“La sua esistenza era una giacca provvisoria,non un abito fatto su misura” (Robert Walser)
Se scrivi una parola,
la parola che scrivi non è sola.
La luce tra interstizi
induce ai precipizi.
L’esplorazione della penna
sottesamente accenna
a un silenzio, un nume raro,
un fuoco avaro.

sì.
perchè ce n’è una sola?
…Fantastique!
è la prima di una serie?
un abito fatto su misura? può avere la provvisorietà come giusta misura? perchè non può?
la misura non è mai provvisoria.
la misura circoscrive.
quello che vuoi.
bei versi.
la parola gratta, non si rassegna
mai davvero – durevolmente nella sua corsa
anche dopo che il fogliè va a finire
essa non rimane devota a niente
niente parola-exvoto
muta l’effige stessa davanti l’effige.
gratta e si spoglia la parola e si spoglia e getta avanti a se gli abiti stracci raccattando quelli nuovi, di ieri.
un saluto
paola
e la misura è sempre provvisoria.
nulla può essere circoscritto.
davvero nulla.
non basta mettere un collare
un braccialetto
o un episodio di coordinate
o numeri per identificare
nemmeno la misura dura
ma è la briga più necessaria all’uomo
e, la meno necessaria.
ma. questo è altro.
p.
voglio il precipizio del tizio.
se il numero è limite e
la parola un labirinto.
se il segno invoca configurazioni.
arnesi o prodotti i flussi che saettano impazziti al bordo di una misura?
i tuoi brevi componimenti sono folgori, Enrico!
bye
carla
🙂
grazie per ogni attenzione – è il primo testo di una raccolta (l’unica) pubblicata nel 1992 – un po’ rappresenta l’horror vacui della pagina che in fondo ha avuto un’inesplicabile identità con horror vacui (o cupio dissolvi?) della vita – a posteriori la luce tra interstizi (persiane postmeridiem?) volta ai precipizi m’ha sempre riallacciato al mito della caduta dell’angelo luci-fero… ma forse voglio esagerare…
ciao,EDL