
Aìta, aìta, la carna del mundo s’abbruia!
Se il vento se tace
e lassa de scotere chiome de bosco, nun senti,
nun senti la carna del mundo ca fete?
S’abbruia, s’abbruia,
rostisce, s’abbruna, scurisce,
carbone me pare,
la vita se more,
la carna sfraguia in di mani
e cendra se sparge nell’aere…
Canosci lu fatto?
Nun è foco vivo cascato de caelo
nè trono o scalmana dall’alto percote,
ma lenta passione de morte
dal core del mundo consuma,
ombrosa malaria,
calore nascosto de fevra
o vermo che rode…
Aìta, se more lo tristo universo animale!

Odi stupor ch’a leggerlo mi piglia…
Ciao Fabio.
entropia
è facile profezia
Solo due autentici poeti sono capaci di commentare e rispondersi per endecasillabi. Ma che bravi che siete.
“Odi stupor ch’a leggerlo mi piglia…”
“entropia è facile profezia”
Auguri. E millanta ancora di simili versi.
fm
Qual maraviglia mi piglia! 🙂
Complimenti!
Un caro saluto
Aiuto…!
stupore mi colse,
s’abbruia…
me piasce!
qui si respira aria….
filosofale….
baci
p.s….
Dr. Binaghi,
il profeta somiglia al Dio Nettuno….
😉
E’ un S.Paolo eremita dipinto da non mi ricordo chi
per 10 minuti è ancora il tuo onomastico, Valter Gualtiero.
onore al verbo e al metro de li tempi bui che poi così bui non fuettero.
Grazie Fabry. Mica l’avevo notato sul calendario!
davvero belissima, “jacoponesca” – il dipinto dovrebbe, a memoria, essere di Giuseppe de Ribera