di Francesca Matteoni
Mai scordarsi che gli uomini come i cani abbisognano di padroni.
Mai far dono di sé senza riserva.
Alla luce timida, poi inondante della gratitudine subentra la sfumatura obliqua, acuminata dell’ombra: l’indispettirsi, la pretesa del potere. E non c’è nulla di contagioso come il potere. Così come il dono ti spoglia e ti svela, il potere ti arma, ti difende da te stesso, forgiandoti pieno, sicuro come la catena al collo di un altro individuo.
Il potere marca netto le bocche dei bambini, che se non hanno più candore conservano ancora l’audacia spietata di dire le cose come sono.
Il potere è il rantolo osceno degli adulti, la necessità animalesca dell’esserti dentro, subito, con forza, a spinte decise come un seme infausto che buca la terra. Lo svuotamento aggressivo del coito che copre prontamente la vergogna col possesso.
Il potere a volte fa il sogno dell’arte, delle barriere dissolte, dell’umanesimo, dell’utopia, dell’anima compresa, accolta.
E funziona finché nel gioco non entra anche l’artista. Quando i valori hanno il peso insostanziale dei nomi. Come l’idea di un albero nella Strada degli Olmi dove di olmi non ce n’è mai stato alcuno, e tutto è andato avanti ugualmente, senza cortecce o radici, solo le foglie strampalate dei sentimenti, cacciate in gola come per affogarti.
Il potere ha anche troppo spesso il difetto tenero dell’ingenuità, dell’ottusità.
Non pensa mai a quando la luce si ritira compatta, dura, definita come la luna nell’occhio risvegliato del cane, della vittima, del dono. Perchè il cane è un animale che difende il proprio territorio. Si ricorda del proprio osso prima o poi. E se non sceglie la via dell’esilio, delle montagne e del nuovo, usa il potere a sua volta: questa cosa bruciante e relativa.
Allora la luce è uno sfolgorio vendicativo, purificatorio e urlante. In una strada che è ogni strada, dove idee e speranze hanno il fremito impronunciabile di alberi inesistenti.

Il potere svuota di significato l’essere umano sensibile, ciò che prima era ora non è più; il potere logora il fegato di coloro che maledicano chi lo possiede e attribuiscono a se medesimi sogni e timori che, ineludibilmente, li ha privati del potere. Il potere altera significati e forme, è un vicolo cieco per chiunque. Nel presente, non nel passato.
“Il potere è il rantolo osceno degli adulti : E funziona finché nel gioco non entra anche l’artista.”
un saluto a f. per questa illuminazione-conseguenza. m.
“In una strada che è ogni strada, “dove idee e speranze hanno il fremito impronunciabile di alberi inesistenti”.
in effetti, c’è da riempire un vuoto, che qualcuno fa passare per civiltà, ma che prima o poi si vendica. trasversalmente, conviene ribellarsi: “nomina nuda tenemus”.
fabrizio
“Non pensa mai a quando la luce si ritira compatta, dura, definita come la luna nell’occhio risvegliato del cane, della vittima, del dono.”
Bellissima!
Ciao Francesca 🙂
Un bellissimo film, liberatorio; una grazia vendicativa, primordiale. Forse il miglior film di von Trier. Brava Franziska, hai la penna che incide a fuoco (ma questa non è una novità).
Non l’ho visto. Mi manca.
Grazie a tutti!
Franz: non so se sia il migliore, anche Idioti (ma è tutt’altra cosa) è un gran film.
Recuperalo Gian Ruggero.
E’ il primo capitolo della trilogia di Von Trier sull’America, che ha per protagonista questa Grace (la grazia divina, sì). Il secondo uscito l’anno scorso, Manderlay, è ancora più cattivo. Mi ha disturbato moltissimo. Dogville, invece dopo le donne sfigate e variamente ammazzate (la Watson de LE ONDE DEL DESTINO, Bjork – UNICA -di Dancer in the Dark), ne presenta finalmente una che subisce di tutto, ma poi reagisce – e in che modo!
La scena della fotografia è una delle mie preferite con Grace che si addormenta tra le mele, il frutto proibito (…).
Von Trier suscita reazioni contrastanti ma sempre forti. E infastidisce. E’ uno che ci prende crudelmente in giro con la verità.
Provvederò, grazie Francesca.
Gran bel film, grande regista e ottimo post! Adoro il cinema nordico; Francesca ti piace Aki Kaurismaki? E’ uno dei miei preferiti…
Un caro saluto
Petals
Encrusted in diamonds and pearls,
they bright as the early morn touch their curls,
fresh air that caress their surfaces,
the smell as we approach their lands.
They fall sometimes as they stand,
as many people keep them in books as reminders,
or they dry them up for aroma pleasentness,
that cleans and mixes with the air rancidness.
We give them to people as celebration of life,
as completion of a new season,
we give them to heroes and winners,
they are a gift of love and appreciation.
Raymond De Jesus Lopera
Copyright ©2004 Raymond De Jesus Lopera
Leave the argument for somebody else.
Dominus Vobis cum et cum spitito tuo.
Requiem can tim pace amen, amen, amen