Non esiste alcun manuale di istruzioni per la creazione poetica. Cosa ci si può aspettare dalla poesia se non una riscrittura per quanto possibile realistica che giunga alla surrealtà della visione, al realismo degli eccessi? La questione aperta è se si possa andare a fondo e assolvere a questo compito. Si potrebbe ragionare per « sottrazione » e a stento sugli strati e sugli intenti. La Poesia è la sola tregua al supplizio dell’Essere e del Tempo, è presenza e compresenza della morte e del nulla.
Il solo tempo realmente possibile è quello della scrittura mentre si sta facendo, il tempo sufficiente a rendere la beffa. È la ribalta dei possibili, è mancanza di senso a cui attingere, il nuovo venuto fuori a gomitate. È il balenare di un nuovo inizio a cui soccombere, un ritorno al tempo in cui le parole erano libere dalle prese inconfutabili dei reconditi, da seggi ed onori. Il Poeta, fatto della stessa sostanza di cui si nutre il Niente, è cercatore e « ladro » di ciò che è morto, di aspetti mostruosi, delle vere memorie d’oltretomba, senza la presunzione e certezza dell’approdo. La poesia è solo transito e vertigine, dove spezzoni di fatti fin troppo evidenti, allegorie, ambigue forme vaganti senza ruolo e regia, allusioni stravolte in rime appena accennate, vanno a fondo per giungere oltre il concreto all’indicibile e all’ineffabile. Da questa costrizione a recitare piú parti in una ingannando, da questo ossessivo ragionare « attorno a» e insufficienza del Vero emergono corpi senz’organi e una sete implacabile, una malinconia “cifrata”, come Benn ebbe a dire, che trova l’estro di sorridere, emerge una moralità messa alle strette e incurante di tutto che vive solo per i principi della forma e dell’espressione. Di verso in verso, di frammento in frammento, di conclusione in conclusione, il poeta appare teso alla conquista della perdita definitiva della parola, del verbo conclusivo che includa e presupponga un’intera esistenza, un intero discorso.
Luca Salvatore.

molto, molto apprezzabile. grazie. luca, marina
Molto ma molto condivisibile. Ottimo!
Un caro saluto
” La Poesia è la sola tregua al supplizio dell’Essere e del Tempo, è presenza e compresenza della morte e del nulla.”
“La poesia è solo transito e vertigine, dove spezzoni di fatti fin troppo evidenti, allegorie, ambigue forme vaganti senza ruolo e regia, allusioni stravolte in rime appena accennate, vanno a fondo per giungere oltre il concreto all’indicibile e all’ineffabile”
“Il Poeta, fatto della stessa sostanza di cui si nutre il Niente, è cercatore e « ladro » di ciò che è morto, di aspetti mostruosi, delle vere memorie d’oltretomba”
… dunque, ho letto con attenzione. ciò nonostante resto a chiedermi quanto “spieghino” queste dotte e complesse parole, che certo “qualcosa” intendevano illuminare.
per me, non credo esistano “oltre”, non credo all'”indicibile”, non credo ai mostri ed alle “memorie d’oltretomba” e credo che il “poeta” sia fatto, tutto tutto, come sono fatto io: solo che scrive cose che usiamo chiamare “poesie” che a volte piacciono ed a volte no, dipende.
un saluto