Uno che struscia le mani
sulle foglie
e scopre un osso
di un animale che non esiste
e batte il ginocchio
e brilla la rotula.
Poi non c’era come
il guanto pallido e sciupato
del destino.
Uno che struscia le mani
sulle foglie
e scopre un osso
di un animale che non esiste
e batte il ginocchio
e brilla la rotula.
Poi non c’era come
il guanto pallido e sciupato
del destino.
è un bel gioco di luci, di forme, di sensazioni, questo filtrare, questo strusciare le mani , e il battere dell’osso, e il baluginìo del cerchio…
mi porta a sentire una consistenza dove c’è la dispersione, e non c’è solo questo sentire al tatto, ci sono altre percezioni,
il suono,
la vista,
che lasciano spazio al gioco della memoria.
il finale spiazza!
mi sorprendi sempre, Emanuele.
ciao
io ho visto 2001 odissea nello spazio in nove versi.
belli.
paola
E’ vero, finale spiazzante che colpisce!Anche a me a ricordato Kubrick. Sarà che sono “malato” di cinema… 🙂
Un caro saluto
@ Carla: grazie per le attente letture
@ Paola e Luca: ora anche a me ha fatto pensare a Kubrick.. grazie per questo legame che comunque da qualche parte c’era sicuramente e ora ancora più sicuramente c’è
a me fa pensare ad un uomo che scopre all’improvviso di esere stanco, molto stanco.
hai la capacità di far interagire piani diversi in poco spazio e con movimenti essenziali. il risultato è di sicuro effetto.
ciao
fabrizio