Marco Rossari, Il gatto di Platone ed altri animali

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Il gatto di Platone
si fa una dormita:
ha rubato al suo padrone
il senso della vita.

Il criceto, animaletto
inquieto, corre a perdifiato
sulla ruota del tempo
restando sempre indietro.
Il padrone lo prende
sul faceto, credendolo fesso.
Ma fissando il criceto
fissa se stesso.

Povera piccola coccinella,
tutto il giorno lei piangeva.
Strillava di avere il morbillo,
ma nessuno se ne accorgeva!

L’ippopoeta nel talamo
scrive t’amo con il calamo.
E le ippopotame lo amano.

L’unica pecca
della pecora
E’ che stecca
ad ogni replica.

Il timido pinguino
andrebbe fino all’equatore
per trovare un bambino
che gli scaldi il cuore.

Se l’incantatore impaziente
invece del piffero
suona il serpente
se ne pente
amaramente.

Su uno stelo
per i fans
l’ape fa
lap dance.

Povera vecchina,
tanto antica:
aveva come sola amica
una formica.

Il ragno nero e peloso
lo cacciavano sempre via.
E’ diventato pensoso
e adesso scrive filosofia.

Il passero di Leopardi
fa una vita che depreca.
“Mai una volta tirar tardi!
Mai un giro in discoteca!”

La prendono in giro per quello
sganasciare placido e giocondo.
Ma perché correre in fondo?
La mucca ha tutta la vita
per ruminare tutta l’erba del mondo.

Quando il bruco
balla il tuca tuca
non riesce a coordinarsi
e s’intorciglia con la bruca.

Il lupo girava sconsolato
nel profondo del bosco
“E’ possibile che abbia divorato
tutti quelli che conosco?”

La mosca maschia
mostra i muscoli
nella mischia.
Quella moscia
se ne infischia.

10 pensieri su “Marco Rossari, Il gatto di Platone ed altri animali

  1. Giorgio

    Quella dell’ape che fa lape dance e quella del bruco che fa tuca tuca sono di una limpida visionarietà orientale; fan pensare quelle del gatto di Platone, della piccola coccinella, del timido pinguino, della povera vecchina, del ragno nero e peloso, del passero di Leopardi, del lupo sconsolato, della mosca maschia…

    Insomma, mi piacciono!

    Giancarlo, hai trovato un gemello?

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  2. Giancarlo Tramutoli

    Marco Rossari come poeta (che ha già al suo attivo un libro di racconti, Invano veritas con e/o e un romanzo, Perso l’amore (non resta che bere) con Fernandel), come poeta, in questi pezzi sugli animali è molto vicino a certe cose di Scialoja. In altre usa con baldanza, ironia, effervescenza e calembour. Siamo per certi versi (è il caso di dire) molto affini. Anche alcolicamente… spiritosi. Come diceva Totò: “A me… piace.”

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  3. fabry2007

    il passero di leopardi mi ha commosso: la discoteca più vicina a recanati è quella di ancona.
    saluti a Giancarlo e a Marco.

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  4. lucaariano

    Sono allergico ai peli dei gatti ma questa poesia non mi fa starnutire, anzi….respiro a pieni polmoni! 🙂 Giancarlo lo trovo affine al tuo stile.
    Un caro saluto

    Rispondi

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