cabaret delle panchine

sto chiudendo il libro. e consentitemi ancora una prova. per esempio non so che fare delle frasi palesemente comiche….

metterle o non metterle…

ecco. per me la rete è questo, un modo veloce per avere delle verifiche  (e le verifche in rete non mancano mai, anche quando non arrivano) 

 **** 

Erano tanto addolorati che ricevettero anche le condoglianze del morto.
Al colmo dell’eccitazione si denudavano, ma ognuno a casa propria.
Dicono che oltre ai piedi gli puzzano anche i polpacci.   
Il falegname che chiude la bottega ogni quarto d’ora.                               
Aveva fatto un buco nel materasso, Ma praticava comunque il coito interrotto.   
Salvatore Garofano non buttava mai niente. Quando si tagliava le unghie le faceva cadere nella ciotola per i cani. 
Un milione di anni fa sarebbe sembrato bellissimo.
Uno che gli basta avere trentasette e due per dire che ha una febbre da cavallo. È  un ippocondriaco.
Le puttane con lui si riposavano.    
Due novembre. La vedova sta piangendo sulla tomba sbagliata.
È un avvocato ma sembra una carriola.
Antonella prisco mangia solo verdure di campo, non guarda la televisione. Si masturba col sesso rivolto a nord.
Sull’amore non so veramente niente. A volte mi sembra di affezionarmi a qualcosa, ma non ne sono mai sicuro. E più che nobile l’amore è mobile, ma di poco pregio: una scarpiera. 
 

16 pensieri su “cabaret delle panchine

  1. Giancarlo Tramutoli

    “…non so che fare delle frasi palesemente comiche….”
    Ecco Franco, dov’è il punto.
    Pensare sempre al comico come qualcosa di “impoetico”.
    Son le cose che più apprezzo e che in parte avevo già letto. Non capisco perché quasi te ne vergogni…
    La poesia deve essere solo drammatica?
    Mah.

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  2. francoarminio

    non è che me ne vergogno caro giancarlo
    è che tutto i libro è vagamente comico, qui mi pare che si passi un pò il segno. comunque penso che le metto.

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  3. cara polvere

    la poesia non deve essere solo in un modo – se posso permettermi – anche perchè dire che la poesia “deve” non ha senso.
    credo ci siano modi di scrivere connotati a un certo vissuto retrospettivo innanzitutto che costruisce e definisce – interfacciandosi con il tempo sinantropico presente attraversato dallo scrittore – sensibilità più o meno endonevrotiche (poi il discorso sarebbe lungo) individualmente differenti e soggette ovviamente a mutazioni
    ma non è che si “deve” scrivere in un certo modo, spesso è quel certo modo che scrive con te e per te, almeno
    personalmente.
    ecco. senza nessuna enfasi polemica, Giancarlo.
    un saluto
    paola

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  4. cara polvere

    e per impantanarmi ancora di più nel brodo melanoso della poesia
    – c’è comunque una matrice originale
    data dall’imprinting pre fetale prenatale e infantile che ci si porta dentro ma non nella forma assoluta – ossia pre-natale – ma una matrice sulla quale hanno lavorato gli eventi tutti e con eventi vorrei comprendere le mani in cui siamo passati le parole di cui siamo stati fatti “bersagli” i corpi che ci hanno tenuto, schiacciato o lasciato e in tutto questo quanto o come siamo stati accettati nella nostra individualità e quanto questa sia stata ritenuta degna di essere lasciata libera e se in fondo poi lo è stata.
    tutta questa soma – mettiamo sia drammatica – si interfaccia appena si capisce che senza scrivere si starebbe molto e troppo male tanto da non riuscire a stare al mondo senza farlo: parlo di un certo astuccio o cantuccio preciso dove chi scrive scrive per non dare di testa.
    vogliamo chiamarla scrittura drammatica? va bene.
    ma non tutti la scrivono perchè devono piangersi addosso.
    scrivono così perchè non conoscono altro modo
    perchè le singole parti di loro seguono rotazioni non sempre orarie. a volte si tramonta appena nasce il sole. è drammatico? certo. inutile dire ci vorrebbe uno psicologo o uno psichiatra.
    la matrice può stare buona per un po’ poi ricomincia a stampare. difficile camuffarla o renderla più “sim-patica-
    p.

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  5. Giancarlo Tramutoli

    Passare il segno: mi pare un bel progetto di scrittura.
    Paola, apprezzo molto la limpida linearità e chiarezza cristallina del tuo assunto teorico. La semplicità è dei grandi.
    Franco, magari ne uscisse un libro “troppo” comico. Ne prenoto subito cinque copie.

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  6. paola castagna

    Sei come sempre disarmante Franco e prima o poi, quando smetterò di scrivere poesia, una recensione Seria te la scrivo.
    Nel frattempo tienile tutte, ma proprio tutte.

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  7. Alessandra

    Antonella Prisco è una bellissima frase.
    Mentre non mi piace “al colmo dell’eccitazione…”.
    Quella della febbre da cavallo ci ho messo un po’ a capirla (lo confesso), ma è forte 😉

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  8. enricodelea

    due che ho sentito in ambiente familiare : “il lavoro mobilita l’uomo” e poi “sì è un ragioniere, ma un ragioniere che non ragiona”

    delle tue alcune mi sembrano raggiumngere una perfezione alla Flaiano o alla Frassineti, per es.
    “Al colmo dell’eccitazione si denudavano, ma ognuno a casa propria”, “Le puttane con lui si riposavano”, “Due novembre. La vedova sta piangendo sulla tomba sbagliata” …

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  9. enricodelea

    beh, in effetti non ti do torto (chiedo venia)

    te ne dico una in siciliano (messinese) – ricordo paterno:

    “i dutturi (intesi come medici) sa fannu malatii malatii / l’abbucati sa fannu causi causi”…

    P.S. perché “rivolto al nord” ? meglio ad oriente, l’argomento primigenio alle prime luci dell’alba…

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  10. marcosimonelli

    Ci sono dei luoghi specifici della lingua che potrebbero essere considerati come vere e proprie figure retoriche di estrazione pop (dallo strafalcione all’immagine humor).

    Quella sui ragionieri mi sembra logora, concordo.

    Quella della masturbazione al nord invece è fin troppo seria (almeno per chi prende l’argomento molto seriamente, stile sottoscritto). Necessito di bibliografia sull’argomento “Punti Cardinali e Masturbazione” (devo saperne di più).

    “Sono dovuto andare dalla polizia postale perchè mi hanno cRomato il cellulare”

    baci

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  11. Barbara

    Per me la più carina è quella che ‘con lui le puttane si riposavano’, è ironica e tenera al tempo stesso.

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