Poeti
dai penosissimi
neri pensieri
gli unici pensieri seri
profondi almeno due metri
da calare nella fossa
con aria tetra e tetragona
fino all’agognata agonia.
Io
come disse quel tale
“preferisco il rumore del mare”
(e scherzare)
come mi piace e pare.
(inedito)

grazie.
deliziosa, Giancarlo. mi ricorda Palazzeschi.
soprattutto da quando sono in via d’estinzione anche i gorilla sono diventati poeti pensosissimi (ne hai mai guardato uno messo dietro le sbarre? o un piccolo dopo che la sua famiglia è stata distrutta dai bracconieri?)
ma sanno scherzare e giocare e amare, anche.
se sono liberi.
un saluto
paola
Pensosissimi sta forse per ‘penosissimi’? Ma la vita è ricetta in agrodolce e mi sta bene il finale (è vero, omaggio a Palazzeschi, pare :-))
Antonio
Hai ragione Antonio, sono proprio “penosissimi”… ora che torno a casa correggo. Grazie.
PS
“dai penosissimi
neri pensieri”…
pen(s)osissimi è assai bello.
p.
Concordo con paola.
pen(s)osissimi è come
pescare
finissimi pensieri
nell’aria tetra
dall’odore di cancrena
mischiata
all’odore del mare.
Grazie all’autore di questa pesca soddisfacente.
Volevo segnalare che verso mezzogiorno su nazione indiana c’è una recensione di elio paoloni all’ultimo libro di giancarlo, “versi pure grazie” (manni, 2006).
Grazie, Franz.
🙂
sì, “preferisco il rumore del mare”:
nella lontananza dall’epigrammare…
anch’io preferisco il rumore del mare al traffico e a tutti i traffici. peccato che non ci sia più nemmeno il mare.
ciao, sieti buonissimi e spiritosissumi
Mi sono innamorato Ho letto di lei (lei=tu Tramutoli) su N.I. oggi, ho preso qualcosa, ho letto qualcosa poi ho fatto qualcosa, ma mi riandava il pensiero a qualcos’altro così ho letto ancora qualcosina ed ora glielo dico, caro Tramutoli, mi sono innamorato delle sue cose e se mai l’incontrerò non ci provo, non posso che certe cose funzionano per me solo con le donne, ma come dire un bacio di stima, d’affetto io guardi, glielo dò. Qualcosa dovrò pur farla adesso che la conosco. Qualcosa che ripaghi queste cose che mi si agitano. Qualcosa, insomma.
Ottimo Giancarlo!C’è sempre una certa saggezza nei tuoi versi che non diventa mai retorica, fa riflettere anche con ironia. Il tuo stile mi piace davvero!Sarà che poeticamente non siamo poi così troppo lontani io e te? 😉
Un caro saluto
“aria tetra e tetragona” – è tragica materia di bellezza. Il colore, si allittera si enumera, sfuma e plasma.
Mi ha emozionato: anch’io voglio avere un’aria tetra e tetragona!
Chiara
anch’io apprezzo molto Tramutoli.
eppoi volevo dire che mi ha emozionato
la form(ul)a con cui Franz ha segnalato il pezzo di Paoloni su NI. Verso mezzogiorno…
quel tempo che non esiste più,non con quel linguaggio, verso le dodici, in tarda mattinata. invece verso…
una cosa umana e mitica come quel verso mezzogiorno, che non so voi, mi ha portato chissà dove, anche se di verso mezzogiorno sono ancora pieni i giorni
di tutti, o forse no, i miei non più…
Marino, a me “verso mezzogiorno” mi suggerisce una prescrizione medico-poetica del tipo: “si consiglia di farlo prima dei pasti”.
Ciao a tutti.
cedesi qualche verso di trachite in cambio di versi più leggeri. inintermediari:-)
g
Antonella, grazie. La definizione scientifica, secondo me, di “palloso” è questa: dicesì così, qualsiasi scritto, che da “testo” si trasforma in “testicolo”.
Ciao.
definizione acutissima, poveri maschietti! : ma il testo non ha sesso solo parole di sintassi, ecc. che scoperta! siamo esploratori di prima grandezza!
ciao, giancarlo, ciao a tutti gli “amici” e a tutti i “nemici” e a tutti!
Dopo aver avuto l’onore di contribuire al passaggio da pensosissimi a penosissimi – che devo all’eleganza e alla schietezza dell’autore – ora mi trovo a richiamare l’attenzione sul fatto che il vocabolo ‘testo’, come a molti noto, non ha matrici anatomiche ma fumettistiche, derivando notoriamente da Tex (Willer).
Antonio