Trovo molto interessante questa ‘puntualizzazione’ del verso. In particolare, nel merito poetico, estrapolo e sottolineo: “il tuo bavero l’ho preso al primo bacio/al cimelio di guardarti o vederti ancora vivo./leggo libri velati ancora oggi/che non so salpare un’altra civiltà/ grado gradito occaso” e le intere ultime due poesie, dal taglio quasi antropologico.
Antonio
marina è un piccolo inverno a perdita d’occhio, crepuscolo atroce fino all’impossibile. nell’impossibile.
la mano della sua poesia sta nelle colonne, scolpita nelle colonne della – nostra – paura di latta. quella mano pettina la folla penosa, il cieco giardino, nell’attesa di una chiamata ispirata.
fa blocchi di freddo, fa donna da “vedere” io mi vedo, protagonista di una casualità ibernata, essudante particolari fisioniomici imbalsamati.
così scava e perdura. dura.
un saluto, cara Marina e…
ricordi il “risus vedovile”?
ecco, sono quella.
un caro saluto
paola
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Trovo molto interessante questa ‘puntualizzazione’ del verso. In particolare, nel merito poetico, estrapolo e sottolineo: “il tuo bavero l’ho preso al primo bacio/al cimelio di guardarti o vederti ancora vivo./leggo libri velati ancora oggi/che non so salpare un’altra civiltà/ grado gradito occaso” e le intere ultime due poesie, dal taglio quasi antropologico.
Antonio
marina è un piccolo inverno a perdita d’occhio, crepuscolo atroce fino all’impossibile. nell’impossibile.
la mano della sua poesia sta nelle colonne, scolpita nelle colonne della – nostra – paura di latta. quella mano pettina la folla penosa, il cieco giardino, nell’attesa di una chiamata ispirata.
fa blocchi di freddo, fa donna da “vedere” io mi vedo, protagonista di una casualità ibernata, essudante particolari fisioniomici imbalsamati.
così scava e perdura. dura.
un saluto, cara Marina e…
ricordi il “risus vedovile”?
ecco, sono quella.
un caro saluto
paola