Bassa marea (1)
a Mario Luzi
Il raschio dell’anima
produce suoni d’Oriente
laddove la bassa marea
spoglia le statue.
Rimane il sale, come polvere,
quel biancore d’asciutto
steso lì, come residuo d’amore,
a litigare col mondo.
Lasciala andare, la barca,
verso una deriva che sia robusta
e che contempli
la visione del salice.
Il mandorlo no, non pensarlo,
che i suoi petali bianchi,
di velluto e d’ardore,
non sono di questo mondo.
Lacrime a Salò
E si spegne febbraio,
lo spazio inatteso
tra tenere intese,
rigurgiti di realtà.
Come poster oscuro
parete della notte
una cravatta nera,
buia è la camicia.
Dal collo sbottonato,
dai polsi slacciati
si distinguono arie
calde, grappoli grigi.
Non s’accenda tabacco
lo si mastichi, puro
che nell’alba di marzo
s’ammazzano i polsi.
—
Nomadismo*
Tenda appollaiata sullo scirocco,
mandrie di schiene ustionate,
fardello di scelta
da trascinare segreto.
Via di mezzo smarrita in acquoso tremare,
passione per la radicalità
da consumare mungendo le gocce.
Mirabili genuflessioni esortano il decoro,
l’aria rossa del deserto surriscalda gli zoccoli
e c’è chi aspetta tenebre sonnambule
per partire e così evitare
il peso dell’addio.
—
Alchimie
Cosa viene dal cielo
lo spiega l’etica sorridente
di sbieco
ornata a collare.
Varianza e discesa agli inferi
parallele destinate a non amarsi,
pargoli eterozigoti
d’un bivio in terra sterrata.
Scienza-rituale
connubio germanico
come altri già noti:
acutissima strumentale violenza,
algida poesia,
cancrene negli affetti
e un rocambolesco rovesciarsi
d’impurità.
—
Poesia d’amore*
Mettetevi comodi,
c’è la poesia d’amore,
sentimento stimato principe
dal millenario tappeto
zeppo d’acari e rime.
Poesia d’amore e di scomparsa,
attesa progenie di tormenti accoppiati
quand’ormoni scemano gli effetti.
Poesia d’amore e di rancore,
rigurgiti di monetarie metafore
ad indurire resina,
verdi cotenne, selve rivolte lascive
ad arginare fiabeschi confini.
Poesia d’amore e di misericordia,
croci affumicate d’incenso
a collocare l’A maiuscola
in cima al solido faraonico,
straziata l’umanità di nostre imperfezioni.
Poesia d’amore e di dolore,
e la differenza s’invola se punzonata in bacheca,
retrocessa da oggettivi parametri,
illeggibili costanti greche.
Poesia d’amore e di tenerezza,
seno di madre attaccato alla vita,
stille sorridenti
e commozioni senz’aggettivi nel gesto paterno,
mani forti che sfiorano
il miracolo in miniatura.
Poesia d’amore e di vendetta,
immissioni potassiche in vasi omicidi
violatori di norma e buongusto,
bibliche inquisizioni a richiedere carne fresca,
quarti di umana sembianza
da immolare con tuffi di lama
su strappo d’astio preesistente.
Poesia d’amore e d’indecisione,
filmografia bianconera,
freddezza di colore ed eco orientale.
Assenza d’energia in insipide allitterazioni,
ostinati paraocchi poggiati alle tempie
segnate di viola pulsante.
Poesia d’amore e d’illusione,
valido affluente
imboccante getti elegiaci,
passate veggenze di rinunce future,
pubici tremori in pelle d’oca,
sussulti di piacere a scrollare fatalismi.
Poesia d’amore e di follia,
normalità mutilata,
feroce presa cosciente
di vacuità cucite in vessilli
non ondeggianti in vento alcuno.
Poesia d’amore e di consolazione,
luce rossa sopra parafili,
negro colorito da maneggiare
firmando l’assegno e rinunciando,
senza sospetti d’ingiusto potere,
all’attuale distacco,
codificata integrità.
Poesia d’amore e di sudore,
d’ordine e contraddizione,
di spasmo e di sospiro,
di tutto,
di tutto e di niente, è ovvio,
fuorché d’amor gentile.
—
Campeda
Verso Sassari, mirando la costa
a Campeda
gli alberi si piegano a destra
a mezzo angolo grado
e così stanno
senza gravità.
Si gela spesso, a Campeda.
Fascia temperata, la nostra
curva mediterranea
negata da un vento che piega
e da un mostro di luce
che illumina
senza scaldare.
—
Eufonia*
Il pianoforte sussurra.
Morbidi accordi distanziati
a dilatare sguardi fissati.
Polsi indolenziti ma stanchi mai
a reggere dieci dita nervose,
una dopo l’altra,
sfiorando l’avorio ritagliato.
Nell’espansione di petto gioente
melodia pitturata di bianco
e gradita sorpresa
una tromba
posata parallela ai flussi d’incanto.
Unisono espressionista
per spontaneo duetto,
nella sera strega ammutolita
cenni da uomo completo
e nei fiocchi cristalli
l’indice che s’infila col calore,
sciogliendo l’acqua,
appagato.
—
Stagioni*
Ho passato l’estate
a rincorrere lo spettro spaurito
d’anima annerita,
passerò l’inverno a scrivere di lei
e pazienza
se non vorrà ascoltare.
Il pasto oggi è il viso dimenticato,
visto per caso al semaforo,
lì ignorato ed ora,
col riflesso del gambero,
rimpianto.
Sdraiato su terra di primavera,
fra succo trifoglio e solletico coleottero.
cerco il contatto teso a procacciare alimento
ma non sono riccio
e non ho aculei
e raccolto, infine,
m’addormento,
nella mistica sera adunante
insapore d’autunno.
—
Fuori nevica*
Spiando la luce respiro il fuoco,
vampe ardenti
su orecchie arrossate
che strusciano brinate.
Fuori il gelo secco di stagione,
immobile cappa muscolare,
e i ceppi di quercia cambiano stato
illuminati e consumati
sopra ghisa dilatata.
Domani, forse domani,
uscirò in strada
per respirare il freddo
che stritola la milza.
Non mostrarti mai più,
donna dall’occhio vigile,
chi canta si congeda,
e non l’hai capito, persa com’eri
nel rimpiangerti sognatrice.
Passerà l’inverno,
tornando di soppiatto nella notte accaldata
s’affaccerà su sponde catramate,
solo allora
potrò cospargere d’acqua ragia il capo,
sciogliendo la lana di vetro
disposta a zufoli
sulle mie spalle nude.
—
Evoluzioni
M’identifico e m’individuo
come vuole il sociologo,
ergo sono ape
e comando in geometria;
l’esagono, di certo
cella di nutrimento
a ricalcare
i limiti asessuati dell’istinto.
Ergo sarei ragno
dominus di leggi fisiche,
burattinaio distributore specialista
in tensioni e strutture,
governor dei reticoli.
Emettere luce
dal baratro insulare
ingrassa l’ingranaggio,
e lungo l’emotiva pianosequenza ellittica
accucciolati in furente apnea
uriniamo noi stessi.
—
Orizzontalità*
Sono vicino,
attaccato a lei con gli arti ed il ventre,
vicino
al calore trasparente che sdraiata esala,
che fluisce in me, sincero.
Affluenti che s’incontrano,
biforcazione invertita d’adesione cellulare
e temperatura coccolata.
Paurosi e indecisi
gli occhi saltellano sul soffitto
e non riesco a inghiottirla
la pallottola di pelo felino,
titubante e indifferente tenerezza
per la presenza del bisogno di lei.
Sono lontano,
inzaccherato in smorfie di miele
e maledettamente cosciente.
—
Lungo la scia
Appassionati e gelidi,
morbidi
s’allunga il passo.
Nel viaggio coinvolti,
scuri e luminosi
a polmoni aperti
capelli al vento
si rischia l’affondo
per le basse correnti;
si va capaci, però
capaci d’osservarsi
e d’imparare
lungo la scia
il nuoto, il naufragio
e il cibo dell’onda.
—
Il punto
Le parabole di ritorno
diventano ellissi
poi uova
infine cerchi, perfetti.
Un brulicare ansioso,
gesti e parole
alla ricerca di un punto
che sia limite e principio.
Assomigliamo ai nostri monti:
millenari, purissimi;
tonde rocce lisce,
acque trasparenti,
rovi, more dolcissime.
Siamo uguali
alla spietata conchiglia
al vortice, al mistero.
Siamo sconosciuti, per fortuna.
*Poesie tratte dalla raccolta “40 POESIE”, Edizioni Joker, Novi Ligure (AL), 2005.
Nota biobibliografica
Luca Mingioni, ventotto anni, è nato a Nùoro dove vive, in parte, facendo la spola con Sassari. Assistente sociale, collabora da libero professionista col Comune di Sassari, e occasionalmente insegna “Metodologia del servizio sociale” in corsi di riqualificazione professionale. Sta conseguendo la laurea specialistica in programmazione e gestione delle politiche e dei servizi sociali. Due suoi brevi racconti sono stati pubblicati nel 2002 dal quotidiano “L’Unione Sarda”.
Nel 2005 è uscita la sua prima raccolta di poesie: “40 POESIE”, edita dalle Edizioni Joker di Novi Ligure (AL) (segnalata, come partecipazione di particolare rilievo poetico, nell’ultima edizione del premio “Lorenzo Montano”).
E’ presente, con una poesia:
– nel poetico diario “Il segreto delle fragole 2006” edito da LietoColle;
– nell’antologia poetica “Navigando nelle parole, vol. 18”, Edizioni Il Filo, Roma, 2005;
– sulla rivista di arti e scienze umanistiche GEMELLAE di Tempio Pausania (SS);
– nella raccolta antologica “IOscrivo – poesia”, Giulio Perrone Editore, Roma, 2005;
– (1) scelta da Maurizio Cucchi per la sua rubrica Scuola di poesia, su Lo Specchio de La Stampa del 17 febbraio 2007.


“La barca”
me l’hanno regalato a Natale quel libro di canti,
su ogni pagina figura la sua calligrafia,
che incanto!
Un caro saluto a Luca e Giovanni
carla
Poeta che non conoscevo. A dire il vero conosco pochissimo i poeti sardi, sia giovani sia classici, se si esclude il grande Masala da poco scomparso. Grazie Giovanni per questa proposta!
Un caro saluto
Grazie, Carla e Luca: tutti e due, sempre attenti e sensibili!
Un abbraccio
Giovanni
E’ stata una bella sorpresa stamattina trovare la poesia “Bassa marea” di Luca come poesia della settimana scelta da Cucchi per Lo Specchio della Stampa. Ringrazio Giovanni che ha colto l’occasione per proporre una scelta di testi di Luca Mingioni, che certamente saranno apprezzati dai navigatori e curati della Poesia e lo Spirito. E’un giovane poeta con lo sguardo giusto anche sui temi dove è facile scivolare (Poesia d’amore, Stagioni), le indovinate prospettive (Alchimie, Campeda, Fuori nevica, Lungo la scia).Un discorso poetico umile, e già maturo.
Antonio
doverosa errata corrige: “curatori” e non già “curati”
Antonio
Grazie della segnalazione. Poeta che non conoscevo.
Ringrazio e saluto Antonio e Gian Ruggero.
Giovanni
Un saluto a tutti i lettori, innanzi tutto. E ringrazio Gianni Nuscis, ovviamente, poeta di forza sorprendente ed egregia persona, che mi onoro di conoscere.
Un grazie anche ad Antonio Fiori, la cui bontà sfora qualunque confine.
Ringrazio anche chiunque abbia letto le mie poesie. Di questi tempi, basta e avanza.
Accetto critiche e suggerimenti da chiunque abbia la pazienza e la buona volontà di soffermarsi un poco di più sui miei versi.
Grazie ancora a tutti,
Luca
poesia calata nella natura, dalla quale trae simboli metafisici, come nei quadri di De Chirico. un mondo che nasce dalle cose, ma finisce sempre col superarle, in un orizzonte ulteriore che custodisce sensi nascosti.
grazie anche a Gianni.
fabrizio