Ibn Ata Allah: “Dove c’è stata l’illuminazione, là giunge il dire”

Il segno che tu confidi nell’opera è che, quando cadi, la tua speranza viene meno.

Varie sono le opere perché diverse sono le illuminazioni degli stati.

Seppellisciti nella terra dell’oscurità. Quello che nasce da ciò che non è stato sepolto è immaturo.

Niente giova al cuore come una solitudine che gli permette di entrare nel campo della meditazione.

Il tuo rinviare le opere al momento del vuoto è una follia dell’anima.

Non può essere piccola un’opera che scaturisce da un cuore distaccato, né grande un’opera che scaturisce da un cuore che brama.

Non c’è opera che dia più speranza ai cuori dell’opera di cui non hai considerazione e che ai tuoi occhi è spregevole.

Se vedi qualcuno rispondere a tutto ciò che gli viene chiesto, rendere noto tutto ciò che contempla e raccontare tutto ciò che sa, consideralo per questo un ignorante.

E’ speranza quando è accompagnata dall’azione; altrimenti è velleità.

Coloro che hanno la conoscenza temono molto di più quando sono consolati che quando sono desolati.

Se vuoi avere una potenza che non perisce, non appoggiarti a una potenza che perisce.

Quando Egli vuole manifestarti la Sua grazia, crea e attribuisce a te.

Se non fosse per la bellezza del Suo velo, nessuna opera sarebbe degna di accettazione.

Dove c’è stata l’illuminazione, là giunge il dire.

Ogni parola che esce ha su di sé l’impronta del cuore da cui è uscita.

Veramente superbo chi si attribuisce l’umiltà. L’umiltà infatti è sempre una grandezza, e se ci si attribuisce una grandezza si è veramente superbi.

Chi è nel creato, se non gli sono aperti gli spazi dei misteri, è prigioniero di ciò che lo circonda e confinato nell’edificio del proprio io.

(Ibn Ata Allah, Sentenze e colloquio mistico, Adelphi 1994)

16 pensieri su “Ibn Ata Allah: “Dove c’è stata l’illuminazione, là giunge il dire”

  1. Giovanni Nuscis

    Grazie, Giorgio, per questo viaggio nella saggezza di tutti i popoli, e per tutti i popoli, di ogni tempo.

    Da lettore e da autore, questa sottolineo in rosso:

    “Se non fosse per la bellezza del Suo velo, nessuna opera sarebbe degna di accettazione.”

    …quasi una lezione di estetica, l’avvertimento di possibili derive.

    Grazie. Giovanni

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  2. Giorgio

    Caro Giovanni, naturalmente ho pensato a te postando questa scelta delle “Sentenze”: Ibn Ata Allah è in evidente dialogo con il “tuo” Zhuang-zi.

    In quanto alla tua lettura, confermi ciò che pensavo anch’io: anzi, ti invito a leggere tutte le sentenze come un breviario di estetica (oltre che di etica e di mistica)!

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  3. mario pandiani

    “Le potenze anticipanti non passano attraverso il muro dei decreti.”

    ho consumato quel libro, pensavo di poterlo “usare” poi ho capito che è per Musulmani, al cuore dell’Islam si trovano tali preziose gemme, non è inutile ricordare che molti sapienti musulmani furono perseguitati di loro fratelli e lo sono tutt’ora.

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  4. Giorgio

    E’ vero, Mario, anche per Ibn Ata Allah si può dire, come facevo per Zhuang-zi, che alcune cose sono da noi distanti e che alcune sono proprie dell’Islam.

    Però, al di là delle considerazioni storiche (l’importanza del pensiero e della mistica islamici per l’Europa medievale), che però in questo momento non rientrano nelle considerazioni che desidero fare: in questo libro ci sono tante cose che mi parlano, a volte per il loro senso proprio, altre volte per sensi traslati. Merita proprio di essere “consumato” – detto con tutto il rispetto che un’opera del genere merita!

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  5. carla

    ogni citazione (ben fatta) è un insegnamento.
    Fa bene ogni tanto
    tuffarsi in questo genere di letteratura.

    Questa che riporto, mi piace assai:

    “Niente giova al cuore come una solitudine che gli permette di entrare nel campo della meditazione.”

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  6. Giorgio

    Grazie di quanto dici, Carla. D’altra parte, mi pare nella natura delle “sentenze” poter essere lette e gustate anche isolatamente.

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  7. claudio damiani

    “Niente giova al cuore come una solitudine che gli permette di entrare nel campo della meditazione.”
    L’ha già riscritto Carla ma io lo riscrivo.
    E anche:
    “Seppellisciti nella terra dell’oscurità. Quello che nasce da ciò che non è stato sepolto è immaturo”.
    Claudio

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  8. carla

    Grazie a te, Giorgio
    ogni sentenza, infatti, da sola è in grado di riempire una pagina.

    Anche le ultime due lasciano un segno profondo.
    ciao

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  9. fabry2007

    “Non può essere piccola un’opera che scaturisce da un cuore distaccato, né grande un’opera che scaturisce da un cuore che brama”.

    io scelgo questa. mi ricorda la disciplina di dietrich bonhoeffer.

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  10. Giorgio

    Claudio, Fabrizio, Gian Ruggero, sono lieto che abbiate trovato qualcosa di buono in questa scelta di sentenze.

    Ho sul comodino qualche altro libretto, che sto consumando cercando di trarne un distillato.

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  11. elena f.

    Se vuoi avere una potenza che non perisce, non appoggiarti a una potenza che perisce.

    a me piace questa perchè mi ricorda l’altra che dice:

    “perchè dove è il vostro tesoro là sarà anche il vostro cuore”

    saluto tutti

    elena f

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  12. massimosannelli

    amo questo, più di tutto:

    Se non fosse per la bellezza del Suo velo, nessuna opera sarebbe degna di accettazione.

    grazie di cuore!
    massimo

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  13. Giorgio

    Marina, Elena, Massimo, Luca, grazie del passaggio.

    A me piacciono tutte, ma, se dovessi fare una drastica scelta, opterei per queste:

    “Dove c’è stata l’illuminazione, là giunge il dire”

    “Seppellisciti nella terra dell’oscurità. Quello che nasce da ciò che non è stato sepolto è immaturo”

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