Tizio ha una cosa
a cui tiene. Caio
gliela strappa di mano.
E tutti a fare il tifo
per Tizio, sconsolato;
con Caio che alla fine
muore, o si redime…
Siamo nella sfera
d’una penna romanziera.
Vomere che scivola
notte sulla pagina:
l’assorbenza della carta
è il futuro dell’albero
l’incontinenza dell’Africa.
La mano che ci (in)segna
è soffio sulla brace
festa della cenere.
Si ripete la storia: rotta
la brocca, perenne la ricusa;
i cocci in mano
fusi con le dita.
Il male serva
almeno a dimostrare
la grandezza del bene.
Noi il lavacro
che contiene
l’uomo nuovo,
l’eden?
Larghi e aerei più
ora mai incantati da leggi
formule vincenti,
da suadenti parole.
(E)dotte (ec)citazioni
celano il corpo nudo
il fiato corto del comico.
26 marzo 2007
(inedito)

“(E)dotte (ec)citazioni
celano il corpo nudo
il fiato corto del comico.”
gira troppa comicità in giro nel mondo! [magara/i!]
ciao, g. da m.
bravo, giovanni.
un lavoro molto curato e ben riuscito.
a rileggerti,
swan
La mano che ci (in)segna
è soffio sulla brace
festa della cenere.
Si ripete la storia: rotta
la brocca, perenne la ricusa;
Sì Gianni….è proprio così!
Buona serata
carla
Bravo come sempre Giovanni.
Essere edotti dalla Storia, quest’ultimo bene (a vederlo) c’è rimasto: il palato fine. Non è facile persuaderci e nemmeno le trame narrative ci convincono. E poi vuoi mettere: la libertà d’immaginare un altro eden o di ridere a scoprire il lato comico.
Antonio
Marina, Swan, Carla, Franz, Antonella e Tonino: grazie!
A me, sorry, non piace.
Potevo ben non dirlo, ma proprio poiché non leggo mai chiose di disappunto, lo dico.
Ah… la rete!
Mario
anche a me questa piace meno delle altre tue, che sai quanto io apprezzi, Giovanni. sarà che non amo il versicolo. tra noi ci diciamo cose vere.
un abbraccio
fabrizio
@Fabrizio: accolgo grato, davvero. Un abbraccio a te.
@Mario: a me, sorry, non dispiace:-))) grazie anche a te
Giovanni
“Feste della cenere”, “allegrie di naufragi”: da molto se siamo onesti non riusciamo a registrare altro, e i nostri banchetti sono fatti di torsoli di mela e ossi di seppia. Così proprio il versicolo ha la misura giusta per il nostro dire, che non è più fluviale: i grandi fiumi sono in secca, e se recano un po’ d’acqua è insopportabilmente torbida.
Certo che quando all’onestà si aggiunge/sovrappone la visione, allora riusciamo a vedere sopra le nubi, e la musica cambia. Ma non tutti i giorni è Domenica, non tutti i giorni è Pasqua!
Un caro saluto,
Roberto
Grazie, Roberto, è giusto quanto osservi: qui è gocciolare rugginoso, non bella e fluviale poesia. Il dire (quasi didascalico, epperciò, per pietà d’ascolto, verticalizzato in versicoli) sono freddi, spogli rami.
Grazie ancora, e un saluto. Giovanni