Saranno forse i limiti intellettuali di un semplice cristiano non cattolico, ma non riesco sinceramente ad interpretare l’ossessione sessuofobica che affligge gran parte delle gerarchie vaticane se non come una strategia di urgenza politica derivata da quello che in antropologia è chiamato shock culturale. Premetto che non sono un laicista, non amo il populismo anticlericale di certo socialismo europeo e sono anch’io per la difesa culturale (ma non legislativa) dei valori della tradizione europea e cristiana. Vorrei comunque proporre una riflessione.
Una delle più profonde distanze tra i cattolici e i protestanti del XVI secolo si ebbe nella concezione del matrimonio: sacramento per i primi, evento secolare per i secondi. La chiesa cattolica permise la diffusione di una nuova cultura del matrimonio basata sull’amore dei singoli amanti e svincolata dalle logiche di utilità sociale e familiare, sodalizio rispondente solo ad una legge ultraterrena coincidente con la legge interiore dei due amanti, illuminati e benedetti (illuminati e “quindi” benedetti). Una rivoluzione liturgica (dall’evento collettivo delle tappe al privato scambio dei consensi) e un oltraggio politico (l’annullamento pressochè totale delle norme sociali dominanti l’unione, a partire dagli impegni familiari precedenti il giuramento) a cui quel primo mondo borghese europeo si ribellò mediante la “riforma religiosa”, che in qualche modo può essere intesa come una vera e propria “controriforma politica”. Sfatando un mito risorgimentale, il primo laicismo occidentale nasce quindi all’insegna della conservazione culturale dei privilegi di classe, contro una delle più grandi rivoluzioni delle libertà individuali, rappresentata dalla concezione cattolica del “sacro consenso degli sposi” (che continuerà a rappresentare uno scandalo collettivo almeno fino agli anni della seconda guerra mondiale). Quello che fu dunque nelle corti trobadoriche il peccato del tradimento cortese, fu tramutato nella virtù dell’amore non-utile (e dunque sacro). La concezione anche romantica del sentimento amoroso, svincolato dalla rete delle necessità antropologicamente determinate, ha dunque origini cattoliche e non laiche. Il tradimento cortese, al di là della dominante interpretazione edonistica, può essere invece inteso come primo germe, perseguitato, del nuovo amore cristiano.
Come interpreteremo domani i sonetti di Shakespeare? E i fanciulli di Sandro Penna? E i Ninetti di Pasolini? Ed anche il forse giustificato (biograficamente) anticlericalismo di Franco Buffoni? Siamo proprio sicuri che (dal punto di vista di un cattolico praticante) non si tratti di un nuovo peccato cortese, in via di trasformazione? Nel senso che se tale è (peccato) lo è solo per gli occhi, annebbiati dallo spazio-tempo, della corte-polis? Siamo sicuri che le morali sessuali non siano tutte, integralmente, da mondare? Sono domande, semplici domande, che qualche decennio fa iniziavano ad essere poste. Oggi pare che il Concilio Vaticano II arretri sotto i colpi delle fobie sociali. Quali sono queste fobie? È presto detto: quelle che un figlio frocio possa farsi inculare senza nemmeno vergognarsi. Fobie sociologicamente giustificate. Forse anche da un punto di vista politico e identitario. Ragionevoli i dubbi sulla crisi demografica. Preoccupante la teoria del suicidio dell’Occidente.
Ma mi permetto: in tutto questo, Cristo che cosa c’entra?
Che c’entra in tutto questo, la Chiesa dell’amore inutile e ingiustificato, il Dio che nacque da una famiglia non tradizionale, a trasformare adulterio in verginità mediante il miracolo della follia d’amore?

La riflessione proposta da Davide Nota è interessante, ma non ne condivido il senso. Senza insistere sul fatto che non si arriverà mai ad una “pederastia cristiana”, vorrei soffermarmi su queste parole: “La chiesa cattolica permise la diffusione di una nuova cultura del matrimonio basata sull’amore dei singoli amanti e svincolata dalle logiche di utilità sociale e familiare, sodalizio rispondente solo ad una legge ultraterrena coincidente con la legge interiore dei due amanti, illuminati e benedetti (illuminati e “quindi” benedetti)”. Esse mi sembrano offrire una interpretazione completamente sbagliata, anche se suggestiva, anzitutto dal punto di vista storico. Il cristianesimo vide sempre nel matrimonio e nella conseguente famiglia l’utilità sociale. Da un lato infatti la Chiesa intese il matrimonio come “remedium concupiscentiae” (“ma se non sanno vivere in continenza, si sposino; è meglio sposarsi che ardere” 1 Cor. 7,9), dall’altro vide in esso il fine supremo della generazione della prole. E questo è un dato universalmente umano: in tutte le società, per quanto arcaiche, esistono riti di fondazione della famiglia, e questa ha anzitutto una funzione di prolificazione e protezione dei piccoli nati. L’amore cristiano, che non è eros ma charitas, riscatta ogni istituzione umana dai limiti che le sono inerenti a causa del peccato. Quindi l’amore cristiano entra anche nel matrimonio. E purifica anche l’eros. Ma bisogna stare attenti dal punto di vista concettuale. La famiglia in tutte le società tradizionali, per migliaia di anni, non si è fondata su eros. Eros è una potenza destrutturante,terribile, come ben sapevano i Greci. Gli esempi di innamorati nel mondo antico greco e romano sono sempre esempi negativi, da Elena e Paride in giù. E anche nell’Occidente cristiano le coppie di amanti fondative del concetto stesso di amore sono coppie extra-matrimoniali e adulterine, dalle iniziali Tristano e Isotta e Lancillotto e Ginevra a quelle tarde ed epigoniche, di cui tra l’altro resta nella memoria solo il membro femminile (Mdme Bovary, Anna Karenina….)
Che poi Maria e Giuseppe non costituissero una famiglia tradizionale mi sembra dubbio. Le citazioni evangeliche di “fratelli di Gesù” significano che Maria e Giuseppe vivevano non come una “famiglia nucleare” moderna, ma ben inseriti in un contesto relazionale familiare allargato. Un esempio tra tanti:
Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, lo mandarono a chiamare. Tutto attorno era seduta la folla e gli dissero: «Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano». Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre» (Mc 3,31-34;Mt12,46-50;Lc8,19-21)
E’ la pretesa moderna di fondare la famiglia sull’innamoramento, su eros (e di volerlo come permanente, sicché gli sposi dovrebbero essere permanentemente erotizzati, sennò sarebbero infelici), a condurre inevitabilmente alla debolezza dell’istituzione familiare, alla crisi del matrimonio, alla fragilità della vita di coppia, eccetera.
Caro Davide io sono un agnostico-scientista. Eppure penso che la chiesa debba fare il suo mestiere. La colpa non è del papa tedesco o di chi lo ha preceduto, che – a dispetto delle indubbie doti comunicative – era forse ancora più reazionario di quello attuale. Come si può pretendere che il prof. Ratzinger difenda la causa delle coppie di fatto (che quando sono chiamate in causa, chissà perché, evocano subito le convivenze omosessuali e non lo straripante numero di unioni etero che non se la sentono di affrontare la sfida del matrimonio per motivi economici, perché dissuase dall’endemica malattia dei divorzi, o per mille altre ragioni)? Certo, il discorso cambia se una tale posizione – peraltro inequivocabile – va a influenzare gli orientamenti dei nostri parlamentari. Ma allora la colpa è dei politici, non dei sacerdoti. Detto questo, io porrei la questione in altri termini. Il problema non è l’essere froci in questo nostro paese di bacchettoni. Il problema è la classe sociale a cui appartiene l’“invertito”. Perché – in questo nostro bel paese democratico – un omosessuale-operaio è un culattone/frocio/ricchione/iarruso a seconda della provenienza. E vive la propria condizione in maniera clandestina, ossessionato da mille tormenti, e magari si sposa per non destare sospetti… Un omosessuale-stilista-ballerino-personaggio famoso non è nulla di tutto questo: è un gay! E magari se ne vanta pure.
Pasquale
solo una nota :
per quello che ci raccontano i vangeli quella di Gesù era una normalissima famiglia ebrea dell’anno 6a.C.
in tal senso consiglio ottime letture
1)G. Barbaglio, Gesù un ebreo di Galilea, EDB
2)J.P. Meier, un ebreo marginale, 3 voll, Queriniana.
saluto tutti
elena f
Rispondo innanzitutto a Pasquale Giannino. Da un punto di vista esterno è chiaro che la Chiesa, così come ogni comunità, istituzione o movimento, ha da fare il proprio dovere. Il mio però non vuole, e non può, essere un punto di vista totalmente esterno, nonostante il mio mancato battesimo (che resta cmq una questione in sospeso). Il dialogo che qui apro lo immagino interno ad una comunità ideale (foss’anche puramente culturale) chiamata Chiesa Cattolica, che significa Chiesa Universale, comprendente santi, eretici e tantissimi buoni samaritani. È vero che Giovanni Paolo II fu conservatore su molti temi, ma non è la conservazione di valori che io contesto (ho chiarito la mia distanza da certo facile populismo progressista, e il mio amore nei confronti della tradizione culturale europea), quanto, forse, un’idea di appartenenza che delegittima totalmente l’umanità dell’altro. Disumanizza, disumano. Mi si spiega che questa delegittimazione è una aimè onerosa e difficile necessità politica, a cui hanno spinto alcuni eccessi inversi. Capisco, intendo. Con molte riserve. E mi chiedo ugualmente cosa c’entri Cristo, cosa la Chiesa Cattolica, con queste strategie di contrappeso. Non era questo l’orizzonte verso si iniziò il cammino. Lo chiedo da cristiano, dentro la comunità. Lo chiede anche Martini, in altre parole, oggi stesso. Lo ha chiesto Tettamanzi. Lo chiede la base di fedeli che nel Concilio ha creduto e crede. Come crede che sia la carità, la prima delle leggi.
Rispondo ora a Fabio Brotto, che so esperto di famiglia cristiana e con cui non posso dunque competere culturalmente. Mi si perdonino dunque le inesattezze. A livello giuridico la chiesa cattolica fu originariamente (intendo prima della Riforma e prima del Concilio di Trento) molto libertaria: gli unici paletti che mise furono i vincoli più estremi di parentela, l’età nubile (che era 12 anni per le ragazze e 14 per i ragazzi) e i verba de presenti, cioè il giuramento di fedeltà degli sposi. Questo significa che vennero considerati non necessari (certo preferibili, ma non necessari) i verba de futuro (la promessa antecedente) e il consenso dei genitori. In questo modo si svalutava pericolosamente (dal punto di vista politico) e meravigliosamente (dal mio punto di vista) la dimensione collettiva e il riconoscimento sociale del matrimonio. Il matrimonio a tappe, che era quasi il principale mezzo attraverso cui si stringevano alleanze economiche o parentele in base a motivi di interesse, adesso era (parlo da cristiano) del tutto mondato. Senza dubbio, al di là della mia interpretazione, si creò un tilt legislativo per cui in molte zone matrimoni legalmente illeggittimi, celbrati di nascosto, magari di notte, alla presenza del solo prete e dei due sposi, erano considerati dalla legislazione ecclesiale sacri e indissolubili. La concezione luterana del matrimonio come fatto mondano complica le cose, e per questo parlo di contro-riforma politica, avendo offerto una copertura religiosa ad un’esigenza del tutto secolare, e in qualche modo costringe la Chiesa ad una ridimensione compromessa dei nuovi valori cattolici, durante il Concilio.
Ora, a parte questa ricostruzione, di cui mi scuso con sincero imbarazzo per evenutali inesattezze (mi sono formato sui testi di Raffaella Sarti, Marzio Barbagli, e su tutta una serie di ricerche d’equipe raccolte da Barbagli e Kertzer) il punto centrale del mio intervento era un altro.
In tutto questo, Cristo che cosa c’entra?
Che c’entra in tutto questo, la Chiesa dell’amore inutile e ingiustificato, il Dio che nacque da una famiglia non tradizionale, a trasformare adulterio in verginità mediante il miracolo della follia d’amore?
P.s.
Non parlo della struttura familiare in sé di Maria e Giuseppe, ma del fatto anomalo, per usare uno stupido eufemismo giornalistico, della scandalosa gravidanza di Maria. Della sua scandalosa verginità, frutto d’amore. Anomalia perdonata per mezzo dell’ascolto, della comprensione, della fiducia e della fede. Un virgineo scandalo sociale, per mezzo del quale Dio è venuto al mondo. Questo è l’orizzonte per cui si inziò il cammino: lo stesso ascolto, la stessa comprensione, perché dietro ogni anomalia, dietro ogni scandalo, può esserci Dio. Questo noi dobbiamo saperlo. Questo noi dobbiamo dirlo.
l’unico scandalo riconosciuto come tale nel vangelo è la croce
l’unico inciampo per l’uomo di ieri e di oggi.è su quella che si misura il cristiano attraverso le sue scelte e su quella il più delle volte inciampa.
saluto tutti
elena f
interessante. Condivido soprattutto quando parli di una difesa culturale e non legislativa dei valori europei e cristiani; e sono d’accordo in fondo sul fatto che si rischia col baccano mediatico-politico della Chiesa di creare un fossato, di colpevolizzare gli omosessuali invece di capirli
pero’… come e’ scritto nel secondo commento, la Chiesa non puo’ che fare il suo mestiere. Tu parli di spazio-tempo, in un certo senso kantianizzi-marxistizzi la morale sessuale cattolica, ma in questo modo non ne cogli il senso ultimo: che l’amore omosessuale non riproduce il miracolo dell’Alleanza, ovvero la nascita di una nuova vita e il riprodursi della sacra Alleanza fra uomo e Dio (dall’Arca al Nuovo Testamento). L’unico modo per riprodurla sarebbe abbandonarsi allo scientismo tecnologico e ultrapositivista di uteri in affitto, inseminazioni artificiali e adozioni omosessuali. Adesso, per quanto io sia favorevole a DICO o PACS che siano, andare oltre vorrebbe dire secondo me sconvolgere le basi della societa’ e abbandonarsi al trionfo della tecnica, come direbbe Galimberti, o perlomeno al sovvertimento della societa’ e del suo senso.
Sia chiaro, non ho posizioni nette e di condanna sul tema… Esprimo perplessita’ e dissensi. Un po’ come sul referendum sulla fecondazione assistita: non condividendo il muro contro muro fra laici e cattolici, voto per leggi che possano dare a tutti dignita’; pero’ sono perplesso sulle conseguenze a lungo termine di tutto questo, ne temo gli sviluppi.
Ancora per Fabio Brotto: tutta la seconda parte del tuo commento è da me totalmente ed assolutamente condiviso, dalla funzione antropologica della famiglia alla distinzione tra eros e charitas, o tra eros e agape, per utilizzare i termini del Deus caritas est. Ma questo non è assolutamente in contraddizione con il discorso da me posto.
Cara Elena F,
per “scandalo sociale” si intende la limpidezza di cui parla Socrate, che scandalizza l’occhio corrotto. I vangeli sono dalla prima parola all’ultima uno “scandalo sociale”. Ogni sorriso, ogni carezza, è dal punto di vista della Storia, e della Natura, una bestemmia. Il perdono è una bestemmia contro il gene egoista. L’amore è un oltraggio nei confronti dell’utile. La croce è la perfezione della nuova legge, per cui San Paolo: “Quel che per voi è saggezza per noi è follia. Quel che per voi è follia per noi è saggezza”.
hai detto in cinque righe quello che io ho scritto in due.
vuol dire che siamo d’accordo, sulla croce, però non su come imposti il discorso sulla famiglia e le problematiche ad esso connesse
saluto tutti
elena f
L’intervento di Davide è molto coraggioso, anche perché, al di là dell’interpretazione, esprime un punto di vista di molte comunità cattoliche e cristiane all’interno della stessa Chiesa. Molte non si esprimono, preferiscono vivere e agire nelle catacombe; altre sono in minoranza, ma questa diversità di vedute è una prova di come, su argomenti di questa portata, bisognerebbe sviluppare la capacità di ascoltare, e soprattuto di esercitare l’Amore, che è forza prorompente che va al di là della dottrina stessa. Ho già risposto, su un argomento simile in modo abbastanza risentito su l’Attenzione. Di quell’intervento voglio solo ritagliare questa immagine: avete visto una cagna che allatta un gattino? Io sì. Ditemi se questa cosa è naturale, contronatura, deviante, o se si tratta di Amore.
Sebastiano Aglieco
una cagna che allatta un gattino,non un cane.
la cagna che allatta resta un argomento poco convincente, un non argomento per me perchè comunque dimostra che la maternità è donna, come la paternità è uomo.
mi dispiace ma, date le infinite confusioni, almeno in questo non c’è ombra di dubbio.
per non dire che paragonare l’istinto animale all’amore umano è quantomeno discutibile.
saluto tutti
elena f.
Bella discussione! Vorrei porre solo qualche domanda:
1) Come mai difendono la famiglia tradizionale i sacerdoti, vescovi, papi che hanno scelto di non aver famiglia?
2) Come mai la Chiesa e il Parlamento dovrebbero decidere per legge le mie scelte individuali?
3) Come mai gli omosessuali e le coppie di fatto dovrebbero pagare le tasse per gli altri se a loro molti diritti sono negati?
4) Perché si parla di coppia “naturale” e si usa l’aggettivo “naturale” con connotazione positiva mentre la “morte naturale” di Welby era avversata? E perché l’omossessualità, presente in “natura” è considerata “innaturale”?
5) Se gli omosessuali non possono, secondo i concetti ecclesiastici, concretizzare i loro desideri significa che Dio nella creazione ha compiuto l’ennesimo errore?
6) Perché le coppie dovrebbero essere “naturalmente” procreatrici?
7) Chi sceglie di non mettere al mondo altro dolore, omosessuale o eterosessuale che sia, va contro la “natura” nonché Dio?
8) Le coppie sterile sono “contronatura”? E se lo sono è giusto far adottare a queste coppie dei bambini?
9) L’Amore per una persona dello stesso sesso è “innaturale”?
10) L’Amore naturale qual è?
11) Se l’amore omosessuale non merita la A maiuscola, è definibile satanico?
12) La “devianza” sessuale è diabolica?
13) “E’ naturale” è una connotazione positiva tout court o solo in qualche caso?
14) Quando l’uomo dovrebbe assecondare la natura e quando invece combatterla?
15) Siamo certi che il “pastore tedesco” abbia ben interpretato i messaggi di Dio?
16) Se il vicario di Cristo interpreta male, che succede?
17) Si ha diritto di essere cittadini con pieni diritti senza essere credente?
18) E’ giusto che un credente sia sottoposto a leggi imposte da credenti?
19) E’ etico, almeno in questi casi, il principio della maggioranza?
20) Perché si devono colpire sempre le minoramze?
Scusate le troppe domande, ma tra Dico, Pacs, Croci, Crociate, Papi, Eminenze che dicono, col tono della verità, Verità che offendono la mia coscienza, mi sento sorgere da dentro mille domande e mille dubbi.
Enrico Cerquiglini
mi piace la domanda:
perchè le coppie dovrebbero essere “naturalmente” procreatrici?
già, chissà perchè non si può procreare fra due spermatozoi o fra due ovuli ma solo nell’unione dell’uno con l’altro?
tutto questo è contro il diritto individuale alla procrezione.
bisognerebbe fare una legge a favore dell’ermafroditismo, peraltro diffuso in natura e di cui l’essere umano insieme ad altre specie non può godere. questa è un’altra “ingiustizia ” della natura e un altro motivo per scagliarsi contro Dio e contro la Chiesa. tutto questo è contro il diritto del single
che vuole procreare senza neppure il fastidio di un partner, contro il suo diritto di “amare”. certo è strana la natura poteva facilitarci la vita e non l’ha fatto!
scusate l’ironia ma
forse dovremmo ricominciare a coniugare la parola diritto alla parola responsabilità, e bisognerebbe smettere di confondere “io voglio” “io ho diritto” con l’Amore.
quanto alle tasse le pare giusto che un’antiabortista debba pagare le tasse ad uno stato che consente quelli considera omicidi e li finanzi anche con soldi di quel contribuente e che questi non possa neppure avvalersi dell’obiezione di coscienza?
davvero si può mettere tutta la discussione etica sulla questione pagano le tasse hanno diritto?
mi pare svilente dell’umano ridurre tutto sempre a questioni economiche.
saluto tutti
elena f
perchè le coppie dovrebbero essere “naturalmente” procreatrici?
Si può liberamente scegliere di non procreare? Secondo me si e non trovo nulla di eticamente illecito nell’affermarlo. E lo affermo da padre.
Quanto alle tasse, non significa ridurre tutto all’economico, ma semplicemente non ignorarlo. Né voglio scendere sul terreno dell’aborto, è una questione che ci porterebbe molto lontano. Potrebbe essere anche sgradevole parlare di perché si abortisce e a che retaggio mentale appartiene la logica abortista.
Starei attento “a coniugare la parola diritto alla parola responsabilità”: chi fa scelte diverse dalle nostre non è per forza irresponsabile, semplicemente la pensa diversamente da noi.
Enrico Cerquiglini
Per Enrico ed Elena: sarebbe bello deporre le armi almeno per un momento e parlare, e confrontarci, da fratelli: credenti o non credenti, figli di Dio o della madre Universo.
Senza identità da difendere, ma tutt’al più consigli da donare.
Mi immagino, per un cristiano, la parabola del buon samaritano tradotta in sincera accoglienza. Ho conosciuto in un bar perugino un gay di cinquant’anni che conviveva con un rumeno di venti, senza permesso di soggiorno, che probabilmente si concedeva semplicemente in cambio di una dimora dove nascondersi dalla polizia italiana. Storia squallida? No, semmai drammatica.
Questo ragazzo fu poi arrestato, per spaccio di eroina, e rispedito in Romania. Non si fece più trovare. Lo sapevamo tutti che sarebbe finita così, però XY, il cinquantenne, pianse.
Lo consolammo, bevemmo.
Un giorno lo invitammo nella nostra dimora universitaria, mangiammo, bevemmo del vino rosso. Ci raccontò del suo matrimonio, dei tradimenti di sua moglie, di suo figlio trovato una mattina sotto casa, che pareva dormisse su una sedia, e invece era morto, con una siringa piantata nel braccio. Il divorzio.
Pianse a dirotto, e in lacrime ci confessò di aver sempre vissuto sin dalla prima infanzia un profondo senso di colpa per la propria omosessualità. Che cercò tutta la vita di nascondere, sempre e comunque. Ai suoi genitori, ai suoi amici. A se stesso. Fidanzandosi. Infine sposandosi.
Solo dopo il fallimento matrimoniale e la morte del figlio si lasciò andare. Disperatamente.
Senza orizzonti e senza speranza.
Piangeva soprattutto di non avere più il coraggio di entrare in una Chiesa, lui che era stato così cristiano, così cattolico, nella sua prima vita. Tanto da mutilarsi, da vergognarsi di sé, della propria natura. Ed ora non riusciva più nemmeno a guardare un crocefisso senza sentirsi morire dentro. Gli chiesi di tornarci, in quella chiesa. Qualunque vita stesse vivendo, gli assicurai, la Chiesa lo avrebbe accolto, e consolato. Dio era con lui.
Ci disse grazie prima di andare. Sorrise, ridemmo. Finimmo il vino rosso.
Fu una serata bellissima.
Questa stessa bellezza vi chiedo di vivere, di condividere. Non teorie, non dottrine. Non parole. Sorrisi, pacche sulle spalle.
Buona notte… Davide
Cosa si intede con ‘Gesù era di una normale famiglia ebrea’ quando Maria era una ragazzina data in moglie perchè incinta (e la paternità del bambino ai saggi del tempio era ignota) al vedovo più anziano, Giuseppe, che diventa patrigno e non padre naturale del neonato? Questo è un matrimonio, un paternità ed una famiglia ‘normale’, ‘naturale’ secondo voi? Sonia
@sonia
vedo che ti interessi di de Andrè e la sua buona novella, ottima cosa visto che piace molto anche a me però la sua opera è tratta dagli apocrifi e non accreditabile come opera storica.
ho dato una bibliografia di circa 1000 pagine in merito qualche commento più su. puoi leggere lì cosa dicono gli storici sulla questione. con un po’ di pazienza e 1000 pagine dopo forse vedrai le cose con occhi nuovi
@davide
Qualunque vita stesse vivendo, gli assicurai, la Chiesa lo avrebbe accolto, e consolato.
la chiesa condanna atteggiamenti che riitiene non moralmente e umanamente accettabili, ma mai condannerà l’uomo che si trovasse a viverli e chiedesse aiuto e comprensione
vedo che sai.
riparti da qui a ripensare l’amore .
saluto tutti
elena f
Ad Elena:
no, non conosco nessun testo di De Andrè in cui si parli di Maria. Non ho questo genere di cultura musicale. Nemmeno apprezzo De Andrè un granchè.
Non è quella la fonde della mia osservazione: tanto per citare un testo sulla vita di Maria,che possiedo, ho qui dinanzi quello di Christian Makarian, Editore Neri Pozza, del 1996, dove si dice che Maria avrebbe sposato Giuseppe dopo l’Annunciazione, dopo la scoperta della gravidanza per intercessione dei saggi del tempio, che Giuseppe fosse tanto vecchio da morire nella primissima infanzia di Gesù, e che essi avessero fatto, nel stipulare promessa di matrimonio, voto di castità e che Giuseppe era stato sposato prima con un’altra donna da cui aveva avuto molto figli. Nel libro leggo che sant’Agostino e Giovanni Cristomo suppongono che Giuseppe sospetti indiscutibilmente Maria d’infedeltà. “Benchè Giuseppe avesse appreso che questa donna che egli non aveva conosciuto era incinta e benchè egli fosse certo che lei non poteva che essere adultera, rifiuta che sia punita e ripudiata.” Che aveva avuto nei suoi confronti pietà per la fine destinataalle donne inq ueste condizioni che non avessero trovato un matrimonio a legittimare la nascita. Un poco come era ancora anche in Italia prima della guerra, credo.
La seconda tesi di San Girolomo consiste nel pensare che Giuseppe, da fidanzato ufficiale, fosse rimasto del tutto sconcertato e che progettasse di divorziare, ovvero separarsi immediatamente dalla fidanzata, perchè gravida di un altro uomo. Unafidanzata trovata incinta di un altro uomo era trattata infatti come adultera e condannata a morte.
Grazie comunque. Ho semplicemente voluto dire la mia, che è altrettanto informata.
Arrivederci.
è noto come i nostri santi Padri basassero le loro affermazioni sulle “vite” di giuseppe e maria,sulle scritture dando a queste valore storico cronachistico e come la “storia delle forme” l'”esegesi” e l'”Ermeneutica” contemporanea abbiano notevolmente ridotto queste prospettive (vedi lettura storico cronachistica delle scritture e delle agiografie passate) assolutamente non condivisibili ai nostri giorni. se si vuole conoscere bisogna andare a fonti accreditare. in queste troverai discussioni interessanti e vedrai che persino storici cristiani cattolici e non eretici pongono questioni interessanti e complicate proprio sulla famiglia di Gesù e sulla verginità di Maria, che comunque è e rimane una verità di fede, nonostante tutte le difficoltà storiche connesse a questo dogma.
saluto tutti
elena f
ps
un libro interessante già dal titolo è
“come leggere il Vangelo senza perdere la fede” è di un esegeta cattolico italiano, tale Alberto Maggi.
se nel Vangelo si cerca la storia e si dimentica che è una narrazione storico-teologica e che è tutta da leggersi nella prospettiva cristologica si usano criteri che non appartengono a quelle letture.
saresti scandalizzata nel sapere che i vangeli dell’infanzia, (solo due su quattro, matteo e luca) sono stati redatti come summa teologica dell’incarnazione e non riportano notizie storiche accertabili
es.
per matteo gesù nasce a betlemme, in lui l’angelo compare a giuseppe
per luca gesù nasce a nazareth e qui un angelo compare a maria
matteo racconta una strage di innocenti che nessuna cronaca dell’epoca ricorda,
luca non ne parla
matteo fa fuggire la famiglia in egitto
luca non conosce questo avvenimento
e così potrei continuare a lungo
qualcuno ancora oggi legge il “diatessaron” ovvero unisce i quattro vangeli a farne uno soltanto e viene da ridere perchè ne risulta una storia altamente incongruente.
gli studiosi seri trattano i vangeli con la cura loro dovuta sapendo che ciascun vangelo è un’opera teologica a se stante(i vangeli dell’infanzia sono opera teologica nell’opera teologica) con una prospettiva ben definita, data dall’autore (qualcuno dice redattore) che ha impresso nella sua opera un messaggio comprensibile alla comunità dell’epoca cui era stato indirizzato.
a noi saper leggere e decifrare quei messaggi
a questo servono i lavori di esegesi e di ermeneutica biblica, lavori complessi che un solo libro non può esaurire.
saluto tutti
elena f
Cari lettori, caro Davide e caro Enrico,
dopo aver letto gl’interventi inseriti fin qui ho deciso di comparire anch’io.
Semplicemente per dire che l’interessante messa a punto di Davide sull’amore come scandalo è abbastanza distaccata dal dibattito attuale, è anzi più vasta, molto poetica, e – a mio avviso – la nostra Chiesa cattolica, nella fattispecie le sue gerarchie vaticane, oggi più reazionarie e fasciste che mai, non la meritano per niente. La Chiesa parla sempre di Amore, Amore, e più lo proclama più agisce in modo violento e prevaricatore, in conformità alla sua natura cattolica romana di Chiesa fondata unicamente sull’obbedienza ad un Capo Assoluto.
Allora vorrei togliere almeno un elemento di fondo alla tua costruzione, pur ricca e generosa: l’amore cortese medievale, l’amore del “tradimento”, del desiderio per la Donna eccetera venne introdotto nella tradizione letteraria del Medioevo occidentale dalla poesia e dai racconti arabi, di qualche secolo più antichi. Non sto parlando, badate bene, del “sentimento” sociale in occidente, ma solo della sua rappresentazione letteraria medievale. E insisto anche perché non sono per niente convinto delle radici cristiane dell’Europa, né so più bene che cosa sia, in fondo, l’Europa… se non una costruzione ideologica che, da ultimo, serve a rompere le scatole a quanti non facciano parte del club (l’esempio del Romeno è molto calzante!).
Un altro punto su cui vorrei tornare è stato sollevato dalla signora Elena F. che pone in dubbio l’affidabilità degli scritti apocrifi. E perché invece gli scritti canonici sarebbero da mettere a parte, su di un piano di maggior credibilità? La signora F. in una replica successiva riconosce che anche gli scritti neotestamentari canonici comportano un alto numero di contraddizioni. A questo proposito, ritengo che sul piano storico sia molto interessante disporre di TUTTI gli scritti di questo tipo, cioè di tipo messianico (non dimentichiamo che il “cristo” è il “messia”) dei secoli compresi tra il I avanti ed il V dopo Cristo, che siano stati giudicati eretici o meno. E’ più arricchente sul piano storico contemplare la grande varietà d’interpretazioni date alle dottrine delle varie (svariatissime!) sette messianiche che non fissarsi sulle poche frasi del canone. Peraltro la sterzata costrittiva, e la conseguente ondata di riscritture dei testi sacri, avviene solo a partire dal quarto secolo, cioè quando la religione cristiana diviene una questione imperiale romana. Insomma, c’è sempre di mezzo il potere, altro che l’amore! E trovo il potere in tanto più insidioso e pericoloso in quanto si ammanta di Amore.
Infine, visto che il dibattito verte sui Pacs, vorrei solo far notare, su un piano sociologico, che la criminalizzazione dell’omosessuale – oltre ad essere confacente ad una società arcaico-contadina che ha il bisogno spasmodico di figliare – è stata pure utile alla Chiesa cattolica, che è ancora la più importante organizzazione vetero-gay del mondo, con frange estremistiche di tipo pedofilo (che ovviamente non confondo con l’omosessualità, capiàmoci eh!): voglio dire che se il gay, giustamente, si sposa, chi lo va più a fare, il prete od il monaco? Si perde una bella fetta di clienti! Quanti seminaristi del passato sono finiti là perché sapevano che non sarebbero mai stati dei padri e sposi modello? Ciò non toglie, Davide, la giustezza delle tue considerazioni sullo statuto borghese del matrimonio moderno inaugurato da Lutero. Quel che mi mette tristezza è che Lutero è del Cinquecento, e noi, cinque secoli dopo, siamo ancora qua con la CEI, il papa e compagnia bella…
Luigi-Alberto Sanchi
la signora f. che sarei io, ha messo in discussione un’unico aspetto,(che forse ha fatto comodo non notare) quello di chi, come ha inteso fare davide nota qui, cerca una cronaca di fatti(vedi il presunto adulterio di maria trasformato in scandalo dell’amore. ce ne vuole di fantasia!) in scritti che hanno un valore di annuncio cristologico, e che sono da leggere in tale prospettiva; con questo rispondo alla sua seconda quaestio quella degli apocrifi che sono stati ritenuti tali dalla tradizione vivente della chiesa proprio perchè hanno deviato dalla centralità di quest’annuncio: incarnazione , passione morte e risurrezione, ovvero dalla rivelazione del Dio unitrino in Gesù Cristo.
le contraddizioni storiche che vi si possono trovare non sono tali se si considerano i fatti narrati come riflessioni a posteriori di eventi storici letti profeticamente dall’evangelista.
questo e solo questo era il nodo del mio intrevento in questo post.
bisogna conoscere a fondo la fatica dello studio dei testi sacri prima di azzardare affermazioni tendenziose che fanno solo sorridere coloro che conoscono a fondo le questioni, ma possono trarre in inganno coloro che poco o nulla ne sanno.
saluto tutti
elena f
p.s.
quanto a questa affermazione
Infine, visto che il dibattito verte sui Pacs, vorrei solo far notare, su un piano sociologico, che la criminalizzazione dell’omosessuale – oltre ad essere confacente ad una società arcaico-contadina che ha il bisogno spasmodico di figliare – è stata pure utile alla Chiesa cattolica, che è ancora la più importante organizzazione vetero-gay del mondo, con frange estremistiche di tipo pedofilo (che ovviamente non confondo con l’omosessualità, capiàmoci eh!): voglio dire che se il gay, giustamente, si sposa, chi lo va più a fare, il prete od il monaco? Si perde una bella fetta di clienti! Quanti seminaristi del passato sono finiti là perché sapevano che non sarebbero mai stati dei padri e sposi modello?
dimostra una volta di più, se ce ne fosse ancora bisogno, l’ottusità di un certo mondo laico( mi guardo bene dal confondere lei ,Luigi Alberto,e quelli come lei, con il mondo laico in generale che , e questo sito ne è una dimostrazione, è fatto di persone intelligenti e capaci di confrontarsi lealmente con la chiesa e non con mezzucci da novella 2000 dei poveri, non la confondo con un mondo laico sì, ma non sleale, col quale i cattolici possono ancora dialogare). viene da ridere a pensare che qualcuno possa credere davvero che la chiesa sia fatta di froci e lesbiche. ma evidentemente, e lei ne è una triste dimostrazione, l’intelligenza umana in casi come il suo purtroppo latita.
elena f.
Elena, sinceramente non capisco questa tuo stare continuamente sulla difensiva. Il mio articolo e i miei due commenti sono qui sopra a testimonianza del mio sentimento e del mio pensiero religioso. Altro non posso dire e non rispondo alle tue interpretazioni filtrate dall’ostilità e dal ruolo strategico che continui a indossare.
Mi spiace perchè si è perso del tutto il senso di questo mio intervento, che non voleva nè contestare nè difendere, ma condividere.
@davide
mi dispiace ma da persona di fede non mi sento di condividere e avvalorare letture quantomeno superficiali della scrittura.
quanto alla difensiva, ognuno di noi ha un suo modo di esprimersi questo è il mio.
il fatto è che in un mondo nichilista quale il nostro, una persona capace di sostenere fino in fondo non solo le proprie idee ,ma la fatica dello studio, il proprio tormeno personale, la propria ricerca seria e complessa, complicata e non facilitata dal vivere in un mondo in cui il cristiano se non è perseguitato è considerato per lo meno un cretino solo per il fatto di avere dei valori in cui credere , viene etichettata come fondamentalista o aggressiva.
pazienza. non so cosa ti aspettassi con questo post, ma so come una persona come me che da anni sta con la testa china sui testi sacri risponde a certe superficialità. non prenderla come un fatto personale. non do giudizi sulle persone, ma sulle idee, questo si. la libertà di peniero è anche dire “non sono d’accordo” e portare argomentazioni. dovresti aver notato che non intervengo mai a sproposito o senza portare argomenti .
dunque nessuna difesa nessun attacco, solo serietà di studio e di vissuto, nel limite della mia umanità che a volte si fa saltare i nervi.
saluto tutti
elena f
troppo protagonismo, e troppa autoapologesi in queste risposte di Elena. Io credo che l’inflessiilità del giudizio, e la testa china sui libri non siano affatto indice di conoscenza e capacità di dialogo: inutile fare mostra di erudizione, se poi la gente che interloquisce non è convinta di quello che si dice loro. e nemmeno vale dire: “credetemi, sono colta e gli altri ignoranti e popolaristicamente laici, non mi capiscono.”!
sarebbe preferibile alzare la testa dai libri, e anzi scegliere altri e diversi libri, musica e spazi….vedere le ragioni di chi da laico non si prospetta dinanzi alla fede e alle scritture come un enigmista, ma sente e confronta le cose dette con il reale….e il reale, dinanzi a certe incongruenze di testi scritti 2000 anni fa, ha per i laici del mondo più valore profetico, più senso, corpo e presenza di mille libri della saga biblica, che sinceramente è inattuabile.
un pò come ostinarsi ad insegnare il greco e latino non come lingue morte, modelli e metafore di una comunicazione possibile, ma come sistemi di un codice comunicativo attuale. no, non si può farlo. meglio insegnare Lutero e la lingua inglese. oppure informatica. il mondo evolve, e cristo rimane per quanto in modo struggente, da solo sulla croce: il Vaticano lo ha abbandonato.
saluti cordiali, sonia
@sonia
quanto all’autoapologesi e al protagonismo ti lascio continuare a pensare quello che vuoi. ribattimi sulle idee sugli argomenti. per il resto quello che pensi di me mi è perfettamente indifferente e mi riservo il privilegio di non pensare la benchè minima cosa di te.
il giudizio sulle idee è indispensabile se non si vuole omogeneizzare persino il laicismo. il laico serio ha bisogno di un cristiano serio con cui confrontare le proprie idee. non fa bene nè al laicismo nè al cristianesimo la tiepidezza. se per te va bene. buon per te.
quanto ad alzare la testa dai libri, non ti preoccupare che i miei occhi sono bene aperti sul mondo e proprio perchè aperti sanno parlare come parlano.
saluto tutti
elena f
quanto alla solitudine di cristo sulla croce
dicevo,
quanto alla solitudine di cristo sulla croce
è morto solo proprio perchè non si voleva omogeneizzare e confondere con chi lo voleva diverso, perchè non si è confuso col senso comune, con i tiepidi che avrebbero preferito un messaggio meno scandaloso del suo.
di nuovo saluto tutti
elena f
La difficoltà o impossibilità di ripercorrere a ritroso il passato, per reinterpretarlo, è per fortuna compensata dal nostro personalissimo sentire -sacro e/o religioso che sia. E’ ciò che dà senso la nostro esistere e ai nostri gesti, e che niente e nessuno potrà mai intaccare. E’ ciò che ti permette di accogliere e comprendere persino un’esistenza sciagurata come quella che hai raccontato – e che ho trovato toccante – al commento sub 14. Non possono i vizi, le miserie, l’incoerenza di alcuni uomini di Chiesa o di talune alte gerarchie ecclesiastiche far venir meno un nostro credo. Ma è nel presente che esso si misura, nell’attimo bruciante della contingenza che ciò che abbiamo dentro s’invera preciso, immancabile.
Giovanni
Ribadisco, cara Elena, il pensiero delle gerarchie ecclesiastiche non sempre coincide con quello di tanti cristiani e a cattolici. Questa vena di sarcasmo e di rabbia che tiri fuori è forse perché ti arrovelli troppo sulle scritture e guardi poco negli occhi delle persone; che non si possono dividere in corpo da una parte, e opinioni dall’altra. L’essere è uno, non è un puzzle. Con l’esempio della cagna che allatta, e che hai voluto interpretare nel senso di un femminismo matriarcale,volevo dire che, ciò che l’uomo ha codificato e spesso diviso con la dottrina, può essere recuperato con l’istinto dell’amore che sa unire le differenze, e fare miracoli là dove sembra impossibile. Spesso l’amore delle bestie, chiamalo pure istinto se vuoi – mi devi però spiegare se nell’amore di una madre non ci sia una parte id istinto – è molto più democratico di quello degli umani. Detto questo ti invito, ma forse lo fai già, non lo so, a vivere il tuo cristianesimo, o il tuo cattolicesimo, anche con i fatti, con lo sbattere tutti i giorni contro i corpi e gli occhi e le ferite delle persone; perché forse in questo contatto sentirai anche le tue di ferite, la tua e l’altrui solitudine. Che non può essere giudicata, ma capita, e resa “testimonianza”.
Sebastiano Aglieco
@sebastiano
quello che si testimonia con la vita lo giudica la vita stessa e coloro che ci vedono e che si avvicinano a noi o ai quali ci facciamo vicini; non saremo noi a dire quanto siamo o non siamo bravi. questa sarebbe autoapologetica, e non discutere sullo studio di testi che richiedono attenzione e pazienza.
l’amore umano è anche, ma non solo, istinto; l’amore è oltre la natura, ma è nella natura e i figli non sono diritti, semmai grazia e condanna per chi li accoglie e non li butta nel cassonetto o li abortisce perchè non è il momento giusto o solo perchè non li vuole, e neppure perchè non ha i soldi per mantenerli, visto che ora c’è persino la possibilità di affidarli all’ospedale.
i figli non si vogliono, si amano, per quanto è in noi riuscire ad amare.
la nostra vita è giudicata dall’amore che sappiamo o non sappiamo dare; nessuno può giudicare sulla base dei commenti le persone che siamo: i miei sono anche forti, ma non giungono mai ad offendere o a giudicare il vissuto delle persone. idee di fronte ad idee, conoscenza e approfondimento, studio; e nessuno sa se le nostre mani si tendono a chi ha bisogno, nè come.
qui bisogna giudicare le idee.
alla fine della nostra vita il nostro studio non sarà la base del giudizio su di noi; lo sarà invece il bicchiere d’acqua offerto o meno, non all’amico, ma al nemico. non per questo dovremo smettere di cercare , di studiare, di comprendere.
magari c’è più fede nel dito mignolo di una nostra eventuale nonna analfabeta che in noi, ma a noi è stata data intelligenza e quella dobbiamo usare.
saluto tutti
davvero cordialmente
elena f
Quante cose in comune, cara Elena, eppure quante divisioni! Eppure nelle parole c’è sempre un rischio, il rischio, altissimo, dell’allontanarsi dalla vita. Vedi quanto possono essere grandi le azioni nelle persone analfabete, e quante piccole, le parole, nelle persone sommamente colte.
Buon tutto
Sebastiano
@arpaeolica
la parola o è vita o non è.
per i colti e per gli analfabeti .
ma e se la parola diventa vita non sarà un blog e i suoi commenti a poterlo dimostrare. non è questo il compito del web.
gli attacchi personali sono sempre la dimostrazione che il nostro ben parlare non è un bene agire.
gli attacchi alle idee sono connaturati all’incontro delle nostre inevitabili diversità.
mi pregio di non aver mai dubitato della tua buona fede di uomo o di quella di nessun altro
qualcuno lo ha fatto della mia.
parola/fatti
tutto qui
cordialmente
elena f
c’è un’ amalgama di buonismo, vittimismo, eroismo, ossessivismo libresco in questa lotta strenua a difesa della lettura delle scritture. quello che conta nel mondo del diritto civile – che è l’unico di cui ci deve importare – è la difficoltà, legittimità o illegittimità delle situazioni che attengono al popolo. L’avvocato è chiamato in causa, il giurista, il sociologo, l’antropologo, il sessuologo, il filosofo ed il teologo aperto all’alterità e alla pluralità delle fedi (magari), ma non gli esegeti delle sacre scritture. a quelli è possibile dare in dotazione una stanza nella biblioteca pubblica per coltivare la loro (oziosa) passione, per non dir sterile. non vorrei dire con questo che una equipe di scienziati debbano sostituirsi alla Chiesa come istituto di controllo e pena. no. li ritengo e di fatto sono perfettamente alla pari. quanto alla solitudine di cristo….non ha mai scritto nulla di quello che Elena scrive e non voleva certo finire assiso su un seggio d’oro come una divinità pagana tra i potenti del G7. sostanzialmente concordo con sebastiano.
@sonia
AMEN.
un’apertura mentis abissale.
elena f
Dopo il primo commento, mi è risultato impossibile mantenermi nel dibattito, e me ne dispiace. In questo blog in ogni discussione sembra impossibile evitare l’acredine….
Staccare il proprio sé dall’argomentazione cristallizzata in scrittura e pubblicamente offerta è difficile, ma necessario: altrimenti il confronto delle idee si volge in scontro personale, secerne acidi umori. Soprattutto quando sono in gioco le fedi questa separazione è ardua, ma ancora più necessaria.Personalmente devo dire che attualmente confrontarmi con gli anticattolici a priori mi riesce difficile come discutere coi lefebvriani.
un saluto a tutti
Fabio B.
Argomento molto spinoso. Bisognerebbe dare risposta alle 20 domande di Enrico Cerquiglini. Tutti i membri di questa confraternita dovrebbero dire la loro…
Leggo con ritardo ma desidero commentare: “Il mondo evolve, e Cristo rimane, per quanto in modo struggente, da solo sulla croce: il Vaticano lo ha abbandonato.”
Sia pure vero, come forse lo è; ma è una buona ragione (con tutto il rispetto per le prerogative non surrogabili della Chiesa)
per abbandonarlo anche noi?
Grazie Anto, sempre chiara.
Ti seguo quando dici: questo è un ragionamento indipendente dalla fede, o che farei anche se non fossi credente. Infatti non si mette in discussione la ragionevolezza di certe posizioni laiche o atee. Mi sono chiesto semplicemente cosa c’entrino con l’essere cristiani. Cosa c’entri Cristo con la razionalizzazione politica, con le necessità storiche. Se l’essere cristiani debba implicare un compromesso con l’organizzazione civile, con le morali civili. O se questi compiti spettino ad altre istituzioni, ad altri osservatori. Era questo l’orizzonte indicato?
Essere cristiani cosa significa? Calcolare la ragionevolezza di una campagna e le sue conseguenze a breve o lungo termine, o al di là della saggezza storica amare i propri nemici?
Siamo cristiani o dei romani travestiti? Indossiamo la croce per Paolo o per Costantino? Questa è la domanda che ho posto, non altre.
Poi è chiaro che per me Cristo che spezza il pane per il samaritano o per il peccatore si deve tradurre in una legge che faccia sì che lo Stato spezzi il pane della collettività e lo distribuisca ai cittadini qualunque vita facciano e fede professino, se non si vuole fingere il Vangelo secondo i risaputi canoni dell’ipocrisia.
Chiarisco che anche secondo me l’omosessualità è nella nostra cultura (sottolineo: nella nostra cultura) un problema quasi esclusivamente psicologico o fisiologico-ormonale. Non farei però dell’assolutismo perchè il rapporto con il corpo e con l’eros (non con la riproduzione, nè con la famiglia, ma anche semplicemente con l’eros) varia di epoca in epoca e di cultura in cultura, dunque è una costruzione antropica relativa. I valori assoluti sono ben altri che non l’utilizzo che un popolo fa del fallo.
Insomma: se vogliamo difendere la nostra cultura antropologica-relativa del fallo eterosessuale, facciamolo da laici e non in nome di Cristo.
@ Antonella.
Socrate, Alessandro Magno, Giulio Cesare, Leonardo da Vinci, Michelangelo Buonarroti, Arthur Rimbaud, Marcel Proust, Marguerite Yourcenar, Umberto Saba, Luchino Visconti, Pier Paolo Pasolini, Giovanni Testori… erano tutti malati!
Pasquale
Di per sé la malattia non si oppone alla grandezza, basti pensare a Leopardi o a Nietzsche… Quindi non è argomento a non considerare Michelangelo un malato. Rimarrebbe un grande.
Credo che una discussione sull’omosessualità sia molto difficile, soprattutto quando entra in gioco la questione della “natura”, che è un portato non della cultura ebraica ma di quella greca (ad esempio, Platone nelle “Leggi” condanna l’omosessualità sulla base di un concetto di natura), che come tutti sanno si è mediata nel cristianesimo producendo l’Occidente. Che l’omosessualità sia da interpretarsi in un contesto di storia della cultura è reso evidente dai caratteri di quella antica. Tra i personaggi citati da Giannino, infatti, Socrate, Alessandro e Cesare ebbero mogli e amanti donne, e generarono figli, e concepivano l’omosessualità essenzialmente come pederastia, come tutti i Greci. E’ elemento assodato e pacifico che la cultura greco-romana considerava la penetrazione patita da un uomo adulto come massimamente disonorevole. Qui occorrerebbe esaminare tutta l’ideologia del “patire-passione” e dell'”agire-azione”, con l’assoluta valorizzazione del secondo polo, che porta ad esempio Plutarco a condannare l’amore omosessuale di fronte a quello eterosessuale perché nel primo manca la reciprocità nel momento del piacere, uno agisce e l’altro patisce, mentre nel secondo per natura l’uomo e la donna possono godere insieme.
Leggiamo nell'”Amatorius”: Se è vero, infatti, che l’unione contro natura di due maschi non distrugge né diminuisce l’intesa amorosa, a maggior ragione dobbiamo pensare che l’amore tra uomini e donne, conforme alla natura, conduca a vera amicizia attraverso la grazia della reciprocità. (…) Il rapporto tra maschi è diverso: se il giovane non è consenziente, esso è frutto di violenza e di sopraffazione; se invece acconsente, per il suo carattere debole ed effeminato, a farsi ‘montare e inseminare come fanno i quadrupedi’ secondo le parole di Platone, concede le sue grazie in forma contraria alla natura, in un modo sgraziato , indecente e privo di piacere per lui”.
Il punto tra l’altro è proprio questo: se si tratta di un’anomalia fisiologico-ormonale o di un problema psicologico non si capisce il motivo per cui uno Stato laico non dovrebbe garantire diritti ai portatori di tali handicap. Questo dal punto di vista laico. Dal punto di vista cristiano la richiesta di limitare diritti alla persona malata è principio paradossale che nega Cristo e i vangeli.
Che il cristiano debba indicare un cammino è un conto. Altra cosa è che il cristiano al potere debba spartire pane e diritti solo tra gli evangelizzati, cacciando dalla tavola samaritani, pubblicani e peccatori.
Non mi sembra che fosse questo il modello indicato da Cristo.
Qualora si parli invece dell’omosessualità come tendenza “culturale”, come moda, il discorso si complica: da una parte c’è l’ondata bisex basata sull’ideologia dell’edonismo mondano di stampo cinico-materialistico, insomma neo-liberistico (hollywood, mtv), e su queste basi ideologico-culturali, più che sulle sue conseguenze sessuali (parallelamente che politiche, economiche, militari etc), bisogna interrogarsi.
Da un’altra parte forse nient’altro che un’irrevocabile graduale metamorfosi di morale sessuale.
Chiarisco che non ho toccato minimamente il discorso della “famiglia tradizionale”, che difendo con tutto l’amore di cui è capace una persona a cui una famiglia del genere è stata negata e che ha quindi conosciuto sulla propria pelle il deserto delle libertà post-moderne, nè tantomeno quello dell’adozione, non considerando i neonati dei pani da spezzare e distribuire come oggetti o su cui reclamare diritti di comproprietà.
Insomma, io qui non volevo fare un discorso di attualità politica ma interrogarmi (e interrogarvi) sul rapporto tra etica civile e i suoi valori antropici relativi ed etica cristiana e i suoi valori assoluti. Rimando alle domande poste al #39.
P.s.
Con tutto l’amore nei confronti del mio modello ideale di famiglia non significa con tutto l’odio nei confronti di ciò che non è il mio modello ideale di famiglia.
Cristo vi perdoni. Discorsi che sono, questi si, malati, folli, non altri. Sono a dir poco scandalizzato, senza altro aggiungere, dalle parole di Antonella. E questo sarebbe un sito di poeti e di spirito? No, questo è un sito di razzisti. E mi dispiace dirlo. Ma se è vero che è la prima volta che parlo ed intervengo uscendo dall’ombra, sarà anche l’ultima: vergogna.
Tommaso
Questo è un sito, caro Tommaso, di persone libere che si esprimono liberamente. Si cerca di instaurare un dialogo anche tra noi, dato che qui i redattori hanno posizioni, in materia religiosa e ovviamente non solo, spesso distantissime tra loro. Dunque mi pare perlomeno ingeneroso dare del “razzista” al sito, come se questo fosse un covo del Ku Klux Klan. Esprimi, se puoi, le tue riserve andando a toccare le questioni.
Grazie,
Franz Krauspenhaar
“Jesus died for somebodies’ sins, but not mine. My sins are my own. They belong to me”
Come cantava Patti Smith.
Per Tommaso: secondo me hai male interpretato il commento di Antonella. A volte il problema nasce sull’interpretazione del termine “malattia”. Penso anch’io che l’omosessualità, naturalissima e non contronatura, sia una naturalissima e non contronatura “anomalia” o ormonale o psicologica. Culturale, e infatti sempre latente, è semmai la bisessualità, ma il rifiuto incondizionato dell’altro sesso è chiaramente un “problema” che ha origini psicologiche (traumi infantili, rapporto con i genitori) o fisiologiche (disfunzioni ormonali). Ma questi termini (problema, anomalia etc) non devono essere letti, tanto meno nel discorso di Antonella, con accezione spregiativa (volgarmente: sei malato!=fai schifo!). Bisogna fare atternzione all’altra faccia del bigottismo razzista, che è il bigottismo populista, ruffiano e accondiscendente (vd. il corto “Handicappato” di Antonio Rezza).
Ti parla una persona che conosce ed è amico di tante persone omosessuali, tra cui alcuni veri e propri fratelli, e di alcune bisessuali. Non credo di essere una persona molto razzista.
Però nessuno di questi miei amici ha mai negato l’origine traumatica del suo rifiuto inconscio dell’altro sesso. Nè io posso vergognarmi di avere pensato di poterli e di poterle aiutare, considerando il loro un “problema”. Certo che è un problema, non scherziamo. E se è possibile risolverlo bene, ma con amore, non con i sensi di colpa inflitti dalla fobia isterica o con la forza del disprezzo o della vergogna. Con amore. Altrimenti non fa niente. Come infatti non fa niente. Insomma detesto entrambi gli estremi del bigottismo conservatore come di quello laicista perchè al di là dell’esperienza umana fanno solo delle egotistiche campagne di appartenenza, trattando le persone omosessuali come una categoria astratta o come una specie animale, chi nel rifiuto fallico-fascista, chi nella sterile e altrettanto ipocrita ruffineria da ammaestratore di circo.
Per la scienza medica l’omosessualità non è una malattia né una devianza. La si trova in natura sotto diverse forme e gradazioni. Per quanto attiene alla sfera sessuale dell’uomo, è qualcosa di estremamente complesso su cui restano mille aspetti e sfumature da chiarire. Voler ridurre una materia così abnorme a una contrapposizione basata su una logica binaria (che è quella stupida usata dai calcolatori elettronici… qualcuno mi ha accusato di tecnicismo… la scienza è un’altra cosa…), a una contrapposizione manichea: bianco-nero, giusto-sbagliato, normale-anormale… è roba da ignoranti, non da persone che hanno a cuore la comprensione dei fenomeni e che si impegnano con umiltà – procurandosi gli strumenti adeguati a sviscerarli – e soprattutto cercano di capire l’altrui posizione (grande Voltaire!). Qui ho l’impressione che molti restino abbarbicati alle roccaforti inespugnabili delle loro convinzioni dogmatiche. La questione è meno intricata di quanto sembri. Basta seguire poche regole ferree e non sarà difficile uscirne: occorre chiarire-delimitare i confini dei propri punti di vista. Punto di vista cattolico: l’omosessualità è un peccato (come lo è anche copulare al di fuori dell’ambito procreativo, masturbarsi ecc. ecc.: vi consiglio di leggere La conquista della felicità di Bertrand Russell: mettete da parte i vostri sensi di colpa che vi hanno inculcato sin da piccoli e scoprirete che la felicità è dietro l’angolo: non è un discorso edonistico, perché chi è in pace con se stesso di solito lo è anche con il mondo – sono i frustrati, gli sfigati, i repressi che in genere pongono delle gravi ipoteche al cammino di uno sviluppo pacifico e civile). Punto di vista legale: l’omosessualità non è un reato, per lo meno nella maggior parte dei paesi. Punto di vista etico: dipende dal contesto e dal periodo storico: dai nostri padri greci era diffusamente praticata.
Per ritornare al tema, caro Davide, cosa penso io di Cristo e dei suoi legami con l’argomento che ha innescato questa appassionante discussione? Per me Cristo è stato il più grande personaggio storico di tutti i tempi. Certo, in suo nome sono state combattute le Crociate, grandi pensatori del passato sono stati torturati e uccisi per la loro idee o soltanto perché tentavano di dare un impulso alla ricerca scientifica (e la ricerca seria è iniziata soltanto l’altro ieri, con Galileo). Ma in nome del Cristo hanno agito anche madre Teresa di Calcutta, don Pino Pugliesi, i tanti preti di strada, i tanti missionari che offrono il bene più prezioso di cui possano disporre: la loro vita. E si spendono senza riserve per aiutare gli ultimi, i diseredati, gli esclusi (e sono miliardi!) da quell’occidente opulento di cui facciamo parte anche noi, che stiamo così bene da permetterci il lusso di arrovellarci su questioni che dovrebbero essere le più naturali del mondo.
E poi, Gesù di Nazareth detto il Cristo ci ha lasciato un’eredità di incommensurabile valore. Ma ancora oggi, dopo venti secoli, facciamo finta di non saperlo: ama il prossimo tuo come te stesso!
Pasquale
di fronte a questi temi ci vuole grande delicatezza, perfino al di là di come vengono posti, difesi o attaccati. ricordo un film con Mastroianni, “Una giornata particolare”, che riuscì a dare un’interpretazione molto riuscita, a mio parere, del dramma di una persona omosessuale nella prima metà del secolo scorso. oggi le cose sono molto cambiate: a volte c’è una sorta di ostentazione, che finisce con l’essere il rovescio della medaglia della vergogna di un tempo. in primo piano dev’essere comunque la persona, che vive con la sua configurazione fisica, psicologica, spirituale. il discorso della legge civile opera su un piano necessariamente astratto, che non va tanto per il sottile: deve regolare i meccanismi della società, e lo fa prescindendo da sentimenti e stati d’animo; deve considerare le varie categorie sociali e cercare di ordinarne nel modo più ragionevole i rapporti. inutile ricordare che Cristo è stato stritolato dal meccanismo giuridico, al contempo ebraico e romano. ma ha lasciato, all’interno di questo stritolamento, il segnale di una libertà che non si lascia soffocare dalla legge, per quanto ne possa rimanere vittima. la dignità della persona, quindi, non può essere soppressa da nessuna legge, né sociale né civile, né psicologica né religiosa. la dignità, sottolineo: non tutte quelle forme di repressione, da una parte, e di ostentazione, dall’altra, che con la dignità hanno poco a che fare. Cristo ama la persona, così com’è. dentro questo amore, chiunque può fiorire, può ritrovare le ragioni migliori del proprio stare al mondo. solo nell’amore si può essere se stessi, in un modo che non è inscrivibile in nessun codice civile o religioso.
Ecco, a proposito dell’intervento 50 (Giannino).
Mi è difficile discutere con chi sostenga che questioni come quella posta da Davide Nota, con cui in realtà sono abbastanza in sintonia, “dovrebbero essere le più naturali del mondo”. Sono invece questioni culturali e storiche.
L’organizzazione della sessualità umana non è “naturale”, non può esserlo. Altrimenti essa sarebbe strutturata nello stesso modo in tutti i tempi e paesi. Se inseguissimo coerentemente la “natura” dovremmo pensare che la sessualità umana dovrebbe modellarsi su quella dei primati. O che il più forte dovrebbe fecondare lui solo le femmine, per il bene della specie, ecc. ecc. Qui non ci sono le “cose naturali”, per fortuna. E perché mai dovrebbe essere “naturale” il rapporto di coppia, più o meno durevole, e non la poligamia, o altro? E il discorso non varrebbe solo per la sessualità. Potrei dire che la lotta e la guerra sono le cose più naturali del mondo, ecc.
La felicità poi non è “dietro l’angolo”. Se lo fosse, tutti i più grandi uomini non avrebbero capito nulla, compresi i fondatori di religioni. L’esperienza di millenni ci dice che gli umani sono mortali e infelici. Affermazioni come quelle di Giannino mi ricordano un famoso “scopate e sarete felici” su cui non ho commenti.
Infine, dove c’è povertà, lontano dall’Occidente impelagato in oziose discussioni, i problemi dei rapporti tra i sessi sono risolti anche in modo assai semplice: lapidazione di adultere e omosessuali, repressione, infibulazione… O no?
Natalità in Europa: mai sentito parlare di Svezia, Olanda, Francia e Gran Bretagna?
Così tanto per dire. Paesi che non fanno la giornata della famiglia, l’ennesima perdita di senso del nostro paese, che dovrebbe pensare a ben altro, tipo a non lasciare andare via i giovani che qualcosa vogliono fare, incentivare la ricerca e la sanità.
In Italia non si sta bene (ma si potrebbe): siamo semplicemente ciechi, compiaciuti e superbiosi. E convinti un po’ troppo del binomio ITALIA-EUROPA, che è crollato da circa, vediamo ad essere fiscali come piaceva un tempo alle maestrine delle elementari: 1531 anni? E abbiamo il Vaticano. Il Vaticano non c’entra quasi mai niente con l’essere individui LIBERI, che apprezzano o magari pure scelgono il cristianesimo. Ed ora basta perchè mi sono già venute l’orticaria, la gonorrea, il delirium tremens e il baco della tenia ad acchiappare il fumo senz’arrosto. E sono pure vegetariana.
E penso che invece che portare a spasso i pesci si potrebbe concentrarsi sulla letteratura vera, quella che della vita porta tracce e ferite, in ogni senso.
Per amor di precisione (fiscale un’altra volta) vorrei solo correggere quello che dice Davide su Buffoni, la cui posizione è non solo giustificata e stra-stra-stra condivisibile (parlo per me, eh! io non impongo non ne ho né la forza fisica né gli eserciti), ma non lo è solo dalla biografia. La biografia come nei migliori casi è solo lo spioncino sul mondo. Volevo dire che non è esattamente anticlericalismo – tanto che parla proprio di un prete Ernesto Buonaiuti (vi devo pure raccontare la storia?) per difendere una certa idea di libertà e giustizia. Non tutti i preti chinano la testa al Vaticano. Qualcuno sa essere prima individuo sa forse trovare un senso cristiano di cura, rispetto e amore nella vita e nell’esperienza, nel diritto che si ha tutti ad essere come si è, prima che nei dogmi di uno degli stati più ricchi ed intolleranti del mondo.
Di Davide Nota apprezzo il tentativo.
Ma ho il sospetto che il dialogo resterà sempre monco, che l’ascolto sia solo la copertura di quel bisogno di conversione che da sempre muove il cattolicesimo. Ti abbraccio non perchè ti vedo, ma perchè sono buono. Riconosci la mia bontà e seguimi. Non esiste la strada di mezzo.
@ Fabrizio. Hai colto nel segno. Condivido in toto.
@ Fabio. Gentile prof. Brotto, legga Bertrand Russell, Albert Einstein, Murray Gell-Mann, Stephen W. Hawking… e vedrà che non le sembrerà così arduo discutere con me. È questione di vocabolario. E di metodo. Detto questo, ho visto le sue note biografiche e le esprimo la mia stima per la vocazione e l’impegno che profonde.
@ Davide e Antonella. Affrontare la questione dell’omosessualità con “terapie” di natura psicologica è un approccio ampiamente utilizzato e rivelatosi del tutto inefficace. Con questo non intendo dire che la componente psicologica non sia cruciale. Ma non è utile considerarla estrapolandola da un sacco di altri fattori: sociologici, ambientali-contingenti (è noto il coinvolgimento sentimentale di certi marinai costretti per mesi a vivere lontano dalle proprie donne…), culturali, religiosi, genetici… Potrei essere d’accordo con Antonella sul discorso della priorità e dell’ostentazione, purché non diventi un alibi per non affrontare seriamente il problema. Un’ultima considerazione: se le coppie etero (sposate o di fatto) non mettono al mondo figli, se l’istituto della famiglia è in crisi… la colpa non è certo degli omosessuali.
Per concludere – e poi tolgo il disturbo – l’Italia è il fanalino di coda in Europa sia per quanto riguarda i diritti civili che gli investimenti su ricerca e innovazione. Da un lato si pontifica da pulpiti di ogni genere che bisogna difendere la famiglia; dall’altro nulla o molto poco si attua per ridare dignità a tale istituto – che io rispetto profondamente (vi invito a leggere il mio pezzo postato ieri da Gian Ruggero…) – e restituire ai giovani il futuro che è stato loro negato.
Cordialmente.
Pasquale
“Come si è”, è naturale. Chiamare malattia “come si è”, è un atteggiamento culturale. Vuol dire dunque, che a noi umani compete scegliere cosa è buono e cosa è male. Una volta a scuola l’handicappato lo si chiamava handicappato; ora lo si chiama diversamente abile. E’ una scelta culturale. L’Amore è una grande scelta culturale. Se non ne vogliamo approfittare, continuiamo pure a chiamare gli omosessuali malati, e poi non stupiamoci più se ostentano la loro malattia.
Sebastiano Aglieco
@pasquale
mi permetto una domanda che non vuole essere provocatoria, ma solo una domanda.
data la complessità del fatto omosessuale e data la difficoltà
inerente a comprenderne le cause:
psicologiche, sociali, culturali, genetiche, e le altre da te
elencate, vorrei capire se ritieni che un bambino o una bambina
educati in un ambiente eterosessuale ed in uno omosessuale al di là dell’affetto, (che presumibilmente riceverebbero nel grado e nella misura della capacità insita nelle ipotetiche coppie in questione)
riceverebbero gli stessi stimoli , psicologici, sociologici
antropologici e via discorrendo.
chiedo cioè se per te l’amore genitoriale è e può essere un’amore asessuato, se cioè le madri e i padri non amino i loro figli( adottivi o naturali non importa) all’interno del proprio essere uomo e donna. chiedo perciò di riflettere sull’impronta non tanto affettiva – l’affetto è connaturato in modo disomogeneo nella specie umana, ma tutti siamo in grado di offrirne – quanto su tutto il restante mondo e modo che un genitore ha di rapportarsi ad un figlio, o meglio a tutto il restante mondo e modo di rapportarsi dell’uomo e della donna al mondo.
non voglio parlare solo di imprinting, e questo è già un fatto
indiscutibile, ma di quelle trame sottili che legano le persone e che sono indissolubilmente legate alla sessualità. sono cristiana e cattolica, dovrebbe essere chiaro,
ma non sessuofobica, ciò che mi interessa è dire che l’amore umano è sempre incarnato e incarnato in un sesso e attraverso di quello si riversa su chi ci sta accanto.
la domanda è:
è davvero la stessa cosa per una persona in formazione crescere in un ambiente piuttosto che in un altro?
saluto tutti
elena f.
Elena, rispondo volentieri alla tua domanda. In nessun punto dei miei interventi mi sono espresso a favore dell’adozione per le coppie omosessuali. Essere scientisti non vuol dire non porsi delle questioni di carattere etico. Essere scientisti implica una posizione molto semplice, per quanto spesso pregiudizialmente osteggiata forse per via di certi residui neoidealistici nostrani che ancora confondono – come è apparso anche in questo dibattito – la scienza con la tecnica. Credere nella scienza significa aver fede nel “metodo” scientifico galileano, che è stato poi corroborato dalle due grandi rivoluzioni copernicane del secolo appena trascorso: la teoria della relatività (ristretta e generale) e la meccanica quantistica. Con queste due straordinarie conquiste della conoscenza, il metodo scientifico non si è per nulla indebolito, tutt’altro. Oggi gli scienziati sono consapevoli che il loro cammino procede per piccoli passi, per approssimazioni successive verso la verità… e ogni scoperta non è altro che una estensione di quelle precedentemente compiute. Si tratta solo di aver pazienza… Dopodiché, ognuno decida di intraprendere la strada che meglio crede. Questo per chiarire il mio punto di vista intellettuale. Ritornando al tuo quesito, io nella mia vita ho molti dubbi, cerco ogni tanto di costruirmi delle certezze: a volte ci riesco, a volte no. Ma su questo la mia posizione è ferma: schierarmi senza esitazione alcuna dalla parte del soggetto più debole: il bambino.
Antonella, le coppie difficilmente decidono prima del matrimonio di non avere figli… Riguardo alla persecuzione dei cattolici… beh, io ricordavo quella dei primi cristiani…
Buona serata.
Pasquale
E’ difficile per me entrare nel merito di un dibattito tanto complesso ( e ahimè constato come non si sia resa giustizia di questa complessità nella totalità dei commenti, spesso in fallo di parzialità, ancora asserviti alla logica degli agoni tristemente noti “A vs anti-A” che rallentano da epoche remote il procedere del dibattito _ qualsiasi esso sia_, ma ringrazio, e ne cito soltanto due, della profondità e varietà di stimoli proposti Davide Note e Fabio Brotto) e delicato, ma credo di poter rappresentare una voce la cui sola autorevolezza deriva dall’esperienza personale. Obbligata a scegliere, data la mole di parole spese in questioni e argomentazioni fino a qui, mi riservo di esprimermi circa la leggitimità e il carico di eventuale offensività che la parola “malattia” implicherebbe associata al tema dell’omosessualità. Esco da poco, circa un anno, da un’esperienza omosessuale con una coetanea. Posso assicurare che non si è trattato di un capriccio, sebbene il mio caso non potesse trovare una pacificante giustificazione nè in una disfunzione ormonale, nè tantomeno in un problema psicologico. La complessità del problema anche volendolo affrontare in linea di principio sta nella vastità delle singole individialità empiriche che lo rappresentano e colle quali non ci si può astenere dal fare i conti, per cui è facile anche per me astrarre, in un senso come in un altro, cadendo nel traboccheto della competizione fra partiti presi. E forse questo è anche ciò che la comunità cristiana e cattolica non dovrebbe concedersi, come purtoppo è accaduto in passato e accade proprio in questi giorni, esclusivamente dedurre da un principio assoluto, dimenticando il dato umano. Il fattore umano. La religione non è la scienza. Ebbene la religione non è nemmeno filosofia. Vibra all’unisono piuttosto coll’arte… ma sto divagando. A quanti hanno accusato Davide dell’uso “vergognoso” che ha fatto della parola “malattia” dico che, conoscendolo, non mi sono mai sentita offesa, nè prima che vivevo la mia esperienza è vero transitoria ma non per questo meno sentita, nè ora che il ricordo di quei giorni è ancora tanto fresco. Abbiamo spesso parlato della questione e davide si è mostrato perentoriamente intransigente solo nei confronti dell’ultimo trend “hollywoodiano” “neo-liberista” che dilaga e oltraggia chi la condizione di omosessuale la vive davvero, da sempre, nella prospettiva del per sempre. In definitiva si è rivelato “razzista” (con tutte le remore che gli derivano da un’inestinguibile umanità) unicamente nei confronti dell’idiozia.
Detto questo, sono del tutto legittime, credo, le riserve espresse in merito alla terminologia da utilizzare, perchè le parole non sono solo parole, ma bisognerà pur prendere atto di una verità fattuale ( quella della anomalia, genetica o psicologica che sia) che non serve a nulla rifiutare, se non a inserirsi perfettamente in quello schema dialettico tutt’altro che fruttifero che ci vuole anonimi “A” perennemente contro “anti-A”.
p.s. comunque ho l’impressione che il post di davide volesse sollevare questioni più vicine a quanto ho fugacemente affrontato nel breve momento di divagazione che alla omosessualità, ai dico, pacs, etc etc.
“Aiutare a capire”. Lo si può fare solo parlando con le persone, a contatto con i loro vissuti, e allora si capisce che le cose sono molto più complicate di quanto non appaia; si capisce che spesso i concetti, il dividere le pecore bianche dalle pecore nere, non giova alla verità. Nella mia ingenuità immagino che la Chiesa Cattolica debba reinvestirsi del compito dell’Amore, che non è un sentimento, ben inteso, ma qualcosa di molto più grande, che investe mente e cuore. Qualcuno dirà: ma come ti permetti, con tutti i preti sparpagliati per il mondo che rischiano di farsi ammazzare tutti i giorni! Ma io parlo di un investimento qui, nella vecchia Europa, dove c’è un pensiero antico di millenni che, se da una parte fa la nostra differenza, dall’altra ci fa assomigliare a statue. E qui investiamo la storia della filosofia, del pensiero umano, come la storia, ben più misera e volubile, ma non meno importante, dell”affettività”, intesa come completezza e complessità del movimento dell’animo. Non credo che lo possiamo fare noi, miseri moscerini dell’ultimo dei moscerini – a chi volete che interessino i nostri litigi e le nostre parole – ma quanto meno ci compete la libertà del pensiero, che se è tale, diventa capacità di avvicinarsi alle persone e a noi stessi. Un piccolo episodio, che apparentemente non c’entra nulla con questo discorso, ma c’entra in qualche modo. Abbiamo saputo l’altro ieri della morte di un ragazzo che aveva frequentato la nostra scuola. Un ragazzo difficile, con una storia familiare di lutti, incredibile. Non era un mio alunno, ma lo conoscevamo tutti bene perché girava le classi senza concludere niente. Ricordo il suo saluto, per strada. La mia fantasia, da educatore testardo e forse votato al martirio, per anni è stata quella di fargli recitare un monologo teatrale che mi costava sudore e sangue; e alla fine, lui mi abbracciava, mi ringraziava, e tutti piangevano di gioia. Immaginazione puerile, ma spesso mi salva dalla depressione che è insita in questo mestiere. E cioè l’Attenzione, che diventa cruccio fino a rodersi, salita fino a consumarsi le scarpe per accogliere chi ha più bisogno; perché l’ultima delle pecore sia accolta nell’ovile. Questo ho preso del cristianesimo, e di questo ringrazio, e non ci sono cavilli, cultura, che tengano. Qui c’è Cristo che dice: “quello che avete fatto ai fratelli, è come se l’aveste fatto a me…”. C’è qualcosa di divino nei gesti buoni che compiamo. C’è il corpo di Cristo. Davanti alla sofferenza i libri vanno chiusi. Nell’usare la parola “malati”, io avverto una mancanza di attenzione, non odio e disprezzo. Se malati siamo, lo siamo tutti. Se malattia c’è, questa è nel mondo, questa va condivisa, non va buttata in faccia. Questa è “sorella nostra morte corporale”. Quando i bambini hanno accettato in classe la presenza di un diversamente abile, hanno imparato ad amarlo. E lo amano perché capiscono i suoi bisogni. I miei lo accompagnano in bagno, lo fanno giocare. Questo è l’amore che accoglie, e se ne frega della malattia, lava le ferite, e dice: tu sei mio fratello, anche se sei zoppo e storpio. Questo è cristianesimo. Se sono ancora qui, in questo spazio, è perché credo in questo. Altrimenti ne esco. Un blog in più o uno in meno non salva la vita.
Sebastiano Aglieco