Cattafi Day

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Poesie di Bartolo Cattafi scelte da Luca Ariano & Franz Krauspenhaar

Me ne vado

Un bel giorno me ne vado
sono stanco e stufo
lascio le stanze
i gradini della scala
briciole e cenere
e tutto il resto avanzato
in pacchi e pacchetti
che qualcun altro aprirà.
Sull’uscio una luce
rade il cielo
lo fa calvo concavo orrendo
mi chiudo nel guscio delle palpebre
cammino e incespico
in un pacco in un braccio teso
in un lamento che dice
Non pestarmi col piede
dammi la mano.

(da La discesa al trono)

Alla mia ombra

Qualcuno ti cancelli
a mia immagine e somiglianza
ombra scompagnata
che ancora scivoli
vacillante sui muri
sperduta nelle stanze.

(da L’allodola ottobrina)

Tutte le poesie sono tratte da: Poesie scelte, Milano, Mondadori, 2001.
Bartolo Cattafi (6 luglio 1922, Barcellona Pozzo di Gotto, Messina – Marzo 1979 Milano) Laureatosi in giurisprudenza visse tra Milano, dove lavorava come pubblicitario, e la Sicilia. I viaggi che compì in Europa ed in Africa diventarono i motivi ispiratori di alcune sue raccolte di poesie come Partenza da Greenwich del 1955.
La sua prima raccolta di versi, Nel centro della mano, venne pubblicata nel 1951 e ad essa seguirono altre raccolte come Le mosche del meriggio nel 1958, Qualcosa di preciso nel 1961, L’osso, l’anima nel 1964, L’aria secca del fuoco nel 1972, Il buio nel 1973, Ostuni, nel 1975, La discesa al trono nel 1975, Marzo e le sue idi nel 1977, L’allodola ottobrina nel 1979, Chiromanzia d’inverno pubblicata postuma nel 1983 e Segni ,1986.
La poesia di Cattafi è una poesia dai toni epigrammatici che fa spesso ricorso alla metafora del vuoto e della solitudine per delineare l’amaro bilancio di una generazione fallita.
Il poeta che, come dice Carmelo Aliberti nel suo saggio, è uno tra i più validi della generazione fiorita nel secondo dopoguerra, comprendente tra gli altri Luciano Erba, Nelo Risi, Giorgio Orelli e Giovanni Giudici, è morto precocemente per grave malattia e non ha avuto ancora il giusto riconoscimento. LA.

Tabula rasa

D’accordo, amore. Espungiamo
dal testo perle d’acqua
su petali,
le frange estese,
le bolle schiuma.
Le cose lietamente necessarie.
Togliamo anche
l’acqua l’aria il pane.
Giunti all’osso buttiamo
fuori della vita
l’osso, l’anima,
per credere alla tua
tabula che mai
avrà l’icona, l’idolo, la cara calamita?

Capanno

Vorrei mettere in ordine
e a piombo
questa materia grezza
malta fango mattoni
fami il capanno degli attrezzi
che poi sono quei quattro
gatti di sentimenti e stilemi
due remi per la barca
e una candida dea
seminuda
con pochissime idee per la mente.

Gli anni passati

Qualcuno a volo radente
mi scruta gli anni passati
anni un tempo ondeggianti
bestialmente ruggenti
qualcuno porta scompiglio
nel folto dei miei anni
tasto taciti segni
nodi di fazzoletti
non ricordo il perché
di tanti miei figli.

Meraviglia delle meraviglie questo poetare cattafiano, così come se una sorgente viva emanasse acqua continua, imperitura. Leggere Cattafi è come continuamente rivivere nei versi, la sua poesia è fatta di parole e concetti che prendono velocità e vita pulsante a ogni rigo. Leggere Cattafi è un’esperienza vivificante, è sentire l’aria, le piccole creature della terra, i sentimenti più veri che si moltiplicano sotto i nostri occhi di lettori grati e ammirati. FK.

10 pensieri su “Cattafi Day

  1. Carla

    Che meraviglia!
    io ve ne dò due di mani…
    figlioli miei dolcissimi!
    Siete me-ra-vi-glio-si!
    Baci
    carla

    Rispondi
  2. lucaariano

    Grazie Carla, sempre lettrice attenta e grazie a Franz per il bel commento finale!
    Un caro saluto

    Rispondi
  3. lucaariano

    Grazie a te Antonella. E’ un tuo conterraneo. Terra di poeti notevoli, confermo… 😉
    Un caro saluto

    Rispondi
  4. enrico de lea

    Vorrei proporre alcuni versi da una poesia, compresa nella raccolta “L’osso, l’anima”:

    EREDI DELLA GRECIA

    Popoli prolifici, / eredi in Italia della Grecia, / arrancano portando masserizie, / picchiano nocche ai freddi profilati, / tentano la dura intergrazione. / Luogo di provenienza /leggibile nel volto, / nel colore del pelo, / nel parlare. / Non conoscono gli ordini / dorico ionico corinzio, l’acanto innestato da Callimaco. / Seguirono soltanto transumanze/in montagna o sul mare / di pecore o di pesci, / di magre stagioni lungo stretti / sentieri tormentosi. / Non ebbero tempo e modo di capire / i tarli del tempo, / le grandi prostrazioni. / Ricordano la luce dell’estate / l’olio l’aglio il pane / le ridde iridate degli insetti, / hanno fate morgane, / fanno errori, sono / tra Scilla, Cariddi e sempre / lontani dalla Grecia. / Dovranno penare, camminare, / conoscere la Grecia.

    Non credo sia tra le migliori composizioni di Cattafi, essendo un grande autore della ripetizioni seriale. Tuttavia ne rappresenta una significativa psicologia dentro un destino comune.
    A me la chiusa “dovranno penare, camminare, /conoscere la Grecia” appare di una radicalità esistenziale davvero irripetibile.

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  5. enrico de lea

    Su Cattafi ho letto un davvero importante saggio di Paolo Maccari ( “Spalle al muro”, SEF Editrice).
    E poi resta fondamentale quanto su di lui ha scritto Giovanni Raboni, suo amico fraterno (v. Introduzione all’Oscar ed alle poesie scelte).

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  6. fabio pedone

    Bravi! Di un Cattafi tagliente e preciso si sente sempre più il bisogno. Chissà quando ristamperanno le sue poesie complete.
    Voglio intanto condividere con voi una delle mie preferite:

    Di tutto diffido
    del pugnale di bruto
    della tenera carne di cesare
    dello stesso destino
    che passi presto il tempo
    vengano alfine marzo e le sue idi.

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  7. lucaariano

    Grazie Fabio!Sì, penso che Cattafi meriterebbe un Oscar Classico come quello di Alfonso Gatto con l’opera omnia.
    Un caro saluto

    Rispondi

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