L’amore ha tradizionalmente due significati: solidarietà con gli umiliati e attrazione verso un’altra persona. Prendiamo Socrate: nel Simposio di Platone, amore è figlio di povertà ed espediente, vive contemporaneamente l’estrema indigenza – non è autosufficiente – e l’estrema sagacia, cioè ha bisogno dell’altro e questo gli dà un surplus di vitalità e di soggettività. Poi c’è un’altra figura dell’amore, quella della letteratura arabo-musulmana: Majnoun si innamora di Leili, ma il suo è un habitus più profondo che lo induce a vedere in ogni donna l’incarnazione di Leili. Infine c’è l’amore tragico di Romeo e Giulietta, che porta alla riconciliazione post mortem delle famiglie. Data questa galleria, come considerare l’amore?

La spinta vitale più grande.
L’amore ha tradizionalmente due significati: solidarietà con gli umiliati e attrazione verso un’altra persona
L’amore è Parola, come tale evanescente e al tempo stesso compatta nell’aria.
Amare come fosse primordiale origine, ama il prossimo tuo come te stesso, porgi l’altra guancia. Mentre io fondamentalmente innamorata dell’amore, amo veramente il prossimo, mentre io nel porgere la guancia appoggio tutto il corpo.
La ri-elaborazione di questa galleria mi si arresta per mancanza di elementi,prego emanuelegiordano di darmi ulteriore materiale in merito.
Grazie
Domanda irricevibile.
Non conosco altro amore che quello per sé stessi, riconosciuto o meno che sia, o comunque vissuto: figlia più lutti che gioie, disdegnando di necessità le care menzogne con le quali lo culliamo. Va tenuto alla catena, quasi sempre.
Saluti
Non sono certa che userei la parola amore per la solidarietà con gli “umiliati” e per l’attrazione verso l’altro. Userei probabilmente compassione (sentire assieme, dato che umiliati spesso lo siamo tutti) o pietà (tendersi verso), e desiderio per la seconda, come la forza che ci brucia e se non si sta attenti ci dilania. L’amore è una cosa molto più complessa, che parte da se stessi. Risiede per come l’ho sempre inteso io nella capacità di avere cura di noi, come degli altri. Richiede, tempo, pazienza, a volte pure stanchezza. E rischia sempre di confondersi con il bisogno. Credo che ne Il Piccolo Principe tutto questo sia spiegato molto meglio.
I personaggi shakespeariani in genere non amano: vivono sempre nell’attesa dell’amore. Tranne forse Cordelia in Re Lear e Prospero (quando libera Ariel, direi che è un gesto enorme d’amore).
Data questa galleria, come considerare l’amore?
Wittgenstein scrisse dell’esistenza di linguaggi incomunicabili e per fare un esempio citò il dolore, come considerare l’amore? allo stesso modo del dolore, unicamente in misura dell’esperienza che se ne fa, il resto sono parole vuote.
salvo che un poeta con parole oscure non ci permetta, attraverso squarci di vederne un lampo.
Mario
Data questa galleria, come considerare l’amore?
Un verbo, più che un sostantivo?
Amore, oggi il tuo nome
al mio labbro è sfuggito
come il piede l’ultimo gradino…
Ora è sparsa l’acqua della vita
e tutta la lunga scala
è da ricominciare.
T’ho barattato, amore, con parole.
Buio miele che odori
dentro i diafani vasi
sotto mille e seicento anni di lava –
ti riconoscerò dall’immortale
silenzio.
(Cristina Campo, Passo d’addio)
saluto tutti
elena f.
un po’ provocatoriamete
una parola in cui l’uomo cerca da sempre di adattarsi geneticamente
come un insetto cerca di adattarsi geneticamente a un nuovo insetticida?
o l’amore è una di quelle frammentarietà barocche che dovrebbero distinguere ed elevare l’uomo dalla “bassessa” dei comportamenti animali?
credo che da sempre ci si faccia troppe domande sull’amore invece di lasciare parlare le ghiandole e quello che di più soggettivamente sconosciuto irrompe in noi e che siamo lesti a claustrare con un nome che ci dia più sicurezza e controllo su noi stessi.
anche qui cosa sia l’amore o come siano le forme dell’amore è solo faccenda indivisuale più che accademica – l’accademia su questo può solo disegnare grafici provvisori, almeno questo è quanto penso.
un saluto a tutti
paola
un po’ come chiedersi cosa sia la poesia. l’amore è un non-luogo – qualcuno lo chiama anche bene spirituale – che ci appartiene dal tempo dell’invenzione infelice del cervello – e dove l’uomo – almeno quello occidentale – sta provvisorio
e insicuro sempre perchè gli è sempre più negato l’accesso al suo ascolto archetipo e cioè alla sua impronta originale di feto.
siamo disposti a concedere spazio e ascolto a un non -luogo
cioè ad allontanarci dalla nostra piastrella di terra?
chiedersi semplicisticamente cosa sia l’amore vuol dire avere paura di stare soli.
boh. mica so bene se ho seguito un filo logico. volevo dire qualcosa ma chissà cosa.
p.
Francamente la domanda mi sembra mal posta. L’oggetto infatti è così vasto e culturalmente stratificato da risultare infine indeterminato. Se molti rispondessero, sarebbe un calderone senza capo né coda, temo. Non possimao discutere di eros e cagape, pietà e desiderio facendone un mucchio. I poeti nella loro storia millenaria hanno avuto senz’altro più a che fare con l’eros che con la pietà. Torniamo allora alle dispute de amore degli inizi della letteratura italiana? Io la penso come questo grande:
Amor è uno desio che ven da core
per abbondanza de gran piacimento:
e gli occhi in prima generan l’amore
e lo core li dà nutricamento.
Ben è alcuna fiata om amatore
Senza vedere so ‘namoramento,
ma quell’amor che stringe con furore
da la vista degli occhi ha nascimento:
chè li occhi rapresentan a lo core
d’onni cosa che veden bono e rio,
com’è formata naturalemente;
e lo cor di zò è concepitore,
imagina, e li piace quel desio:
e questo amore regna fra la gente.
Mi scuso per l’affrettata battitura: non possiamo discutere di eros e agape
correggo: bassezza e non bassessa.
ovviamente
sorry
p.
Innanzitutto ringrazio tutti i presenti e futuri che hanno avuto la cortesia di leggere il mio primo intervento in questo blog, volutamente breve, sintetico e limitato naturalmente (cosa notoriamente antitetica al mio nick con cui circolo in rete). Vi ho letto e in ognuno di voi ho trovato ragioni, fondazioni di un discorso che certo potrebbe essere senza fine e su cui ritornerò a poco più estesamente e focalizzando. Accolgo anche quanto dice fabio brotto sul fatto che la domanda è mal posta e che non si può discutere su eros e agape. Sulla tua prima obiezione posso solo dire che è stata una scelta. Non sono d’accordo soprattutto sul secondo punto, ma dovrei allora iniziare a discutere sul perché non si può discutere su eros e agape (cosa che non ritengo marginale e quindi prendo sul serio la tua osservazione). Preferisco però al termine e concetto di discutere, conversare, che per me è più che un battere la palla indica un passarsela (sebbene autocriticamente riconosco di versare abbastanza spesso in animate discussione. Evidente mio limite attuale)
Ma, lo ripeto tornerò sul tema, evidentemente perchè lo ritengo decisivo dell’esistenza umana. Se poi non nutrirà interesse, interlocuzione parlerò d’altro.
Per comunicazioni private la mia email è [email protected]
@Emanuele Giordano
ci ha liquidati?
più o meno, a me pare.
no, perchè quando leggo risposte
come questa sua/tua e ne leggo eh
ho la sensazione che non ci sia tempo
o non si trovi tempo e voglia di replicare e non soddisfazione a farlo,
eventualmente.
tutti secondo tu/lei abbiamo detto qualcosa di valido ma forse abbiamo detto troppo per quanto ti/la riguarda.
sarà ma questo è quello che avverto.
e pazienza se nel caso fosse.
un saluto
paola
(tento dell’ironia, eh)
p.
No cara Paola, non ho liquidato nessuno. Se tu chiedessi in giro a chi già mi conosce, ti direbbe che è molto difficile che io non trovi il tempo e la voglia di replicare ed espandermi. Non ho solo tempo, adesso.
Ho fatto altro, adesso, secondo priorità che avevo. Per dirne una, rispondere ad alcuna email in attesa da quindici giorni. Ma ero in giro su aereoplani.
Pazienza…eh poi non ho il dono della sintesi, quindi ci vuole tempo…eh eh eh…seguendo la tua ironia.
Né penso che avete detto troppo, suppongo che anche voi vi siete limitati per questioni di tempo no?
Resto cmq affascinato da chi ha questa sicurezza percettiva e deduttiva su cosa l’altro pensi e su come agisca.
A presto e cmq l’impazienza è quanto meno segno di calore e voglia di dare seguito, di intrattenersi, di non sorvolare.
Spero tu non voglia litigare, non sai a cosa vai incontri…ah ah ah…chiedilo a Franz o a Fabrizio…
allora sei tu il famoso Luminamenti di NI?
Ciao,
finalmente ti conosco!
Buona Domenica!
carla
non so più cosa sia l’ironia.
sono parecchio spiazzata e non certo merito la tua affascinazione. io non so preveggere un bel niente perchè quella proprietà si esercita quando meno me lo aspetto – piuttosto sottolineavo un certo tipo di risposte simili alla tua che ritorna a volte qua e là e che va
a perdersi spiacevolmente a vuoto in luogo. null’altro. non voleva essere niente altro nonostante l’aspetto assertivo del mio commento – difetto mio – sono contenta tu abbia frainteso, perchè rientra in una linea comune a molti.
poi
ti pare che io abbia intenzione di litigare? ma su cosa?
e a cosa andrei incontro?
brrr che pau.
che è successo a franz e a fabrizio?
no no, non me lo dire.
lo proverò di persona, prima o poi, dato il prologo minaccioso, neh.
suona ironico? speruma, che ormai mi coglie terrore al pensiero di no.
alas.
paola
ciao Paola!
Ma cosa ci facciamo qui, di domenica, in una così bella giornata assolata e ventosa?
Sul lago c’è la breva forte.
Ora esco a farmi un giro.
ciao
[OT]
carla non so tu.
io non ho laghi da guardare
non ho breva nè forte ne piana
difronte ho un giardinetto che sembra una camera ardente
dove vecchi buttati fuori di casa dalle mogli non hanno tanta voglia di ridere.
potrei passeggiare sul balcone
ma perderei tempo oggi.
ciao
paola
benvenuto, Emanuele. sì, su Ni ne abbiamo viste di tutti i colori: o meglio, di un colore solo.
il tuo post è stimolante. da te, però, mi aspettavo un’analisi dettagliata del tema dell’amore nella storia occidentale e orientale, dall’invenzione della scrittura in poi.
magari a puntate.
grazie per questo assaggio.
fabrizio
Non ho capito se questo “Immagini dall’amore” rappresenti l’avvio di un nuovo filone argomentativo a cura di Emanuele Giordano, nel caso lo seguirei con interesse.Anche per trovare nuovi spunti di riflessione.
Tuttavia non concordo, perchè la trovo riduttiva, sulla definizione iniziale.
“L’amore ha tradizionalmente due significati: solidarietà con gli umiliati e attrazione verso un’altra persona.”
Gli umiliati presuppongono il fatto che ci sia qualcuno che li umili. E questi più che di solidarietà avrebbero bisogno di un difensore, di giustizia, di vendetta. Si potrebbe pensare allora a sostituire il termine umiliati con umili, anzi credo proprio che tradizionalmente si vorrebbe richiamare l’amore caritatevole che appunto è verso gli umili (riferendosi ad una visione che dovrebbe essere democraticamente superata e dunque no polical correct di divisione della società in classi, cosa invece peraltro ancora pienamente esistente se non ingravescente).
Personalmente preferisco parlare di amore come concetto unitario consistente in un atteggiamento ideale che è l’amore universale, inteso come amore verso i simili genericamente intesi e forma sublimata dell’amore, che poi ha nel contempo una sua manifestazione particolare di dedizione, trasporto attenzione, attrazione riferiti a ben specifiche persone. L’uno è una posizione di pensiero o filosofica o atteggiamento di vita, l’altro è la trasposizione in singole articolate differenziate fattispecie che trovano esplicazione concretamente verso alcuni simili.
Ad esempio l’amante, i figli, il coniuge, gli amici, il padre, la madre. E dunque amore filiale, coniugale, materno, paterno, amicale.
A ben rileggerci
Come ho precisato, ringraziando per la cortesia di essere stato letto, il mio intervento è solo uno sbadiglio, il riscaldamento prima dell’allenamento, ed era una domanda, volutamente ristretta, un entrare in punta di piedi, un tastare l’interesse per un tema molto antico.
Sembrerebbe che l’interesse c’è.
E rispondendo a fabrizio quello che ti aspetti è ciò che ho esattamente in mente e utilizzando una molteplicità di linguaggi e di attraversamenti multidisciplinare (ma che fai, sfotti fabry? dall’invenzione della scrittura in poi? ah ah ah!).
E così ho risposto affermativamente anche ad alivento.
In quanto a Paola Lovisolo lei dice che “piuttosto sottolineavo un certo tipo di risposte simili alla tua che ritorna a volte qua e là e che va
a perdersi spiacevolmente a vuoto in luogo”. Beh, se non pre-vedi, pre-giudichi. E’ meglio ritardare, posticipare! anche in amore…quando si consuma in fretta il ti amo…e oggi si consuma tutto molto ma molto in fretta. Io penso lento e lungo e spero di avere un buon contraddittorio, stimoli illuminanti, come quelli che già vi vedo accennati.
uff.
e l’ironia dove la mettiamo luminamenti? a me e a me sola è parsa una liquidazione e l’ho detto. niente altro.
pregiudizio? non credo.
errore di valutazione, fraintendimento, forse. insomma quello che crede.
mi scuso se non le sono parsa un buon contradditorio
e attendo i suoi sviluppi sul tema
che leggerò e commenterò in rigoroso silenzio.
un saluto
paola
No, quello che hai detto invece è interessante…non luogo…impronta originale di feto
amore come archetipo messo a tacere nell’uomo assoluto e dal quale l’uomo assoluto dalla riformulazione e visione attuale di quell’amore radice a feticcio esteriore e vuoto di dubbi, non può essere nutrito e rilivellato a dorso di origine e d’ascolto.
un saluto e grazie per la risposta
paola
ciao a tutti io amo un raga xocredo ke la nosrta storia stia diventando trpp seria nn so ke fare ma lo amo e ci resto assieme cmq ti amo x sempre peppe by mery 94