Album Feriale

Sono davvero lieto di poter pubblicare su “La poesia e lo spirito” la splendida presentazione di Alberto Bertoni ad “Album feriale” di Maria Pia Quintavalla (ed. Archinto 2005), tenuta un anno fa a Bologna, alla libreria Feltrinelli. Da questo testo – che conserva la freschezza del parlato – emerge tutto lo spessore umano e artistico di uno dei poeti più interessanti del panorama italiano contemporaneo.
Un grazie particolare a Maria Pia per averci concesso questa esclusiva.

“Quintavalla è un poeta che fa la gioia di chi si occupa di critica, e per chi ritiene che una parte di verità autentica della poesia oggi sia legata al dialogo tra chi scrive e chi fa critica.
Io credo occorrano oggi le giuste distanze della critica.
Maria Pia nasce in un luogo petrarchesco come Parma, e che ha tutta una tradizione novecentesca molto alta, che va da Bertolucci all’Officina Parmigiana, a Bacchini, od altri autori notevoli; poi si è trasferita a Milano e lì lavora, altro luogo petrarchesco, a tutto campo nella dimensione della poesia. Oggi il poeta non può più permettersi la torre d’avorio, un’inappellabilità o sorta di assoluto della sua parola, ma si rende conto che la sua è una parola
mediata, e di mediazione, necessariamente una parola che deve rivolgersi a un pubblico.
Ho sempre apprezzato molto la sua attività sia come antologizzatrice, ( come appunto ordinatrice dei risultati di un festival importante come Donne in poesia), da ormai vent’anni a questa parte, ma soprattutto la sua attività pedagogica didattica, come aggiornatrice di docenti, e che collabora con le università milanesi, con l’Università Statale, e con il Comune di Milano, con le istituzioni dialoganti a chi sia interessato alla poesia, creando fior di lettori e lettrici.
Poi come autrice naturalmente ha una sua altezza, una sua qualità, testimoniata dagli editori stessi che hanno pubblicato i suoi libri, da Campanotto ad Empiria, da Piero Manni ad Archinto: sono quegli editori che costituiscono il nerbo autentico della parola poetica e che garantiscono, insieme a pochi altri, Donzelli, Fazi, oppure Book Editore, alla parola di poesia di farsi ponte.

Una delle immagini che mi è piaciuta di più della poesia da Album feriale, Al grande fiume, è proprio quella di stare sul ponte, sospesa tra la dimensione acquatica e la dimensione quasi automobilistica, o comunque meccanica; e quindi della parola poetica di potersi incarnare in un’esperienza di lettura.
Oggi quello che manca alla poesia è la possibilità di diventare oggetto autentico di lettura e attenzione, di ricezione e scansione.
Introducendo uno dei suoi libri, quello che ritenevo più alto, più liminare dal punto di vista della data di uscita, l’anno 2000, nell’antologia che ho curato, “Trent’anni di novecento”, costruita non sulle carriere dei poeti, ma sui singoli libri e testi, ho estrapolato un giudizio di Zanzotto ( e questo è un segno molto preciso, da uno dei maestri della nostra poesia novecentesca, che si è ripetuto, di approvazione e di attenzione critica alla Nostra), lui parlava de “la forza di un ritmo che si impone con la violenza di un essere vitale come primordiale musica che tuttavia include tutti gli stridori dell’oggi”. Credo che l’esattezza di questo giudizio sia confermata dal canto, poiché questo ritmo si apre al canto, c’è una fluidità che imita – nel senso della mimesis platonica – l’andamento, quasi il ritmo profondo del fiume, e questo è un fatto che riusciva davvero, tra i nostri grandi, soprattutto a Pascoli e a D’Annunzio, cioè i padri della nostra tradizione simbolista.

E in questa pulsione, che è quasi pulsione vitale nativa, che viene alla penna e alla bocca di Maria Pia come una sorta di naturalezza, propria dei poeti veri, – la naturalezza, l’andatura del passo poetico – ciò che conta è quello che rimane nell’orecchio; questa fluidità – con quegli “e” in enjambement, con quei “di” staccati dal proprio sostantivo – che è poi interrotta, sfidata, ma non violata, parodizzata come è proprio di tanta avanguardia.
Maria Pia era partita con un libro, “Cantare semplice”, edizioni “Tam Tam” nell’84, fondate da Adriano Spatola, uno dei luoghi propri della poesia sperimentale).
Ma non le era mai interessato uno sperimentalismo fine a sé stesso, perché alla fine questo ritmo voleva essere raggiungimento dell’altro, voleva essere congiunzione con altro appunto: un ritmo fluido, ma con dentro gli stridori. La sospensione a metà ponte, con il fiume, che è anche un fiume inquinato, quindi non più nativo soltanto, e qui siamo dentro una tradizione, anche archetipica di straordinaria qualità e forza, perché i fiumi diventano tòpoi fondanti della nostra poesia moderna.

Viene da dire proprio da Petrarca, con il sonetto 148 e anche 146, più specificatamente dedicato al Po’, nel Canzoniere, quale elemento vitale, che porta dentro il suo andare la propria origine e il proprio scendere verso la foce, quindi il proprio annullarsi nella foce stessa, per poi risalire; poi ci sono i fiumi di Ungaretti, cioè la carta d’identità di una tradizione altissima, che riesce a riconoscere, nello scorrimento del fiume specifico in cui Ungaretti addirittura si bagna, le carte d’identità dei fiumi della sua storia. Questo accade anche nella poesia Al grande fiume, oltre che nello specifico rimando in Estranea (canzone).( .. “e tanti nomi sbracciando/ un poco stige un poco nilo / o inferno senna li sentirono / … che / di vita si trattava / almeno, al più.”) o in Ecce fiume, nelle Lettere giovani.

Quello che mi è piaciuto molto in questo Album feriale, che è diviso in tre parti, è la radicalità della sua esperienza umana, una sorta di viaggio dove prendiamo anche Dante a parametro, perché c’è tutto un movimento, tra la storia e gli affetti domestici, gli affetti e le figure della propria formazione: questo rapporto tra la figlia e il padre è un elemento, un viluppo davvero indimenticabile all’interno di questo testo.
Abbiamo nel libro una prima parte, che è una sorta di sezione romanzesca, e non a caso è cronologicamente l’ultima che ha scritto, una parte che è composta di meno di quindici poesie, che è una specie di romanzo dell’interiorità, di viaggio che gioca su due movimenti; a me è piaciuta molto questa dimensione della fluidità del fiume e quindi il movimento, il ritmo, la scioltezza; dall’altra parte, la capacità di fermarsi sul nodo – infatti, l’altra figura, l’altro tòpos che segue immediatamente è quello della città – il groviglio della città come luogo di civilizzazione, dove si intrecciano la memoria e la storia.
Quando parla del fiume parla anche della sua profondità, della sua capacità di fendere la terra, di scendere nel profondo, di bagnarla e toccarla; alla dimensione orizzontale dello scorrimento del fiume, alla sua scioltezza, ecco che si oppone questo movimento di arresto, di discesa nella verticalità della terra – le città, sappiamo bene, sono costruite a strati, l’archeologia si fa scavando spesso nelle nostre città italiane diversi metri rispetto a quello che è il piano cittadino praticato adesso – Naturalmente è uno scendere anche negli abissi della memoria e della formazione, dei traumi anche infantili e giovanili, una sorta di resa dei conti con questa città, Parma, che è stata abbandonata ma che rimane, evidentemente, un luogo di poesia fondamentale, indimenticabile, con tutto il suo brulicare, il suo contrasto fra passato e tempo presente, tempo della modernizzazione.

Poi c’è una seconda parte, dove Maria Pia comincia a introdurre – questa è un’altra grande lezione io credo necessaria alla poesia contemporanea – anche il ritmo, le modalità della prosa: sono due le parti, la seconda e la terza, scritte in precedenza, una sorta di costruzione molto intelligente, a posteriori del libro, dove non c’è la cronologia del diario, ma ciò che importa è la struttura finale e la complessione del libro, inclusa la dimensione della prosa.
Io credo che il dialogo con la prosa, già lo anticipa Montale con un’intuizione notevolissima, quando dice che la sua ispirazione poetica nasce dal grande semenzaio della prosa; ma il coraggio vero dei post-montaliani è quello di sperimentarla, metterla in campo, la prosa, all’interno di un libro di poesia. Come in fondo derivava dalla grande lezione di Baudelaire, ne “Les fleurs du mal” e soprattutto nella prospettiva, del poème en prose.

Una cosa che in Italia non ha avuto grandi effetti, grandi echi; mi piace pensare soprattutto a un autore molto caro tra i poeti viventi, che è Giampiero Neri, (che presenta la Quintavalla, in Corpus solum, ed. Archivi del 900, 2002), perché anche lui ha questa parola necessaria, scavata, parola illuminata.

C’è una bellissima frase tratta da Gianni Celati sulla luce, la luce della Via Emilia, che introduce tutto il libro, come motore di posizione e di scavo dei corpi, capacità vera di percepire una realtà profonda, una realtà che vada al di là del semplice dato memoriale o cronistico.
Una capacità nelle due sezioni in prosa, soprattutto quella nella quale la prosa dialoga con la poesia, di restituire il senso della soglia: non a caso, Dalla Torretta, si intitola la prima prosa della seconda parte, e la terza apre con Purgatoriale.
E scopriamo che questo viaggio inaugurato con una specie di ode, di preghiera al grande fiume, da questa posizione al mezzo, su un ponte, tra lo scrosciare dell’acqua, e il rumore del traffico alle spalle, è una realtà purgatoriale; e allora questo è un libro, se volete, di formazione percettiva, di accrescimento percettivo dentro una dimensione purgatoriale, nella quale non esistono né l’inferno né la vocazione finale del paradiso. Rifare un Dante partendo dal Purgatorio, cioè dalla più umana delle sue cantiche, è un’impresa, credo, che fa tremare i polsi, ma che a Maria Pia Quintavalla sta riuscendo, diciamo così, molto spesso, perché questo libro si pone come vertice di una carriera molto consolidata che ha delle radici: che sono poi radici dentro la grande pianura di Parma, o dentro la metropoli di Milano, molto vere.
E noi l’ascoltiamo e continueremo a leggerla, proprio come un punto di riferimento non solo della sua generazione, ma dell’attuale sviluppo della poesia italiana”.

Alberto Bertoni

12 pensieri su “Album Feriale

  1. mariapia

    Caro Fabrizio,
    che emozione rivederla, qui, allo specchio, sottratta al silenzio, questa bella presentazione che Alberto Bertoni fece al mio Album un anno fa, a Bologna, con Maria Luisa Vezzali.
    Dopo un anno,e con il suo benestare, ho creduto giusto proporla qui, dove mi sento un po’ di casa ( anche per LIberinversi,e L’Attenzione, dove Massimo Orgiazzi mi ha ospitata). ma qui si parla di tanto altro, oltre alla mia poesia, da sperare in un dibattito: da quell’essere a mezzo ponte (a proposito, senza il testo davanti “Al grande fiume” qualcuno faticherà a capire?),
    alla ripartizione tra poesia e prosa, alla gioia finale del “libera nos e respira” che pertiene alle anime semplici, come mia madre ed io abbracciate, eravamo – siamo.
    Ma mi fermerò, perché non mi tocca di parlarne, semmai i versi…
    Intanto, grazie. Maria Pia Quintavalla

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  2. Linas

    Non sono una frequentatrice di Blog, nemmeno ne posseggo uno…
    ma quì per caso leggo, e vorrei dire: anche a me piacciono molto i testi di Maria Pia. Assolutamente si.
    Lina Salvi

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  3. lucaariano

    Raccolta che, come Maria Pia sa, ho molto apprezzato ed ho avuto occasione in altri blog o dal vivo – non ricordo – di dire che, a mio modesto parere, è la raccolta più matura della Quintavalla. Lo confermano le poesie inedite uscite recentemente sull’Attenzione che, secondo me, partono proprio da “Album feriale” per prendere altre direzioni. Mi sto leggendo in Guanda piano piano l’opera omnia! Avvalora la mia tesi la recensione di Bertoni, critico sempre puntuale e acuto. Complimenti!
    Un caro saluto

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  4. Berto Piandelli

    Ehi, che bella sorpresa.
    Alberto Bertoni è un critico serio, preparato ed ONESTO, il che dalle nostre parti (e non solo dalle nostre) è una rarità. Penso che la sua antologia “Trent’anni di novecento” sia una delle migliori – se non la migliore – uscita negli ultimi dieci anni, e di sicuro la più originale.
    Questo pezzo meritava veramente di essere reso pubblico, al di là dei fortunati presenti alla presentazione di Bologna.
    Quanto a Maria Pia Quintavalla, cosa dire ? Parma è feconda terra di poeti – ne so qualcosa, visto che da un po’ me ne sto occupando e i miei scavi alla Indiana Jones producono incredibili sorprese – ma è indubbio che la triade dei grandi parmigiani a noi contemporanei è quella formata da Attilio Bertolucci, da Pier Luigi Bacchini e da Maria Pia. Senza nulla togliere ad altri eccellenti poeti, penso a Gian Carlo Artoni, Ettore Silvi, Corrado Costa, per non citarne che tre a caso.
    Condivido pertanto quanto dice Bertoni, anche se l’accostamento a Dante – che non ha nulla di gratuito – fa veramente tremare le vene ai polsi !

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  5. mariapia

    Caro Berto, ma anche Luca, e Lina,
    non posso delucidare cosa Bertoni dicesse in metafora, ma ricordo bene che l’accostamento al viaggio della Commedia, nel segno di affrontare il cantico più arduo come condizione spirituale, volesse suggerire l’attualità del senso del viaggio, che molti ripercorrono..
    Dal purgatoriale.E’ la prospettiva secondo me, che fa tremare, a noi tutti, le vene.. e con questo non voglio neppure si pensi ci sia una qualche equivalenza, dovrei essere impazzita (Già inserirmi nella triade, mi confonde).
    In “Estranea”, dove scendevo negli inferi del contemporaneo parlo molto più della “perduta gente” come omologhi del difficile trapasso epocale, dove esistono, insieme alle canzoni protagoniste come persone, “voci affittate” e “canzoni ammobiliate”, nel senso di troppo facile minimal- pensiero debole.. Quanto al tuo blog, credo che si vestirà, più avanti, florido come sta divenendo, sotto la tua ricerca febbrile e appassionata, un vero testo miliare, su cui riflettere, e studiare perché no.

    Maria Pia Quintavalla

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  6. mariapia

    Dimenticavo, scusate, di ricordare che nel coro della presentazione bolgnese, c’era anche la brava M.Luisa Vezzali, la quale lo ha pubblicato, recentissimo, sulla rivista “Clandestino”, prendendo tutta un’altra strada: quella della beanza e del desiderio che vive nonostante il Pugatoriale..
    E che a proposito di poeti parmigiani: mi sembra minimale, perché bravissimi, ricordare Antonio Riccardi, ed Emilio Zucchi; poi c’è Baroni, Cavazzon, Borettini, ma soprattutto, chi vorrà rileggerli o scoprirli si rimanda al blog “poetidiparma,splinder.com”, ideato da Berto Piandelli.
    MPia Q.

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  7. mariapia

    ma Antonella,
    non fare precipitare la poesia, così su un a buccia di ..salame. lo sai che fu terra di altro: musica e pittura, e per l’appunto di tanta e tanta poesia, monella scugnizza che non s ei altro.

    Maria Pia

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  8. Giovanni Monasteri

    Un critico che sa dire “a me è piaciuto molto questo e questo”, e poi spiega perché gli è piaciuto, con semplicità, mette davvero voglia di leggere i testi che presenta. E in effetti mì è venuta voglia di procurarmi “Album feriale” di Maria Pia Quintavalle (me lo segno).
    A questo dovrebbe servire la critica letteraria.

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  9. mariapia

    Rispondo a Giovanni Monasteri, che ringrazio:

    se ti ha incuriosito, approvando in cuor tuo l’approccio diretto di A.B, è vero che rimette a segno a cosa dovrebbe lavorare la critica letteraria, se lo potesse :
    esistere incentivata, lavorare in autonomia, trovare humus e e poeti in sintonia, o altro che non sappiamo (a mala pena vediamo la nostra, crisi, no?)
    Ora, non so dove abiti, ma trovare “Album feriale” qui a Milano, è diventato difficile ma so che dalla LIb. Feltrinelli a P.zza Duomo, ad esempio, ne hanno ancora copie, per sicuro.

    Poi, mi dirai,grazie intanto!
    MPia Quintavalla

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  10. mariapia

    Un saluto speciale, e ritardatario, a Lina Salvi, che avevo letto subito, e di cui conosco e apprezzo le belle poesie..

    Continua a spedirmeli, anzi.

    Maria Pia Q.

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  11. Linas

    Grazie del saluto e della tua comprensione (poetica). Veramente … uscirà a breve un mio nuovo lavoro di cui sarò contenta di notiziarti.
    Scusami se rispondo con ritardo, poca frequenza dei blog e una certa mia negligenza, ma sono anche stata vacanziera…per la verità.
    A presto,
    Lina Salvi

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