Dal tocco della morte vivi
Dal tocco della morte vivo
Oggi risorgo: ma domani?
Mentre io quasi morivo
Erano distratti i familiari.
Ma forse questa mia morte
Non è cosa egregia e rara,
Non è cosa importante
Più che lo sfiorire della corte
Dei fiori di dicembre, delle giunchiglie bianche.
Ho paura per l’inverno troppo dolce
Ho paura per l’inverno troppo dolce,
Paura pel mio strazio troppo blando.
Come mai, simulacro degli abissi,
Così poco m’offendi?
Eppure, quando
Sei partita, è rimasto solo il pianto.
Sei viva, amore? Io no. Dammi un cenno
Sei viva, amore? Io no. Dammi un cenno.
Non ch’io sia morto a causa dell’inverno,
O per la tua assenza. No, amore,
Io sono morto e seguito a morire
Perché son vivo.
Eppure
V’è tal che è vivo perché vive.
E come? Come vive egli, sapendo
Che si deve morire?
Ti sei desta, civetta, e mi saluti
Ti sei desta, civetta, e mi saluti
E vorresti por fine al regno muto
Dell’inverno –
Ah non è l’inverno, o cara
Creatura dell’aria: tutto tace
Non soltanto per forza di rovaio.
I tuoi lamenti e guai
Son vani al cuore quando i giocondi
Ciangotti della rondine.
Nuvole rosse in fuga sulla serra
Nuvole rosse in fuga sulla serra.
Di là quanto di qui lontane? –
No, m’è sembrato nella sera falba
Riconoscere l’alba
Della bellezza nuova.
Venuto è col dicembre orrendo gelo
Venuto è col dicembre orrendo gelo;
Ma tu non sei venuta, anima santa.
Che dovrò dire, che nessuno ormai
Cura di me nella corte del cielo?
Tu che sei morta, sai
S’io gemo nella branca
D’una sorte insensata e maledetta.
Sono assediato da topi furtivi…
Questa, la compagnia che mi fu data?
È questo, il viatico dei vivi?
(da Viola di morte, Firenze, Vallecchi, 1972.)
Tommaso Landolfi (1908-1979) è nato a Pico, allora in provincia di Caserta. «Ultimo forse rappresentante genuino della gloriosa nobiltà meridionale», per usare una sua stessa espressione (LA BIERE DU PECHEUR), trascorre tra Pico, Roma e la Toscana gli anni dell’infanzia (segnata dalla morte della madre quando lui aveva meno di due anni) e dell’adolescenza. Prima a Roma, quindi a Firenze compie gli studi universitari, coltivando la sua già vasta cultura, sostenuta da un’intelligenza lucida e dialettica. Nel 1932 si laurea in lingua e letteratura russa, con una tesi su Anna Achmatova. E dal russo, così come dal francese e dal tedesco, sarà traduttore magistrale, oltre che profondo conoscitore delle letterature in tali lingue. Subito dopo la laurea, prende a collaborare a testate romane come «Occidente», «L’Europa Orientale», «L’Italia letteraria», «Oggi». A Firenze, della brigata di intellettuali che si riunivano tra le due guerre nel fiorentino caffè delle Giubbe Rosse, scrive per periodici quali «Letteratura» e «Campo di Marte». Più consistenti e continuative le più tarde collaborazioni al «Mondo» di Mario Pannunzio (anni Cinquanta) e al «Corriere della Sera» (anni Sessanta e Settanta). Nel 1937 l’esordio, col volume di racconti Dialogo dei massimi sistemi (le cui novelle, però, erano precedentemente uscite in varie riviste; la prima, Maria Giuseppa, in «Vigilie letterarie» nel 1929). Ad esso seguiranno altri volumi di racconti, romanzi, testi teatrali e poetici, raccolte di articoli critici: più di cinquanta le opere, tra le sue e le traduzioni. Per esse riceverà i maggiori premi letterari italiani, dallo Strega al Campiello, al Viareggio, al Bagutta, al Pirandello e così via.
Spirito libero e aristocratico, è naturale oppositore del regime fascista; subisce nel 1943 un mese di carcere alle Murate, a Firenze. Sporadici, nell’arco dell’intera vita, i soggiorni all’estero, nelle capitali d’Europa; più lunghi i periodi trascorsi a San Remo o a Venezia, le «città del gioco», dov’è attirato dalla sua grande passione, parallela o sovrapponibile a quella per la scrittura. Sul gioco d’azzardo, sul significato universale di cui egli lo investe, scrive pagine intense, facendone il centro di una speculazione assai più ampia. Col tardo matrimonio Landolfi si stabilisce nella riviera ligure, ad Arma di Taggia e poi a San Remo; sempre frequenti, tuttavia, e lunghi, i ritiri al paese natale, nella casa avita che è la protagonista di tanti suoi racconti, e dove soprattutto egli lavora: «Punto primo: la penna che laggiù [a Pico] correva qui s’impunta e per avviarla ci vuol la mano di Dio. Non è un’immagine, parlo della penna in carne e ossa; anche l’anno passato, qui, faceva il medesimo lavoro, e tornata laggiù riprese a correre. A che si debba il fatto, se all’inchiostro, all’aria del luogo o a più seri e segreti motivi, non so» (Rien va). Scrittore scrivo e appartato, insofferente delle mode e dei meccanismi preposti al raggiungimento della fama e del successo, è considerato dalla critica fra i massimi del Novecento, non solo italiano. Negli ultimi dieci anni si moltiplicano gli studi e i convegni sulla sua figura, le ristampe delle sue opere (il suo attuale editore è il milanese Adelphi), le traduzioni di esse anche in nazioni remote come Israele o il Giappone, gli adattamenti cinematografici e teatrali dei suoi testi, i documentari e i video.
Opere
Dialogo dei massimi sistemi, 1937
La pietra lunare, 1939
Il Mar delle Blatte e altre storie, 1939
La spada, 1942
Il principe infelice, 1943
Le due zittelle, 1946
Racconto d’autunno, 1947
Cancroregina, 1950
LA BIERE DU PECHEUR, 1953
Ombre, 1954
La raganella d’oro, 1954
Ottavio di Saint-Vincent, 1958
Mezzacoda, 1958
Landolfo VI di Benevento, 1959
Se non la realtà, 1960
Racconti, 1961
In società, 1962
Rien va, 1963
Scene dalla vita di Cagliostro, 1963
Tre racconti, 1964
Un amore del nostro tempo, 1965
Racconti impossibili, 1966
Des mois, 1967
Colloqui, 1967
Un paniere di chiocciole, 1968
Filastrocche, 1968
Faust ‘67, 1969
Breve canzoniere, 1971
Gogol a Roma, 1971
Viola di morte, 1972
Le labrene, 1974
A caso, 1975
Il tradimento, 1977
Del meno, 1978.
(tratta da: http://www.tommasolandolfi.net/index2.jsp)

attendila, sorte che mi sostieni.
lei verrà, quando i glicini saranno composti
in lunghi vasi di marmellata,
alla fine fredda di ogni altra parola.
@1. Mario
Ardente-fredda davvero!
[oppure nel medesimo:]
(Lei verrà quando i glicini
saranno scomposti
vasi di marmellata
fine la parola.)
m
@ marina
Che tutto sia in ordine, quel giorno.
Dovrà essere tutto, in ordine.
Considerati i nostri disordini.
(grazie)
mario
@3. Mario
variante:
la parola fine.
ciao, m. da m.
io sono morto e seguito a morire
perchè son vivo.
….
Diverso ma non minore ardire quello di Landolfi poeta rispetto al narratore.
Grazie a Luca Ariano per questa proposta di lettura e riflessione.
Antonio
@Grazie Mario e Marina!
@Sì Antonio, hai ragione, sicuramente meno incisivo del narratore, ma secondo me interessante la sua poesia per comprendere la poetica di Landolfi. Anche io lo preferisco come prosatore ma l’ho voluto proporre proprio in quest’ottica. Grazie per essere intervenuto!
Un caro saluto
Grazie Antonella! Come prosatore te lo consiglio. Ho apprezzato molto “Racconto d’autunno” e i Racconti scelti da Calvino.
Un caro saluto
7.@Antonella
poveri topolini, so fanno paura, ma perché averne
se siamo tutti attesi o già presi?
ciao a. da m.
[o con chi ce l’hai?]
grazie, L.A., per la proposta di Landolfi poeta – purtroppo, non lo conoscevo in tale veste – è davvero una bella
(ri)scoperta – la sua poesia spiega anche una notevole consonanza con altri irregolari del Novecento letterario, come l’italoargentino Wilcock (di cui fu grande amico),
come Antonio Delfini, come Flaiano…
Mi fa piacere Enrico ti piaccia Landolfi poeta. Sì, i nomi che hai fatto andrebbero riletti! Delfini è uno di quelli che ho in programma. Come poeta è sorprendente. Come narratore anche. La sua vita è già un romanzo… 😉 Flaiano è stato un grande intellettuale. “Tempo di uccidere” è, secondo me, molto attuale! Per non parlare poi del suo lavoro nel cinena. Grande sceneggiatore! Wilcock lo conosco meno, ho letto poco, per cui non mi sbilancio…
Un caro saluto
Mi sono dimenticato: l’anno prossimo per il centenario della nascita mi auguro vengano ristampate le opere poetiche e anche alcune di narrativa. Adelphi ha molto in catalogo ma alcune sono esaurite.
Un caro saluto
Grazie a te Antonella per essere (ri)passata! Assaggiato i topi Antonella? Sarà che i topi mi fanno schifo…Eppure, lo so, in tempo di Guerra…
Un caro saluto
Le prime cose furono le memorabili traduzioni di Leskov, L’angelo sigillato e soprattutto il viaggiatore incantato, e i racconti di San Pietroburgo di Gogol, sapeva rendere con il suo italiano fatato lo spirito di quel mondo e di quel tempo.
Poi lessi una raccolta di racconti che va sotto il titolo “Il gioco della torre”, e lo trovai sublime, m’ingarbugliai volentieri nei racconti impossibili e persi completamente nella Pietra lunare.
Non conoscevo le poesie.
Grazie Luca
Non siate duri con i topi.
Grazie a te Mario!Sì Landolfi è stato un grande traduttore. Esisteva un’opera omnia Rizzoli ma è esaurita, chissà se riusciremo a rileggerlo tutto? Mi sa che Adelphi ha pubblicato due volumi di Opere ma non sono sicuro. Nemmeno se siano ancora in catalogo. Secondo me un Meridiano se lo meriterebbe, visti i tempi, come dice un mio amico: “Un Meridiano non si nega a nessuno!” 🙂
Un caro saluto
Ciao Luca, non sono ancora riuscita a leggerti, però ti volevo salutare.
🙂
Buona serata
carla
Grazie a te, Luca. Landolfi poeta mi manca e questa è una bella poesia disarmata, sull’amore, sul cercarci una conferma, una vita che non sia come la nostra, che possa durare. Eppure i sentimenti sono più forti proprio perché si muore e si ha paura.
Riguardo ai topi… qui ce n’è uno molto interessante di Banksy:
http://www.artofthestate.co.uk/photos/banksy_rat_hayne_street.jpg
@Grazie Carla, sempre gentile!
@Francesca sono contento tu abbia apprezzato Landolfi poeta che è un po’ sconosciuto e dato che non è più stampato, praticamente illeggibile. Speriamo presto!
Un caro saluto
Le ho lette
le poesie di Tommaso Landolfi,
e mi sono piaciute,
e mentre leggevo pensavo,
come è nobile questo tuo
rispolverare gli antichi poeti per donarceli di nuovo.
Grazie Luca.
carla
Grazie Carla!!!Sono contento ti piaccia anche Landolfi. Tengo molto ai tuoi pareri di lettura, davvero!Mah, non so se sia così nobile, diciamo mi piace (ri)proporre poeti (che trovo interessanti e notevoli naturalmente) che il tempo e la critica hanno un po’ dimenticato. Naturalmente non sta a me giudicare; come ho ribadito spesso io credo che il tempo sia galantuomo e se questi poeti davvero sono validi, come io credo, supereranno le barriere del tempo, altrimenti, ce ne faremo una ragione, sperando che ogni tanto qualcuno dopo di noi se ne ricordi…magari solo per un attimo, giusto per dare una spazzolata alla polvere delle stagioni.
Un caro saluto
è nobile, dai retta a me…
è nobile!
ciao
Grazie Carla, mi fido… 😉
Un caro saluto
Non è inferiore al Ladolfi narratore, è che qui è poeta, cioé una’altra cosa.
Detto questo,a me piace molto anche qui.
Bravo Luca! hai fatto proprio bene. Merci.Maria Pia
Grazie Maria Pia!Mi fa piacere ti sia piaciuto. In questi giorni riesco a vedere poco il blog ma bazzico. Oggi a Parma c’è stato un omaggio per gli 80 anni di Bacchini. Ti dirò. Ho preso il libro su di lui. Leggerò presto. C’è una poesia inedita molto intensa. Solito grande poeta!
Un caro saluto