La fronte

La fronte serena di rose
non colte da te dell’estate
da un vento alieno baciate
lasciate inclinare alla sera
un dolce serpente accarezza
che ama guardare i tramonti.

15 pensieri su “La fronte

  1. paola castagna

    Vi un filo sottile nella Parola ovunque maiuscola.
    …di rose
    non colte da te…
    Un rammarico lieve tra la poetica a tratti disarmante.
    Bellissima la conclusione …un dolce serpente accarezza
    che ama guardare i tramonti.
    Paola Castagna

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  2. fabry2007

    un sapiente uso del linguaggio e delle stratificazioni letterarie con la capacità di sottrarne il peso superfluo, il residuo inutile. ne resta la malinconia di un passato che diventa universale.
    fabrizio

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  3. paola

    leggendo Luca sembra che discutere con la paura
    potrebbe anche avere un dolce e struggente lieto fine
    o invece no, o almeno non sempre.
    luca ha paura della sua paura ma la invita
    e si invita ad attraversare – entrambi – una collezione
    di sereni paesaggi acquarellati – a volume abbassato –
    come un po’ prima della fine del mondo o un po’ come prima d’una tempesta,
    dove i colori sono del più della metà smorzati, ma non morti
    anzi ridefiniti in un versamento, senza in esso sbiadire, di grigio scalzo
    a volte fresco, a volte silenziosamente furioso.

    si crea così una danza d’emicicli discreti in disparte – a volte anche troppo in disparte là dove la mano potrebbe calcare una protesta più accesa –
    dove la coppia intimamente altissima, passa in rassegna
    luoghi ricordi desideri dolori e dove la paura dovrebbe
    specchiarsi e incantata, infrangersi in una presa di coscienza
    meno caparbia, più rassegnata e se il lettore impara per un secondo
    a non ritenersi immortale e immorale nel seguirli potrà anche
    godere di ogni vibrazione, di ombre miti e meno miti
    e sapere quanto del poeta sia la paura e viceversa.

    nei versi di luca – è un po’ che lo leggo –
    c’è una ricerca profonda nella “paura” – scrivo paura virgolettato/in senso lato – e un operare
    a quella per rendere guardabile l’immagine della paura
    alla paura stessa e quindi al poeta
    non è facile perchè la paura non sta mai ferma e nemmeno l’uomo
    sta mai fermo ma sono tutte e due universi
    in contrazione a volte sincronica a volte su piani differenti
    c’è comunque l’inseguimento del corpo alla mente e il contrario (siamo pur fatti di parecchi contrari)
    c’è la negazione delle illusioni da una parte e dall’altra ma c’è anche,
    oltre alla notte ficcata nell’alba, anche l’alba ficcata nel tramonto nella quale
    allargare le piastrelle del piccolo cunsuntivo in cui viviamo, al di là anche delle illusioni, al di là delle certezze per sopravvivere in un’impressione più intelligente
    all vacuità penosamente disperata della vita.
    e complimenti a Luca
    un saluto
    paola

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  4. lucaariano

    No problem Paola, i lapsus vengo a tutti, sapessi quanti ne faccio io che a volte mischio anche le date… 🙂
    Un caro saluto

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  5. paola lovisolo

    caro Luca il mio lapsus si è ripetuto ben quattro volte. c’è stato un corto circuito perseverato da parte mia
    tra l’altro sul blog dove scrivo ho chiamato per mesi una commentatrice con il suo nome storpiato al che alla fine giustamente sono stata richiamata alla sveglia e
    e ancora, scusatemi
    paola

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  6. paola lovisolo

    e inoltre volevo aggiungere che non intendevo mettere Fabio in un difficile coinvolgimento emotivo relativo ai suoi versi con il mio commento ma pregarlo di tenere presente che le mie parole non voglio indagare nel poeta ma in quello che mi evocano le sue parole.
    quello che di primitivo mi fraseggia addosso
    in prima lettura.
    grazie
    paola

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  7. Mario Ardenti

    Cortesi e (forse) giovani scriventi, perché non capisco?
    Direte “Limiti tuoi”, e con giustezza.

    La sestina proposta è di certo gradevole, composta nella scrittura ed elegantemente nostalgica, e rimanda per certo alle tante e confuse nostalgie di chi legge.
    Ma non resta ferita.
    E della “paura” io non vedo traccia, e neppure delle “sottrazioni” del peso superfluo: epperò continuo con piacere a leggere in questo sito ogni giorno, e se in questo di giorno, soleggiato, ho voluto lasciar traccia dei miei oramai sedimentati e vecchi limiti, abbiate pazienza e mandatemi a quel paese, se possibile con un sorriso.

    Un caro saluto a tutti/e

    Mario

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  8. paola

    @ Mario (più di due parole, quasi un disturbo logorroico, il mio e nemmeno troppo chiaro)

    non capisci il perchè nei versi di Fabio uno possa averci letto la paura? ( al di là di quello che volesse intendere il poeta che non ci riguarda e cessa nel momento stesso in cui leggiamo la poesia, e anzi, almeno per quanto mi riguarda il poeta cerca di dimenticarsene il più in fretta possibile)
    infatti nei versi pubblicati Fabio parla dei suoi versi come di quattro sillabe in fila e così deve essere almeno non vi sia poi libera volontà di ritornarci su dopo avere letto i commenti per riflettere come poi lo stesso Fabio scrive di stare facendo

    io non credo che uno sia obbligato o si debba ostinare a capire le sensazioni evocate da una lettura altrui (nè quelle evocarono al poeta la scrittura dei versi a meno che non sia lui a renderne conto almeno in un prologo) – piuttosto è sano e bello a mio avviso poter risalire insieme dal basso dei nostri diversi spalti – e questo è un luogo din cui lo si può fare e si fa- senza che la diversità delle sensazioni confligga per essere imposta agli altri interlocutori ma sia piuttosto marcata la libertà di focalizzare sensazioni diverse e metterle a nudo insieme a quelle d’uguale empatia senza imporre – appunto – a nessuno le prime e godendo della congiunzione delle seconde.
    una diversificazione a cui ognuno attinge (anche si, egoisticamente, eh, non lo nego).
    il poeta da tutto questo modo di discutere(parlo di un idea mia di poeta) trarrà magari un prossimo piccolo o piccolissimo o quasi invisibile tassello per il brogliaccio
    successivo oppure mi volterà la schiena e mi seminerà in un lampo con tutto il mio rispetto
    un saluto a te
    paola

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  9. paola

    oggi pensavo che quello che scriviamo potrebbe essere tutto quello che non sappiamo che l’occhio ha visto – o l’orecchio ascoltato e la bocca detto, pur tutto a noi appartenente in apparenza ma non nostro.
    ecco che se più spesso ascoltassimo quello che ascoltiamo o guardassimo quello che guardiamo o parlassimo quello che parliamo
    avremmo più tempo per cedere il passo anche agli altri. forse tutto questo lo ha già detto qualcuno o l’ho letto.
    forse niente di nuovo. ma l’ho scritto.
    paola

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  10. Mario Ardenti

    @ paola

    replico solo per dire che ti letta. con il consueto scavato interesse.
    si potrebbe aggiungere parecchio, sicuramente riproponendo il già detto, e male per giunta.
    ci sarà tempo, forse. per ora me ne astengo, e davvero caramente ti saluto.

    mario

    Rispondi

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