Un esordio sorprendente per una serie di ragioni. E’ il primo libro di versi di un narratore noto (e che ha scritto uno dei più bei racconti che abbia mai letto in vita mia: I palloni del signor Kurz). E’ un canzoniere sull’amore platonico, tanto impossibile quanto intenso, quindi anacronistico ma moderno nello stesso tempo.
E’ un bellissimo libro di poesie uscito in una collana che si dice prestigiosa ma che sforna per lo più dei mattoncini bianchi, noiosi e illeggibili (salvo la sempre fresca Patrizia Cavalli e il felicemente non-poeta Attilio Lolini). Ma quello che cattura il lettore è il modus, lo stile, che come si sa, in poesia è la cosa più importante. Quella cosa che se c’è lo capisci da subito. La voce del poeta, quando c’è, la senti forte e chiara. Il resto è un balbettio sconnesso e presuntuoso. Compitini per le occasioni familiari. Compleanni, lutti, indignazioni enfatiche sulla guerra. Tutto quel nefasto e tossico pacchetto di inutili e noiosissime lamentazioni “per sperare in un mondo migliore”.
Per fortuna Michele Mari, in queste cento poesie riesce a tenere insieme raffinatezza e leggibilità, romanticismo e ironia, pathos ossessivo e lucidità amara, visionarietà e immediatezza quotidiana. Riesce nel miracolo di rivitalizzare un tema usuratissimo e banalizzato creando un canzoniere dell’amore moderno. E lo fa utilizzando citazioni colte e materiali poveri, inserendo nella sua trama poetica testi e immagini che appartengono al pop (canzonette, cartoni animati, slogan pubblicitari, film, tv). Il risultato è una sintesi felice e vitale. Un libro godibilissimo. Eccone qualche esempio:
Il nostro fidanzamento è morto// Adesso lo imbalsamo/ poi mi iscrivo a un corso da ventriloquo/ e come Norman Bates/ apro un motel
Qui è chiaro (e comico) il riferimento al film Psycho di Hitchcock.
I funerali del papa/ e quelli del nostro amore/ si sono celebrati insieme// Se penso/ che m’innamorai di te/ sotto Paolo VI / mi sembra che questa storia duri/ dai tempi di Gregorio VII/ o d’Innocenzo III/ anzi adesso che controllo/ è proprio così
Qui l’attacco è da cronaca televisiva, con rinculo storico-ironico.
Puntavo sulla paglia o sul legname/ ma dei tre porcellini/ tuo marito/ doveva essere quello in salopette con la cazzuola/ perché ho soffiato e soffiato/ ma la tua casa/ non è venuta giù
Qui c’è tutta la fantasia visionaria dei cartoons.
Ti cercherò sempre/ sperando di non trovarti mai/ mi hai detto all’ultimo congedo// Non ti cercherò mai/ sperando sempre di trovarti/ ti ho risposto// Al momento l’arguzia speculare/ fu sublime/ ma ogni giorno che passa/ si rinsalda in me/ un unico commento/ ed il commento dice/
due imbecilli
Non è magnifica (nella sua rarità) questa chiusa autoironica con sberleffo?
A riprova che si può essere struggenti e divertenti insieme. A volte, tra il dire e il fare, c’è di mezzo Michele Mari. Per fortuna.

“A riprova che si può essere struggenti e divertenti insieme.”: è una delle grazie e molteplici e plurime della poesia: grazia, forse, la più tartuficola da scovare, con attenzione, però, allo stucco del colpo d’occhio borghesuccio o da risatina con incavo nel salatino, nel taralluccio pel vino. = rispostina data a Giancarlo Tra(mutoli)raro alla grazia come, da letturine qua e là, mi (ap)parso Michele Mari.
mi (ap)parso = mi è (ap)parso
Proverò a leggerlo, l’ho visto sugli scaffali. Ammetto che la Bianca ormai la prendo sempre con le molle, tranne, per esempio, l’ultima uscita di Nino Pedretti. Poeta dialettale di Santarcangelo molto vicino a Baldini (a chi piaccia in genere). Ve lo consiglio. Grazie Giancarlo!
Un caro saluto
La chiusa dell’ultima poesia che citi mi ha fatto pensare a “Idiot wind” di Dylan.
Trovai la raccolta di racconti (all’interno della quale c’è I palloni, citati da Tramutoli) motlo, troppo costruita su un linguaggio aulico che non mi sembrava, come dire, indispensabile. O forse lo era troppo… Però interessante.
Questi assaggi di poesie sono strepitosi!
Ezio
L’antologia era “Italiana” del 1990, mi pare, oscar Mondadori e si salvavano, secondo me, due racconti in particolare, quello di Mari e “Tre mestieri sentimentali” di Gaetano Cappelli.
Ciao
“Tutto quel nefasto e tossico pacchetto di inutili e noiosissime lamentazioni “per sperare in un mondo migliore”.”
ecco, se la poesia, la letteratura tutta,secondo me, si lamenta e spera,”chiagne e fotte”,anche, ha sbagliato (ne parlo come fosse un organismo vivente) mestiere.
Poi, certe volte sono portato a pensare che la letteratura contemporanea, per essere veramente aderente alle cose, universale ai tempi, diciamo, dovrebbe essere diciamo così tragicomica. Questo pensiero è diventato sempre più ricorrente. Mi interessa quest’opera di Mari – è stato detto che gli è stata pubblicata nella Bianca perchè aveva un nome da spendere perchè scrittore (non è un narratore puro). E allora? Cio’ che conta è il risultato, e da questi assaggi mi pare che ci siamo, secondo me.
Vai Giancarlo sempre più in alto! (Mike Bongiorno d’antan – il vero Mike Bongiorno, detto per inciso -docet).
Franz, eccoti un altro assaggio:
*
Un posto nel tuo cuore
non lo voglio
perché quando farai l’amore
laggiù io sarei clandestino
sballottato dalla tempesta
nella stiva
*
Arrivati a questo punto
dicesti
o si va oltre
o non ci si vede mai più
Non capivi che il bello era proprio quel punto
era rimanere
nel limbo delle cose sospese
nella tensione di un permanente principio
nel nascondiglio di una vita nell’altra
Così il mio contrappasso di pokerista
è stato perdere tutto
appena hai forzato la mano
*
Fedeli al duro accordo
non ci cerchiamo più
Così i bambini giocano
a non ridere per primi
guardandosi negli occhi
e alcuni sono così bravi
che diventano tristi
per la vita intera
Forse da queste altre si capisce meglio l’intensità del pathos raggiunta da Mari senza sbavature, con estremo rigore. Direi con quella difficilissima semplicità che ti arriva dritta dritta al cuore senza rischiare neanche l’ombra dell’enfasi.
Ciao.
Giancarlo, I palloni del signor Kurz sta nella raccolta Euridice aveva un cane. Ho anche da qualche parte la raccolta di cui parli, la regalavano nelle librerie (chi mai avrebbe comprato una raccolta di scrittori italianni?), controllerò.
Ezio
Molto invogliante questo invito all’assaggio. Che piace, e molto.
Sì, Ezio. Ce l’ho qui davanti: ITALIANA, antologia dei nuovi narratori, oscar Mondadori, 1991. C’erano 24 scrittori. Pref. di Franchini e Parazzoli. Ciao
ho appena letto le 100 poesie trovandole gondole senza l’oscenità di venezia con la vera grazia della gioia alla tristezza e vice di una disperazione ilare lare spento il focolare ma non la rotta terreste del dire senza dispendio né dio. alcune non riesco a leggerle ad alta voce perché ne piango, vissute.
ciao, mari ciao da mari(na)
Marina, che significa “gondole senza l’oscenità di Venezia”? Per me veneziano queste parole sono una pugnalata…
senza l’abuso-refuso “amoroso” stile innamorati globali nella città più bella del mondo! senza le toppe delle romanticherie di buona o cattiva fede.
letto ieri notte, tutto d’un fiato -forse è sbagliato per una raccolta di poesie-, quasi un romanzo in versi, in cui le citazioni saltano agli occhi inattese e reinterpretate, lasciandosi dietro un sorriso.
Ho letto questa recensione cercando su Google notizie su Mari, che è uno dei miei docenti universitari (frequento Lettere Moderne e Milano). Noi studenti siamo completamente innamorati di Mari, è un pazzo, ed è un genio.
Leggerò sicuramente questo libro di poesie, mi avete incuriosito. Dev’essere struggente, ma non mieloso o banale.
Banale sicuramente no.”Fedeli al duro accordo/non ci cerchiamo più./Così i bambini giocano/a non ridere per primi/guardandosi negli occhi/e alcuni sono così bravi/che diventano tristi/per la vita intera”. Credo sia solo così (con ironia e un po’ d’amarezza) che oggi si può cantare l’amore. In questi giorni sono incantata dall’ultimo componimento del volume, più di un centinaio di versi, in ognuno il nome di un fiore…incantevole…