il “problema” adesso per paradosso: e i ciechi come fanno a segnalare/ci l’ora compiuta solo dallo sguardo?
(a parte facezie? o incluse, se e come vi pare).
dovremo cominciare a comprare la settimana enigmistica allora, così potremmo giocare il gioco di marina e fabrizio, sembrano gli unici in questo blog ad avere un codice di comunicazione sui testi di marina.
pazienza, ci faremo una ragione dei nostri limiti gianruggero!
non sono enigmi: ho solo preso a paradosso lo sguardo del buio spinta dal tuo p.p., elena f
con la poesia si può far di tutto e generare di tutto anche l’enigma: ma, mi domandavo per paradosso, per affievolire l’asserzione del titolo: i ciechi…; rimanderei a questo link che ho appena letto: http://gammm.org/index.php/2007/03/20/da-lordine-del-discorso-michel-foucault-1971/#respond
scusami marina, non volevo in nessun modo offenderti. era solo un modo,peraltro bonario,per dire che i tuoi testi sono davvero difficili, e che,sempre con affetto,”invidio”fabrizio e la sua capacità di leggerli fino in fondo.
purtroppo però a volte mi capita di essere “impertinente” in tutte le accezioni possibili e poi me ne dispiaccio, peccato per il poi, sarebbe meglio prima o mai o… non lo so sarebbe comunque meglio non “impertinère”
bisogna piuttosto riconoscere il gioco negativo d’un ritaglio e d’una rarefazione del discorso.
Un principio di discontinuità
I discorsi devono essere trattati come pratiche discontinue, che si incrociano, si affiancano talora, ma anche si ignorano o si escludono.
Un principio di specificità
Occorre concepire il discorso come una violenza che noi facciamo alle cose, in ogni caso come una pratica che noi imponiamo loro; e proprio in questa pratica gli eventi del discorso trovano il principio della loro regolarità.
Quarta regola, quella dell’esteriorità: non andare dal discorso verso il suo nucleo interno e nascosto, verso il cuore … ma, a partire dal discorso stesso… andare verso le sue condizioni esterne di possibilità, verso ciò che dà luogo alla serie aleatoria di quegli eventi e che ne fissa i limiti.
[da L’ordine del discorso / Michel Foucault. Einaudi, 2004]
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mi piace pensare che
l’orto sia participio passato del verbo oriri
il sorgere dello sguardo nell’ora che si compie ha un respiro di vita che continua.
il sorgere quando tutto invece sembra compiuto
grazie marina
elena f
il “problema” adesso per paradosso: e i ciechi come fanno a segnalare/ci l’ora compiuta solo dallo sguardo?
(a parte facezie? o incluse, se e come vi pare).
m
Ma sono degli emigmi? Se così fosse avrei già perduto la vita nel tentativo di dare risposta 🙂
dovremo cominciare a comprare la settimana enigmistica allora, così potremmo giocare il gioco di marina e fabrizio, sembrano gli unici in questo blog ad avere un codice di comunicazione sui testi di marina.
pazienza, ci faremo una ragione dei nostri limiti gianruggero!
🙂
saluto tutti
elena f
non sono enigmi: ho solo preso a paradosso lo sguardo del buio spinta dal tuo p.p., elena f
con la poesia si può far di tutto e generare di tutto anche l’enigma: ma, mi domandavo per paradosso, per affievolire l’asserzione del titolo: i ciechi…; rimanderei a questo link che ho appena letto:
http://gammm.org/index.php/2007/03/20/da-lordine-del-discorso-michel-foucault-1971/#respond
grazie ad entrambi, m
scusami marina, non volevo in nessun modo offenderti. era solo un modo,peraltro bonario,per dire che i tuoi testi sono davvero difficili, e che,sempre con affetto,”invidio”fabrizio e la sua capacità di leggerli fino in fondo.
ma se ti ho offesa ti chiedo davvero scusa
un abbraccio
elena f
no, elena f non mi hai mai offesa, non uso le emoticon o le faccine degli stati d’animo, purtroppo! sei così pertinente e gentile!
ciao, m
ciao Marina!
ciao Carla!
non dar retta, dài una retta (sic!) alle parole dei poeti!
m
il fascino della poesia di Marina sta proprio nel non riuscire a decifrarla completamente!
sei un mito, Marina.
baci
carla
Grande!
🙂
grazie marina, per la tua gentilezza,
purtroppo però a volte mi capita di essere “impertinente” in tutte le accezioni possibili e poi me ne dispiaccio, peccato per il poi, sarebbe meglio prima o mai o… non lo so sarebbe comunque meglio non “impertinère”
un abbraccio
elena f
Odifreddi è un matematico impertinente: questo per dire che ogni lume può far luce.
m
bisogna piuttosto riconoscere il gioco negativo d’un ritaglio e d’una rarefazione del discorso.
Un principio di discontinuità
I discorsi devono essere trattati come pratiche discontinue, che si incrociano, si affiancano talora, ma anche si ignorano o si escludono.
Un principio di specificità
Occorre concepire il discorso come una violenza che noi facciamo alle cose, in ogni caso come una pratica che noi imponiamo loro; e proprio in questa pratica gli eventi del discorso trovano il principio della loro regolarità.
Quarta regola, quella dell’esteriorità: non andare dal discorso verso il suo nucleo interno e nascosto, verso il cuore … ma, a partire dal discorso stesso… andare verso le sue condizioni esterne di possibilità, verso ciò che dà luogo alla serie aleatoria di quegli eventi e che ne fissa i limiti.
[da L’ordine del discorso / Michel Foucault. Einaudi, 2004]
ci devo riflettere
comunque grazie della lettura consigliata
un abbraccio
elena f