Marina Pizzi, da “Pecca di espianto”, 2007-

*
la divagazione ha zona di stoppia
pari al frantoio di un’intera nascita.
*
aggiungimi al sipario al ritmo del calice
sì che solo uno scalino mi faccia saltare
più oltre disintegrata più che per ordigno.
*
gestione d’intrusione qui la rimanenza
la conseguenza per Partigiana
gesto di cella lancia con la fiocina
già da sempre dentro la forcina
della nonna morta con la mela
cotogna nella mano
mela rossa candida lucida bianca-bianca
appena intaccata da un morsetto minutissimo
minuscolo scoglio di piacere.
*
a Fabrizio

oh corrimi incontro con la canzone ultima
mangiami i polsi nell’ultimo stipendio
pendio di salita nell’illogico,
dimmi del coriandolo che parla
da dentro la pupilla
e ne scompiglia il polo,
convertimi al trenino del nome nuovo
al volo senza tonfo di far fango
la goliardia del palo qui infissa al palo.
*
Un pesante file ad alta
risoluzione
la gloria del giorno:
nominalo nel dente
più minato.
*
a menadito so le lapidate
foschie di lapidi benigne,
le taglie infisse in alberi
secolari ancora infanti
disfatte innocenze, scienze
al silenzio di…
*

[da Pecca di espianto, 2007-]

Un pensiero su “Marina Pizzi, da “Pecca di espianto”, 2007-

  1. fabry2007

    grazie di cuore, Marina, per questi versi. come ho scritto nel tuo sito,
    credo che la vita abbia in serbo una cosa bella: la corsa del padre verso il figlio, che appare all’orizzonte. la paternità spirituale è scoprire un orizzonte inaspettato. una canzone ultima, quando sembrava che il disco fosse ormai finito.
    fabrizio

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