da “Pecca di espianto” 2007-

  • di Marina Pizzi
  • *
  • sorriso di ebetudine l’inizio del mondo
  • quando la giara-madre s’interrompe
  • ebetudine di separazione
  • frode di pozza pecca di espianto
  • fatto compiuto, morte in teca al seme.
  • *
  • convinse le lucertole,
  • dacché le sostanze della madre
  • non dettero sole,
  • al ponte degli sfrattati
  • tutti tali a liriche di chele in cerca
  • addirittura ancora della cosiddetta
  • vetta di un tozzo di pane vieto,
  • raffermo, muffa di fato, zero stantio.
  • *
  • non ho mica bivacco né elettrodo
  • a sapermi illuminare il mare smorzato
  • la zolla refrattaria perfino alla tomba.
  • il tuo bavero l’ho perso al primo bacio
  • al cimelio di guardarti o vederti ancora vivo.
  • leggo libri velati ancora oggi
  • non so salpare un’altra civiltà
  • grado gradito occaso.
  • *
  • il libro è ben rilegato
  • le pagine da tagliare
  • il tram che non arriva
  • vale un’intera enciclopedia.
  • *
  • andai a scuola con i pantaloni,
  • il preside mi sospese,
  • venne mia madre a ritirarmi,
  • da quel giorno misi le bretelle
  • all’inguine del sorpasso.
  • *

2 pensieri su “da “Pecca di espianto” 2007-

  1. Antonio Fiori

    Trovo molto interessante questa ‘puntualizzazione’ del verso. In particolare, nel merito poetico, estrapolo e sottolineo: “il tuo bavero l’ho preso al primo bacio/al cimelio di guardarti o vederti ancora vivo./leggo libri velati ancora oggi/che non so salpare un’altra civiltà/ grado gradito occaso” e le intere ultime due poesie, dal taglio quasi antropologico.
    Antonio

    Rispondi
  2. paola

    marina è un piccolo inverno a perdita d’occhio, crepuscolo atroce fino all’impossibile. nell’impossibile.
    la mano della sua poesia sta nelle colonne, scolpita nelle colonne della – nostra – paura di latta. quella mano pettina la folla penosa, il cieco giardino, nell’attesa di una chiamata ispirata.
    fa blocchi di freddo, fa donna da “vedere” io mi vedo, protagonista di una casualità ibernata, essudante particolari fisioniomici imbalsamati.
    così scava e perdura. dura.
    un saluto, cara Marina e…

    ricordi il “risus vedovile”?
    ecco, sono quella.
    un caro saluto
    paola

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *