porterò tutto l’anno il lutto
di stare qui senza vederti.
scriverò i miei versi e starò muto
perché è vero che più di tutto ispira
ciò che non si è avuto.
e tu puoi distrarti, dimenticare
perché ora non c’è più luogo e tempo
per potersi ascoltare.
ma pensa quando saremo fossili
e poi soltanto polvere
per tutto il tempo che resta
perché il mondo è acqua e polvere
pugno di mosche e cartapesta.
pensaci, pensami, poni la mente
ad ogni desiderio, al mio richiamo,
perché la vita della mente
è l’unica che abbiamo.
1991

non acqua il mondo né polvere
né sola vita la mente
e le mosche come mosche volano
è solo che nel caldo fiato della tua
assenza
evaporano le cose
Bella: mi piace sempre l’associazione della bellezza, dell’amore, e della vanità di tutte le cose.
“pensaci, pensami, poni la mente
ad ogni desiderio, al mio richiamo,
perché la vita della mente
è l’unica che abbiamo.”
Vai Arminio…
cara antonella
molti recensori hanno scomodato leopardi a proposito del mio circo dell’ipocondria. e mi fa piacere che tu l’abbia visto in filigrana anche in questi versi.
“La sua esistenza era una giacca provvisoria, non un abito cucito su misura” (Robert Walser), p.es.: mi rammenta anche altro, rispetto al grande Giacomo…
“porterò tutto l’anno il lutto
di stare qui senza vederti.
scriverò i miei versi e starò muto
perché è vero che più di tutto ispira
ciò che non si è avuto”.
Una dolenza walseriana, alla luce di lezioni meridionali (Scotellaro, Sinisgalli, Bodini…)- davvero bei versi.
qui ci sono bei lettori!
“la vita della mente
è l’unica che abbiamo.”
Caro Franco, è proprio vero?
Ma di quale mente/Mente stai parlando?
Un caro saluto,
Roberto
in effetti si tratta di un verso assai discutibile.
in un certo senso tutto è fuori
ma è attraverso questa cosa che immaginiamo dentro, cioè la mente,
che riusciamo a percepire la vita, di noi stessi e del tutto.
scusami, ma ora non so spiegarmi meglio