Michele Mari, Cento poesie d’amore a Ladyhawke, Einaudi 2007

Un esordio sorprendente per una serie di ragioni. E’ il primo libro di versi di un narratore noto (e che ha scritto uno dei più bei racconti che abbia mai letto in vita mia: I palloni del signor Kurz). E’ un canzoniere sull’amore platonico, tanto impossibile quanto intenso, quindi anacronistico ma moderno nello stesso tempo.

E’ un bellissimo libro di poesie uscito in una collana che si dice prestigiosa ma che sforna per lo più dei mattoncini bianchi, noiosi e illeggibili (salvo la sempre fresca Patrizia Cavalli e il felicemente non-poeta Attilio Lolini). Ma quello che cattura il lettore è il modus, lo stile, che come si sa, in poesia è la cosa più importante. Quella cosa che se c’è lo capisci da subito. La voce del poeta, quando c’è, la senti forte e chiara. Il resto è un balbettio sconnesso e presuntuoso. Compitini per le occasioni familiari. Compleanni, lutti, indignazioni enfatiche sulla guerra. Tutto quel nefasto e tossico pacchetto di inutili e noiosissime lamentazioni “per sperare in un mondo migliore”.
Per fortuna Michele Mari, in queste cento poesie riesce a tenere insieme raffinatezza e leggibilità, romanticismo e ironia, pathos ossessivo e lucidità amara, visionarietà e immediatezza quotidiana. Riesce nel miracolo di rivitalizzare un tema usuratissimo e banalizzato creando un canzoniere dell’amore moderno. E lo fa utilizzando citazioni colte e materiali poveri, inserendo nella sua trama poetica testi e immagini che appartengono al pop (canzonette, cartoni animati, slogan pubblicitari, film, tv). Il risultato è una sintesi felice e vitale. Un libro godibilissimo. Eccone qualche esempio:
Il nostro fidanzamento è morto// Adesso lo imbalsamo/ poi mi iscrivo a un corso da ventriloquo/ e come Norman Bates/ apro un motel

Qui è chiaro (e comico) il riferimento al film Psycho di Hitchcock.

I funerali del papa/ e quelli del nostro amore/ si sono celebrati insieme// Se penso/ che m’innamorai di te/ sotto Paolo VI / mi sembra che questa storia duri/ dai tempi di Gregorio VII/ o d’Innocenzo III/ anzi adesso che controllo/ è proprio così

Qui l’attacco è da cronaca televisiva, con rinculo storico-ironico.

Puntavo sulla paglia o sul legname/ ma dei tre porcellini/ tuo marito/ doveva essere quello in salopette con la cazzuola/ perché ho soffiato e soffiato/ ma la tua casa/ non è venuta giù

Qui c’è tutta la fantasia visionaria dei cartoons.

Ti cercherò sempre/ sperando di non trovarti mai/ mi hai detto all’ultimo congedo// Non ti cercherò mai/ sperando sempre di trovarti/ ti ho risposto// Al momento l’arguzia speculare/ fu sublime/ ma ogni giorno che passa/ si rinsalda in me/ un unico commento/ ed il commento dice/
due imbecilli

Non è magnifica (nella sua rarità) questa chiusa autoironica con sberleffo?
A riprova che si può essere struggenti e divertenti insieme. A volte, tra il dire e il fare, c’è di mezzo Michele Mari. Per fortuna.

17 pensieri su “Michele Mari, Cento poesie d’amore a Ladyhawke, Einaudi 2007

  1. Marina Pizzi

    “A riprova che si può essere struggenti e divertenti insieme.”: è una delle grazie e molteplici e plurime della poesia: grazia, forse, la più tartuficola da scovare, con attenzione, però, allo stucco del colpo d’occhio borghesuccio o da risatina con incavo nel salatino, nel taralluccio pel vino. = rispostina data a Giancarlo Tra(mutoli)raro alla grazia come, da letturine qua e là, mi (ap)parso Michele Mari.

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  2. lucaariano

    Proverò a leggerlo, l’ho visto sugli scaffali. Ammetto che la Bianca ormai la prendo sempre con le molle, tranne, per esempio, l’ultima uscita di Nino Pedretti. Poeta dialettale di Santarcangelo molto vicino a Baldini (a chi piaccia in genere). Ve lo consiglio. Grazie Giancarlo!
    Un caro saluto

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  3. Ezio

    Trovai la raccolta di racconti (all’interno della quale c’è I palloni, citati da Tramutoli) motlo, troppo costruita su un linguaggio aulico che non mi sembrava, come dire, indispensabile. O forse lo era troppo… Però interessante.
    Questi assaggi di poesie sono strepitosi!
    Ezio

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  4. Giancarlo Tramutoli

    L’antologia era “Italiana” del 1990, mi pare, oscar Mondadori e si salvavano, secondo me, due racconti in particolare, quello di Mari e “Tre mestieri sentimentali” di Gaetano Cappelli.
    Ciao

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  5. fk

    “Tutto quel nefasto e tossico pacchetto di inutili e noiosissime lamentazioni “per sperare in un mondo migliore”.”

    ecco, se la poesia, la letteratura tutta,secondo me, si lamenta e spera,”chiagne e fotte”,anche, ha sbagliato (ne parlo come fosse un organismo vivente) mestiere.
    Poi, certe volte sono portato a pensare che la letteratura contemporanea, per essere veramente aderente alle cose, universale ai tempi, diciamo, dovrebbe essere diciamo così tragicomica. Questo pensiero è diventato sempre più ricorrente. Mi interessa quest’opera di Mari – è stato detto che gli è stata pubblicata nella Bianca perchè aveva un nome da spendere perchè scrittore (non è un narratore puro). E allora? Cio’ che conta è il risultato, e da questi assaggi mi pare che ci siamo, secondo me.
    Vai Giancarlo sempre più in alto! (Mike Bongiorno d’antan – il vero Mike Bongiorno, detto per inciso -docet).

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  6. Giancarlo Tramutoli

    Franz, eccoti un altro assaggio:

    *
    Un posto nel tuo cuore
    non lo voglio
    perché quando farai l’amore
    laggiù io sarei clandestino
    sballottato dalla tempesta
    nella stiva

    *
    Arrivati a questo punto
    dicesti
    o si va oltre
    o non ci si vede mai più

    Non capivi che il bello era proprio quel punto
    era rimanere
    nel limbo delle cose sospese
    nella tensione di un permanente principio
    nel nascondiglio di una vita nell’altra

    Così il mio contrappasso di pokerista
    è stato perdere tutto
    appena hai forzato la mano

    *
    Fedeli al duro accordo
    non ci cerchiamo più

    Così i bambini giocano
    a non ridere per primi
    guardandosi negli occhi
    e alcuni sono così bravi
    che diventano tristi
    per la vita intera

    Forse da queste altre si capisce meglio l’intensità del pathos raggiunta da Mari senza sbavature, con estremo rigore. Direi con quella difficilissima semplicità che ti arriva dritta dritta al cuore senza rischiare neanche l’ombra dell’enfasi.
    Ciao.

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  7. ezio

    Giancarlo, I palloni del signor Kurz sta nella raccolta Euridice aveva un cane. Ho anche da qualche parte la raccolta di cui parli, la regalavano nelle librerie (chi mai avrebbe comprato una raccolta di scrittori italianni?), controllerò.
    Ezio

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  8. Giancarlo Tramutoli

    Sì, Ezio. Ce l’ho qui davanti: ITALIANA, antologia dei nuovi narratori, oscar Mondadori, 1991. C’erano 24 scrittori. Pref. di Franchini e Parazzoli. Ciao

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  9. Marina Pizzi

    ho appena letto le 100 poesie trovandole gondole senza l’oscenità di venezia con la vera grazia della gioia alla tristezza e vice di una disperazione ilare lare spento il focolare ma non la rotta terreste del dire senza dispendio né dio. alcune non riesco a leggerle ad alta voce perché ne piango, vissute.
    ciao, mari ciao da mari(na)

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  10. Fabio Brotto

    Marina, che significa “gondole senza l’oscenità di Venezia”? Per me veneziano queste parole sono una pugnalata…

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  11. marinapizzi

    senza l’abuso-refuso “amoroso” stile innamorati globali nella città più bella del mondo! senza le toppe delle romanticherie di buona o cattiva fede.

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  12. silvia

    letto ieri notte, tutto d’un fiato -forse è sbagliato per una raccolta di poesie-, quasi un romanzo in versi, in cui le citazioni saltano agli occhi inattese e reinterpretate, lasciandosi dietro un sorriso.

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  13. Roberta

    Ho letto questa recensione cercando su Google notizie su Mari, che è uno dei miei docenti universitari (frequento Lettere Moderne e Milano). Noi studenti siamo completamente innamorati di Mari, è un pazzo, ed è un genio.
    Leggerò sicuramente questo libro di poesie, mi avete incuriosito. Dev’essere struggente, ma non mieloso o banale.

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  14. emanuela

    Banale sicuramente no.”Fedeli al duro accordo/non ci cerchiamo più./Così i bambini giocano/a non ridere per primi/guardandosi negli occhi/e alcuni sono così bravi/che diventano tristi/per la vita intera”. Credo sia solo così (con ironia e un po’ d’amarezza) che oggi si può cantare l’amore. In questi giorni sono incantata dall’ultimo componimento del volume, più di un centinaio di versi, in ognuno il nome di un fiore…incantevole…

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