacralizzare il sacro. Per me la teologia, come la filosofia, è un atto estetico, al massimo, morale. Ma mai ideologico: parlare di Dio equivale a parlare di arte, di poesia (nella cui incompletezza, forse, risiede la loro stessa bellezza) però non si può pretenderne la verità, e magari imporla. Il sacro esiste solo se è confinato nel nostro animo: quando esce in precetti si decompone. L’uomo è destinato a non sapere nulla del sacro. Sono molto kantiano. Perciò sorrido sia di chi si professa credente sia degli atei, entrambi convinti della propria fede, entrambi alleati».
    Forse così rispondo a Domenico: sì, il messaggio sociale di Cristo mi preme assai di più, e lascio la metafisica nel campo del piacere estetico.
    Andrea

    Rispondi
  9. elena f.

    sacro forse è un termine che si definisce meglio accanto al suo opposto profano
    se il pro-fanum è ciò che sta fuori del tempio,per contrasto sacro sarà quel recinto protetto in cui il divino si manifesta e dove è possibile per l’uomo un contatto altrimenti irraggiungibile con la divinità.
    nella teologia cristiana, anche se spesso questo viene dimenticato, non dovrebbe esistere più alcuna opposizione tra sacro e profano.
    la narrazione evangelica della morte di Gesù con l’immagine della lacerazione del velo del tempio descrive in modo possente questa trasformazione.
    quel velo separava “il santo dei santi” dal resto del tempio, lì poteva entrare solo il sommo sacerdote e solo una volta l’anno lì veniva invocato l’impronunciabile nome di JHWH.
    questo strappo e l’effusione dello spirito, sono due immagini che indicano come dalla passione-morte-risurrezione sia nato un nuovo modo per l’uomo di relazionarsi al divino perchè da quel momento il divino ha fatto irruzione nell’umano. non c’è o meglio non dovrebbe esserci per il cristiano più nulla di pro-fanum perchè l’evento dell’incarnazione ha inaugurato il mondo nuovo.
    per questo noi cristiani non possiamo considerare Cristo solo un’idea, magari bella, perchè un’idea che non si incarni non ha alcun valore
    alla samaritana Gesù dice:
    “credimi, donna, è giunto il momento ed è questo in cui i veri adoratori adoreranno il Padre nello spirito della verità”(Gv4,23)

    saluto tutti

    elena f.

    Rispondi
  10. ABN

    Cara Elena, è stimolante la tua lettera. Tuttavia una volta di più noto come al credente cristiano sembri interessare maggiormente il discorso sulla propria salvezza (e da qui l’ossessione della reinicarnazione di Gesù) piuttosto che sul messaggio d’amore. Mi sbaglierò sicuramente però non riesco a commuovermi per il problema della (Sua e mia) resurrezione che quasi mi pare egoistico, invece mi strugge la parola d’amore, rivoluzionaria ancora oggi, evidentemente dimenticata.
    Grazie
    Andrea

    Rispondi
  11. elena f.

    @andrea
    innanzitutto tra reincarnazione e risurrezione della carne passa una bella differenza ma non credo sia questo il contesto per tale discussione, l’importante è sottolineare che non sono la stessa cosa.
    in secondo luogo vorrei chiarire questo:
    non è affatto vero che il credente sia ossessionato dalla propria salvezza e soprattutto non è vero che per il credente la salvezza sia un evento futuro.
    egli/ella è un salvato, già qui ed ora. questo
    “e-ventum” è il paradosso dell’incarnazione-passione-morte-risurrezione.
    “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio,perchè chiunque creda abbia la vita” è scritto. è questo dono a fare del cristiano qualcuno capace di amare. per questo non c’è più nulla di profano, perchè chi vive nella fede vive già qui ed ora un amore in grado di salvare la vita.
    una vita non si salva nell’al di là,in un paradiiso promesso altrove, ma qui ed ora in un vissuto che la renda -perfettamente umana, la spiritualità ortodossa arriva a dire divinoumana.
    per questo il cristiano non fa o non dovrebbe fare questioni di etica filosofica, ma compie gesti che comunicano lo stesso amore che ha ricevuto.

    grazie a te
    elena f.

    Rispondi
  12. ABN

    Sì Elena, hai ragione ho scritto soprappensiero incarnazione e pensavo a resusserezione (ma in realtà sto contemporaneamente lavorando e sbirciando questo sito). Comunque viene a galla una questione di fondo, che spero non offenda nessuno ma riguarda solo il mio pensiero: io non credo assolutamente che la vita sia un dono, bensì una condanna. Quindi non mi commuovono i testi (che peraltro non riesco a considerare sacri, ma molto, troppo umani) dove si dà tanta importanza all’e-ventum da te citato. Per me ciò che conta è la sofferenza umana e l’eventuale bilanciamento dell’atto d’amore hinc et nunc, non la salvezza dell’anima. E se vado oltre, mi incuriosisce non come farà a salvarsi l’uomo, ma come farà a salvarsi Dio.
    Ti prego di non sentirti ferita dalle mie parole.
    Grazie
    Andrea

    Rispondi
  13. elena f.

    @andrea

    nessuna offesa, tranquillo.

    non credo che Dio abbia bisogno di essere salvato.la nostra fede o la nostra incredulità non possono offendere chi sta confitto in una croce a dire il suo
    “Ti ho amato di amore eterno per questo ancora avrò pietà di te”(Osea). fin quando penseremo di dovere qualcosa a Dio, o che che sia Lui a pretendere da noi qualcosa non riusciremo a capire.
    vedi, la folgorazione accade quando si comprende il racconto della passione, un uomo, giusto, pacifico, che camminava disarmato per le strade della sua terra annunciando un regno diverso da quello che tutti attendevano, è un uomo scomodo per il potere di allora e per il potere di tutti i tempi.
    nasce la decisione di sopprimerlo con una punizione esemplare, lo scandalo della croce, la tortura infamante.
    quell’uomo umiliato dall’uomo non compie alcun gesto di difesa, se non questo
    “se ho parlato male mostrami l’errore, ma se ho parlato bene perchè mi percuoti?”
    poi tace fino al supplizio.
    il messaggio cristiano è tutto nel silenzio di un Dio che non si ribella alla follia della violenza umana, ma la accoglie per trasformarla. non c’è amore più grande che dare la vita. e lui la offre.
    non so se il Gesù storico sapesse che sarebbe risorto(è una questione teologica complicata), ma lo stesso va fino in fondo.
    la psychè, l’anima che si salva non è un software che resta dopo la morte e che verrà ricomposto all’hardware nella risurrezione, l’anima che si salva in questo amore è la vita stessa, questa vita che tu dici una condanna.
    quando sono innamorata penso che sia bello essere condannata ad amare, questo è il messaggio, se la vita è una condanna, nella fede si trasforma in una sentenza d’amore.

    di nuovo grazie a te
    elena f.

    Rispondi
  14. lucaariano

    Elena più ti leggo e ancora una volta mi convinco sempre di più che la Fede sia un dono. Non prendere queste mie parole come se fossero dette con ironia o saccenza come spesso fanno molti materialisti. Sono ateo ma rispetto chi crede in qualcosa, anche in un Dio e dà l’anima fino in fondo per il suo credo!
    Un caro saluto

    Rispondi
  15. fabry2007

    ottima questa discussione. Dostoevskiy diceva che anche se Cristo e la verità fossero due cose diverse, lui sarebbe rimasto dalla parte di Cristo. Vito Mancuso, nel suo Per amore sostiene che si può essere cristiani anche essendo buddisti o musulmani, se si vive del bene gratuito, puro, disinteressato. sono provocazioni salutari, di questi tempi. il bene è l’unica cosa che resiste alla morte e in cui, alla fine, vale la pena credere.
    saluti a tutti
    fabrizio

    Rispondi
  16. elena f.

    @luca

    si, la fede è un dono.
    ma, (anch’io senza ironia), quando ti fanno un regalo se lo lasci sotto l’albero e non lo scarti non puoi sapere se ti piace o no.
    molti di noi hanno paura a scartare il regalo di Dio…
    così “scartano” il dono.
    ma come dice fabry, Dio non si lascia intimidire facilmente, chiunque compie il bene è dalla sua parte
    “quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare?”
    si può amare Dio solo amando l’uomo, si può amarlo allora persino negando.

    saluto tutti
    elena f.

    Rispondi
  17. ABN

    Cara Elena, cari tutti,
    ora ti ho vista più vicina a ciò che sento. L’amore del Cristo che non si ribella, l’amore per l’uomo da parte dell’uomo. Però in questo non riesco ancora a trovare Dio, e francamente non mi interessa neppure: come dissi all’inizio, ciò che mi preme è l’atto d’amore dell’uomo, non la fede in Dio. Io non credo alla Rivelazione, non credo alla Incarnazione, e riguardo alla Resurrezione, beh sinceramente, dopo questa commedia terrena, spero proprio non mi sia riservata anche un’altra vita…
    Ma tornando al mio Ecce Deus, lo scopo era proprio raccontare quanto poco contino i libri sacri, e come un cattolico fervente e convinto, se quella votazione a Nicea fosse stata diversa, oggi sarebbe altrettanto fervente e convinto sostenitore di tutta un’altra tesi.
    Ribadisco: sacri non sono i libri (che cambiano), e neppure le parole degli uomini (volatili): sacra è solo la nostra coscienza, sacro è il dolore altrui.

    Approfitto per salutarvi tutti e ringraziarvi di avermi accolto in questo gruppo.
    Andrea

    Rispondi
  18. elena f.

    @andrea

    vedi,
    per dire il tuo ” se la votazione di Nicea fosse stata diversa ecc” devi fare un’operazione che dici di negare, ovvero devi CREDERE che Dio non esiste. il tuo è un atto di fede non puoi dimostrare che Dio non esiste, così la tua operazione che letterariamente sarà ottima e la leggerò, resta un libro umano proprio perchè non ispirato.
    io dico, la votazione a Nicea non poteva essere che questa perchè questa è la Verità e il fatto che ci siano state molte “eresie” non significa che tutte potevano andare bene in quanto umane, significa che per cogliere la verità anche quando è ispirata il cammino dell’uomo è difficile.

    saluto tutti
    elena f.

    Rispondi
  19. elena f.

    e aggiungo
    tu sei attratto dal messaggio d’amore del Cristo
    beh, quell’amore è la verità.

    ancora saluti

    elena f.

    Rispondi
  20. ABN

    Cara Elena, ma che vuol dire «il fatto che ci siano state molte “eresie” non significa che tutte potevano andare bene»?
    Sono andate tutte bene invece: infatti la loro parola è rimasta, e addiruttura molte sono attive ancora oggi e anche fra di noi (vedi la Chiesa Unitariana di Torino, per esempio). Oppure è solo la maggioranza il suggello della verità?
    Comunque hai ragione: io sono attratto dal messaggio d’amore del Cristo. Il resto, come dicevo, è solo poesia, dialettica, esercizi di stile.
    Sono contento che tu abbia trovato le risposte, credimi. Io non sto cercando niente.

    Rispondi
  21. elena f.

    @andrea

    si, e ci sono i testimoni di geova e tanti altri gruppi affini ma che la loro sia una parola che rimane è da vedere. (parola è un fatto non un suono).
    per me l’unica parola che resta è quella di chi dà la vita per amore.
    non so nemmeno se io stessa sono o sarò in grado di farlo,
    se ogni volta che mi sarà chiesto di stare dalla parte della verità ne sarò capace. per questo,vedi, io non ho trovato risposte, semmai infinite domande, domande impellenti che mi interpellano ogni volta che si presentana una scelta; ogni volta infatti devo agire,e per agire devo scegliere qualcosa e lasciare da parte qualcos’altro.
    la verità è una, ma è talmente semplice che ci sfugge perchè è ciò che sta fra l’io e l’altro, è relazione, incontro, ma fra uomini questo è difficile perchè significa fare spazio, non togliere ma dare, ma noi abbiamo paura e spesso e la paura chiude il nostro sguardo.
    se tu non cercassi niente, neppure cercheresti di dire come la pensi. credo che anche tu sia in cerca come tutti coloro che sono attratti da una parola d’amore.

    saluto tutti

    elena f.

    Rispondi
  22. ABN

    Non vorrei che questo piacevole confronto diventasse una questione fra noi due, ma prima dici di conoscere la verità e di sceglierla sempre, poi che non hai trovato le risposte.
    Io non riesco proprio a presumere di avere la verità, e mi fanno molta paura coloro che lo affermano, specie se sono imbottiti di tritolo (non è il tuo caso, ovviamente, ma da qui si parte).
    Poi, sai, io continuo a pensare che non sia la vita a essere sacra in sé ma la sofferenza. Immaginare la vita come un dono lo sento quasi una bestemmia, non ci posso fare niente. Non so se credo in Dio o no, quello che so è che non riesco ad amarlo.
    10 minuti di un bambino ad Auschwitz non valgono tutta la vita del creato.
    Un abbraccio
    Andrea

    Rispondi
  23. elena f.

    @ andrea
    penso anch’io che si rischia il dialogo a due ma sento di doverti rispondere

    dico che la verità non è una formula concettuale ma un agire che chiama a dare la vita, e dare la vita non è sempre una scelta facile neppure per il credente. il discernimento di ciò che è vero e giusto va fatto ogni volta .
    la croce è una risposta chiara, scegliere la croce in ogni nostra azione non è né immediato né semplice, il credente resta un essere umano con i sui limiti e difetti.

    quanto ad Auschwitz credo che non lo abbia inventato Dio ma noi uomini e che anche in quel caso la scelta per chi sapeva e non agiva fu questa:
    la vita del bambino o la mia? perchè ribellarsi significava morire.
    il libero arbitrio ci sta bene fino a quando non ci rendiamo conto che può essere un’arma mortale; allora interpelliamo Dio e gli chiediamo il conto del dolore provocato dagli uomini.
    credo che la responsabilità di tutti gli Auschwitz prima e dopo e di quelli futuri sia proprio nella nostra libertà. è un discorso scomodo ma è così.

    saluto tutti

    elena f.

    Rispondi
  24. ABN

    Da Auschwitz sono partito proprio per scrivere il mio Altri Dei, che sta cercando un editore. Si trova una scheda su
    http://www.inedito.it/description_nonf.asp?DOCU_ID=1272&idd=321

    oppure sul mio sito.
    E del silenzio di Dio si parla nel mio ultimo lavoro di narrativa, Ali, in cui perfino gli arcangeli restano disillusi. Mi sa che la prox volta affronterò il tema del libero arbitrio, per me molto poco libero e molto arbitrio…
    Forse ora sarà meglio che parliamo d’altro… magari di come si dovrebbe fare narrativa oggi, il linguaggio, i temi, ecc. Mi interesserebbe molto il vostro parere.
    Grazie
    Andre

    Rispondi
  25. elena f.

    @andrea

    per essereuno che non cerca niente ti occupi parecchio di Dio.

    ti auguro ogni bene, davvero, perchè il bene è l’unica cosa che resta.
    buon lavoro.

    saluto tutti
    elena f.

    Rispondi
  26. vbinaghi

    Andrea, ho letto l’estratto del tuo libro. Ci vedo un onesto compendio della filosofia della religione illuministica, scritto bene e completo. Ma anche risucchiato all’interno del discorso illuministico sulla religione: ne accetti le categorie, il modo di porre le questioni, e finisci per condividerne il presupposto, che è una banalizzazione del discorso religioso. Ossia il discorso religioso viene riferito dal philosophe, ma al livello del senso comune, privato del suo simbolismo spirituale, senza il quale è come una buccia vuota. Tale la considerazione di Kant su Abramo. Cui potrei opporre facilmente la lettura di Kierkegaard in “Timore e Tremore”. Quello che l’Illuminismo tratta come la religione ne è la descrizione in un linguaggio improprio: la caricatura.

    Rispondi
  27. Antonio Fiori

    Potessimo tutti fare pochi passi
    ogni giorno verso il nostro oriente spirituale
    giungervi pure disillusi e stanchi
    o nemmeno arrivarvi

    ma certi della direzione presa
    della visibilità delle tracce, certi
    che il soccorritore possa ritrovare
    i nostri corpi esausti.

    A.F.

    Rispondi
  28. ABN

    Caro Valter, ti ringrazio del tuo interesse. L’estratto che hai letto evidentemente ha il tono che dici, ma diversi toni hanno altri capitoli del libro, estranei all’Illuminismo.
    Vorrei chiarire che non intendevo fare un trattato teologico, ma solo – utilizzando un linguaggio il più possibile colloquiale – avvicinare lettori a digiuno di filosofia a una questione che coinvolge tutti, la teodicea. Dando voce – certo in modo insufficiente – a teorie antiche e a volte misconosciute.
    Fondamentale poi non confondere mai l’autore con la sua opera…
    La mia spiritualità è cosa talmente in fieri che non pretendo certo di illustrarla in un libro: questo è solo lavoro.

    Grazie, spero di continuare a leggere il tuo pensiero.
    Andrea

    Rispondi
  29. enricodelea

    Interessante, leggerò il libro. MI viene in mente un incipit paradossale (ma non tanto poi) di “Ateismo nel cristianesimo” di Ernst Bloch, che fa: “solo un ateo può essere un buon cristiano, solo un cristiano può essere un buon ateo” …
    Diversi anni orsono, in tema di eresia, lessi un bel libro di Francesco Ruffini sul socinianesimo, eresia cattolica antitrinitaria: vedremo di riprendere tali temi…

    Rispondi
  30. ABN

    Sì Enrico, sono bei temi: affini ai sociniani ho scoperto gli unitariani, Chiesa presente anche oggi in Italia. Tutti loro si macerano nel tentativo di abolire l’ipotesi trinitaria in virtù di un vero monoteismo, cosa che non riescono a cogliere nel dogma ufficiale ormai considerato troppo denso di concessioni politeistiche (Gesù figlio di Dio, lo Spirito Santo, e poi venerazioni mariane, angeliche, dei santi, ecc.).
    Magari si aprisse un dibattito qui.
    Ciao

    Rispondi
  31. Andrea

    “L’uomo è destinato a non sapere nulla del sacro”

    Non avevo mai trovato qualcuno che la pensasse come me, o che per lo meno esprimesse lo stesso concetto a cui sono arrivato negli anni. Io so che non potrò mai avere le risposte alle domande che qualsiasi essere umano si pone e che per molti trovano risposta nella religione.

    So che se ci fosse qualcosa, ed è molto probabile che qualcosa di superiore ci sia, sarebbe inconoscibile dalla mente umana. Come il concetto di spazio infinito. Se si prova ad immaginarlo ad un certo punto la nostra mente “stacca” perchè non ce la fa a comprenderlo, è più grande della mente stessa.

    Siamo destinati a non sapere nulla del sacro. Non ci resta che vivere, tenendo sempre a mente che non sappiamo nulla. “Hoc unum scio, me nihil scire.”

    Rispondi
  32. elena f.

    “siamo destinati a non sapere nulla del sacro”

    se è vero che oggi non possiamo più illuderci rispetto alla corrispondenza esatta parola-cosa e dobbiamo affidarci ad un linguaggio che mostra i suoi limiti e, secondo me, proprio in essi le sue magnificenze, è vero anche che le parole sono nate per significare qualcosa di comunicabile. certo dalla semplice parola-oggetto:pietra, martello, albero, per poter dire e soprattutto per potersi dire l’uomo ha dovuto fare uso di un linguaggio meno preciso, io lo definisco metaforico, dando a questa accezione un ampio margine che comprende tutte quelle figure che non rientrano appunto nell’equazione parola-cosa, ha dovuto rendere sottile il suo intelletto, passare dalla grossolanità della materia alla trasparenza del “ciò che sta nel mezzo-oltre-altrove-“. se posso conoscere l’uomo solo in quanto organismo vivente allora non mi resta che fare il biologo molecolare, ma se voglio conoscere quell’essere che ha anche aspetti misteriosi, detti appunto spirituali, (senza, spero, scandalizzare nessuno usando questo termine ormai abolito dai più come privo di senso) dove per spirito si intende appunto tutto ciò che sta oltre la parola-oggetto, allora dovrò accettare un linguaggio e dei significati che pur non offrendomi una conoscenza esatta, lo stesso mi accostano, mi avvicinano alla cosa. se dico a qualcuno “ti amo” tutti abbiamo la presunzione di sapere che cosa sto dicendo, mentre ad un’osservazione attenta e sincera questa parola non significa nulla, non c’è un oggetto amore così come non lo posso afferrare con la mente. anche l’amore quando cerco di dirlo mi sfugge quando lo penso tira la mente verso limiti impensati eppure non solo lo penso ma pure dico di sapere cos’è. così per il sacro, la cui etimologia ho avuto il piacere di spiegare all’inizio di questo dialogo, sebbene non possa pretendere di conoscerlo così come vedo un cane o una barca, pure posso accostarmi al suo mistero e trarne quanta più conoscenza possibile, sapendo che molto rimarrà sempre inafferrato. ma il molto inafferrato non è il tutto inafferrabile.
    è una questione antica quanto l’uomo e da sempre è una questione di ascolto. c’è chi ha il coraggio di tentare l’avventura di questa conoscenza e chi “come la volpe dice che l’uva troppo in alto è acerba” dice che il sacro è “troppo…altrove”

    saluto tutti
    elena f.

    Rispondi
  33. ABN

    Cara Elena, la volpe di cui parli tu si chiama Kant, e non era propriamente uno scemo.
    Nessuno di noi, credo, smette di parlare del sacro e di accarezzare ciò che questa parola rappresenta: solo che molti non hanno tema di ammettere la propria insufficienza nel parlarne. Personalmente ho troppa paura di chi è pieno di certezze.
    Comunque tu per parlare della vita e della divinità parti sempre da un discorso antropocentrico, cosa che a me sembra assurda. Come quando mi parlavi del male prodotto dagli uomini e io invece parlavo del male provocato agli uomini (e a tutte le creature).
    Per Andrea: ti ringrazio per non avermi fatto sentire solo.
    Ciao a tutti
    ABN

    Rispondi
  34. elena f.

    @ABN
    nessuno ha paura di affermare il proprio limite, cosa che se hai letto bene ho fatto, ma limite non vuol dire nessuna conoscenza nessuna possibilità.
    il discorso che parte dall’uomo è necessario perchè non sono nè una lumaca nè un gatto; qualora lo fossi parlerei di Dio dal loro punto di vista (sempre che ne abbiano uno). da che punto di vista può partire l’uomo? da sempre ha due possibilità: o partire all’assalto delle vette del sacro con la ragione o attendere una rivelazione dall’alto. in molti hanno fatto entrambe le cose e in molti dite che nessuna delle due è possibile; ma forse semplicemente non è possibile per voi che avete messo la testa sotto la sabbia e dite che è buio in pieno giorno. quanto a kant sei già stato contraddetto in questo post sulle tue posizioni neo-illuministiche e non ripeterò cose che condivido (cfr.n 28).

    saluto tutti
    elena f

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  35. ABN

    Santo cielo Elena, sei indisponente con la tua saccenza, lo sai? Ma tutta questa rabbia che hai dentro cosa nasconde? Hai la coda di paglia, vuoi convincere tutti che solo tu possiedi la verità? Ma come ti permetti di dire che chi non la pensa come te nasconde la testa sotto la sabbia? Sono quelli intolleranti come te che alla fine trovano qualcuno che va a mettere le bombe.
    Continua pure a concettualizzare tutto solo dalla prospettiva antropomorfica invece che universale, e la tua ubris porterà rovina non solo a te ma anche a chi ti sta intorno.
    Quanto a Kant anche io ho gia risposto, n° 31.
    Francamente speravo di non trovare qui dentro persone così spocchiose e intolleranti. Comunque grazie al cielo sei l’unica.

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