Mi colpisce sempre di Beppe l’uso incredibile della lingua, che è unico in lui, per sapienza, in tutto il ‘900, per cui le parole diventano pure lame di luce, lame di suono nette come colpi di pennello assoluti, colpi stessi del tempo nel suo accadere stesso. La lingua italiana qui è tutta intera, senza materia, nè tempo, nella bellezza, nell’eleganza e gentilezza che inseguivano, di maculata, odorosa pantera, Petrarca e Dante.
Che magnifica idea Marina, che colgo l’occasione per salutare
(Spero ricorderai l’invito nel lontano ’89 alla edizione, terza mi pare di “Donne in poesia”,milanese, con me e tante altre artiste!)
Beppe Salvia, è uno di quegli autori che hanno segnato la mia giovinezza, anche se noi stavamo a Milano, la generazione era la stessa.. e poi io ero molto amica di Gino Scartaghiande, e tanti altri, che non per caso risento in questi ultimi anni.
E’ stato testimone e voce del suo tempo, ( e della poesia)nuova, che vuole dire di profondo rinnovamento etico, e nella lingua italiana di quegli anni. (a volte di giovanilismo confuso)
Fai bene a commentarlo, proprio così, Claudio.
Unico rammarico, una grande assente: da celebrazioni e ristampe, anche se tardive, e di una natura (angelica) molto simile, fu l’ amica Nadia Campana,morta poco dopo e in analoga “protesta” dalmondo, che benché edita da Crocetti, con curatela di De Angelis e Turci, è rimasta, salvo mie riletture, ed intervista poi riscritta da G.Sica, sempre in ombra. Là dispersa.
Rimane un tema per me ancora inquietante.
Comunque grazie, invece, a Marina ed agli amici che vorranno conoscere questa voce di poeta, unica nel suo genere..
Maria Pia Quintavalla
Interessante Maria Pia! Conosco Nadia Campana solo di nome. Ma si trova ancora in commercio la sua opera? Crocetti ce l’ha in catologo quindi? Mi hi incuriosito… 😉 Grazie e a presto
Un caro saluto
Per Luca: il libro “verso la mente” di Nadia uscì da Crocetti, ma tantissimo tempo fa, ti cercherò l’anno, ma lui ce l’ha in catalogo, credo.
Quanto a Beppe Salvia, è vero ci unisce(il fatto di ricordarmi un altro amore, me lo conferma!)Maria Pia Q.
Cara Marina,
è vero sono tanti, (e troppi, sempre) gli assenti.
Io ho ricordato Nadia, perché vicinissimo il tempo del loro congedo,e vicina la loro poesia,(uscì anche lei su “Pratopagano”);ora, non so neppure se amici, ma di certo lei lesse lui, era normale, allora, un tipo di fratellanza..e il culto quasi, serissimo sempre, della poesia.
Un volta con Doninelli, più giovane, si disse che leggerli insieme, in un reading, alle nuove generazioni avrebbe di certo fatto un gran bene, un effetto educativo, di conoscenza.
Necessario per non dimenticare.
E’ occasione da cercare..in un momento in cui , quello che temo, data la povertà dello spirito, sono più eventi su eventi di poesia, (catalogazioni, magari utili)o peggio, un uso direi mediatico, dei versi, in concorrenza con gli altri media.
Un nuovo mass media, senza le mutazioni altrui, non è sacrificale?
Qui, è il contrario, finalmente.
Grazie, della tua precisazioene e ricordo, difatti.
Credo saranno da postare entrambe, sono sicura:Nadia Campana, e Marina Incerti( Remo Pagnanelli, pure, ma ancora altri), come coscienza di una grande difficile epoca, in mutazione e grembo, di questa, più leggibile con la loro fratellanza.
Io lessi Marina , dall ‘Almanacco dello Specchio: bravissima! ma non la conobbi, poi insegnai ai corsi di lettura poetica,e al premio a lei dedicato, dall’Ist.to Pasolini,tutt’ora curato da Gigi Cannillo,e devo dire che rimase sempre viva nel cuore di allievi e insegnanti.
Scusate la lunghezza. E rileggiamo le poesie, oggi, di Beppe Salvia, salvate nella bellezza dal silenzio.
Maria Pia Quintavalla
Beppe Salvia sta alla poesia italiana del secondo Novecento come lo Utah sta al Texas (o il Massachussettss alla California). Che però incontri oggi tanti consensi è ovviamente un segno dei tempi, cioè di questo particolare tempo.
Fabrizio, con tutta la sim/patia che si può nutrire per la vicenda poetica e umana del Salvia, viene difficile considerarlo altro da un tardo epigono del migliore Gozzano, toh. Ora, se questa produzione trova tanti consensi oggidì, non diversamente da altra di tenore consimile, vuol forse – FORSE – dire che di questo c’è bisogno: delle buone cose di gusto forse non pessimo, ma di certo non eccelso, ecco.
Beppe Salvia ha la grazia e la grandezza del falso elementare: altra possibile grandezza della trasfigurazione nella/della poesia. Il vuoto bianco alludente all’arcobaleno in coda di baleno. :
*
Il gatto s’inchina e la coda è la luna”
*
Il gatto s’ammira nel catino,
gli occhi come la gondola
e la luna
*
piccoli esempi di un artista eclettico che morì per talento in eccesso nonostante tutte le attenzioni degli amici e dell’amore.
15. per Giovanni
il peso della poesia è ed esclude, mai e poi mai include, forse solo il vate nazionale G. d’A. fu orgoglioso e solo orgoglioso, di essere e fare il poeta. in fondo può essere solo una vergogna in aggiunta e/o in menomazione.
A me risulta che sia morto di suicidio. Che questo derivi da talento in eccesso, scazzo totale, depressione, l’angoscia di un momento o altro è probabilmente opinabile. Molti (o tutti? cosa è che fa la differenza non essere amati o non sentirsi amati abbastanza?, gli altri o l’ego?)suicidi sono persone amatissime, ma si ammazzano lo stesso.
A volte fa bene chiamare le cose con il loro nome senza ricamarci sopra.
Salvia l’ho letto l’anno scorso, prima ne conoscevo solo qualche verso sporadico. L’effetto suicidio fa tanto bene alla letteratura, ma molto poco ai diretti coinvolti. Stesso destino ora per Reta. Perché sono ancora le vite ad attirare a scapito della stessa letteratura, e soprattutto le vite finite in modo breve e tragico, così che ci si possa scatenare sopra tutte le nostre umanissime debolezze e proiezioni e immaginazioni. Il fatto è che parliamo più con i morti che con i vivi. Parlare con i vivi è fatica, lo è pure a volte parlare con quegli artisti morti di morte naturale, su cui non possiamo riversare né fantasie né speculazioni più di tanto.
Con questo: ovviamente il poeta, l’artista, il musicista suicida ha un fascino innegabile. Però la cosa diventa fastidiosa quando c’impedisce di aver cura di quello che ancora vive e respira in carne ed ossa, quando diventano lacrime di coccodrillo, ci si sente autorizzati a dire tutto di più di una persona che non può ribellarsi, mentre con gli stessi colpi d’oblio si fa tacere il presente.
Di Salvia mi piacciono diverse cose, il bisogno di dimostrare una normalità accettabile (quando ad esempio parla del lavoro che in realtà non aveva) che di fatto non viveva. O una certa malinconia tormentata che mi ricorda vagamente un altro artista degli Ottanta per me superiore a Salvia e a molti altri, che era Andrea Pazienza, che non si è ucciso ma è stato fregato dalla tossicomania. Rischia più un tossicomane di un tossicodipendente, per assurdamente beffardo che sia.
Della Campana conosco solo le traduzioni della Dickinson, magari sarebbe bello leggere altro.
(La cosa più bella della vita è che finisce. Ovvero che data la sua brevità/intensità non esiste assolutamente niente, ma proprio niente, che non possa essere dissacrato. Anche i poeti ogni tanto dovrebbero ricordarselo).
il fascino della morte è, in questo caso, poco rilevante anche se, come sempre, l’alone dell’aureola del mito… Beppe Salvia si è ucciso, semplicemente. i paragoni non servono. inadatto a vivere, semplicemente, atleta senza rincorsa già in arrivo e, forse proprio per questo o nonostante questo, non volle né ebbe tempo. anch’io ho pensato alla minimalità dell’arte sua e l’ho confidata spiazzante.
Marina, il fascino della morte è magari irrilevante per te (e credimi per pochi altri), ma è questo che permette a Salvia di uscire vent’anni dopo ed essere “visto”, sebbene sempre da un numero relativo di persone.
Alla gente in generale piacciono i morti. Suscitano più domande. E non possono smentire.
Sui paragoni, nessuna storia è uguale all’altra, grazie, soprattutto a quello che di questa storia non si potrà mai dire né sapere, al privato dei pensieri.
Sull’inadatto a vivere – per me siamo tutti adatti a vivere, perché la vita, per fortuna è una cosa assai più vasta e meno sicura del piccolo mondo che abbiamo intorno.
Nella vita c’è la scelta: il suicidio ne è un esempio.
nella vita non c’è proprio nessuna scelta o, almeno, pochissima, le briciole che non servono a sfamare nemmeno uno scricciolo.
“alla gente” (non amo dire così)piacciono i morti: non possono [dimostrare] nulla.
ti assicuro, mi è molto pesante parlarne e scriverne. grazie a Damiani e a tutti coloro che sono intervenuti per Beppe.
m
mi spiace io sono così. non mi fa specie nulla e sono brutale, e non per faciloneria, o forse anche per faciloneria, ma allora è di quelle incurabili, la testa non solo l’ho sbattuta, ma spaccata più volte. nella vita si sceglie eccome, però.sono le conseguenze semmai che sono imprevedibili. si scelgono le cose più elementari, c’è un dolore enorme che nasce proprio dalla scelta che s’impone e ci castiga spesso gli impulsi ed i sentimenti.
Mah, forse è meglio parlare di queste cose con un po’ di brutalità, lo dico per esperienza. Anche con irriverenza. Non credo che i morti siano più sacri dei vivi. Sono solo diversi, presenti-assenti. E magari, Salvia e Reta ce l’avevano confessato nemmeno tanto in filigrana il loro male, la loro collassante inadeguatezza, che è come la nostra, solo più pungente, più forte, più fortemente abbracciata alla disperazione. Forse ci serve proprio parlare di queste cose senza peli sulla lingua, per esorcizzare quel male che, lo si voglia o no, è dentro tutti noi.
Sta scritto intanto: lasciate che siano i morti a seppellire i morti. E inoltre, prima o più o meno nello stesso tempo, ma da pagani: de mortuis, nil nisi bonum. Il che non esclude, come ovvio, preghiere e/o rispetto per il de cuius.
vi è solamente un problema filosofico veramente serio: quello del suicidio. giudicare se la vita valga o non valga la pena di essere vissuta, è rispondere al quesito fondamentale della filosofia. (a. camus, il mito di sisifo)
il dramma del suicidio è trasversale e non ha a che fare con la grandezza o la miseria del poeta, ne sono vittima e carnefice le persone più diverse e nelle condizioni più disparate.
nel 2000 in italia sono avvenuti 3096 suicidi
accertati dai carabinieri e dalla polizia di stato di cui addirittura 5 bambini al di sotto dei 13 anni, 29 ragazzini fino a 17, e 34 poco più che maggiorenni, dei restanti 772 donne il resto uomini di tutte le età.
credo che di fronte al caso estremo del suicidio ci voglia molta attenzione e molta cura dal momento che non è facile capire il perchè. neppure la psicologia ha tutte le risposte, perchè ciascun caso è un caso a sè.
credo che possiamo solo rispettare un dolore così grande che comunque ci interpella se non addirittura accusa; non so quanta libertà ci sia in una disperazione che induce a porre fine alla propria esistenza, ma so quanto dolore procura in chi non è stato in grado di evitare questo gesto e quante domande irrisolte rimangono nel suo cuore. il resto è e resta nel segreto che il suicida porta con sè.
“Ti vai prosciugando – Qualcosa si chiude -Succede di notte, quando comincio ad assopirmi… mi risucchia come un gorgo, in cui mi crolla il cervello e crolla il mondo. Mi riprendo a denti stretti, ma se un giorno non ce la faccio a riprendermi?”
“Non ci si uccide per amore di una donna. Ci si uccide perché un amore, ci rivela nella nostra nudità, miseria, inermità, nulla.”
“Il gesto – il gesto – non deve essere una vendetta… Adesso il dolore invade anche il mattino… Contemplo la mia impotenza, la sento nelle ossa. Mi sono impegnato nella responsabilità politica che mi schiaccia. La risposta èuna sola: suicidio.”
“Perché morire? I suicidi sono omicidi timidi. Masochismo invece che sadismo. Non ho più nulla da chiedere”
CESARE PAVESE
Io penso che sia davvero difficile “giudicare” perchè uno si suicidi. Quanti lo hanno tentato il suicidio di noi che scriviamo qui? Davvero penso bisogna provarlo, entrare in certe dinamiche mentali che a me, per esempio, che mai ho tentato, risultano ignote e difficili da capire. Non lo dico con spirito polemico ma andrei molto cauto. Naturalmente essendo un grande amante della vita non condivido il suicidio ma non me la sento di dare, ribadisco, “giudizi”.
Un caro saluto
@Grazie Maria Pia, cercherò se il libro è ancora in catalogo
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Stupendo omaggio per un grande non abbastanza mai celebrato!
Un caro saluto
bellissima questa sofferta astuzia. una tragica filosofia di vita.
Mi colpisce sempre di Beppe l’uso incredibile della lingua, che è unico in lui, per sapienza, in tutto il ‘900, per cui le parole diventano pure lame di luce, lame di suono nette come colpi di pennello assoluti, colpi stessi del tempo nel suo accadere stesso. La lingua italiana qui è tutta intera, senza materia, nè tempo, nella bellezza, nell’eleganza e gentilezza che inseguivano, di maculata, odorosa pantera, Petrarca e Dante.
Che magnifica idea Marina, che colgo l’occasione per salutare
(Spero ricorderai l’invito nel lontano ’89 alla edizione, terza mi pare di “Donne in poesia”,milanese, con me e tante altre artiste!)
Beppe Salvia, è uno di quegli autori che hanno segnato la mia giovinezza, anche se noi stavamo a Milano, la generazione era la stessa.. e poi io ero molto amica di Gino Scartaghiande, e tanti altri, che non per caso risento in questi ultimi anni.
E’ stato testimone e voce del suo tempo, ( e della poesia)nuova, che vuole dire di profondo rinnovamento etico, e nella lingua italiana di quegli anni. (a volte di giovanilismo confuso)
Fai bene a commentarlo, proprio così, Claudio.
Unico rammarico, una grande assente: da celebrazioni e ristampe, anche se tardive, e di una natura (angelica) molto simile, fu l’ amica Nadia Campana,morta poco dopo e in analoga “protesta” dalmondo, che benché edita da Crocetti, con curatela di De Angelis e Turci, è rimasta, salvo mie riletture, ed intervista poi riscritta da G.Sica, sempre in ombra. Là dispersa.
Rimane un tema per me ancora inquietante.
Comunque grazie, invece, a Marina ed agli amici che vorranno conoscere questa voce di poeta, unica nel suo genere..
Maria Pia Quintavalla
Interessante Maria Pia! Conosco Nadia Campana solo di nome. Ma si trova ancora in commercio la sua opera? Crocetti ce l’ha in catologo quindi? Mi hi incuriosito… 😉 Grazie e a presto
Un caro saluto
BS mette d’accordo tutti (o quasi). Ottimo, Marina.
Grazie Marina, sei un’ottima guida. Sandra
Per Luca: il libro “verso la mente” di Nadia uscì da Crocetti, ma tantissimo tempo fa, ti cercherò l’anno, ma lui ce l’ha in catalogo, credo.
Quanto a Beppe Salvia, è vero ci unisce(il fatto di ricordarmi un altro amore, me lo conferma!)Maria Pia Q.
@4.maria pia
ricordo. ricordo che accanto a me era il posto vuoto con i fiori di/per Marina Incerti, morta suicida poche ore prima.
ti saluto anch’io.
m
Cara Marina,
è vero sono tanti, (e troppi, sempre) gli assenti.
Io ho ricordato Nadia, perché vicinissimo il tempo del loro congedo,e vicina la loro poesia,(uscì anche lei su “Pratopagano”);ora, non so neppure se amici, ma di certo lei lesse lui, era normale, allora, un tipo di fratellanza..e il culto quasi, serissimo sempre, della poesia.
Un volta con Doninelli, più giovane, si disse che leggerli insieme, in un reading, alle nuove generazioni avrebbe di certo fatto un gran bene, un effetto educativo, di conoscenza.
Necessario per non dimenticare.
E’ occasione da cercare..in un momento in cui , quello che temo, data la povertà dello spirito, sono più eventi su eventi di poesia, (catalogazioni, magari utili)o peggio, un uso direi mediatico, dei versi, in concorrenza con gli altri media.
Un nuovo mass media, senza le mutazioni altrui, non è sacrificale?
Qui, è il contrario, finalmente.
Grazie, della tua precisazioene e ricordo, difatti.
Credo saranno da postare entrambe, sono sicura:Nadia Campana, e Marina Incerti( Remo Pagnanelli, pure, ma ancora altri), come coscienza di una grande difficile epoca, in mutazione e grembo, di questa, più leggibile con la loro fratellanza.
Io lessi Marina , dall ‘Almanacco dello Specchio: bravissima! ma non la conobbi, poi insegnai ai corsi di lettura poetica,e al premio a lei dedicato, dall’Ist.to Pasolini,tutt’ora curato da Gigi Cannillo,e devo dire che rimase sempre viva nel cuore di allievi e insegnanti.
Scusate la lunghezza. E rileggiamo le poesie, oggi, di Beppe Salvia, salvate nella bellezza dal silenzio.
Maria Pia Quintavalla
Beppe Salvia sta alla poesia italiana del secondo Novecento come lo Utah sta al Texas (o il Massachussettss alla California). Che però incontri oggi tanti consensi è ovviamente un segno dei tempi, cioè di questo particolare tempo.
quello che scrivi s’intuisce bene, ovviamente, ma puoi spiegarti più precisamente, meister? (parlo del segno dei tempi).
Fabrizio, con tutta la sim/patia che si può nutrire per la vicenda poetica e umana del Salvia, viene difficile considerarlo altro da un tardo epigono del migliore Gozzano, toh. Ora, se questa produzione trova tanti consensi oggidì, non diversamente da altra di tenore consimile, vuol forse – FORSE – dire che di questo c’è bisogno: delle buone cose di gusto forse non pessimo, ma di certo non eccelso, ecco.
Beppe Salvia ha la grazia e la grandezza del falso elementare: altra possibile grandezza della trasfigurazione nella/della poesia. Il vuoto bianco alludente all’arcobaleno in coda di baleno. :
*
Il gatto s’inchina e la coda è la luna”
*
Il gatto s’ammira nel catino,
gli occhi come la gondola
e la luna
*
piccoli esempi di un artista eclettico che morì per talento in eccesso nonostante tutte le attenzioni degli amici e dell’amore.
m
Il commento nr. 14, dovuto all’eccellente Marina Pizzi, mi risulta del tutto incomprensibile.
15. per Giovanni
il peso della poesia è ed esclude, mai e poi mai include, forse solo il vate nazionale G. d’A. fu orgoglioso e solo orgoglioso, di essere e fare il poeta. in fondo può essere solo una vergogna in aggiunta e/o in menomazione.
m
A me risulta che sia morto di suicidio. Che questo derivi da talento in eccesso, scazzo totale, depressione, l’angoscia di un momento o altro è probabilmente opinabile. Molti (o tutti? cosa è che fa la differenza non essere amati o non sentirsi amati abbastanza?, gli altri o l’ego?)suicidi sono persone amatissime, ma si ammazzano lo stesso.
A volte fa bene chiamare le cose con il loro nome senza ricamarci sopra.
Salvia l’ho letto l’anno scorso, prima ne conoscevo solo qualche verso sporadico. L’effetto suicidio fa tanto bene alla letteratura, ma molto poco ai diretti coinvolti. Stesso destino ora per Reta. Perché sono ancora le vite ad attirare a scapito della stessa letteratura, e soprattutto le vite finite in modo breve e tragico, così che ci si possa scatenare sopra tutte le nostre umanissime debolezze e proiezioni e immaginazioni. Il fatto è che parliamo più con i morti che con i vivi. Parlare con i vivi è fatica, lo è pure a volte parlare con quegli artisti morti di morte naturale, su cui non possiamo riversare né fantasie né speculazioni più di tanto.
Con questo: ovviamente il poeta, l’artista, il musicista suicida ha un fascino innegabile. Però la cosa diventa fastidiosa quando c’impedisce di aver cura di quello che ancora vive e respira in carne ed ossa, quando diventano lacrime di coccodrillo, ci si sente autorizzati a dire tutto di più di una persona che non può ribellarsi, mentre con gli stessi colpi d’oblio si fa tacere il presente.
Di Salvia mi piacciono diverse cose, il bisogno di dimostrare una normalità accettabile (quando ad esempio parla del lavoro che in realtà non aveva) che di fatto non viveva. O una certa malinconia tormentata che mi ricorda vagamente un altro artista degli Ottanta per me superiore a Salvia e a molti altri, che era Andrea Pazienza, che non si è ucciso ma è stato fregato dalla tossicomania. Rischia più un tossicomane di un tossicodipendente, per assurdamente beffardo che sia.
Della Campana conosco solo le traduzioni della Dickinson, magari sarebbe bello leggere altro.
(La cosa più bella della vita è che finisce. Ovvero che data la sua brevità/intensità non esiste assolutamente niente, ma proprio niente, che non possa essere dissacrato. Anche i poeti ogni tanto dovrebbero ricordarselo).
il fascino della morte è, in questo caso, poco rilevante anche se, come sempre, l’alone dell’aureola del mito… Beppe Salvia si è ucciso, semplicemente. i paragoni non servono. inadatto a vivere, semplicemente, atleta senza rincorsa già in arrivo e, forse proprio per questo o nonostante questo, non volle né ebbe tempo. anch’io ho pensato alla minimalità dell’arte sua e l’ho confidata spiazzante.
Marina, il fascino della morte è magari irrilevante per te (e credimi per pochi altri), ma è questo che permette a Salvia di uscire vent’anni dopo ed essere “visto”, sebbene sempre da un numero relativo di persone.
Alla gente in generale piacciono i morti. Suscitano più domande. E non possono smentire.
Sui paragoni, nessuna storia è uguale all’altra, grazie, soprattutto a quello che di questa storia non si potrà mai dire né sapere, al privato dei pensieri.
Sull’inadatto a vivere – per me siamo tutti adatti a vivere, perché la vita, per fortuna è una cosa assai più vasta e meno sicura del piccolo mondo che abbiamo intorno.
Nella vita c’è la scelta: il suicidio ne è un esempio.
nella vita non c’è proprio nessuna scelta o, almeno, pochissima, le briciole che non servono a sfamare nemmeno uno scricciolo.
“alla gente” (non amo dire così)piacciono i morti: non possono [dimostrare] nulla.
ti assicuro, mi è molto pesante parlarne e scriverne. grazie a Damiani e a tutti coloro che sono intervenuti per Beppe.
m
mi spiace io sono così. non mi fa specie nulla e sono brutale, e non per faciloneria, o forse anche per faciloneria, ma allora è di quelle incurabili, la testa non solo l’ho sbattuta, ma spaccata più volte. nella vita si sceglie eccome, però.sono le conseguenze semmai che sono imprevedibili. si scelgono le cose più elementari, c’è un dolore enorme che nasce proprio dalla scelta che s’impone e ci castiga spesso gli impulsi ed i sentimenti.
Mah, forse è meglio parlare di queste cose con un po’ di brutalità, lo dico per esperienza. Anche con irriverenza. Non credo che i morti siano più sacri dei vivi. Sono solo diversi, presenti-assenti. E magari, Salvia e Reta ce l’avevano confessato nemmeno tanto in filigrana il loro male, la loro collassante inadeguatezza, che è come la nostra, solo più pungente, più forte, più fortemente abbracciata alla disperazione. Forse ci serve proprio parlare di queste cose senza peli sulla lingua, per esorcizzare quel male che, lo si voglia o no, è dentro tutti noi.
Sta scritto intanto: lasciate che siano i morti a seppellire i morti. E inoltre, prima o più o meno nello stesso tempo, ma da pagani: de mortuis, nil nisi bonum. Il che non esclude, come ovvio, preghiere e/o rispetto per il de cuius.
vi è solamente un problema filosofico veramente serio: quello del suicidio. giudicare se la vita valga o non valga la pena di essere vissuta, è rispondere al quesito fondamentale della filosofia. (a. camus, il mito di sisifo)
il dramma del suicidio è trasversale e non ha a che fare con la grandezza o la miseria del poeta, ne sono vittima e carnefice le persone più diverse e nelle condizioni più disparate.
nel 2000 in italia sono avvenuti 3096 suicidi
accertati dai carabinieri e dalla polizia di stato di cui addirittura 5 bambini al di sotto dei 13 anni, 29 ragazzini fino a 17, e 34 poco più che maggiorenni, dei restanti 772 donne il resto uomini di tutte le età.
credo che di fronte al caso estremo del suicidio ci voglia molta attenzione e molta cura dal momento che non è facile capire il perchè. neppure la psicologia ha tutte le risposte, perchè ciascun caso è un caso a sè.
credo che possiamo solo rispettare un dolore così grande che comunque ci interpella se non addirittura accusa; non so quanta libertà ci sia in una disperazione che induce a porre fine alla propria esistenza, ma so quanto dolore procura in chi non è stato in grado di evitare questo gesto e quante domande irrisolte rimangono nel suo cuore. il resto è e resta nel segreto che il suicida porta con sè.
saluto tutti
elena f
25.@Antonella Pizzo
la morte non è mai una stupidaggine.
ciao a. da m.
“Ti vai prosciugando – Qualcosa si chiude -Succede di notte, quando comincio ad assopirmi… mi risucchia come un gorgo, in cui mi crolla il cervello e crolla il mondo. Mi riprendo a denti stretti, ma se un giorno non ce la faccio a riprendermi?”
“Non ci si uccide per amore di una donna. Ci si uccide perché un amore, ci rivela nella nostra nudità, miseria, inermità, nulla.”
“Il gesto – il gesto – non deve essere una vendetta… Adesso il dolore invade anche il mattino… Contemplo la mia impotenza, la sento nelle ossa. Mi sono impegnato nella responsabilità politica che mi schiaccia. La risposta èuna sola: suicidio.”
“Perché morire? I suicidi sono omicidi timidi. Masochismo invece che sadismo. Non ho più nulla da chiedere”
CESARE PAVESE
Io penso che sia davvero difficile “giudicare” perchè uno si suicidi. Quanti lo hanno tentato il suicidio di noi che scriviamo qui? Davvero penso bisogna provarlo, entrare in certe dinamiche mentali che a me, per esempio, che mai ho tentato, risultano ignote e difficili da capire. Non lo dico con spirito polemico ma andrei molto cauto. Naturalmente essendo un grande amante della vita non condivido il suicidio ma non me la sento di dare, ribadisco, “giudizi”.
Un caro saluto
@Grazie Maria Pia, cercherò se il libro è ancora in catalogo
choukhadarian, se ha tempo potrebbe articolare meglio il paragone con gozzano?
lorenzo
mi piaccerebbe tantisimo otener “un solitario amore” a buon mercato. sarà posibile? parlo del libro!…