Augusto Amabili – La sputacchiera e il santo

augusto.jpg

L’eternità del grembo stropiccia la posa oscena.
L’ascesa è mancata, l’amore ha il cancro.
La carogna annusa il feto
nel costato intriso
prematuramente orfano.
Elemosinata, scardina la fronte del proibito vacillo
nel corridoio, il lucernario è fievole fulgore.
Il dolore dell’essere – mendicato –
costringe ad altro.

*

La sua prima pagina

La pausa,
lo sgocciolato maniacale abbeveraggio
di un dato di fatto (non)
Mar Caspio, lontano impuro come il buon senso
“obbligato”
di mia nonna che dice di avercela con me
Non le credo, addento altro
o la merenda che lei mi preparava
– non ci sono tovaglioli per la vista –
“oggi” non so cos’è, ma il muco dello sconquasso
vuole la mia futura sposa
ma io non ho amanti né avanzi
Che altro: vorrei allietare con giubilo
il passante distratto nell’anfratto
della mia coscienza
Ma anche questo è bluffare. Ciao.

*

Tra le piaghe di ogni cosa delusa
all’udito la favella s’inuma, sverna
scomposta versa nel dramma
Io fiacco scribacchio
l’acciottolio che l’accompagna
consumata
per nulla traccia.

*

Scosta la pattumiera
e fissa l’improbabile festeggiare di chi si conviene,
per quanto elegante, esso sporca il tracciato
dell’unico percorso
trovando settembre più preoccupante
e non c’è cosa più forte del rimediarlo
con la stanchezza.
Lontani i ricordi si sa,
sono sempre maledettamente meno lucidi,
un po’ come le sdraio, nello scantinato
per il periodo estivo.
Eppure non è stata violenza la tua
o quella della rima mai baciata
che sia proprio l’amore a deturpare
questo poco da spedire per essere ritrovati.

*

La convalescenza

Smorto periodo questo il mio
vale a non ricordare volto
molto è dovere, intorno, feste d’ubriachi.
Con esse adagio la mia colpa scorre
o corre via con l’origliare dei salvati.

*

Qui di sole ce n’è, ma non scalda
e il passaggio a livello
sbarra la strada mentre ti penso
succede davvero, in salita
verso lo strato
corposo dell’obiettivo
nullo alla vista
eppure presente
come adesso nel ricordo.
Quando sarò sul picco delle meditazioni
cercherò un parcheggio
e la tua ospitalità
senza preoccuparmi, perché
è già e sarà, gradevole
come nel dove ho appena confessato
ciò che di ieri sorge nuovo; ma…
… ma resta l’osceno
e mi pare mostruoso.

*

Nicchie cadenti, cunicoli e loculi adiacenti
al passaggio sterrato
muovono a compassione
chi non si è mai sentito
portato dalle ubriachezze
dove mai chiunque sia stato.
Questo rivedo
nella fermezza che sembra raccogliere,
invece spezza.
Forse ciò che sento
è un sacrario che non s’apre,
ma mi viene ugualmente da pensare
al miracolo suo d’esistere
in maniera così familiare:
– come bambini da accudire
come stanze di vita quotidiana
da donare.

*

Dico che almeno non mi sento solo quando
i gas di scarico m’ispirano il suicidio
mentre li aspiro,
sono a sospiro un lungo fremito
e mi ritrovo logoro;
troppo lontano per arrivare,
troppo dolente per ammirare
– il cielo è un mare troppo in alto
per bagnare il pensiero
e le parole un furto al silenzio
che diventa lamento.
Allora lascio le labbra agli scritti
in tasca solo gli scontrini della bevuta.
Talvolta s’ammassa il tepore che
sempre si scioglie e non è più gentile.

*

Scivolerò per te dove l’eco dei riverberi
della parola dai profondi segreti
parlerà di fugaci malizie
e tu, ormai mesta
ti vestirai d’eterno,
di silenzio, d’eterno riposo
che nulla crea perché tutto divora.
… così il bicchiere scivolò
rigando e corrucciando l’animo
del bancone tarmato.
Attimo, tenue trasparire,
guardasti vicino
quando indicai il punto
dove venni schifato;
il punto dove una sputacchiera
battezzò il santo.

*

Non credevo, e invece sì
c’è del vuoto in questo posto
dov’ho imparato a stare zitto
facendomi mimo di un verso muto
e neanche ho pianto,
hai presente il niente dappertutto?
Questo intendo.
Non ha torto il ritmo del lutto
che stamane acquieta il respiro
malgrado il sonno sembra vera la preghiera
di chi pur non avendo fede crede, vivendo l’era
– è l’iniziato alla pena che l’anima trova sveglio,
m’avesse trovato quel tempo starei ancora respirando
compiaciuto del piacere che la gente teme,
ma a quanto pare non sembra una scelta.

***

Augusto Amabili è nato nel 1976 a San Benedetto del Tronto (AP).
Vive e lavora a Spinetoli (AP).
Frequenta il gruppo artistico legato a La Gru.
Alcune sue poesie sono apparse sul blog di poesia impura Carta sporca.

51 pensieri su “Augusto Amabili – La sputacchiera e il santo

  1. mario

    i miei complimenti Augusto. Devo dirle la verità una mia amica si è fermata sulla foto, incantata, complimenti anche da lei, ma non solo per la sputacchiera e il santo.

    Rispondi
  2. Francesco Marotta

    Grande proposta, Davide.

    Piacevolissima sorpresa pasquale, questo post dedicato a un poeta di sicuro talento che non conoscevo. Mi piacerebbe leggere altro di suo.

    Bellissimi testi. Davvero.

    fm

    Rispondi
  3. Raimondo Iemma

    Anacronistico e vitale. Un arcigno, carnale maiacoschi ascolano.
    Alcuni passaggi li trovo eccellenti.

    Raimondo

    Rispondi
  4. Lorenzo Carlucci

    wow se iemma “c’ha preso” la poesia marchigiana ha fatto un bel balzo in avanti: dai crepuscolari/scapigliati di “scorie contemporanee” al futurismo del majakovskij di spinetopoli….

    lorenzo

    Rispondi
  5. davidenota

    Carlucci, da cosa nasce la tua ossessione nei confronti della provincia di Ascoli Piceno? Traumi infantili? Ti hanno molestato ad Ascoli Piceno?

    Rispondi
  6. Lorenzo Carlucci

    nota nessuna ossessione solo delle osservazioni… uno dei miei amici più cari era di porto sant’elpidio.

    lorenzo

    Rispondi
  7. lucaariano

    Voce che non conoscevo che ho apprezzato pienamente! Come Francesco anche io vorrei leggere altro: è in uscita una raccolta? Plaquette? Davide, mi puoi mettere in contatto con il poeta? Grazie!
    Un caro saluto

    Rispondi
  8. Augusto

    …grazie…
    …credo che la poesia sia troppo grande, paradossalmente non si hanno parole.
    Il verso è solo un tentativo.

    Augusto

    Rispondi
  9. lorenzo carlucci

    fm, se non le hai lette non ci posso fare niente, prova a sintonizzarti in am…

    oss#1 = la poesia del gruppo de “la gru” come presentata di recente in “scorie contemporanee” è crepuscolare/scapigliata (cfr., per dettagli, qualche post qui dentro).

    oss#2 (by Raimondo Iemma) = augusto è un maiakovskij marchigiano.

    oss#3 (quasi un corollario) = un bel progresso…

    good light
    lorenzo

    Rispondi
  10. Francesco Marotta

    Io provo a sintonizzarmi in am, ma tu cerca, ogni tanto, di allontanarti dalle braci che ardono sempre nello stesso caminetto. Il troppo calore potrebbe giocarti brutti scherzi: ad esempio, portarti a scambiare le tue battutine per osservazioni.

    Smorz’ ‘e làits, Lore’. Un po’ di penombra, di tanto in tanto, non può che far bene. Anche agli illuminati.

    fm

    Rispondi
  11. lorenzo carlucci

    guarda francesco ti linko il post sulle scorie contemporanee, così giudichi tu se ho prodotto battutine ho mi sono impegnato a sufficienza in una discussione: scorie contemporanee. vedi anche che quanto ho detto qui era più che altro rivolto al commento di Iemma sul “maiachoschi marchigiano”. se preferisci questo tipo di osservazioni fai pure, e resta in attesa del puskin di lodi.

    poi vedo, wow, che hai sparato una frecciatona… sulle braci… wow-wow… sei proprio un cattivone… ma per quanto mi riguarda, vagoli fuori strada.

    con buona coscienza, e buona luce,
    lorenzo

    Rispondi
  12. davidenota

    Ciao Luca, Augusto non ha ancora pubblicato nulla, neppure su rivista, è davvero totalmente inedito, nel senso che ha pubblicato quattro testi su Carta sporca ed ora questa plaquettina elettronica… Anche se in realtà avrebbe già abbastanza testi ed anni di scrittura alle spalle per una prima pubblicazione cartacea, su cui infatti stiamo lavorando. Purtroppo non ha nè email nè personal computer, se sei interessato al suo indirizzo reale o numero di telefono chiedimeli privatamente, oppure si può usare direttamente la mia e-mail ([email protected]) per comunicazioni più dirette con l’autore.

    Rispondi
  13. Francesco Marotta

    Lorenzo, la discussione sulle “scorie contemporanee” la conoscevo già, perché l’ho seguita con attenzione, anche se non sono mai intervenuto. Conosco la tua posizione e quella di Davide e del gruppo de “la gru”. Rispetto entrambe.

    Parlavo di “osservazioni” a proposito dei testi di Amabili: osservazioni che, senza nessuna ironia, non vedevo, perché non ci sono. I richiami pregressi, mi sembravano fuori luogo, soprattutto pensando a uno che, dall’esterno, entra e legge i commenti così come appaiono. Nient’altro.

    Quindi, nessuna “frecciatona” e nessun “cattivone”, non preoccuparti. Non sono cattivo, e lo sai: sono, molto semplicemente, la “cattiveria”.

    Con luce cosciente e coscienza lucente.

    fm (frequenza modulata)

    p.s.

    Il Puskin di Lodi deve essere già arrivato. Lo so per certo. Doveva arrivare, infatti, insieme alla rivelazione del nome del più grande poeta italiano del Novecento, su queste pagine. Rivelazione che c’è stata, anche se, a quanto sembra, non le si è data la dovuta attenzione.

    Ciao caro.

    Rispondi
  14. Lorenzo Carlucci

    ‘a maro’ io mica ho detto d’aver fatto un’osservazione su amabili e che cacchio, solo un’osservazione.

    comunque lasciamo perdere. e la tua frecciatona era su altro. anche io mi sono perso la rivelazione del “più grande poeta italiano del Novecento”, a chi alludi?

    ciao e amabili auguri a amabili
    lorenzo

    p.s. ma il rispetto è l’epoché pre^t-à-porter?

    Rispondi
  15. Francesco Marotta

    “ma il rispetto è l’epoché pre^t-à-porter?”

    No. Solo l’impossibilità, da parte mia, in quella occasione, di impegnarmi in un dialogo, esporre magari delle tesi, fare delle osservazioni e non essere in grado, per ragioni di tempo, di rispondere e sostenere un eventuale contraddittorio. Cosa che non mi sarebbe parsa né opportuna né corretta.

    fm

    Rispondi
  16. davidenota

    “La sete di poesia non è uguale in tutti gli uomini. Tra gli uomini senza grande sete di poesia, sfortuna vuole figuri un buon numero di quelli il cui compito o destino è di giudicarla, di discuterne, stimolarne e coltivarne il gusto, di dispensare insomma ciò che essi non hanno. Essi vi applicano spesso tutta la loro intelligenza e tutto il loro zelo con temibili conseguenze” (Paul Valéry)

    Caro Carlucci, la poesia non è l’albero genealogico che i logici si sforzano di rappresentare. La poesia non è nemmeno la cultura, nè la storia della letteratura. I concetti di anacronismo e di progresso sono miseria che ti lascio con piacere assieme al tuo cieco eruditismo. Polvere. Augusto scrive della e nella sua vita assorbendone come una spugna abissi e visioni e amalgamandoli nel canto ritmico della propria desolata e tenera religiosità. Terra e lacrime, sigarette e vino bianco.
    Questa è la poesia: una vita.
    Ma tu cerca pure i riferimenti culturali da irridere e aggrappattici come una locusta, se questa sterile cattiveria da assistente è davvero tutto ciò che hai, tutto ciò che ti resta.
    Cerca pure il tuo prossimo pretesto.

    Rispondi
  17. Lorenzo Carlucci

    caro nota, non fare il puro con me, tu che sei il più scribacchino e il più retorico di tutto il tuo gruppo. tu che spari citazioni a destra e a manca come un sedicenne impazzito (e accusi gli altri di “eruditismo”?). la citazione di valery non sembra applicarsi a me, in quanto parla di coloro che applicano alla discussione e analisi della poesia “tutta la loro intelligenza e tutto il loro zelo”, mentre io faccio – al contrario di te – anche altre cose. come tu sembri sapere, forse hai dato una vaga occhiata al mio cv, mosso di certo dalla “sete di poesia”, ma più che altro per farti due preconcetti da ritorcermi contro bambinescamente… “logico”, “assistente”. complimenti. ti faccio osservare, salutandoti, che io della poesia del tuo amico non ho detto niente (mi pare migliore della tua se non altro), ho sottolineato il ridicolo d’affermazioni tipo “maiachoschi marchigiano”. se a te pare che facciano onore al tuo amico, stai contento, oh p.p.p.p.iceno.

    lorenzo

    Rispondi
  18. Lorenzo Carlucci

    p.s. di cosa parli quando scrivi “la poesia non è l’albero genealogico che i logici si sforzano di rappresentare”
    resta per me un mistero.

    lorenzo

    Rispondi
  19. Lorenzo Carlucci

    p.p.s. di valery si ripubblicano sempre i quaderni e quasi mai le poesie. ti sei chiesto come mai? forse perché nella citazione che hai copiato sta parlando di se stesso??

    lorenzo

    Rispondi
  20. Carla

    Lorenzo Carlucci,
    si calmi la prego,
    oggi è Pasquetta
    passiamola serenamente!
    la mia era solo una parentesi, naturalmente.
    non ho seguito bene i vostri discorsi, a parte la piacevole sintonizzazione in cui sono incappata…

    pace e bene a tutti.
    🙂

    Rispondi
  21. Fabio Brotto

    La poesia non è mai espressione IMMEDIATA della VITA del soggetto. La quale già, non essendo vita puramente animale ma umana, è mediata dalla cultura. La parola stessa, che noi usiamo e scriviamo, non è un nostro prodotto, ma ci è trasmessa dalla società in cui viviamo e dalla sua cultura. Il poeta può anche, come persona vivente, essere inconsapevole del suo stesso usare uno strumento linguistico pluristratificato, può essere “ingenuo”, ma il lettore che di poesia consapevolmente discute non può: è tenuto a essere consapevole del fatto che la poesia è un’espressione culturale. Anche una filastrocca per bambini o i finti versi che un fanciullo scrive andando semplicemente a capo prima della fine della riga, sono cultura. Perché l’uomo in quanto tale, per quanto rozzo sia, è cultura. Anche l’aspirazione di molti poeti a infrangere la barriera tra arte e vita (aspirazione ormai secolare) è una forma di mediazione. Dalla cultura l’umano non può uscire.

    E il poeta è a suo modo sempre mimetico: non esiste un inizio assoluto per lui. Prima di cominciare a scrivere poesie ha appreso (culturalmente, cioè con una mediazione) che cosa è la poesia: leggendo e recitando poesie di altri.Nessuno è un iniziatore assoluto.

    Rispondi
  22. lucaariano

    Grazie Davide!!!Ti contatterò presto per leggere, se a lui va, altre poesie di Augusto. Spero presto possa uscire una sua raccolta organica cartacea. Anche la mia email ce l’hai. A presto e buone cose!
    Un caro saluto

    Rispondi
  23. Francesco Marotta

    Lorenzo, assodato ormai che a te il lavoro dei poeti de “la gru” non piace (ma non credo che soffriranno della cosa, così come non soffriresti tu, se esprimessero un analogo giudizio sulla tua poesia), credo sia il caso di porre fine a una polemica assolutamente sterile che non serve a niente e a nessuno.

    Tu fai bene, e te l’ho sempre detto, a stigmatizzare alcuni eccessi, perché serve se non altro ad allontanare, per quanto è possibile e auspicabile, la prosopopea e l’autocelebrazione. Il “Majakovskij ascolano” è sicuramente uno di questi eccessi, anche se io vi ho letto una certa dose di ironia e, in ogni caso, sono sicuro, o me lo auguro, che il primo a non essere d’accordo su queste definizioni è/sia lo stesso destinatario. Ma…

    Perché c’è un “ma”, Lorenzo. E’ strano, infatti, che a un “osservatore” e lettore attento come te (e lo dico senza nessunissima ironia) sia sfuggita una cosa del genere:

    “una poesia che “scardina la vita dall’interno, portando alla luce il suo livello più profondo”, che pone fine al “tempo della celebrazione” e “fa delle nostre esistenze il trauma del mondo”, che “formula quelle parole che liberano l’esistenza davanti al mondo”, “genera e produce una propria conoscenza, che porta, quasi, il mondo a reagire davanti all’uomo” e “annuncia violentemente il futuro”. (!!!)

    Questo che leggi è il giudizio espresso da un critico poeta, non sulla Divina Commedia, come potresti credere, ma su una singola poesia (una!) di un altro poeta suo amico. Ti sembra che sia qualcosa di diverso dal “Majakovskij” di cui sopra?

    Secondo me, no. Anzi, è peggio.

    Ecco perché ritengo che, col contributo di tutti, si possa rendere un grande servizio alla poesia, collaborando alla diffusione delle produzioni di valore e, soprattutto, incoraggiando chi comincia a scrivere, spingendolo, se mai, anche alla “lettura” e alla riflessione.

    Ma si può fare solo se si inizia a mettere da parte la polemica infantile, figlia del gioco a chi ce l’ha più lungo, e la coltivazione del nostro personale orticello.

    fm

    Rispondi
  24. Gianluca Pulsoni

    Condivido in tutto il commento num. 28 di Francesco. Come, del commento di Iemma sottoscrivo in pieno i suoi giudizi, “anacronistico e vitale”. E il fatto che abbia trovato eccellenti alcuni passaggi. E’ chiaro poi, o almeno dovrebbe essere tale: Maiakovskij lo si cita non per creare una affinità di poetica, e quindi non sul piano meramente critico, ma per dare risalto all’espressività della persona che sta dietro a queste liriche: con ironia (come osserva Francesco) e anzi, con humor e auto-ironia “santa”. Ecco che allora se uno dice “Majakovskij ascolano” ci dovrebbe vedere non la stonatura e la mancanza di senso critico da parte di chi l’ha detta e di chi l’ha sottoscritta MA, ma… una affermazione che ha in sé già un fortissimo senso di auto-ironia e humor sincero con il semplice accostamento delle due parole, “Majakovskij” e “ascolano”: in cui si può riconoscere l’espressività di queste liriche. E azzardare una continuità con l’espressività della persona stessa. Ecco.
    Almeno così io interpreto il commento di Iemma.

    Gianluca

    p.s. Francesco, possiamo scriverci via e-mail? Io non ho il tuo indirizzo… non sono riuscito a trovarlo. Il mio è [email protected]

    Rispondi
  25. Davide

    Mi dispiace sinceramente per l’ennesimo pantano di veleni e rancori. Non lo meritava Augusto, e non lo merita la poesia, che per essere condivisa ha bisogno di silenzio e di amore, non di ghignetti, non di irrisioni.
    Sono sinceramente piuttosto schifato.
    Per Fabio: c’è “cultura”, intesa come “visione del mondo” che parte dalla comunità fino al creolo soggettivo, e c’è il “culturismo”. La “cultura” come creolo impuro soggettivo è la natura dell’uomo, dunque inclusa in ciò che si intende per “vita” o per “vitalità” o per “vitalismo”. La cultura è natura (ci sono diversi importanti testi di antropol.culturale che sviluppano questa definizione) in quanto predisposizione involontaria dell’essere umano, comprendente la memoria e il senso del paesaggio.
    Il “culturismo” invece è una vera e propria forma di alienazione dalla vita, e dalla cultura. E’ la vita che, letteralmente, si incarta. Che confonde le cause con le conseguenze.
    Il dato di fatto dalla rappresentazione. Il fiume dallo schema.
    In poesia, o in analisi critica della poesia, ciò si trasforma nelle temibili conseguenze di cui parla Valery. Cioè si trasforma in Carlucci.
    Con questo ho chiuso, mi dispiace molto. Chiedo scusa innanzitutto ad Augusto.
    Un abbraccio,
    Davide

    Rispondi
  26. Fabio Brotto

    La “cultura” come creolo impuro soggettivo è la natura dell’uomo, dunque inclusa in ciò che si intende per “vita” o per “vitalità” o per “vitalismo”. Non sono d’accordo. Primo perché vita, vitalità e vitalismo sono tre cose ben distinte. Poi, la cultura nell’accezione da me usata nel post precedente, che pensavo abbastanza chiaro,non è nulla di soggettivo: è l’universo di segni prodotti dall’uomo, che lo distingue radicalmente dal’animale (che segni non possiede, ma solo segnali). All’interno di questo universo di segni esistono delle costellazioni, le singole differenti culture, con i loro codici ecc.

    Non voglio qui affatto entrare nella disputa, Carlucci-Nota. Noto che è un po’ difficile ragionare coi poeti, a causa di una terribile propensione al risentimento che anima molti di loro. Per la verità questa tendenza è sempre stata loro propria. La “tenzone”. L’agone tra Omero ed Esiodo. La poesia è potentemente mimetica. A volte mi chiedo se non abbia ragione Platone.

    Pace e pensiero, fratelli…

    Rispondi
  27. Davide

    L’argomento è molto interessante, bisognerebbe aprire una discussione apposita sulla definizione, o meglio, sulle definizioni, di “cultura”.
    La definizione “cultura come natura umana” implica la specificità dell’essere umano, ribadisco, parallelamente alla specificità dello sguardo sul paesaggio, della memoria personale, comunitaria e del sistema di segni tramandato.
    Il processo di acculturazione è sempre impuro e soggettivo, vale a dire che l’ortodossia è concetto astratto che cozza con la vita con la storia con la natura e con la cultura stessa, che di tutto ha bisogno tranne che di tradizionalismi, progressisti o conservatori che siano.
    Riparliamone, seriamente, cioè con interventi ponderati e ben elaborati.

    In quanto al risentimento, hai ragione, ma si dovrà pur distinguere tra chi reagisce in quanto provocato e chi invece interviene sempre ed esclusivamente a sproposito, offendendo gratuitamente, mai entrando in merito all’argomento presentato ma solo ed esclusivamente alla ricerca di un pretesto per affermare in negativo (oltraggio dunque sono) la propria presenza.

    Davide

    Rispondi
  28. Lorenzo Carlucci

    marotta, devo purtroppo dirti che delle cose che citi, scritte da ricciardi sulla mia poesia, solo le ultime due sono direttamente riferite ad essa. ti prego di rileggere. ma anche se fosse, non ci vedo niente di male, e sai perché? perché io dell’espressione “maiachoschi marchigiano” non intendevo affatto criticare l’accostamento a maiachoschi (capirai!), quanto la pigrizia critica, il contentino del paragone lusinghiero (ma insieme ironico), ossia l’umor tiepido che è proprio di tante parole e paroline spese sulla poesia. se davvero la poesia è vita, come dice nota, liquidare un poeta dicendo che è un “maiachoschi marchigiano” è peggio che investirlo in macchina. la stessa pigrizia non puoi credo leggerla nel testo che riporti di ricciardi.

    quanto a nota, che parla di me come di uno che “interviene sempre ed esclusivamente a sproposito, offendendo gratuitamente, mai entrando in merito all’argomento presentato ma solo ed esclusivamente alla ricerca di un pretesto per affermare in negativo”, e di sé stesso come dell’agnello pasquale, penso, francesco, che se siete amici avrai tempo di fargli capire che ha torto.

    lorenzo

    p.s. mi sembra da ponderare quello che scrive brotto.

    Rispondi
  29. Lorenzo Carlucci

    p.p.s. nota non mi ha risposto sulla storia de “l’albero genealogico che i logici si sforzano di rappresentare”… ma che è??

    lorenzo

    Rispondi
  30. davidenota

    L’albero genealogico è un posto dove chi ha visto la madonna in discoteca o chi ha brindato con Majakovskij in un bar di Spinetoli viene deriso, lapidato ed emarginato.
    La nostra provincetta nazionale è piena di alberi genealogici. Dai rami secchi di questa foresta di solitudine attendono lo scemo del villaggio per umiliarlo. La critica letteraria ha lo stesso sguardo delle velenose arpie di paese. Ha bisogno di fallimenti di cui ridere. Le persone si riconoscono dagli occhi. Non dal livello di studio, non dalle parole, non dall’educazione: dagli occhi.
    L’albero genealogico è un posto in cui non si leggono mai poesie, ma solo recensioni, o note bio-bibliografiche.
    Ecco cosa è.

    Rispondi
  31. Lorenzo Carlucci

    nota, non scadere nel ridicolo: “deriso, lapidato ed emarginato”. sei fuori? tutta sta pippa è venuta fuori da una battuta di un rigo. ma che siete matti? se ti è arrivato un sasso in faccia non l’ho tirato io. comunque, quest’albero devi averlo frequentato dato che sembri leggere soltanto le note-biobibliografiche. se fossi te ti consiglierei di stare più vicino all’albero della vita. poi un giorno mi spieghi cosa c’entrano i logici.

    ciao
    lorenzo

    Rispondi
  32. davidenota

    Mi permetto un’ultima osservazione, anche perchè credo che domani abbia intenzione di prendere la parola Augusto. Non ho ricevuto nessun sasso in faccia. Non sto difendendo me stesso. Non mi sembra che qui si stesse parlando di me, nè delle mie poesie. Queste le hai tirate in ballo tu, gratuitamente come è tua abitudine, per un tuo giudizio negativo, che assolutamente rispetto. Davvero e senza nessuna ironia. Non ho nessun problema a prendere in considerazione l’eventualità che la mia poesia non abbia valore. Non credo (questo semmai è il punto) nella definizione di “migliore”, ma ormai è chiaro che parliamo due lingue diverse. Il discorso degli alberi da cui si lapidano gli scemi del villaggio, che poi per me sono i santi (e io NON SONO un santo: lo chiarisco perchè ormai bisogna esplicitare anche l’evidenza) non è una boutade. Non è una boutade dire che la psicologia delle commari di paese è la stessa psicologia che muove un modo diffuso di fare “criticuzza” in Italia: la sete di fallimenti altrui, la volontà di umiliare chi non risponde ai buoni canoni educativi (in paese) o stilistici/linguistici (in letteratura). Ho offerto alla vostra e alla tua attenzione, caro Lorenzo, la plaquette di un poeta inedito: Augusto Amabili. Si poteva parlare e discutere di molte cose, a partire dalla sua poesia. Così si è iniziato a fare. Raimondo Iemma, che è un altro giovanissimo e bravo poeta (chiarisco: non del gruppo de La Gru, e non delle Marche) ha azzardato la battuta del Majakovskij ascolano. A quanto pare non aspettavi altro. Per rovesciare la tua acidità non solo sul povero Augusto, che non so cosa abbia fatto di male se non scrivere poesie che ho reputato degne di attenzione e che ho qui pubblicato, ma anche su altri poeti che nulla c’entravano con il post in questione, i poeti raccolti in Scorie Contemporanee, come a voler riaprire a tutti i costi una polemica idiota che non ti era riuscita un mese fa, sul link che hai provveduto tu stesso a fornire a chi per caso l’avesse persa. Per favore quindi non fare finta di cadere dalle nuvole se ti accuso di essere in mala fede. Gli alberi genealogici sono gli schemi positivistici o darwiniani o anche semplicemente hegeliani attraverso cui si struttura una storia della letteratura del tutto falsa. Ma non solo, sono anche uno schema come un altro, sono l’emblema dello schema in sè, attraverso cui si fustiga volendo mettere in riga l’indeterminazione della creazione musicale e poetica. Quando parli di crepuscolarismo o di scapigliatura per definire l’antologia Scorie contemporanee menti sapendo di mentire e basterebbe che tu leggessi, tra sette poeti, Daniele De Angelis, o Matteo Zattoni, o Emiliano Michelini, o Simone Lago, per averne conferma. Parlerei semmai, in linea generale, de La Voce e di Officina. Di una forma di neo-espressionismo innestato ad una rinnovata esigenza di (cito De Angelis) “questa disperazione sputare”. Di un’esigenza di sporcare il testo con la lingua e con le immagini della realtà (la vita del soggetto poetante nel contesto italiano ’90/’00) e al contempo di elevare questa lingua e queste immagini con un contraddittorio volutamente più letterario, in funzione e sarcastica e contrappuntistica, a rappresentare uno shock culturale tra valori tramandati e lo scarto del vivere reale.
    Ma NON è questo il punto all’ordine del giorno. Il punto all’ordine del giorno sono le poesie del poeta Augusto Amabili. Per essere più precisi la plaquette “La sputacchiera e il santo” (pubblicata ad Aprile del 2007 sul blog “La poesia e lo spirito”) del poeta trentunenne di Spinetoli (AP) Augusto Amabili.

    Rispondi
  33. Raimondo Iemma

    (Ciao, ovviamente non avrei usato quell’espressione se avessi saputo quale dibattito ci sarebbe nato intorno. L’intento non era comunque puramente incensatorio e, come qualcuno giustamente ha sottolineato, non si trattava di un accostamento critico. D’altra parte ho scritto “maiacoschi” e non “Majakovskij”. Ho rubato anche troppo spazio. Ciao. Raimondo)

    Rispondi
  34. Lorenzo Carlucci

    nota, se è come tu dici, potevi evitare di inalberarti per una battuta e tornare a parlare della poesia di Amabili, evitando di rispondermi, come farò io adesso nei della tua inesatta infondata tirata.

    lorenzo

    p.s. circa la “polemica idiota che non ti era riuscita un mese fa” ti faccio notare che questa – per quanto idiota – è stata chiusa così: riaprendo un nuovo post con lo stesso oggetto per l’apparente necessità di mostrare esempi dei testi di cui si parlava. necessità inesistente dato che l’intero volume è un e-book online (che tra l’altro ho letto)!! il nuovo post ha avuto 0 commenti.

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  35. Augusto Amabili

    Difficile per me esprimere concetti, ho sempre avuto la sensazione di far loro un torto nel credere di possederli
    inscatolati per un mio spudorato uso e consumo senza rispetto
    – non siamo mica al supermercato…!
    l’animo umano non è un’utensileria. è un luogo sacro. un cimitero dove quello che è stato riposa dignitoso nel silenzio
    di nessuna stagione, di nessuna emozione…
    che più di tante parole contiene… anzi, è l’abbraccio
    con l’unica parola che a sua volta tutto abbraccia,
    raggiunge e rigenera; (la) POESIA – luogo dove il dolore
    diventa coscienza, lapide di memoria, carezza per chi
    merita violenza, bellezza quando il pianto ha senso.
    incontrarla nei visi mascherati di rossetto e vederla
    raccontata da volti pieni di rughe è un miracolo,
    ecco perchè ne ho bisogno
    e non c’è rimedio alla mia imprudenza nel cercarla in chiunque
    a me s’avvicina e soffrire quando da me lei s’allontana.
    … non mi sentirei legato alla VITA, lo giuro, se lei mancasse
    perchè è il mio modo di dire GRAZIE…….. cia’…

    Augusto

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  36. davidenota

    Grazie a te Augusto: poeta di bar, di contrade bagnate, di insegne che si illuminano, sporche. Cosa può accadre tra un bicchiere e una risata, quale tragedia può essere consumata nel tragitto che separa il bancone dal distributore delle sigarette, quale salvifico incontro: ce lo stai mostrando. Se non lo sapevamo, ora lo possiamo sapere. Sei un poeta, amico mio.

    Davide

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  37. fk

    Mi scuso. Ho riletto le poesie di Augusto e le ho trovate ottime. Si puo’ cambiare idea così nettamente? Per me sì. Lo devo dire: spesso leggiamo affrettatamente, magari nervosamente, in una giornata sbagliata. La definizione di Nota, di “poeta di bar”, per quanto riguarda Augusto, la trovo azzeccata; e per me c’è da esserne orgogliosi, ché il bar è luogo di vita come pochi altri.

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  38. robin eats the killer whale

    Cosa puo esserci di sbagliato in una poesia?
    Perchè voi, cavalli della perizia e della maestria non vi liberate delle briglie e correte verso il fiume Tronto con una poesia di Augusto in mente… capirete molte cose e andrete a dormire molto piu rilassati ve lo posso assicurare.
    La poesia di Utto non viene da dove venite voi.

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  39. robin eats the killer whale

    Le ripeto che la poesia di Augusto non viene da dove viene lei mi dispiace, e comunque siamo tutti molto rilassati.

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  40. franzk

    Senti, la scrittura viene da un pezzo di carta. Non mi fare le paternali, soprattutto a quest’ ora, che non è aria. Che ne sai da dove vengo io? Che ne sai chi sono, cosa ho fatto, cosa ho provato? Che ne sai tu di un campo di grano? (Questa ci sta sempre bene).

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  41. davidenota

    Il bar è luogo di vita come pochi altri… concordo pienamente.
    Il bar è luogo di incontri e svestimenti, nudità e fraternità.
    Luogo di libera introspezione e visione, anche.
    Un caro saluto a tutti gli intervenuti.
    Tra gli ultimi a Fk, di cui ho apprezzato indipendentemente dal suo giudizio la libertà di contraddirsi, e a Robin Eats the killer whale, amico e leader di un gruppo noise-psichedelic e performancer molto interessante. Però non litigate.
    Buone giornate.

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  42. loris

    Materico, ‘strattonato’, rapace, quasi distruttivo nell’enfasi, ruvido, dal tono ‘strappato’ e lacerantii versi.

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