di Marco Saya & Franz Krauspenhaar
La strada era notte pesta un po’ tempestosa, raggi di falò soleggiavano l’asfalto. Nord-sud-est-ovest accoglievano gli occasionali. L’orgasmo dell’assassinio pasteggiato a benzo, spensieratezza del m’ama non m’ama, poesia del tanto è toccato a loro, paraponziponziporo. Il nero si confonde con altro nero, accozzaglia di corpi ai lati, alcuni spiaccicati dalla buckomobile nella sua folle corsa. la tiepida brezza ci bacia le cicatrici. Piercingati a puntino suoniamo a festa. Pronti per il nuovo gioco…
Sbuffo. Trasecolo. Tracollo. Puzziamo di Daniels. The funk odyssey di Jamiroquai assorda la provinciale tam-tam di clacson. il drugo-ein arresta la poderosa voiture.
“Scendiamo”. “Presto”. “La buck sta prendendo fumo”. “Chi è stato Ein?” “Non lo so”. “Ma…ora lo becchiamo”. Iniziamo a correre. La mia mente torna a Roy quando esclama: “Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione… e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser… e tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. E’ tempo di morire”. Si, era tempo di morire per quel bastardo del bulgaro. No, “targavano” senegalesi, un mucchio aborigeno nella selva oscura, cocòtrafficanti chanel number five, cinque porci con le ali (se sei nato senz’ali, non fare mai nulla per impedire loro di crescere, diceva qualcuno…) che presto sarebbero stati affogati da Caronte. “Ein, dammi la clava!” Occhi da cerbiatto ci guardano terrorizzati. Iniziamo la mattanza. Ci dividiamo i compiti.
Lesson one: quando meno se lo aspetta ti avvicini alla vittima.
Lesson two: lo colpisci alle orecchie.
Lesson four: la labirintite è una brutta bestia.
Lesson ten: sono passati alcuni minuti
Occhi vitrei ci fissano come bilie colorate.
Decidiamo di giocare.
Come da manuale…
I giochi con le bilie sono diffusi da centinaia di anni in tutto il mondo.
Le bilie sono piccole sfere dure di pietra, legno, ceramica, plastica, vetro,acciaio o altro.
Di solito hanno un diametro di circa 1,3 cm. I nomi e le regole delle bilie variano molto da posto a posto, ma l’obiettivo di base dei giochi di questo tipo è constatare l’abilità di mira dei partecipanti.
VARIANTE: PISTA CIRCOLARE
Si tratta di un antico gioco di bilie molto amato dagli adulti, particolarmente diffuso nel sud dell’Inghilterra col nome di “ring taw”. Il gioco, adatto a un numero qualsiasi di giocatori, prende nome dalla pista ad anello di 1,8 m (di solito in cemento) su cui i giocatori usano la loro bilia-ex-occhio da tiro per buttare fuori gioco fino a 49 bilie piú piccole. (ne avevamo a disposizione 20)
L’AREA DI GIOCO
Si traccia sul pavimento un cerchio di circa 2 m di diametro, all’interno del quale ne viene disegnato un altro, di circa 30 cm di diametro. Per cominciare la partita ogni giocatore (noi due…) posiziona una o due bilie nel cerchio più interno.
TIRARE
Le bilie si possono far rotolare sul terreno o si possono tirare. I tiri più lunghi e complicati vengono eseguiti con una tecnica detta in inglese ‘knuckling down” (colpire con la nocca), che consiste nell’appoggiare a terra la nocca dell’indice tenendo la bilia in equilibrio tra indice e pollice, che viene fatto scattare per lanciarla.
REGOLE
A turno, tutti i giocatori tirano una bilia da un punto qualsiasi all’esterno del cerchio più grande, mirando alle bilie in quello più interno.
Chi riesce a buttare delle bilie avversarie fuori dal cerchio interno con un tiro se le tiene e vince inoltre un tiro extra, che dev’essere fatto da dove è atterrata la sua bilia. Se non si colpisce nessuna bilia nel cerchio interno, il turno finisce. Dopo che ogni giocatore ha fatto un turno si può tirare anche alle bilie nel cerchio più esterno, comprese quelle da tiro.
Si tira sempre dal punto in cui è atterrata la bilia al lancio precedente.
Quando viene colpita una bilia da tiro, il proprietario deve dare a chi l’ha colpita una bilia comune.
FINE DEL GIOCO
La partita termina quando tutte le bilie sono state espulse dal cerchio più interno.
Vince il giocatore che ha ottenuto più bilie.
Ein vinceva sempre. Ma ora il punto era tornare verso la bukomobile e riprendere il viaggio…
Le bilie sono palle viscose da bowling Snia. Petrol alla bukomobile, full tank alla Mobil e di nuovo a sgaso pieno sull’autoroute de la vacanza. Usciamo alla Ausfahrt di Krukkendingen, zona Baden Wuerrtemberg, zona Lutero inkazzato nero. Alla prima bettola beviamo formidabili da un litro krug, vom Fass, io l’Ein occhieggiando le pupaltole valkirianti. Sembrano le bionde Peroni zanna bianca. Ci viene lo sghiribizzo della violence. Tiro su lo sgabello e ci do che ci do che ci do sulla tete del giganten al banko. Lechmicham… io meno fendenti a pezzettoni come la Confettura Santarosa, pezzettoni di materia cerebrica undsoweiter. Le sguanzenzollern le portiamo nel Neckermann e via giù di minkiafritta Kaiserstrasse und Beate Uhse. Velocizzati come tarantole al fast and furious. In 5 Minuten abbiamo ciancicato l’effluvio ultrawhite e ora siamo fuori e sgorgati di bel bello per mattanza nr. Zwei nella landa germanica. Uno con la faccia da Derrick ci si mette in mezzo alla Schwanzstrasse con la sua Bmw da gasatonmotorradkalbschnitzelmitsalat. Scendo con la mazzapicchia da bowling e assesto il tiro crudicione alla sua polverizzabile deflettorabile vetrata macchinale. Skraaaanch! Il lunotto si spoltiglia undhohenzollern und abundzu, ein luftballon gehoert immer dazu! L’erano mica i 99 Luftballons? Na gut na gut na gut!, urlava Fritz Parsikla, e quello stronzo di Bollenhoff detto Bolli che si credeva Bonhof rispondeva in coro: “Pasta del kapitanooo!”
Io e il drugo nummer zwei tipo Muenchen siebenundvierzig facciamo i 100 metri alla Jesse Owens e il lob alla becker-federer. Saliamo di nuovo sulla bukomobile e cerchiamo dei bulgari da smazzolare di fresco. Nichts. Niente de gnente e va a morì ammazzato tu e tu’ nonno! Fuori dai gangheri pestiamo giù duri e impuri direzione casetta mia home sweet home, siamo stanchi come muli da traino. 400 km a tavoletta piena e smargiassa fino alla frontiera con la Svizzera la Svizzera la Svizzera coi suoi kantòn! I beg your kànton! Attraversiamo la Svizzera senza neanche fermarci per pisciare perché a quelli non gli vogliamo dare manco un cent, pisciardiamo alla bruddobudda solo in Italy.
Lesson one: dormire dormire sognare forse.
Lesson two: svegliarsi da leoni di notte e di giorno coglioni.
Lesson three: fare colazione con Nesquik, o al massimo con Orzoro.
Lesson four: andare a lavorare senza paracoglioni e tuta da drugo d’ordinanza, anzi in atroce giacca&cravatta da pirlantuono standard facendo finta d’essere dei bravi borghesi fottimoglie pagatasse e pregadio.
Lesson five: assorbire cattiveria e stronzaggine altrui che venga ritorta la prossima volta contro il prossimo. (Che diciamolo pure forte und Clear è una buona ragione per vivere oh yeah!)

certo che a voi due quentin tarantino vi fa un baffo. se necessita, vi benedico la gulp fiction. la divagazione sulle biglie la trovo notevole.
La gulp fiction. niente male, Fabry! Hai inventato il nome di un nuovo
genere…:-)
Anche più impressionante dei film di Tarantino a me è sembrato “Henry – Pioggia di sangue” di John McNaughton. Marco, Franz, se non l’avete visto, ve lo consiglio. I drughi vi troveranno un’aria di casa (sempre che non sia troppo anche per loro)…
Cari Jamirosaya e Krauspensplatter, detti anche DrughialSugo, vi chiedo a quando la deriva lebowskyana?
“Io sono Drugo o Drughetto o Drugantibus o Drughino se proprio devo mettere il diminutivo…”
E non provate a dire che i fratelli Coen sono per fighette/i, eh!
Errata Porridge: DRUGHIAISUGHI, siamo pur sempre in un sito di poesia.
Secondo me tutto questo LATTE + vi fa male. Siete allergici come Alby Starvation.
Henry pioggia di sangue? Roba da educande, davvero. Un drugo si spaventa solo con la bontà. Quella che sì che fa paura.
Franziska, bevi Latte + anche tu, ne hai bisogno.:-)
I Coen sono per cazzilli…
“Un drugo si spaventa solo con la bontà. Quella che sì che fa paura”.
Allora, l’hai voluto!, ho il film per te: “Torna a casa, Lassie!”
Grazie Giorgio! E’ quello che mi ci vuole, dopo una dura giornata da kattivo. Lo consiglio anche a Saya. Sai, detto tra noi, “lavorare” stanca…
Ragazzi, chi ha detto che torna a casa Lassie è roba da educande?
Beccatevi il testo di Ivan Graziani (torna a casa Lassie) del 1983
Giulio, mi hai fatto pena quella notte, te lo giuro mi si è stretto il cuore quando ti ho beccato mentre tentavi di rubarmi l’autoradio in un parcheggio custodito da un custode addormentato, eri proprio tu. Giulio e mi hai sorriso, quando al chiaro della luna mi hai riconosciuto, ti dirò come eri cambiato con il petto tatuato, pochi denti e niente carne un cane randagio dal padrone abbandonato, poveretto te. Oh, Giulio ritorna a casa, forse la città non è per te qualcuno ti ha raccontato un bugia, non voltarti indietro a guardare la tua coda e scappa via. Perciò, ritorna a casa Lassie, la tua cuccia è sempre vuota ritorna a casa Lassie, fuggi via di qui. Ritorna a casa Lassie, la tua cuccia è sempre vuota ritorna a casa Lassie, fuggi via di qui. E andiamo a bere dai, vecchio amico del cuore è tanto tempo che non ci sbronziamo insieme ma tu, per non starmi a sentire hai litigato col cameriere brutta storia, un feroce calabrese finché in faccia non le hai prese, poveretto te. Oh, Giulio ritorna a casa, forse la città non è per te qualcuno ti ha raccontato un bugia, non voltarti indietro a guardare la tua coda e scappa via. Perciò ritorna a casa Lassie, la tua cuccia è sempre vuota ritorna a casa Lassie, fuggi via di qui. Ritorna a casa Lassie, la tua cuccia è sempre vuota ritorna a casa Lassie, fuggi via di qui. Giulio, che dovevo fare, quando lì sul marciapiede ti ho visto sanguinare? Una farmacia siamo andati a cercare ma appena in centro tu mi hai detto: “Sto proprio male, mi distendo sul sedile le insegne accese sono lì, io ti aspetto qui” Giulio, quando son tornato il sedile era vuoto e tu te n’eri andato e l’autoradio mi avevi rubato povero Giulio tatuato, cane randagio maltrattato povero Cristo, povero amico disperato, poveretto te. Oh, Giulio ritorna a casa, forse la città non è per te qualcuno ti ha raccontato un bugia, non voltarti indietro a guardare la tua coda e scappa via. Perciò ritorna a casa Lassie, la tua cuccia è sempre vuota ritorna a casa Lassie, fuggi via di qui. Ritorna a casa Lassie, la tua cuccia è sempre vuota ritorna a casa Lassie, fuggi via di qui
FK, my best compliments!
Che abbinata a 4 mani.
Marcellino pane e vino? C’è solo da stabilire chi fa Marcellino tra i nostri due valorosi.
Franz, ho capito, sei un fan dei Coen.
Grandi i Coen! 🙂 siete forti a 4 mani!
Un caro saluto